Sieranevada (2016)

Sieranevada

Locandina SieranevadaSieranevada (Sieranevada) è un film di genere Drammatico di durata circa 173 minuti diretto da Cristi Puiu con protagonisti Eugenia Bosânceanu.
Prodotto nel 2016 in Romania e Francia

Trama e Scheda Tecnica

Sieranevada è un affresco ironico e trascinante che apre allo spettatore le porte dell'appartamento di Bucarest dove – tre giorni dopo l'attentato contro Charlie Hebdo e quaranta dopo la morte del padre – Lary trascorre la domenica con tutta la famiglia, riunita per commemorare il defunto. Non tutto, però, va come previsto: tra segreti e bugie, costumi di carnevale sbagliati e nostalgie del regime, sbornie da smaltire e complotti da sventare, Lary si vedrà costretto ad affrontare le proprie paure, a riconsiderare il proprio posto all'interno della famiglia. E a dire la sua parte di verità.


Data di Uscita DVD: Martedì 19 Settembre 2017 -> Scopri DVD e Blu-ray
Genere: Drammatico
Nazione: Romania, Francia, Croazia, Bosnia and Herzegovina, Repubblica di Macedonia - 2016
Formato: Colore
Durata: 173 minuti
Box Office: Italia: 17.000 euro -> Storico incassi

Cast e personaggi

Regia: Cristi Puiu
Fotografia: Barbu Balasoiu
Cast e Ruoli:

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Sieranevada di Cristi Puiu al cinema da giugno

Sieranevada è un affresco ironico sul giovane Lary che trascorre la domenica con la famiglia, riunita per commemorare il defunto padre morto quaranta giorni prima.

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Curiosita'

INTERVISTA A CRISTI PUIU

Qual è stata la fonte d'ispirazione per Sieranevada?
È successo nell'agosto 2012, durante il festival di Sarajevo. Un giorno, mentre ero a casa mia, mi ha telefonato Mirsad Purivatra, il direttore del festival, e mi ha chiesto se avevo una sceneggiatura pronta. Gli ho risposto che non ne avevo una, ma che mi sarei messo a scriverla, ambientandola in uno spazio chiuso, con numerosi personaggi.

E da lì è nata l'idea del contesto commemorativo?
Nel 2007 è morto mio padre, mentre io ero al Festival di Cannes come membro della giuria della sezione Un Certain Regard. Sono tornato immediatamente a casa e la prima commemorazione, che è avvenuta subito dopo il funerale, si è svolta in modo alquanto bizzarro. C'erano persone che non conoscevo, degli amici di mio padre, individui che frequentava quando andava al bar e anche dei vicini di casa. Ricordo di essermi arrabbiato con una collega di mia madre a proposito della storia del comunismo.

Come nel film con il personaggio che rimpiange i tempi del comunismo?
Esatto. Anni dopo, ne ho parlato con mio fratello. Gli ho detto: «Sto scrivendo una sceneggiatura sulla commemorazione di papà. Ti ricordi quanto abbiamo discusso a proposito del comunismo?». Mio fratello, che aveva partecipato a quella disputa molto accesa, mi ha risposto che non si ricordava nulla. Eppure, la discussione era stata talmente animata che quella donna aveva finito col prendere e andarsene! Ho iniziato a descrivere la mia versione dei fatti a mio fratello che dal canto suo ha insistito dicendomi: «Mi dispiace, ma proprio non mi ricordo di questa storia».Mi ha fatto imbufalire, sono andato su tutte le furie, perché volevo che mi fornisse qualche dettaglio in più. Quel fatto mi ha depresso non poco. Morale della favola, a volte capita di ricordare o registrare le cose in modo diverso.

A questo proposito, i ricordi, la memoria dei fatti sono il fulcro della sua storia. Una memoria che costituisce e impone una società, come quella che vediamo nel film?
Nel momento in cui prendiamo coscienza di noi stessi, verso l'età di dieci anni, siamo già istruiti e formattati dalla storia del nostro paese. Vediamo le cose in un modo che è già molto classificato ed etichettato. Tutto questo ci conduce verso una forma di inerzia. Siamo pronti ad accettare una verità che presumiamo acquisita e chiudiamo gli occhi di fronte ad eventuali errori. È il prezzo che paghiamo per entrare a far parte delle comunità, per essere accettati all'interno di essa.

È di fondamentale importanza per i suoi personaggi appartenere a una comunità?
È una questione di struttura. Come le api, come le formiche, gli esseri umani vivono in comunità. Se in una comunità viene a mancare un elemento, bisogna riconfigurare l'intera struttura, ricomporre tutto l'insieme. Quando qualcuno muore, tutto cambia all'interno di quelle piccole comunità che sono i componenti di una stessa famiglia. Si scatena una lotta di potere e si cerca di capire chi alla fine conquisterà questa autorità. E ciascuno propone il proprio programma, come in una campagna elettorale.

Un programma che può anche richiamare i grandi eventi storici, come il personaggio che parla dell'11 settembre 2001.
È turbato da tutto quello che viene detto attorno a quell'avvenimento e ha ragione di esserlo nel senso che è necessario discutere di ogni cosa. Ma quando lui costruisce il suo ragionamento servendosi di una serie di elementi tra cui alcuni sono forse complottisti, trovati su Internet, ha sicuramente torto. In linea generale, siamo a conoscenza soltanto di un frammento di realtà nella Storia. È impossibile trovare delle risposte definitive. In fin dei conti, la finzione maggiormente presente nella nostra vita è la Storia, la Storia come ce la raccontano a scuola. E io mi sento nella posizione migliore per parlare di questo argomento, visto che a scuola ho imparato una certa versione della Storia durante il comunismo. Il Muro di Berlino è caduto quando avevo 23 anni. Con esso è scomparsa una versione della Storia e immediatamente ne è emersa un'altra, una differente versione dei fatti, che raccontava cose che non conoscevo, io che amavo tanto la Storia. Sono rimasto realmente sconvolto da questo.

L'11 settembre è soltanto un pretesto per parlare della Storia?
Sì, avrei potuto prendere la Seconda guerra mondiale, per esempio. A dire il vero, sino all'11 settembre 2001, le mie letture si sono basate su testimonianze di prigionieri nelle carceri comuniste. Volevo rivisitare la storia comunista. I comunisti hanno falsificato la Storia, in base a un programma molto preciso. Ancora una vota, da quel momento in poi, penso che nessuno sia disposto a credere a una qualsivoglia stabilità della Storia, né a una verità immutabile. Penso che la storia dell'Umanità sia in incessante movimento e che si debbano costantemente fare degli aggiustamenti rispetto a quelli che si credevano essere gli avvenimenti del passato. Tutto il tempo, in ogni momento, perennemente. Poiché si tratta sempre di approssimazioni.
Siamo nella confusione più totale. Oggigiorno forse ci sarebbe un'uscita di sicurezza: la fede. Ma io non sono né cattolico, né ortodosso… Tuttavia, malgrado abbiamo tutti molte idee su ciascuna religione, in realtà non sappiamo nulla della spiritualità. Non intraprendiamo questo percorso.

I suoi personaggi non si limitano a confrontarsi, ad argomentare le loro ragioni o a lanciarsi in invettive: si interessano anche molto al cibo, un elemento molto importante del film!
È vero e tuttavia nessuno alla fine riesce a mangiare! Il pasto è una ritualizzazione delle cose, è comprensibile da parte di tutte le culture poiché è presente in tutte le culture. C'è la tavola, attorno alla quale ci si ritrova. Per semplificare, ricorrere al rito della tavola è una tradizione, ma genera anche un falso sentimento di solidarietà. Non si tratta soltanto del cibo in sé, di tutto quello di cui il corpo ha bisogno, che nel film diventa urgente poiché finiscono con l'avere tutti una grande fame. No, diventa urgente anche per mostrare che quando gli individui hanno fame dimenticano tutti ogni sentimento di solidarietà e di amicizia. Detto questo, ho mostrato il film ad alcuni amici ed erano molto contenti perché dopo averlo visto avevano voglia di mangiare.

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