Sils Maria (2014)

Clouds of Sils Maria

Locandina Sils Maria
Sils Maria (Clouds of Sils Maria) è un film di genere Drammatico di durata circa 124 minuti diretto da Olivier Assayas con protagonisti Chloë Grace Moretz, Kristen Stewart, Juliette Binoche, Brady Corbet, Claire Tran, Johnny Flynn (III).
Prodotto da CG Cinéma nel 2014 in Francia e Svizzera [Uscita Originale il 20/08/2014 (Francia)] esce in Italia Giovedì 6 Novembre 2014 distribuito da Good Films.

TRAMA

La storia di Sils Maria è incentrata sulla vita dell'attrice Maria Enders che conosce il successo teatrale a 18 anni con "Maloja Snake", opera alla quale rimarrà legata per sempre. Maria interpreta la parte di Sigrid, una giovane donna ambiziosa e dal fascino inquietante, che spinge al suicidio Helena, una donna più grande di lei. Venti anni dopo, ormai al culmine della sua carriera, le viene offerto di nuovo di recitare in "Maloja Snake", questa volta nel ruolo opposto a quello che l'aveva vista protagonista tanti anni prima, ovvero nel ruolo di Helena. Maria dovrà dunque cimentarsi in questa nuova esperienza che la costringerà a fare i conti con gli anni che passano e a lottare per riacquistare la forza e la libertà di un tempo.

Data di Uscita ITA: Giovedì 6 Novembre 2014
Data di Uscita Originale: 20/08/2014 (Francia)
Genere: Drammatico
Nazione: Francia, Svizzera, Germania - 2014
Formato: Colore
Durata: 124 minuti
Produzione: CG Cinéma, CAB Productions, Ezekiel Film Production, Pallas Film, Vortex Sutra, arte France Cinéma
Distribuzione: Good Films
Box Office: USA: 886.000 dollari | Italia: 144.199 euro
Note:
Presentato in Concorso al Festival di Cannes 2014.

Cast e personaggi

Regia: Olivier Assayas
Sceneggiatura: Olivier Assayas

Cast Artistico e Ruoli:
foto Juliette BinocheJuliette Binoche
Maria Enders
foto Brady CorbetBrady Corbet
Piers Roaldson
foto Claire TranClaire Tran
Mei-Ling
foto Johnny Flynn (III)Johnny Flynn (III)
Christopher Giles
foto Hanns ZischlerHanns Zischler
Henryk Wald
foto Angela WinklerAngela Winkler
Rosa Melchior
foto Lars EidingerLars Eidinger
Klaus Diesterweg
foto Jerry KwartengJerry Kwarteng
Giornalista

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NOTE DI REGIA

Questo film, che ha a che fare col passato, con le relazioni che abbiamo avuto in passato, e con ciò che ci ha formato, ha una lunga storia alle spalle, che Juliette Binoche ed io condividiamo in maniera implicita. Ci siamo incontrati per la prima volta all'inizio delle nostre carriere. Assieme ad André Téchiné avevo scritto Rendez-vous, una storia piena di fantasmi, dove, all'età di vent'anni, Juliette interpretativa il ruolo della protagonista. Anche quel film indagava sul percorso che una giovane attrice deve compiere per calarsi in un ruolo. Da allora, le nostre strade hanno fatto un cammino parallelo, e si sono incrociate solo in seguito, nel 2008, quando abbiamo girato assieme L'Ora D'Estate. Fu Juliette a intuire per prima che stavamo perdendo un'opportunità, in termini cinematografici, che avrebbe riportato entrambi all'essenziale. Con questa intuizione in mente, ho iniziato a buttare giù qualche idea, poi ho cominciato a creare i personaggi e, in seguito, ho scritto questa storia, che aspettava di essere raccontata da tempo. Scrivere è come seguire un sentiero, e questa storia in particolare si trova alle altezze vertiginose del tempo sospeso tra le origini e il divenire. Non sorprende che abbia inspirato in me immagini di paesaggi montani e di strade scoscese. Dovevano esserci la luce primaverile, la trasparenza dell'aria, e le nebbie del passato, quelle di Cloud Phenomena of Maloja. E' stato un cammino che mi ha riportato indietro a dove tutto ha avuto inizio, lo stesso vale per Juliette. Maria Enders è un'attrice. Assieme alla sua assistente, Valentine, esplorano la ricchezza e la complessità dei personaggi creati da Wilhelm Melchior – personaggi che devono ancora svelare tutti i loro segreti, anche a distanza di vent'anni. La questione non è tanto il teatro e le sue illusioni, né la tortuosità del racconto; ma piuttosto il tema è l'Umano, più semplice e intimo. In questo senso, le parole, quelle scritte dagli sceneggiatori, quelle di cui si appropriano gli attori, e che poi risuonano negli spettatori, evocano proprio quelle domande che tutti ci poniamo, ogni giorno, nei nostri monologhi interiori. Sì, certamente, il teatro è la vita. E' anche un po' meglio della vita, perché svela la grandiosità nel momento migliore delle situazioni, e anche il peggio, in ciò che è triviale e nei nostri sogni. In questo senso, Maria Enders non è Juliette Binoche, e non sono io. Lei è ciascuno di noi attraverso la necessità di rivisitare il passato, non per spiegarlo, ma per trovare le chiavi della nostra identità; ci ha reso ciò che siamo e continua a spingerci avanti. Lei guarda nel vuoto e osserva la giovane donna che era all'età di vent'anni. Nel suo cuore è sempre la stessa, ma il mondo è cambiato attorno a lei e la sua giovinezza è volata via – giovinezza nel senso di verginità, di scoperta del mondo. Che non torna più indietro. D'altro canto, non dimentichiamo mai ciò che la giovinezza ci ha insegnato: quella costante reinvenzione del mondo, il decifrare la realtà iper-contemporanea e il prezzo che si deve pagare per farne parte. Conferendo a ogni nuova volta l'urgenza e il pericolo di una prima volta. Il confronto tra il passato e il presente di un paesaggio mi sembrava un'ambientazione ideale per una commedia (o per un dramma, a seconda della prospettiva che si sceglie) su un'attrice che si tuffa nell'abisso del tempo, sia per ragioni professionali che morali, ma non per suo personale desiderio. Quando fissiamo questo vuoto, esso non riflette molto, a parte la nostra immagine, che è congelata nel momento presente. E' questa l'immagine alla base di Sils Maria. Maria Enders si vede diffrangere in migliaia di avatar che riecheggiano nel mondo virtuale della fama – e nell'avversione – dei moderni media. E' qui che il confine tra lo spazio intimo, quello più pateticamente banale, e quello pubblico si fa più labile. Lo cerchiamo, ma non riusciamo a trovarlo. Probabilmente, ha semplicemente cessato di esistere. Maria Enders è ancora la giovane donna interprete del ruolo di Sigrid, nel film di Wilhelm Melchior? Oppure è l'adulta, la donna matura come la vedono le altre persone? O forse è ancora uno dei personaggi che ha interpretato, o uno dei volti che appaiono quando si scrive il suo nome su Google Immagini o su YouTube? C'è ancora qualcosa alla quale possa aggrapparsi, a parte la segretezza della sua privacy, l'unico posto dove il tempo non può lasciare traccia? Il posto dove può solo fluire, come il Fenomeno delle Nuvole del Maloja? In principio, pensai alle nuvole, al cielo sopra alla Valle Engadina, a come un paesaggio sia immutabile e in movimento allo stesso tempo, qualcosa d'inquietante e allo stesso tempo umano. Il paesaggio è inspiegabilmente inciso nel tempo, ha assistito alle vite di tutti gli esseri viventi che l'hanno popolato, che si sono fusi con esso, in ogni epoca; e che hanno fatto esperienza delle sue altezze vertiginose. Nel 1924, agli albori del cinema, Arnold Fanck, uno dei pionieri della fotografia di montagna, girò il singolare Cloud Phenomena of Maloja, in cui le cime delle montagne, le nuvole e il vento si mescolano assieme in maniera astratta, evocando la pittura cinese classica. Girò in bianco e nero, e oggi quel film esiste solo sotto forma di una copia logora e graffiata. In una parola, un ricordo di quello che sarebbe potuto essere e su cui il tempo ha inciso se stesso. E' inquietante avvertire una verità intima e misteriosa in questi spazi, nonostante (o grazie a) i filtri che ci separano da essi. Essi rivelano se stessi attraverso una remota soggettività, con quasi un secolo a separarci da loro. Non è forse questo il processo stesso dell'arte? Che riproduce il mondo attraverso un singolo colpo d'occhio, che toglie e allo stesso tempo rivela, portando indifferentemente alla luce l'invisibile e il visibile? Olivier Assayas

NOLD FANCK
(1889-1974)
E' uno scalatore e geologo che ha iniziato a interessarsi al cinema sin da giovane. Ha cominciato girando documentari, il suo primo film del 1913 sulla scalata del Monte Rosa lo ha reso il pioniere tedesco della natura, degli sport e dei film ambientati in montagna.
Nel 1924, ha girato Cloud Phenomena of Maloja. Il negativo originale del film durava 14 minuti e 30 secondi, ma oggi esiste sotto forma di due identiche copie in nitrato di 9 minuti, una conservata in Austria, e l'altra in Svizzera.
Arnold Fanck ha iniziato a fare film nel 1925. I suoi cameramen, Sepp Algeier e Hans Schneeberger, erano anche loro pionieri delle riprese ad alta quota.
E' l'inventore del film ambientato in montagna, un genere a sé stante. Tra il 1924 e il 1931 ha diretto alcuni film nei quali recitano Leni Riefenstahl e Luis Trenker: The Holy Mountain (1926), The Big Jump (1927), Der weiße Stadion (1928), The White Hell of Pitz-Palü (1929), quest'ultimo, co-diretto assieme a G. W. Pabst, gli ha valso il suo primo successo internazionale; inoltre ricordiamo anche Avalanche (1930) e White Ecstasy (1931).
Inizialmente, fuggì al nascere del Socialismo Nazionale e andò a girare i suoi film in altri paesi. Tra di essi il Giappone.
In seguito, nel 1939 fece ritorno in Germania, s'iscrisse al partito nazista nel 1940, e girò due film di propaganda.
Dopo la guerra, gli fu proibito di girare altri film, e tutte le sue opere furono bandite. Questo evento segnò la fine della sua carriera.
Finì senza un soldo e andò a lavorare come guardia forestale.

IL "SERPENTE" DEL MALOJA
All'inizio dell'autunno nell'Engadina, si può essere abbastanza fortunati da incontrare lo strano "serpente" del Maloja, che striscia tra le montagne.
Questo fenomeno inquietante, in genere, segna l'arrivo del brutto tempo, e avviene quando l'aria umida sale, trasformandosi in una nuvola che poi viene trasportata verso il passo del Maloja. Essa si dilata e si estende e viaggia per la valle sopra a Sils Maria, fino ad arrivare a St. Moritz. Poi, nel primo pomeriggio, un altro fenomeno atmosferico tipico dell'Engadina appare inevitabilmente: è il vento del Maloja. Questo flusso di aria è altrettanto singolare secondo i meteorologi. Nella valle è normale che i venti del giorno si alzino. Mentre, questo qui è un vento notturno, o per meglio dire un vento al contrario.

WILHELM MELCHIOR
(1935-2010)
Negli anni '60, questo drammaturgo di Amburgo scelse di prendere la nazionalità svizzera, ambientando la migliore parte del suo lavoro in una Svizzera sia reale che immaginaria. La fama di quest'uomo del Rinascimento (poeta, saggista, botanico, filmmaker) è molto grande nel mondo di lingua tedesca. Il suo nichilismo e la sua cruda descrizione della società del boom economico tedesco gli hanno fatto guadagnare molte inimicizie, ma gli hanno anche fatto ottenere lo status di autore di culto per un'intera nuova generazione. Solo pochissime delle sue opere sono state tradotte, ed è praticamente sconosciuto all'estero, sebbene si sia parlato molto di lui come potenziale candidato del Premio Nobel per la Letteratura, nell'anno della sua morte.
La sua filmografia – nell'ambito della quale Maloja Snake rappresenta l'opera principale – di recente è uscita sotto forma di una raccolta in DVD, che ha permesso a un pubblico totalmente nuovo di scoprire la sua opera originale, disturbante e trasgressiva, che non ha mai perso la sua modernità, e il suo potere strano e affascinante.

SILS MARIA NELLA STORIA DELLA LETTERATURA

Alla fine di Luglio, nel tentativo di sfuggire alla calura estiva, Nietzsche andò in Engadina, lo stesso posto dove era stato due anni prima. Scelse una casa rustica nel paese di Sils Maria e, per un franco al giorno, affittò una camera, mentre l'albergo vicino provvedeva ai suoi pasti. Molto tempo prima che gli hotel di lusso iniziassero a diffondersi, una grande solitudine pervadeva queste alture. Quando Nietzsche aveva voglia di chiacchierare, andava a trovare l'insegnante o il prete del posto, persone oneste che ricordavano con affetto questo professore tedesco così erudito, modesto e cortese. Tuttavia, nel profondo di sé, il professore nascondeva le sue vere emozioni. Più che mai, si sentiva agitato. Interiormente, fluttuava verso sommità sconosciute. [...] Un pomeriggio, mentre si faceva strada per i boschi di Silvaplana, si sedette accanto a una grossa formazione rocciosa – oggi dedicata alla sua memoria – non lontano da un paese chiamato Surlej. Le acque del Lago Sils scorrono lungo questa formazione che, sebbene di proporzioni ridotte, possiede la maestosità di una cima. E' qui che Nietzsche trovò l'estasi. Un testo ci regala il contenuto della sua estasi, grazie alla quale Nietzsche ebbe la sua visione dell'Eterno Ritorno.
Come ci spiega lui stesso: il cosmo è animato da un ciclico movimento perpetuo; gli elementi che lo compongono sono finiti; come il numero di combinazioni di cui sono capaci; ogni momento, quindi, è destinato a ripetersi. Ecco un Nietzsche convalescente, che siede all'ombra di questa roccia e viene pervaso dall'estasi. Solo pochi giorni dopo, questo stesso Nietzsche, sempre convalescente, si ritroverà nello stesso luogo, e verrà pervaso dalla stessa estasi. Questo è il mito dell'Eterno Rotorno. [...] Nietzsche scrisse: "Il fatto che ogni cosa ritorni è l'estrema unione di un mondo del divenire con un mondo dell'essere: la vetta della meditazione." Ecco la data di questa nota: "Inizi di Agosto 1881, a Sils Maria, a 2000 metri sul livello del mare e molto più su, al di sopra di tutto ciò che è umano!"
Daniel Halévy, in Nietzsche, capitolo su The Vision in Surlej.

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