La casa in fondo al lago (2021)

The Deep House

Locandina La casa in fondo al lago
La casa in fondo al lago (The Deep House) è un film del 2021 prodotto in Francia, di genere Horror diretto da Julien Maury, Alexandre Bustillo. Dura circa 90 minuti. Il cast include James Jagger, Camille Rowe, Éric Savin. In Italia, esce al cinema il 5 Agosto 2021 distribuito da Notorious Pictures.

TRAMA

Tina e Ben sono una coppia di giovani youtuber specializzati in video di esplorazione subacquea. Durante le immersioni in un remoto lago francese, scoprono una casa sommersa in acque profonde. Quella che inizialmente era una scoperta unica si trasforma presto in un incubo quando capiscono che la casa era teatro di crimini atroci. Intrappolati, con le loro riserve di ossigeno che calano pericolosamente, Tina e Ben si rendono conto che il peggio deve ancora venire: non sono soli in casa. 

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita al Cinema in Italia: Giovedì 5 Agosto 2021
Uscita in Italia: 5 Agosto 2021 al Cinema
Prima Uscita: 30/06/2021 (Francia)
Genere: Horror
Nazione: Francia - 2021
Formato: Colore
Durata: 90 minuti
Produzione: Radar Films, Logical Pictures, Apollo Films
Distribuzione: Notorious Pictures

Cast e personaggi

Regia: Alexandre Bustillo, Julien Maury
Sceneggiatura: Alexandre Bustillo, Julien Maury
Musiche: Raphael Gesqua
Fotografia: Jacques Ballard
Scenografia: Hubert Pouille
Montaggio: Baxter
Costumi: Alice Eyssartier

Cast Artistico e Ruoli:



Produttori:
Clément Miserez (Produttore), Matthieu Warter (Produttore), David Giordano (Produttore esecutivo)


Direttore di produzione: Pierre Foulon. Supervisore VFX: Thomas Duval.

Immagini

[Schermo Intero]

Intervista ad Alexandre Bustillo e Julien Maury (Registi e Sceneggiatori)

Come vi è venuta l'idea di girare un film su una casa infestata sott'acqua?
Alexandre Bustillo: Julien e io amiamo fare passeggiate insieme e scambiarci idee mentre camminiamo - ed è così che è nato La casa in fondo al lago. In una particolare passeggiata, ci siamo resi conto che entrambi amavamo i film sulle case stregate e i film ambientati sott'acqua e che volevamo combinare le due cose. Quella sera avevamo il titolo e il pitch: "Cosa succede quando due subacquei rimangono imprigionati sott'acqua?". Abbiamo portato questa semplice idea al nostro produttore.
Julien Maury: Ci piace quando mondi improbabili si scontrano, è un approccio che è stato spesso una forza trainante per noi. Prendiamo idee e mettiamo insieme elementi che non sono una combinazione scontata. Ad esempio, in Livid abbiamo mescolato vampirismo e danza classica, un'associazione che non si vede tutti i giorni. Fa parte del nostro modo di lavorare e, come dice Alex, è spesso il risultato di sessioni di brainstorming, in cui siamo in modalità ping-pong.

L'acqua è spaventosa e opprimente, ma può anche essere rassicurante e avvolgente.
AB: Questo è esattamente il motivo per cui eravamo visivamente interessati all'acqua! L'acqua nel cinema è affascinante perché è onirica, quasi magica, e senza aggiungere nulla, possiamo catturare la materia, una luce diversa, particelle sospese... A livello simbolico, l'acqua fornisce un ambiente confortevole che evoca il grembo materno, ma allo stesso tempo provoca ansia e rappresenta un pericolo onnipresente.
JM: È anche un elemento che viene sfruttato relativamente poco nel cinema - non ci sono molti film che si svolgono sott'acqua. Quelli che esistono sono spesso realizzati utilizzando immagini artificiali perché è molto difficile girare sott'acqua. Per noi è stato affascinante confrontarci con queste sequenze perché anche con il suo lato rassicurante, come ha detto Alex, l'acqua non è un elemento naturale per gli esseri umani. Certo, abbiamo giocato su questo aspetto: il film si apre con una scena in una vasca da bagno che evoca proprio il piacere dello stare nell'acqua, e il film stesso parla di una discesa agli inferi in fondo a un lago! La casa, una creatura malvagia con una volontà propria, incarna ciò che si trova sotto la superficie dell'acqua: misteri che ci terrorizzano.

Siete riusciti a collegare questo concetto ai temi di grande attualità degli youtuber e dei social network...
AB: In realtà, quello era più un contesto che derivava dal processo di scrittura e sviluppo dei personaggi. Nelle fasi iniziali, non avevamo in mente scene sulla terra: la storia iniziava sott'acqua e i personaggi comunicavano nella lingua dei segni. Era un concept film, radicale, senza dialoghi. Tuttavia, ci siamo subito resi conto che era troppo estremo e che avremmo dovuto fare delle concessioni, comprensibilmente. È stato allora che abbiamo iniziato a sviluppare i personaggi. E come giustifichi il fatto che siano forniti di telecamere e seguiti da un drone? Trasformandoli in youtuber amanti dell'urbex che filmano tutto! Noi non apparteniamo alla generazione YouTube, che deve filmarsi costantemente, ma i nostri personaggi sì - ci è sembrato logico che dovessero stare attaccati ai social network per legittimare il loro lato esibizionista.
JM: È diventato parte integrante del film che, in termini assoluti, ha giocato un ruolo positivo nello sviluppo dei personaggi. Nella nostra idea originale, non avevano una storia passata e nemmeno un nome, quindi abbiamo dovuto lavorarci sopra, definirli.  

Avete creato uno storyboard per l'intero film?
AB: Abbiamo iniziato con lo storyboard, ma poi ci siamo resi conto che con le telecamere che dovevamo usare, era inutile. È difficile anticipare la tua idea visiva con questo tipo di apparato. Per questo, una volta che abbiamo iniziato a lavorare più concretamente con il Direttore della Fotografia e lo scenografo, abbiamo abbandonato quell'approccio. Tuttavia, abbiamo realizzato delle previsualizzazioni 3D per ogni stanza della casa. Insieme al Direttore della Fotografia, abbiamo realizzato il decoupage per le scene principali in anteprima. Era ancora in formato computerizzato, ma almeno avevamo una bozza del set. Questo è il modo in cui abbiamo lavorato, mantenendo sempre una certa libertà registica - non ci piace che le cose vengano pianificate troppo in anticipo. Ma con le riprese subacquee, le previsualizzazioni sono state molto utili.

Ben, il protagonista, gioca continuamente con la paura, come se volesse riscoprire le paure primitive dell'infanzia...
JM: Fondamentalmente, lui è piuttosto infantile. Reagisce impulsivamente, torna sulla sua decisione originale quando vede che Tina non è d'accordo. È un ragazzo istintivo che vuole divertirsi. Quello che abbiamo trovato interessante di lui è che il suo lavoro è guidato dal desiderio di sensazionalizzare e creare immagini che soddisfino un pubblico. Non lo abbiamo trattato con cinismo, ma come una persona che reagisce sul momento. Usa ogni evento che accade nella casa, o intorno ad essa, come elemento narrativo per il film che sta realizzando. Ma non è un calcolatore, è piuttosto sincero, anche se un vero opportunista. Ed è davvero entusiasta, è elettrizzato per tutte le immagini folli che stanno riprendendo. Ed è questo che rende toccante il suo personaggio.

E Tina invece?
JM: È facile identificarsi con lei perché vive una dinamica ambivalente, come tutti noi. È spaventata a morte e consapevole dei suoi limiti fisici, ma allo stesso tempo è tentata di seguire Ben perché sente che questa è un'opportunità unica. Inoltre, è in vacanza con il suo ragazzo e quindi naturalmente vuole passare del tempo con lui e renderlo felice. Volevamo che il suo personaggio fosse davvero umano, pieno di contraddizioni, spinto dal richiamo dell'avventura. È come tutti noi: controllata da istinti di sopravvivenza che la mettono in allarme e, allo stesso tempo, presa dal desiderio di esplorare e affrontare il pericolo.

Il set è un personaggio a sé stante. Come lo avete affrontato?
AB: Inizialmente, non abbiamo pensato davvero al set in termini di ciò che potevamo o non potevamo costruire sott'acqua. Non ci siamo posti limiti nella scrittura, anche se sapevamo che il film avrebbe avuto un budget modesto. Una volta terminata la sceneggiatura, che descriveva nel dettaglio tutte le stanze della casa che vedrete sullo schermo, lo scenografo non ci ha mai detto neanche una volta che qualsiasi parte di essa fosse irrealizzabile. Ha lavorato costantemente per trovare soluzioni in modo che tutto ciò che avevamo immaginato sarebbe apparso sullo schermo. Detto questo, io e Julien abbiamo eliminato alcuni set perché i personaggi sarebbero stati lì solo per un breve periodo. La casa è stata concepita in funzione della trama, in quanto volevamo che avesse alcuni ambienti emblematici, come la cantina e la mansarda, e poi gli altri ambienti come la cucina e il soggiorno. Volevamo anche lasciare alcune porte chiuse per mantenere un senso di mistero, ed è per questo che non si entra mai in bagno. Adoriamo l'urbex e i film di esplorazione, e dato che La casa in fondo al lago si svolge quasi in tempo reale e i personaggi hanno circa un'ora di ossigeno per stare sott'acqua, noi abbiamo avuto anche un'ora per raccontare la storia! Quindi un altro motivo per cui non potevamo passare attraverso tutte le stanze.

Dove avete girato? In quali condizioni?
JM: Vicino a Bruxelles, in una piscina concepita per le riprese di film, video musicali e pubblicità. Quando abbiamo iniziato a esaminare seriamente la fattibilità del film, abbiamo esaminato le piscine di tutto il mondo e questa ci è sembrata l'opzione migliore. Era nuova di zecca, quindi siamo stati tra i primi a girare lì e la struttura era eccezionale. La cosa più importante è che la piscina è profonda 9 metri, quindi abbiamo potuto posizionare i nostri set senza alcun problema. Aveva persino un pavimento mobile, fatto come una griglia, che poteva salire in superficie. Quindi, abbiamo finito i set e li abbiamo portati nella piscina, prima di posizionarli sulla griglia e abbassarli giù nel fondo.

Ma entrambi siete rimasti asciutti...
JM: Sì, ed è stato un modo molto insolito di lavorare perché avevamo i video sul combo che ci dava i filmati in tempo reale da tutte le telecamere: il drone, i caschi da immersione e la videocamera portatile di Ben. Di conseguenza, abbiamo avuto un enorme volume di giornalieri ogni giorno. Fortunatamente, avevamo un montatore al nostro fianco che li esaminava e li classificava, per facilitare il lavoro del montatore capo a Parigi. Abbiamo dovuto adattarci a questo nuovo modo di lavorare. A volte era un po' frustrante perché gli attori, che partecipano attivamente alla costruzione del film, erano sott'acqua, mentre noi eravamo in superficie e dovevamo dirigerli a distanza.

Come avete comunicato esattamente con loro?
JM: Avevamo un microfono che trasmetteva a tutti sott'acqua tramite altoparlanti e agli attori tramite cuffie. Non ci è voluto molto per abituarci e siamo riusciti a farci capire, anche se tutto è stato molto più dispendioso in termini di tempo. Anche qualcosa di semplice come spiegare all'attore che avevamo bisogno che inclinasse leggermente la testa da un lato o che la spostasse dall'altro.  

Ci sono stati altri ostacoli?
JM: Assolutamente! Se volevamo spostare un oggetto sul set, dovevamo chiedere a qualcuno di farlo e guidarlo, mentre di solito io e Alex siamo molto attivi sul set. Una volta allestito tutto, dovevamo gestire la densità dell'acqua e il livello delle particelle sospese. Quando, ad esempio, ci rendevamo conto che erano troppe, dovevamo aspettare che si sistemassero. C'era molto lavoro di organizzazione in cui dovevamo tenere conto di parametri che aumentavano la difficoltà delle riprese. Ma l'abbiamo vissuta come un'esperienza entusiasmante: era come se stessimo girando il primo film e imparando tutto da capo. Ci ha costretto a ripensare al nostro modo di dirigere.

Il Direttore della Fotografia del film è Jacques Ballard, specializzato in riprese subacquee. Come lo avete scelto?
AB: Nei nostri ultimi due o tre film, Julien ed io abbiamo lavorato con Direttori della Fotografia diversi, per non rimanere in un circuito chiuso e per poter lavorare con nuovi collaboratori. In KANDISHA, che abbiamo girato poco prima di questo film, abbiamo lavorato con Simon Roca, che non aveva mai girato un film horror. Per La casa in fondo al lago avevamo bisogno di uno specialista in riprese subacquee e così il campo delle possibilità si è rapidamente ristretto. Il nome di Jacques è venuto fuori molto presto. È anche un eccellente Direttore della Fotografia in superfice, ma è appassionato di immersioni. Siamo rimasti stupefatti dal suo lavoro sul video di Beyoncé, Runnin', che presenta una coppia sott'acqua e che è stato realizzato dal vivo. Era chiaramente un ottimo professionista e pensavamo che avesse almeno 50 anni, ma ne ha 35! Pochi film includono riprese subacquee, quindi un lungometraggio interamente sott'acqua è stata una manna dal cielo per lui. Ha lavorato alle sequenze subacquee de Il Richiamo del Lupo, ma non a quelle sulla terra. Questa volta, si è ritrovato come Direttore della Fotografia subacquea di un film che si svolge quasi interamente sott'acqua.

Sembra che abbia giocato un ruolo essenziale nel risultato finale del film. Come vi ha aiutato?
AB: Prima di tutto, è incredibilmente professionale, totalmente preso da quello che fa. Ci ha proposto soluzioni costruttive, ci ha portato il suo occhio artistico e abbiamo modificato alcuni aspetti della messa in scena secondo i suoi consigli. Ha anche dato il suo contributo alla sceneggiatura e alla gestione della squadra delle immersioni. Ed è con lui che abbiamo iniziato a fare le previsualizzazioni per il film. Julien ed io crediamo nella tradizione anglosassone secondo cui il Direttore della Fotografia è un collaboratore fondamentale. Secondo noi, se hai un Direttore della Fotografia forte e un montatore forte, puoi anche farla franca con una sceneggiatura discreta e attori mediocri! Fino al completamento del color grading, Jacques è stato sempre presente, con uno spirito rilassato e positivo.
JM: Consideriamo il nostro lavoro come "agglomeratore di talenti": non siamo amanti di quella idea che vede il regista onnipotente, la persona più intelligente sul set che è circondata da collaboratori intercambiabili. Il nostro compito è comunicare la nostra passione agli altri in modo che siano impegnati nel progetto quanto noi e anche costruire una squadra dei migliori talenti. Questo film, più che mai, è stato un vero lavoro di squadra nel senso più nobile della parola. C'erano tanti ostacoli e il minimo passo falso poteva costarci caro. Ad esempio, ottenere le immagini subacquee in tempo reale è stata una sfida colossale: i tecnici hanno trascorso molte notti insonni sviluppando sistemi e controllandoli a distanza, pilotando il drone e creando l'illuminazione subacquea. Jacques ha inventato nuove tecniche e, grazie a lui, siamo riusciti persino ad organizzare una proiezione del film sott'acqua!

Il film è profondamente cinematografico, nel senso che utilizzate tutto ciò che la mise en scène offre: il gioco della profondità di campo, l'oscurità, l'illuminazione estremamente mirata con il drone e le torce, i fuori campo, la telecamera a mano...
AB: È stata l'impostazione della nostra regia subacquea che ci ha dato un nuovo modo di lavorare con queste action cam. In realtà avevamo quattro sistemi di ripresa: il drone, due action cam e una telecamera a mano. Questo ci ha concesso molta latitudine per moltiplicare gli assi della fotocamera. Sott'acqua, ovviamente, non puoi usare binari o Steadicam, ma se vuoi uno scatto in immersione, lo chiedi semplicemente al sub. A causa dell'assenza di gravità, la messa in scena diventa totalmente libera, che è anche la cosa che ci ha fatto desiderare di fare questo film. È un po' come nello spazio, dove sei libero da macchinari e gravità, lasciando la possibilità di inquadrature puramente cinematografiche. I vincoli che avevamo erano produttivi per la libertà artistica.

Il film impiega anche un'estetica da videogioco...
AB: Volevamo realizzare un film coinvolgente, vicino a un videogioco, in cui il giocatore apprende l'azione attraverso gli occhi del suo avatar. Siamo sempre stati giocatori accaniti e i videogiochi sono probabilmente la forma d'arte che ci appassiona di più dopo il cinema. In effetti, entrambi pensiamo che i due siano strettamente collegati. Allo stesso modo in cui, nei videogiochi, puoi controllare la telecamera attorno al tuo avatar, qui è diventato possibile, grazie all'acqua, fare la stessa cosa attorno ai nostri attori. È un riflesso tratto dalla libertà delle fotocamere dei videogiochi.

Siete stati tentati di realizzare il film interamente in found-footage?
JM: Non volevamo rinunciare al decoupage, era importante per noi mantenere una narrazione attraverso l'immagine - aggrapparci ai pilastri cinematografici e non rinunciare agli effetti reali della regia. Questo richiedeva molto tempo, ma ci siamo impegnati a girare con strumenti cinematografici. Il found-footage è un dispositivo interessante che raccoglie molte riprese, ma ti ritrovi con il film di un montatore. Non è quello che volevamo fare noi.

Quali sono stati i vostri riferimenti cinematografici?
AB: Anche se mi viene in mente GRAVITY e adoriamo il film di Cuarón, il nostro riferimento principale era In Dreams di Neil Jordan. Quel film si apre con una sequenza subacquea in un villaggio sommerso, con due sub. Ne siamo sempre stati affascinati, la nostra linea di pensiero è stata: "riuscite a immaginare questa scena di apertura che dura più di 1h30?"
JM: GRAVITY è un'impresa tecnica mentre noi volevamo esplorare l'esperienza emotiva. L'acqua fornisce una diversa energia viscerale. Più che un susseguirsi di avventure, era l'esperienza sensoriale che cercavamo, soprattutto perché l'elemento acquatico porta una vera e propria claustrofobia.

Come avete scelto i due attori principali?
AB: Camille Rowe, che abbiamo scoperto in Rock'n'roll di Guillaume Canet, è salita a bordo molto rapidamente ed è stata una delle nostre prime scelte. Anche lei è franco-americana, come il suo personaggio. L'abbiamo contattata mentre stavamo ancora girando Kandisha ed è stata subito conquistata dal concept del film. Camille è davvero carismatica e anche molto fotogenica, mi ha colpito perché è riuscita a superare una forte claustrofobia. Per il personaggio di Ben, ci siamo avvicinati a due o tre attori sulla trentina che avevamo visto in varie serie TV, ed eravamo rimasti entusiasti di James Jagger in Vinyl. Siamo stati molto fortunati perché gli è piaciuto molto il ruolo.
JM: Avevamo bisogno di due attori che fossero immediatamente coinvolgenti. Sapevamo che nella storia si sarebbero trovati rapidamente sott'acqua, il che ci ha privato di un'intera tavolozza di emozioni poiché sono rapidamente dietro una maschera e perdiamo le loro espressioni. Avevamo bisogno di attori che avessero occhi espressivi, che trasmettessero immediatamente emozione e ispirassero empatia nonostante tutta la loro attrezzatura subacquea.

Hanno due subacquei professionisti come controfigure. Come li avete scelti?
AB: I nostri attori non potevano passare dieci ore sott'acqua al giorno! Quindi, abbiamo chiamato due subacquei che in realtà sono una coppia nella vita reale e tra i dieci migliori subacquei al mondo: Thibault Rauby e Justine Charbonnier. Thibault addestra commando marittimi e ha partecipato a spedizioni della durata di 28 giorni sott'acqua! Sebbene non avessero dubbi sulle loro capacità fisiche, erano un po' preoccupati per la parte recitativa. Li abbiamo rassicurati dicendo "vivetevi al massimo questa esperienza, divertitevi, usate il linguaggio del corpo". Non appena abbiamo detto loro di considerare le riprese come un gioco, qualcosa è scattato e si sono rilassati. Sono rapidamente scivolati nella pelle dei personaggi e nel contesto della storia. E con una tale facilità e abilità da rendere tutto molto fluido. Anzi, ci hanno portato delle emozioni nel loro linguaggio del corpo che non ci aspettavamo. Dato che sono una vera coppia nella vita, sono stati in grado di esprimere la vicinanza fisica tra Ben e Tina che volevamo. Inoltre, hanno addestrato Camille e James ad immergersi.

Vi siete astenuti completamente dall'usare VFX?
AB: Come ha detto Julien, ci sono due modi per girare sott'acqua. O giri in autentiche ambientazioni subacquee, oppure giri su green screen, all'asciutto e al rallentatore, per dare la sensazione che le persone siano ostacolate nei loro movimenti dall'acqua. È proprio quello che non volevamo fare.

Intervista a Camille Rowe (Tina)

Qual è il tuo rapporto con il cinema horror?
Di solito, non è affatto il mio genere. Ho visto Poltergeist quando avevo 8 anni e sono rimasta traumatizzata! (ride) Poi, quando ho letto la sceneggiatura, riuscivo a vederla e già sentivo un senso di claustrofobia. È stata una bella sfida avere l'opportunità di recitare in un film horror.

Cosa ti ha colpito di questo progetto?
Ho letto molte sceneggiature ma questa era davvero unica. Non c'è davvero niente di simile, e nessuno aveva fatto un film horror subacqueo che richiedesse la costruzione di un vero set subacqueo. Ho parlato molto con i registi e i produttori, e quelle conversazioni dopo aver letto la sceneggiatura mi hanno fatto venire ancora più voglia di fare questo film.  

Come descriveresti il tuo personaggio? È una fan dell'urbex come il suo ragazzo?
Penso che sia fondamentalmente innamorata del suo ragazzo, che è pazzo dell'urbex, quindi è felice di passare del tempo con lui e renderlo felice. Ma lei è tosta, riesce a stare al passo con lui nelle sue esplorazioni. Inoltre, è molto curiosa, cosa che penso sia una delle qualità più belle che esistano negli esseri umani.

Com'è stato il tuo allenamento con Justine Charbonnier?
All'inizio non ero sicura di potermi immergere perché sono molto claustrofobica! La sceneggiatura mi ha spaventata, ma Julien e Alex mi hanno rassicurata un po'. Quando ho iniziato a lavorare con Justine, il primo passo è stato quello di provare i movimenti sulla terra, e mi sono sentita davvero in apprensione. Ma dopo che abbiamo iniziato a lavorare in acqua, mi sono rilassata e abbiamo trascorso una fantastica settimana di allenamento ogni giorno. Onestamente, i primi 30 minuti sott'acqua ero ancora spaventata, poi è stato abbastanza bello. Per quanto riguarda Justine, è molto paziente: spiega tutto molto chiaramente e ha una grande energia. Come attrice, essere in grado di fare cose che non avresti mai pensato di poter fare e allenarti per un ruolo è esaltante. Si tratta di oltrepassare i tuoi limiti e conoscere meglio te stessa.

Avevi mai fatto immersioni prima?
Mai! Per coincidenza, ero in Grecia quando ho ricevuto la sceneggiatura. Eravamo su una barca e c'era un ragazzo che sapeva immergersi, quindi mi ha dato un assaggio. Non volevo accettare nulla prima di fare almeno una prova!

Come ti hanno diretta Julien e Alexandre?
Sono stati molto precisi su tutto e allo stesso tempo ci hanno dato molta libertà, soprattutto per quanto riguarda la lingua inglese. Mi è piaciuto girare con due registi: hanno un metodo un po' poliziotto buono-poliziotto cattivo: Julien era il "bravo ragazzo", e Alex era un po' più "prepotente". La dinamica era interessante e funzionava davvero bene, ha portato un diverso tipo di energia e c'era sempre almeno uno dei due registi con gli attori. L'ho apprezzato molto perché sono abbastanza nuova in questo mondo, quindi è stato bello avere quell'attenzione e poter fare domande. Sono anche molto divertenti! In effetti, tutta la squadra era molto simpatica, la sera non tornavamo a casa stressati, ma di buon umore! (ride)

Com'è stata la tua collaborazione con James Jagger?
Ci conosciamo da molto tempo e abbiamo molti amici in comune, non era come se fossimo dei perfetti sconosciuti. La cosa divertente è che abbiamo dormito entrambi in questa guest house piuttosto rigida, dove abbiamo cenato a lume di candela tutte le sere alla stessa ora, solo noi due! Le giornate a volte erano lunghe, e volevamo rilassarci, e pian piano ci siamo conosciuti durante queste cene. James è una persona super entusiasta e anche molto credibile come fanatico dell'urbex.

Intervista a James Jagger (Ben)

Cosa ti ha colpito di questo progetto?
Prima di tutto, amo i film horror. Ricordo che quando ero bambino, andavo a casa di un amico e convincevo suo fratello maggiore a noleggiarli per noi! Sono stato davvero sedotto dall'originalità del concept di La casa in fondo al lago, anche se ero un po' preoccupato di girare così a lungo sott'acqua e sentivo un senso di claustrofobia. Prima delle riprese, ho potuto fare alcune domande ai registi e al team di produzione, e questo mi ha rassicurato un po'.

Come descriveresti il tuo personaggio?
Penso che sia un po' complesso, ma è un bravo ragazzo. È troppo ambizioso, il che non è necessariamente il suo tratto caratteriale più bello, ma viene riscattato dalla sua curiosità e dalla sua capacità di meravigliarsi.

È consapevole che la spedizione subacquea sia così pericolosa?
È un sub esperto e quindi conosce i rischi che entrambi stanno affrontando. Sfortunatamente, questa spedizione segue alcuni giorni di scoperte deludenti e poca avventura, per questo non pensa ai rischi, perché vuole davvero affrontarla. Forse costringe se stesso a superare la sua paura per mostrare a Tina che è un duro. Personalmente sarei impazzito...

Com'è stato l'allenamento con Thibault?
È un allenatore fantastico. Ho avuto solo pochi giorni di allenamento intensivo con lui, ma era sempre lì per assicurarsi che fossi al sicuro e che le mie posizioni fossero realistiche. Mi ha davvero messo a mio agio per tutto il tempo, non mi sentivo nervoso.

Tu fai immersioni?
Mi sono immerso regolarmente per molti anni, ma ora lo faccio solo tre o quattro volte l'anno. Amo la calma che regna sott'acqua. È davvero un'esperienza affascinante, mistica, che consiglio a tutti di provare almeno una volta.

Come ti hanno diretto Julien e Alexandre?
Amo la loro regia. Lavorano davvero insieme agli attori. Sono molto precisi, ma mai rigidi. Ti permettono di capire l'atmosfera e le emozioni di questa o quella scena.

Come sono andate le riprese con Camille Rowe?
È stato molto naturale per entrambi. Ci conosciamo da diversi anni, quindi è stato fantastico stare insieme e pensare insieme ai nostri personaggi e all'evoluzione della loro relazione durante il film. Abbiamo cenato tutte le sere in una sala da pranzo quasi completamente deserta, e questo ci ha permesso di rilassarci dopo i giorni di riprese e di lavorare sulle scene a venire.


interviste dal pressbook del film

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