The Endless River (2015)

The Endless River
Locandina The Endless River
The Endless River (The Endless River) è un film prodotto da Moonlighting Films nel 2015 in Francia, diretto da Oliver Hermanus. Il cast include Nicolas Duvauchelle, Crystal-Donna Roberts, Denise Newman.

TRAMA

Nella piccola città sudafricana di Riviersonderend una giovane cameriera accoglie di nuovo a casa il marito che ha scontato una condanna di quattro anni in prigione. Inizialmente il suo piano di ricominciare una nuova vita insieme sembra funzionare, ma quando la moglie e il figlio di un vicino agricoltore vengono brutalmente uccisi, la giovane cameriera e il vedovo iniziano a frequentarsi. Si crea uno strano legame tra loro, alimentato da rabbia, dolore e solitudine, sentimenti che sfociano in nuova violenza. 

Info Tecniche e Distribuzione

Nazione: Francia - 2015
Formato: Colore
Durata: N.d.
Produzione: Moonlighting Films, Swift Productions
Note:
Presentato in Concorso al Festival del Cinema di Venezia 2015.

Cast e personaggi

Regia: Oliver Hermanus
Sceneggiatura: Oliver Hermanus

Cast Artistico e Ruoli:

Immagini

[Schermo Intero]
Locandina internazionale
Foto e Immagini The Endless River
Locandina internazionale
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film

Dichiarazione del regista

Attraverso i personaggi di Gilles e Tiny, THE ENDLESS RIVER esplora il rapporto che si crea tra l'autore di una violenza e la vittima. Sullo sfondo del brutale sterminio di una famiglia in una fattoria in Sud Africa, i due protagonisti incarnano la dicotomia che esiste tra innocenza e colpevolezza. Gilles, un uomo orgoglioso ed egocentrico, subisce la perdita della sua famiglia e vive un profondo senso di colpa per non aver saputo proteggere la moglie e i figli. Di conseguenza inveisce contro la società, la polizia municipale e se stesso. È pieno di rabbia e livore quando si rende conto di quanto sia diventato violento e ostile il paese che ha imparato a riconoscere come il Sud Africa. Tiny è una donna pura e innocente, grande lavoratrice e timorata di Dio, paziente e leale e ha atteso per quattro anni che il marito uscisse di prigione. Le cose che desidera dalla vita sono semplici e oneste: una casa e un marito da poter amare e accudire. È apprezzata e amata dalle persone che la circondano e il suo calore e la sua pervicace bontà la rendono l'unica persona in grado di scalfire la corazza astiosa di Gilles e di dargli conforto a un livello che lo mette in contatto con emozioni profonde che ha sepolto in se stesso. Il percorso del personaggio di Gilles, da vittima a potenziale perpetratore, e la forza di carattere e la determinazione di Tiny sono al centro della mia visione di sceneggiatore e di regista di questo film. La cittadina di Riviersonderend è il contesto in cui si svolge la vicenda: una comunità rurale, sempre alle prese con tensioni razziali mai sopite, con la povertà e numerosi altri problemi sociali che continuano ad affliggere questo paese. Riviersonderend è il terzo personaggio del film e spinge Gilles e Tiny ad avvicinarsi, malgrado appartengano a due universi differenti e scollegati. Gilles è uno straniero dislocato in un paese segnato di cicatrici e all'inizio non si rende conto che le profonde ferite di quel luogo lo hanno infettato. Il ciclo di violenza è una realtà quotidiana in Sud Africa. Gli assalti alle fattorie ad opera di bande criminali continuano ad affliggere la regione meridionale del Capo. Il nome di questa cittadina è 'The Endless River' (Il fiume infinito) e io lo interpreto come il simbolo di una rabbia sconfinata, di un dolore senza fine, della violenza del crimine e della mancanza di perdono che tormentano questo paese e probabilmente il mondo intero. Gilles agogna la vendetta per l'assassinio della sua famiglia e non riesce a permettere al suo dolore di guarirlo, anzi si lascia corrompere da esso diventando anch'egli parte del ciclo di violenza, facendo soffrire l'unica persona che gli è rimasta a questo mondo. I due personaggi, così simili all'inizio, arrivano a trovarsi agli antipodi di fronte a una scelta che sono convinto risieda in ciascuno di noi: la scelta se perdonare o contrattaccare. Ma in una società così desensibilizzata dalla violenza umana, chi compie le azioni giuste e chi quelle sbagliate? THE ENDLESS RIVER è un thriller che propone un ritratto scabro della violenza, del sesso, dell'amore e della vendetta. Ho voluto creare un'atmosfera suggestiva e volubile che si fondesse nella bellezza e nella brutalità del paesaggio sudafricano. Lo svolgimento del racconto poggia sull'interpretazione degli attori che ha il suo fulcro nella collaborazione tra Nicolas Duvauchelle e CrystalDonna Roberts, due brillanti e talentuosi attori che vengono rispettivamente dalla Francia e dal Sud Africa. Il convincimento del film nei quesiti che cerca di sollevare è molto vicino al travaglio interiore e ai sentimenti dei personaggi e si radica nella potenza e nella determinazione delle interpretazioni degli attori. Due individui smarriti nelle loro disgrazie e solitudini, alla ricerca di una tregua dalla prova che il destino ha riservato loro, finiranno con il mettere in atto una lotta tra vittima e perpetratore, tra innocenza e colpevolezza, e soprattutto tra perdita e ritrovamento.

Intervista con Oliver HermanuS

Uno dei due personaggi principali è uno straniero e un disadattato, mentre l'altro è sudafricano. Quali mondi diversi rappresentano i due protagonisti?

Mi è stato chiaro fin dall'inizio che i due protagonisti dovessero appartenere a due universi in antitesi. Mentre elaboravo le varie versioni della sceneggiatura ho via via deciso come caratterizzare questo contrasto in base alla razza, alla nazionalità e alla classe sociale di appartenenza di ciascuno. Guardando la realtà sudafricana attraverso gli occhi di Gilles, un espatriato francese che abita nella remota cittadina di Riversonderend, ho avuto la possibilità di adottare nei confronti del mio paese una prospettiva completamente diversa dai miei parametri di riferimento e di commentarla. Questo approccio è diventato ancora più cruciale quando ho iniziato ad esplorare il testo con l'attore Nicolas Duvauchelle. Insieme ci siamo impegnati a scorticare il guscio di tutte le sue opinioni e percezioni del Sud Africa e dell'Africa in generale. Nella storia Gilles è il classico outsider. Un individuo che non ha alcuna esperienza pregressa della realtà sociale in cui si trova ora immerso. E, in Sud Africa, l'universo sociale dei bianchi e quello della gente di colore non sempre interagiscono. Anche il personaggio di Tiny è emarginato, ma in un modo profondamente diverso: lei rappresenta la popolazione precedentemente svantaggiata del Sud Africa, la stessa a cui appartengo io, la stessa razza. Il mondo di Tiny non offre spazio per il conforto o per la scelta: è una vita di duro lavoro e di incessanti delusioni. Nulla cambia nel suo universo. Nemmeno la cittadina di Riversonderend è cambiata nei 25 anni che l'attraverso in auto ogni giorno. Entrambe sono ai margini.

Come riesce a fondere le varie realtà sociali del Sud Africa con ispirazioni che provengono da altri generi e stili?

Volevo che questo film riflettesse una qualità e un'atmosfera cinematografiche ispirate a certe convenzioni hollywoodiane degli anni 1950. Nell'impostazione visiva dei miei film sto cercando di allontanarmi da una certa crudezza del realismo sociale, pur continuando a raccontare storia di rilevanza sociale. Credo che il film racconti una vicenda realistica, che tuttavia io volevo rendere in modo molto specifico. Sono un grande amante dei paesaggi: un orizzonte aperto e sconfinato senza alcun legame con gli spazi urbani che tendono a far sembrare il mondo tutto uguale. È stata una bella sfida conciliare la mia formazione cinematografica occidentalizzata e il mio desiderio di inventare o fare emergere un'estetica che sia nella sua natura distintamente sudafricana. Voglio fare un tipo di cinema che tragga ispirazione dalle tonalità e dagli stili esistenti e li reinventi nel contesto del mio paese. Per me ogni storia aspira ad evocare una verità universale o a risuonare in quante più persone possibili. L'esperienza umana, la condizione umana è quello che lega ciascuno di noi. Condividiamo tutti lo stesso ventaglio di emozioni e grazie ad esse noi esseri umani riusciamo ad entrare in contatto. Penso che i temi emozionali di questo film siano molto universali, mentre l'elemento catalizzatore del rapporto che si sviluppa tra Tiny e Gilles sia molto sudafricano.

Come è arrivato a scegliere Nicolas Duvauchelle e Crystal-Donna Roberts per i ruoli dei protagonisti e come ha lavorato con loro per dare vita al rapporto tra Gilles e Tiny?

Nicolas era l'attore in cima al nostro elenco dei desideri e del quale io mi sono successivamente innamorato. Ha accettato con coraggio di far parte di un film diretto da uno strambo regista straniero, di farsi spedire in Sud Africa per tre mesi e di lasciarsi completamente assorbire dall'universo di The Endless River. È stato più che altro Nicolas a scegliere noi che noi a scegliere lui. Mi ha insegnato moltissime cose sulla recitazione e ha dimostrato quello che un attore di talento può apportare con la forza della sua interpretazione. Crystal si è presentata per un provino molto avanti nel processo di selezione del cast, ma appena l'ho incontrata ho capito che Tiny era lei. È stata la sola e unica scelta per il personaggio e ne sono stato subito talmente convinto da posticipare le riprese di tre settimane per renderle compatibili con i suoi impegni. Molto di quanto di fatto vediamo nel film è il frutto del tempo trascorso insieme agli attori. L'esplorazione della vita interiore dei personaggi, che non approfondisco mai in fase di scrittura, porta alla luce la complessità emotiva della storia. Ho l'impressione di riuscire a sintonizzarmi con il sottotesto dei miei personaggi solo quando sono insieme agli attori e li dirigo sul set. Non abbiamo investito molto nelle prove. Invece di provare, durante la preparazione preferisco scrivere nuove scene che fanno o potrebbero diventare parte della storia, ma non sono inserite nella sceneggiatura. Poi le recitiamo e facciamo evolvere i personaggi a partire da quelle nuove situazioni. Per esempio, facevo recitare a Crystal delle scene insieme al marito e alla madre, mentre Nicolas familiarizzava con gli attori che avrebbero interpretato sua moglie e i suoi figli. Poiché Tiny e Gilles si incontrano solo sullo schermo, all'inizio della lavorazione tendevo a tenere distanti Nicolas e Crystal. Io incoraggio sempre gli attori a improvvisare. Considero i miei copioni come un punto di partenza molto basilare e voglio che siano gli attori a infondere nelle situazioni e nel film quanti più dettagli possibili basati sui loro personaggi.

L'omicidio che mette in moto le dinamiche della storia si ispira a un fatto realmente accaduto o simile ad altri? E che ruolo ha nel suo cinema questo genere di violenza sociale e fisica?

Questo genere di crimini è una realtà che spesso si manifesta ogni settimana in Sud Africa. Sono piuttosto affascinato dagli assalti a mano armata alle fattorie perché in sostanza sono un tipo di reato esclusivamente sudafricano. Dividono l'opinione pubblica della nostra società perché sono reati a sfondo razziale che hanno origine nella questione della proprietà delle terre, che in Sud Africa è sempre stata nelle mani dei bianchi. Ho dedicato parecchio tempo a documentarmi sulla natura di questi crimini - la modalità, i modelli, i vari casi oggetti di studio - nel tentativo di comprendere a fondo la loro natura e di esplorare in modo esauriente l'aspetto politico di questi atti di violenza. Penso che la violenza sia una presenza talmente costante nella realtà di ciascun sudafricano da aver trovato il modo di insinuarsi in tutti i miei film. Il genere di violenza che è un prodotto del nostro passato politico e che fa parte del nostro presente politico e, nel caso del mio film precedente BEAUTY, la violenza sessuale. Mi sembra pressoché impossibile raccontare storie di sudafricani privi di diritti evitando di mostrare che la violenza è una costante nella loro vita.

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