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The Report (2019)

The Report

Locandina The Report
The Report (The Report) è un film di genere Drammatico e Thriller di durata circa 119 minuti diretto da Scott Z. Burns con protagonisti Adam Driver, Corey Stoll, Evander Duck Jr., Jon Hamm, Linda Powell, Annette Bening.
Prodotto da Topic Studios nel 2019 in USA. [Uscita Originale il 15/11/2019 (USA)]

TRAMA

The Report è un thriller basato su fatti realmente accaduti.
Daniel J. Jones (Adam Driver), un portaborse idealista, viene incaricato dal suo capo, la senatrice Dianne Feinstein (Annette Bening), di condurre un'indagine sul Programma di Detenzione e Interrogatorio che è stato creato della CIA in seguito agli eventi dell'11 settembre.
L'incessante ricerca della verità da parte di Jones porta a scoperte esplosive che metteranno in luce fino a che punto la massima agenzia di intelligence della nazione si è spinta per distruggere le prove, aggirare la legge e nascondere una brutale verità all'opinione pubblica americana.

Data di Uscita USA: Venerdì 15 Novembre 2019
Data di Uscita Originale: 15/11/2019 (USA)
Genere: Drammatico, Thriller
Nazione: USA - 2019
Formato: Colore
Durata: 119 minuti
Produzione: Topic Studios, Margin of Error, Unbranded Pictures, Vice Media

Cast e personaggi

Regia: Scott Z. Burns
Sceneggiatura: Scott Z. Burns
Musiche: David Wingo
Fotografia: Eigil Bryld
Scenografia: Ethan Tobman
Montaggio: Greg O'Bryant
Costumi: Susan Lyall

Cast Artistico e Ruoli:
foto Adam DriverAdam Driver
Daniel Jones
foto Corey StollCorey Stoll
Cyrus Clifford
foto Jon HammJon Hamm
Denis McDonough
foto Linda PowellLinda Powell
Marcy Morris
foto Annette BeningAnnette Bening
Senatore Dianne Feinstein
foto Victor SlezakVictor Slezak
Senatore Jay Rockefeller
foto John RothmanJohn Rothman
Senatore Sheldon Whitehouse
foto Guy BoydGuy Boyd
Senatore Saxby Chambliss

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NOTE DI REGIA E SCENEGGIATURA

Come Frank Serpico, Karen Silkwood o Erin Brockovich, la storia di Daniel J. Jones è quella di qualcuno che scopre una scomoda verità e che deve fare i conti sulle conseguenze che questo potrebbe causare. È l'eroe improbabile che con le sue informazioni è costretto a opporsi al sistema. Queste persone spesso vengono seppellite nelle profondità delle strutture di potere, ma non si riesce a metterle a tacere una volta che hanno visto la verità. Sono chiamati a compiere grandi sacrifici personali in nome di un bene superiore.
In The Report, Daniel Jones ha avuto compito di far luce sulle raccapriccianti verità del programma della CIA condotto sotto l'amministrazione George W. Bush a seguito degli attacchi dell'11 settembre. In anni trascorsi sepolto in una stanza senza finestre, Jones apprende che non sono stati solo gli edifici a crollare in quel terribile giorno, ma anche la moralità dei nostri leader e della CIA. Tornando a George Washington, i divieti contro la tortura sono l'essenza dell'identità del nostro Paese, eppure siamo stati pronti ad abbandonare i nostri stessi principi. Bisogna considerare che la nostra volontà di comportarci in questo modo è stata in gran parte influenzata dal semplice fatto che i nostri "nemici" non erano bianchi di origine europea.
Dopo aver sceneggiato film su persone che hanno mentito per i più svariati motivi: Mark Whitacre in The Informant!, Donald Crowhurst in Il Mistero di Donald C. o persino Emily Taylor in Effetti Collaterali, volevo esplorare un personaggio che si sarebbe dovuto confrontare con la menzogna piuttosto che farla sua. Sono stato fortemente influenzato dai thriller politici degli anni '70 e ho sentito che questa storia aveva un'affinità con film come Tutti gli Uomini del Presidente, I Tre Giorni del Condor e Perché un Assassinio, quelle storie davano uno spaccato sulle nostre scelte e quindi riconosco il mio debito con Pakula, Pollack e gli altri.
Abbiamo leggi e ideali non solo per i giorni in cui la vita è facile, ma per quelli in cui vediamo il nostro mondo sconvolto dal terrore e dalla crudeltà. La saggezza di queste leggi ci dovrebbe guidare quando siamo accecati dalla rabbia e dal dolore, ma invece l'America, e i nostri leader, si sono spostati verso quello che Dick Cheney ha onestamente definito il "lato oscuro". Lo psichiatra James Gilligan una volta disse: "La violenza è un tentativo di rimpiazzare la vergogna con l'autostima." Ed è di questo malaugurato tentativo della CIA, durante l'amministrazione di Bush e Cheney, che Jones parla nelle 6.700 pagine di rapporto presentato al Comitato Ristretto per l'Intelligence del Senato.
La verità non è sempre ben accolta dalla storia, o dalla politica, e Jones scopre che il governo americano avrebbe preferito tenere nascosta questa triste storia piuttosto che affrontarla e imparare dai suoi errori. Per questo The Report non è solo la storia delle brutali, e peraltro inefficaci, politiche che sono state perseguite e poi smentite, ma è anche la storia di un dipendente pubblico, un membro dello staff del Senato, che ha lavorato per anni per portare alla luce la verità. Ci si può indignare del percorso kafkiano imposto a Jones dal sistema o celebrare la sua dedizione al servizio pubblico. La nostra democrazia è ormai irreparabilmente corrotta o richiede solo un certo livello di integrità per funzionare?
Per me Dan è un eroe americano sconosciuto e spero che questo film ricordi al pubblico che ci sono ancora persone nate o trasferitesi a Washington che vogliono fare qualcosa di significativo per tutti noi. Finché lì fuori ci saranno funzionari pubblici come Daniel J. Jones, penso che ci sia speranza.
Scott Z. Burns

LA PRODUZIONE

Dopo aver letto un articolo su Vanity Fair della giornalista Katherine Eban, il noto cineasta Scott Z. Burns ha iniziato ad accarezzare l'idea di scrivere, dirigere e produrre The Report, un avvincente thriller, basato su fatti reali. L'articolo, pubblicato nel 2007, raccontava la storia di come due psicologi, James Mitchell e Bruce Jessen, divennero gli architetti del Programma di "interrogatorio avanzato" della CIA all'indomani dell'11 settembre.
"Senza alcuna esperienza reale di interrogatori o di raccolta di informazioni, Mitchell e Jessen riuscirono a ottenere un contratto di oltre 80 milioni di dollari per gestire un programma di interrogatori per la CIA in un momento in cui il presidente Bush e il vicepresidente Cheney ci dissero che il nostro Paese stava affrontando minacce straordinarie." -spiega Burns- "L'ho trovato tanto assurdo da essere divertente, anche se in modo piuttosto cinico."
Man mano che approfondiva l'argomento, l'attenzione di Burns ha iniziato a spostarsi sul Rapporto relativo al Programma di Detenzione e Interrogatorio presentato al Comitato Ristretto per l'Intelligence del Senato, noto anche come "rapporto sulla tortura". Il Rapporto di 525 pagine, completato nel 2014 dopo un'indagine esaustiva, era il riassunto di un fascicolo di ben 6.700 pagine, a tutt'oggi secretato, del controverso programma CIA sugli interrogatori. "Durante le mie ricerche, ho notato il nome Daniel J. Jones elencato come principale autore del Rapporto, quindi ho contattato l'ufficio della senatrice Dianne Feinstein e ho lasciato il mio numero nel caso in cui Dan avesse voluto accettare di parlare con me." -ricorda Burns- "In quel periodo stava appena finendo di lavorare per il senatore e stava iniziando a rispondere alle domande di giornalisti, ricercatori e funzionari governativi."

L'incontro con Mr. Jones
L'ufficio della senatrice Feinstein ha messo in contatto il regista con Jones e i due si sono incontrati a New York per discutere del materiale. "Dan mi ha parlato dei suoi sforzi per completare lo studio e dargli visibiltà e ne sono rimasto affascinato." -afferma Burns- "Mi è stato subito chiaro che questa non sarebbe più potuta essere una sorta di commedia, quindi ho modificato il mio approccio spostando l'attenzione da Mitchell e Jessen, verso quest'uomo che aveva svolto il suo lavoro per anni con più integrità di quanto sembri umanamente possibile."
Jones si è dimostrato un fan dei film che Burns aveva scritto, tra cui The Informant!, Contagion e The Bourne Ultimatum, ed è rimasto colpito dalla sua profonda conoscenza del Rapporto, nonché dalla sua appassionata attenzione per i dettagli.
"Scott spiccava tra tutte quelle persone che avevano regolarmente contattato l'ufficio del senatore con domande sul rapporto." -ricorda Jones- "Invece delle solite domande, Scott stava ponendo l'accento sui dettagli nelle note a piè di pagina, che sono migliaia. Come qualcuno che cerca tra le erbacce e con quella passione per i dettagli quasi maniacale; era chiaro che avevo incontrato un compagno di viaggio."
Burns afferma che le sue discussioni con Jones sono state cruciali per la sua comprensione della portata e della sostanza del Rapporto. "Dan è stato una guida turistica straordinaria e mi ha davvero aiutato a navigare tra i meandri del Rapporto, quelle piccole connessioni che sono nelle note a piè di pagina che uno nota solo se è un lettore curioso e attento. Naturalmente, ci siamo limitati a discutere solo delle parti che sono state desecretate. La sua osservanza per le regole e il modo in cui ha assolto agli obblighi quali investigatore responsabile, anche molto tempo dopo la fine del suo lavoro, sono stati davvero notevoli."
Il rispetto era reciproco. "Scott era molto ben informato e aveva letto il Rapporto più volte, avendo esaminato tutti i dettagli con molta attenzione." -afferma Jones- "Si è tenuto in contatto con me riguardo alcune cose che l'avevano incuriosito, quindi l'intero processo è stato molto naturale. All'inizio non ha mai detto di star lavorando su una sceneggiatura, quindi per i primi anni è stato esattamente come parlare con qualsiasi altro ricercatore che aveva chiamato."

Scavando a Fondo
Burns, muovendosi come un giornalista investigativo, si è incontrato e ha parlato con vari esperti per ottenere ulteriori informazioni sullo scioccante Rapporto. "Dato che ho scritto questa sceneggiatura dopo la pubblicazione del Rapporto, ho avuto il vantaggio di potermi avvalere del lavoro di altre menti brillanti che avevano già scoperchiato il vaso di Pandora, permettendomi di vedere cosa c'era dentro.", racconta.
"Ho parlato con persone dell'intelligence militare sui metodi di interrogatorio e ho parlato con dei Navy SEAL della SERE School (Survival, Evasion, Resistance and Escape), dove ai soldati viene insegnato a resistere alla tortura. Ho anche incontrato psicologi, avvocati, un investigatore che lavora sui diritti umani ad Harvard che ha lavorato con la Croce Rossa e vari giornalisti."
L'approfondimento fatto da Burns del Rapporto lo ha portato in contatto con diversi senatori degli Stati Uniti che hanno discusso delle loro opinioni su come la CIA abbia eluso la legge. "La maggior parte dei senatori che ho contattato sono stati così gentili da concedermi un'intervista sul Programma, su come è stato messo in piedi e su come il Senato abbia svolto il suo lavoro di supervisione. Senza eccezione, erano molto favorevoli al lavoro svolto da Dan. Whitehouse, Levin e Udall hanno fornito una visione approfondita di come abbiano dato visibilità al Rapporto."
Sebbene sperasse di intervistare il senatore dell'Arizona John McCain, cofirmatario dell'emendamento bipartisan McCain-Feinstein contro la tortura, a causa della malattia di McCain, Burns non è stato in grado di incontrarlo. "Ho potuto parlare con il suo capo dello staff, però, che è stato incredibilmente eloquente in merito alla visione del senatore sul programma, sul Rapporto e sullo stesso Dan. Il discorso che McCain tenne quando fu pubblicato il Rapporto, è di fatto la conclusione morale del film. Quelle parole sono sue, non mie."

Un Antidoto all'Era Post-Verità
Realizzato utilizzando oltre 120 diverse fonti scritte, ore di interviste con vari esperti delle organizzazioni militari e dei diritti umani, il film rivela l'impegno appassionato di Burns sia per l'intrattenimento che per l'autenticità. "Penso che Scott abbia fatto un ottimo lavoro nel prendere il contenuto reale del Rapporto per poi rappresentarlo drammaticamente per il pubblico.", afferma Jones.
Burns, oltre alla vasta ricerca fatta personalmente, afferma che è il Rapporto per il Comitato Ristretto per l'Intelligence del Senato, il materiale di base per la realizzazione del film. Il risultato è un antidoto cinematografico a quella che è stata soprannominata l'era del "post-fact" [o "post-truth", ovvero Post-Verità] fatta di resoconti di media di parte, dissimulazione politica e teorie della cospirazione alimentate dai social media.
"Abbiamo tratto quanto più possibile dal Rapporto, inclusi dei dialoghi, il che ci ha aiutato a garantire che le cose fossero gestite nel modo più preciso possibile, entro i limiti di una funzionalità dello script." Spiega Burns. La natura secretata dell'argomento ha richiesto anche modifiche alla trama. "Nell'esaminare il Rapporto abbiamo trovato alcune parti stralciate, quindi non è stato sempre possibile attribuirle a individui specifici, abbiamo dunque creato personaggi compositi; ad esempio quello di Maura Tierney è un ensemble di diverse persone che hanno lavorato alla CIA in quel periodo. Allo stesso modo, il personaggio di Michael C. Hall è una miscela di avvocati che hanno lavorato con le unità antiterrorismo."
"Il film è fedele ai fatti presenti nel Rapporto, che a sua volta si basa sui registri della CIA." -afferma Jones- "La mia speranza è che affidando questa storia a un film ed esponendola a un pubblico mondiale, si possa contribuire a garantire che ciò che abbiamo documentato non accada mai più."

Un Dream Team alla Produzione
All'inizio, Burns ha capito che The Report avrebbe richiesto un team di produttori con l'esperienza e la lungimiranza necessarie per aiutarlo a realizzare la sua visione. "Conoscevo Jennifer Fox quando dirigeva la società di produzione di Steven Soderbergh e George Clooney. È una spalla incredibile sia per la sceneggiatura che per la regia, dato che segue il progetto dallo sviluppo fino al montaggio finale, quindi le ho chiesto di partecipare." racconta.
"Poi ho chiesto a Steven di unirsi a noi, perché è stato un mio sostenitore per oltre 15 anni e sapevo che questo argomento lo avrebbe affascinato come ha fatto con me." Fox si autodefinisce un 'drogato di notizie' che ha descritto da vicino la storia del Rapporto per il Comitato Ristretto per l'Intelligence del Senato mentre si stava svolgendo, ed era ansioso di collaborare con Burns. "Sapevo che Scott sarebbe stato in grado di realizzare questo film meglio di chiunque altro." -afferma- "Lui si era così appassionato all'argomento ed era così ben informato su ogni aspetto, dopo averlo studiato così a fondo, che non abbiamo mai considerato nessun altro per la regia, perché nessuno avrebbe mai padroneggiato il materiale meglio di lui."
Vista la complessa natura della storia per il produttore, Steven Soderbergh, si è reso necessario lavorare a stretto contatto con Burns alla sceneggiatura. "Il materiale da cui siamo partiti era molto corposo, quindi abbiamo dovuto optare per una struttura chiara, ma che allo stesso tempo inducesse il pubblico ad appassionarvisi. Non abbiamo mai voluto che gli spettatori sapessero esattamente dove andavamo a parare. Fortunatamente Scott è un sostenitore sia della chiarezza che del mantenere lo spettatore sul giusto binario."
"The Report è davvero qualcosa che solo Scott Burns avrebbe potuto realizzare." -aggiunge Soderbergh- "Secondo lui rappresenta il nostro Paese come dovrebbe essere."
Con le figure chiave della squadra già acquisite, i produttori hanno pensato di contattare un altro partner, i Vice Studios, per completare il team. "I Vice sono stati dei partner straordinari per noi durante l'intero processo." -ricorda Burns- "Dal momento in cui sono saliti a bordo hanno istintivamente capito che per raccontare questa storia in modo veritiero, non dovevamo farci scrupoli nel mettere sotto la lente di ingrandimento gli ufficiali della CIA coinvolti nella pratica dell'interrogatorio potenziato. Il lavoro di Daniel Jones ha richiesto audacia e i Vice Studios erano totalmente d'accordo sul fatto che avremmo dovuto portare alcune persone influenti a perorare questo film."
"Posso onestamente dire che le persone dei Vice Studios non hanno mai cercato di smussare un qualche aspetto della sceneggiatura." -ricorda Burns- "Il fatto che anche Vice News abbia portato alla luce molte storie su attività corrotte della CIA avvenute mentre era in applicazione il Programma, così come le notizie sulla battaglia di Daniel Jones con la CIA nel tentativo di rendere pubblico il Rapporto, hanno fatto sì che fossero una scelta piuttosto ovvia per una partnership che portasse questa storia al pubblico."

La Realizzazione
The Report adotta un approccio piuttosto unico, incentrandosi sul lavoro investigativo di Jones e rinunciando a proporre scene della sua vita domestica. Questa è stata una scelta creativa consapevole. "Sebbene non sia il modo tradizionale di presentare un film come questo, abbiamo deciso di non approfondire la vita personale dei personaggi." -spiega Fox- "Volevamo che il pubblico fosse completamente immerso nell'argomento come lo era stato Dan."

Patrioti contro Partigiani
A causa dell'attuale clima politico, i cineasti temono che alcuni spettatori si possano formare dei pregiudizi su The Report prima ancora di averlo visto. La loro speranza, tuttavia, è che le persone mantengano una mente aperta e scoprano da sole quanto sia equilibrato l'approccio del film all'argomento. "Dal mio punto di vista è un film molto patriottico." -afferma Soderbergh- "È un film sulla responsabilità e sull'essere fedeli ai valori contenuti nella Costituzione. Oggi siamo così politicizzati che supponiamo che questo materiale abbia un approccio di parte, ma non è quello che Dan Jones, la senatrice Feinstein e la Commissione sull'Intelligence hanno fatto. Stavano cercando di far capire come un Paese che aveva fatto della morale uno dei suoi capisaldi avesse abdicato così rapidamente ai suoi valori. Non è un film di destra o di sinistra, è un film su ciò che è giusto o sbagliato."
The Report riconosce che membri di entrambi i partiti politici hanno condiviso le colpe di un colossale fallimento etico, pur riconoscendo l'esistenza di aree grigie. "Non dubito che alcune persone coinvolte nel Programma della CIA pensassero di difendere il Paese." -afferma Burns- "Ma non puoi semplicemente infrangere la legge quando diventa scomoda, e le tattiche che hanno usato sotto l'egida dell'interrogatorio potenziato erano contro la legge. Si trattava chiaramente di tortura. È sbagliato e non funziona. Punto! Detto questo, l'amministrazione Obama avrebbe potuto desecretare i dettagli e perseguire coloro che avevano violato la legge; invece, hanno preso la decisione di voltare pagina, per così dire, e di non perseguire nessuno."

La Ricerca Ossessiva
Per interpretare Daniel J. Jones i realizzatori sapevano di aver bisogno di un attore in grado di trasmettere la devozione ossessiva che animava l'uomo dello staff del senato per la scoperta della verità sul Programma di interrogatori della CIA. La scelta era chiara: Adam Driver.
"Adam è davvero abile nel recitare personaggi completamente immersi nella loro ossessione." -afferma Soderbergh- "Sospetto che sia perché riesce a collegarvisi essendo un po' ossessivo di suo: quando si dedica a qualcosa, vi si impegna completamente. Questo, unito al suo genuino interesse per la materia, lo ha reso il candidato ideale. Inoltre è incapace di essere noioso e questo è importante perché Jones è un personaggio rinchiuso in una stanza per gran parte del film. Adam ha raccolto in se tutte le caratteristiche di cui avevamo bisogno per mettere in marcia questa storia."
Soderbergh aveva suggerito a Burns di pensare a Driver per il ruolo. Si è così scoperto che entrambi per anni hanno ammirato il lavoro dell'attore ed erano convinti che avrebbe portato un senso di ferocia al ruolo pur mantenendo un necessario grado di innocenza. "Dan è un personaggio difficile da interpretare perché deve narrare la storia mentre lui stesso viene modificato dagli eventi che sta raccontando." -afferma Burns- "Alla fine Adam ha fatto un lavoro fenomenale muovendosi su entrambi i binari."
Adam Driver racconta che c'erano vari elementi che lo hanno attirato nel progetto. "Dan Jones e la storia sono ciò che mi ha attratto inizialmente. È il tipico eroico racconto americano, estremamente ben scritto, che non fa mai calare l'attenzione del pubblico; inoltre rispetta lo spettatore supponendo che sia intelligente." Per prepararsi al ruolo Driver ha incontrato Jones diverse volte. "Ho già interpretato persone reali e non penso che sia assolutamente necessario incontrarle, ma Dan è stato estremamente utile nello spiegarmi molti dettagli tecnici che non erano presenti nella sceneggiatura. Questo è stato importante perché la sceneggiatura, volutamente, non fornisce un retroscena per Dan."
Adam Driver è stato profondamente colpito dalla passione di Burns per il progetto e dalla sua flessibilità creativa sul set. "Scott ha tutto ciò che cerco in un regista. È molto intelligente e incredibilmente collaborativo. Conosce la storia che sta cercando di raccontare, ma è aperto a nuove idee. Ha anche una chiara visione di come vorrebbe risultasse il film. È tutto fondamentale per lui."
Trasmettere chiaramente la complessa narrativa del film in ogni momento, ha significato apportare frequenti modifiche ai dialoghi di Jones nella sceneggiatura. "Abbiamo fatto molti cambiamenti in corsa ." -ricorda Driver- "Continuavamo a chiederci 'è abbastanza chiaro? Ci stiamo tenendo troppo aderenti ai fatti a discapito dell'umanità?'"
"Dato che Burns aveva scritto la sceneggiatura, ho pensato che sarebbe stato molto granitico sul set." -continua Driver- "Invece era aperto a qualsiasi scelta risultasse migliore in un dato momento, pur mantenendo il tutto completamente aderente ai fatti."
Una sfida particolarmente interessante è stata quella di imparare a rendere comprensibile il vocabolario giuridico e politico della sceneggiatura. "È stato come imparare una lingua straniera." -afferma Driver- "Ha richiesto molta immedesimazione e concentrazione. Indipendentemente dal ruolo che stai interpretando devi sempre assicurarti di comprendere tutto ciò che stai dicendo, sapere esattamente cosa significa e perché lo stai dicendo. Dopodiché puoi concentrarti su come renderlo comprensibile."

Il Senatore Saggio

Per il ruolo della senatrice Dianne Feinstein si è scelta Annette Bening, quattro volte in nomination agli Oscar®. "L'idea di avvicinare Annette è nata da una conversazione che ho avuto con Jennifer Fox." -racconta Burns- "Come tutto il resto del mondo, ho sempre amato il suo lavoro ed è particolarmente acuta politicamente. È una persona incredibilmente stimolante che fa le sue scelte in base alle sue esigenze e ai suoi interessi come artista, ma anche come essere umano. Non posso sottolineare abbastanza quanto sia stata una pedina fondamentale in The Report.
Fox ricorda il momento in cui si rese conto di quanto fosse vitale il coinvolgimento della Bening per il successo del film. "Abbiamo fatto alcune prove iniziali nella sala da pranzo di Scott a New York, e quando abbiamo sentito la voce di Annette con l'intonazione che ha dato al suo discorso come Dianne Feinstein, tutti hanno capito all'istante che sarebbe stato qualcosa di speciale."
La profonda comprensione sia del processo politico che della struttura della trama cinematografica, che ha la Bening ha anche aiutato i cineasti ad affinare la sceneggiatura. "L'abbiamo affrontata insieme, parola per parola." -ricorda Fox- "Diceva cose del tipo: 'Dobbiamo spiegare chiaramente questo passaggio in modo da non perderci per strada il pubblico.' Ha fatto moltissime domande, facendoci capire che dovevamo presentare le cose in modo da rendere evidente e comprensibile il nostro messaggio."
Burns aggiunge: "Annette ha veramente capito la natura del rapporto esistente tra il senatore e Dan, maturato nel tempo e basato sulla giusta distanza e sul rispetto reciproco. Proprio quella distanza genera un'incredibile tensione che permea il film. Annette ha saputo cogliere l'integrità della senatrice e il suo desiderio di fare la cosa giusta seguendo le regole del Senato e garantendosi allo stesso tempo la sua sopravvivenza politica. Si percepisce il suo conflitto interiore, il che è cruciale per capire in che sabbie mobili si ritrova Dan."
La Bening afferma di avere una profonda ammirazione per la senatrice e il suo staff. "Dianne Feinstein è un'eroina in questa storia, esattamente come Dan Jones, della cui determinazione oggi beneficiamo visto che il Rapporto può essere letto da tutti. Può leggerlo chiunque e trarre le sue conclusioni su quello che il nostro governo ha scelto di fare. Molte persone nella CIA si sono opposte e questa è una cosa importante che vogliamo sia chiara. Qui non si tratta di accusare la CIA, stiamo dicendo che c'era un gruppo di persone che hanno fatto delle scelte che il resto di noi trova disgustoso e che il sistema di controlli e verifiche, seppur in ritardo, ha funzionato visto che alla fine il Rapporto è stato pubblicato".
Jones, che ha trascorso più di un lustro a lavorare per la senatrice Feinstein, ha trovato la performance della Bening a dir poco stupefacente. "Annette è assolutamente fantastica." -sottolinea- "Una volta che ha accettato la parte, ci si è tuffata dentro e si è letta l'intero Rapporto. Ha guardato più volte tutti i discorsi della senatrice Feinstein e mi ha chiamato per approfondire degli aspetti del Rapporto e su ciò che era accaduto prima e dopo quei discorsi, perché voleva davvero fare le cose nel modo giusto."

Il Pragmatico
Avendo trovato gli attori per i due ruoli principali del film, Burns e il suo team si sono concentrati sui comprimari fondamentali. "La cosa fantastica è che una volta che hai artisti come Adam e Annette a bordo, diventa più facile attrarre altri eccellenti attori." -sottolinea Burns- "Jon Hamm lo conoscevo un po'. Aveva fatto una lettura di un testo che avevo scritto qualche anno fa. Come Annette è anche lui uno che segue molto le notizie ed ha una consapevolezza politica, e questo si percepisce dalla sua performance."
Hamm, che interpreta Denis McDonough, il capo dello staff del presidente Obama, ha trovato la sceneggiatura di Burns molto avvincente. "Scott è uno scrittore incredibile, ed è stata un'esperienza formidabile essere diretto dalla stessa persona che aveva scritto il copione. Sono stato felice di aver contribuito a raccontare questa storia."
La star di Mad Men, con cui si è assicurato l'Emmy® e il Golden Globe®, descrive McDonough come un pragmatico con un lavoro difficile. "Deve soddisfare le persone su entrambi i lati della barricata, quindi è lì per negoziare, scendere a compromessi e fare accordi. Questa è un'arte dimenticata, soprattutto al giorno d'oggi, adesso la strategia è raddoppiare la posta e trincerarsi sulle proprie posizioni. Uno degli insegnamenti di The Report è che è meglio quando entrambe le parti lavorano insieme per cercare di dare una valutazione onesta di ciò che è realmente accaduto."
Sebbene Hamm non abbia parlato con McDonough per prepararsi al ruolo, ha incontrato Jones e altri per saperne di più sulle questioni trattate nel film. "Ho parlato con Dan della sua esperienza non solo con i materiali della CIA, ma anche con le varie persone coinvolte. La grande lezione che ne traiamo è che la supervisione è di vitale importanza, se lasciamo che un ramo del governo faccia tutto ciò che vuole, ci troveremo in una situazione difficile."
Il messaggio del film è potente ed Hamm spera che gli spettatori vi si appassionino: "Vorrei che The Report ricordasse al pubblico che quando noi come Paese ci troviamo in una situazione terribile, è allora che dobbiamo essere più scrupolosi su cosa stiamo facendo e sul motivo per cui lo stiamo facendo; perché una volta che inizi a pensare 'Siamo l'America e possiamo fare tutto ciò che vogliamo', ti avventuri in un territorio davvero pericoloso."
Un Degno Avversario
Ogni thriller imperdibile ha bisogno di un antagonista memorabile e Burns ha scelto Ted Levine, un attore di lungo corso, per interpretare John Brennan, il Direttore della CIA che lotta per mantenere segreta la storia sulle tecniche di interrogatorio dell'Agenzia. Levine, i cui ruoli cinematografici e televisivi spaziano dal serial killer Jame Gumb nel Silenzio degli Innocenti al perseguitato capitano Leland Stottlemeyer nella serie Detective Monk, riesce a infondere dell'umanità nel navigato funzionario dell'Intelligence, nonostante la dubbia etica della sua posizione riguardo al Rapporto.
"Da un punto di vista drammatico era importante nel film che quando John Brennan fa la sua comparsa, appaia come un formidabile avversario." -afferma Burns- "Non volevo che fosse un altro semplice cattivo da film perché non credo che Brennan sia veramente una brutta persona. Lo vedo come un vecchio ufficiale della CIA che è stato messo a capo dell'Agenzia in un momento in cui ha dovuto dar conto di un Programma che era stato messo in atto prima che lui arrivasse."
Burns era fiducioso che Levine fosse in grado di rappresentare un degno avversario per i due protagonisti. "Ted è politicamente curioso, con una sua propria visione e convinto delle sue idee. Non appena mi sono assicurato Annette e Adam da una parte della barricata, avevo bisogno di riempire l'altra parte con persone che potessero tenergli testa in termini di recitazione, carisma e capacità intellettuale."
Ted Levine, come gli altri co-protagonisti, ha interpretato personaggi reali durante la sua carriera tra cui l'astronauta Alan Shepard nella pluripremiata miniserie della HBO Dalla Terra alla Luna e l'allenatore campione di boxe Lou Duva nel film biografico del 2016 Bleed – Più Forte del Destino. "Quando interpreto una persona reale, di solito lavoro dall'esterno e sviluppo la mia versione del personaggio basandomi sulla loro personalità pubblica." -spiega Levine- "Sulla base delle mie ricerche mi sono convinto che John Brennan fosse un brav'uomo, e ho fatto del mio meglio per rendergli giustizia."
Pensando a Brennan, un uomo che ha lavorato nella CIA per più di 25 anni al fianco di Presidenti di entrambe le parti, come fosse una sorta di enigma, Levine lo ha visto come una curiosa combinazione tra un nerd intellettuale e un duro poliziotto di origine irlandese. "È stato divertente interpretarlo fisicamente in quel modo. Ha anche un accento del New Jersey, quindi è un misto di cose su cui non puoi assolutamente fare affidamento."
Levine ha trascorso ore a guardare video di Brennan per catturare i suoi modi di fare. "Più lo conosco attraverso le mie ricerche, più mi piace La mia idea era quella di descriverlo essenzialmente come un solido uomo di legge. Detto questo quello che è successo con il Programma di interrogatorio è stato un errore a cui ha partecipato e che non dovrebbe mai più succedere."
Burns concorda con la versione di Levine su Brennan. "Durante tutta la produzione Ted mi ha detto: 'Devi essere onesto con John Brennan' e, nel tentativo di farlo, gran parte dei suoi dialoghi sono tratti letteralmente dalle dichiarazioni che Brennan ha rilasciato a voce o iscritto."

Il Meglio del Meglio
Burns dà il merito al direttore del casting, il pluripremiato Avy Kaufman, di aver contribuito a creare uno degli ensemble di caratteristi più impressionanti degli ultimi anni. "Avy si è davvero appassionato alla sceneggiatura e ha voluto che tutti gli attori, anche quelli con solo un paio di battute, non fossero semplici comparse e fossero pienamente coinvolti nella realizzazione.", afferma il regista.
Il fatto che si trattasse di una questione ancora in auge è stato un fattore cruciale per attirare il meglior cast possibile. "Abbiamo finito con l'avere una gran quantità di scelte perché le persone si preoccupano davvero della responsabilità legata a questi fatti." -afferma Fox- "The Report è una storia sull'importanza della supervisione, ed è particolarmente importante in questo momento in cui assistiamo a situazioni critiche di supervisione proprio davanti ai nostri occhi."
In questo eccellente gruppo di attori, troviamo: il vincitore del Golden Globe Michael C. Hall (Dexter, Six Feet Under) nei panni di un astuto avvocato della CIA che cerca di interferire per conto dell'Agenzia e la vincitrice del Golden Globe Maura Tierney (The Affair, Beautiful Boy) che, con il suo sguardo d'acciaio, dà una certa gravitas all'agente della CIA che supervisiona gli interrogatori.

Dipanare la storia
Prima di girare The Report, Burns ha organizzato a casa sua alcune proiezioni per gli elementi chiave del cast e della troupe. "Abbiamo visto un bel numero di thriller politici degli anni '70 come: Perché un Assassinio, I Tre Giorni del Condor e Tutti Gli Uomini del Presidente, perché ero molto interessato allo stile visivo di quei film.", ricorda il regista.
Dopo essersi fatti un'idea con quei film classici, Burns e il direttore della fotografia Eigil Bryld, si sono accordati per un look pulito e quasi austero per The Report, in modo da permettere al complesso intreccio di essere proiettato senza distrazione estetiche. "Eigil ha capito che dovevamo adottare uno stile cinematografico che non avrebbe dovuto ostacolare la trama." -spiega Burns- "Quando stai girando un film in soli 26 giorni, devi sviluppare un approccio che ti consenta di girare sei o sette pagine di sceneggiatura al giorno, quindi la prima cosa di cui ti rendi conto è che elaborate scene con la gru non faranno mai parte del tuo piano di lavoro. Volevamo essere abbastanza classici nel nostro approccio alle scene a Washington D.C. e volevamo impiegare cineprese portatili per creare del caos visivo nelle sequenze di flashback. Abbiamo anche cercato di differenziare i due momenti temporali girando i flashback in una scala cromatica completamente diversa rispetto al resto del film."
Burns e Bryld, man mano che la storia procede, usano lo spazio negativo e una costrizione degli ambienti per sottolineare visivamente il crescente isolamento di Jones dal resto del mondo. "Iniziamo vedendolo in un campo lungo di fronte al Campidoglio a Washington D.C., poi ci avviciniamo lentamente sempre di più, stringendo fino a quando è in primissimo piano nell'ufficio del suo avvocato, così vicino come non vedrete mai nessun altro nel film."
L'utilizzo dei primi piani per ottenere il massimo impatto è una tecnica che Burns dice di aver appreso durante gli anni di lavoro a fianco di Soderbergh. "Ho imparato molto stando accanto a Steven sul set dei suoi film e studiando il suo approccio. In una storia come questa devi utilizzare i primi piani per dare al pubblico un posto in prima fila nel seguire il viaggio del personaggio."
Lo stile di ripresa ingannevolmente semplice del film è quello che Soderbergh apprezza. "In termini visivi l'idea era quella di mantenere le cose il più snelle ed essenziali possibile. Scott, come regista, non ha mai voluto frapporsi tra il pubblico e lo schermo agitando le mani per farsi notare. Il suo obiettivo principale era di mostrarci la storia e gli attori. Questo significa essere sicuri sulla messa in scena e su come si dipana la storia."
I realizzatori hanno fatto di tutto per essere certi che il set più memorabile del film fosse il claustrofobico ufficio nel seminterrato dove Jones ha trascorso così tanti anni a sfogliare documenti della CIA. "Abbiamo lavorato con lo scenografo per assicurarci che quel particolare set rispecchiasse la vita reale." -dice Burns- "Il vero ufficio di Dan era una piccola stanza senza finestre, senza internet e senza TV. Ufficialmente, si chiama: 'Sensitive Compartmented Information Facility', o SCIF [è una speciale area chiusa e senza legami con l'esterno dove si possono esaminare documenti secretati senza il rischio di far trapelare informazioni per sbaglio]. Questo tipo di installazioni si trovano in tutta l'area di Washington D.C.."
L'idea di Burns era quella di far gradualmente assomigliare i processi mentali di Jones, alla SCIF, man mano che la sua indagine si protraeva per quasi un quinquennio. "In un certo senso, ma effettivamente anche nella realtà, quella stanza diventa una cella per Dan, un luogo in cui viene imprigionato dalla complessità del suo incarico e dalla sua totale dedizione alla verità.  L'idea era quella di far si che lo spazio iniziasse lentamente a chiudersi su di lui man mano che la sua frustrazione aumenta. Devo dire che sono davvero entusiasta di come abbia funzionato bene."
Jones garantisce senza esitazione la verosimiglianza del set. "Ho trascorso molti anni in quel seminterrato in Virginia con altri membri dello staff che hanno lavorato al Rapporto e posso confermare che la vera stanza era altrettanto opprimente di quella che si vede nel film. Ad un certo punto Adam Driver mi ha chiesto se lo spazio fosse davvero così stretto e gli ho detto che, in realtà, era più piccolo."

Il Montaggio
Il lavoro di montaggio di The Report è stato fatto da Greg O'Bryant, con il quale Steven Soderbergh aveva lavorato a stretto contatto in più di una dozzina di episodi della serie televisiva The Girlfriend Experience, nominata ai Golden Globe, che aveva Soderbergh come produttore esecutivo e O'Bryant al montaggio. Lui lo ha raccomandato a Burns in base all'esperienza molto positiva che aveva avuto nello show.
"Greg è stato una vera scoperta per noi." -afferma Burns- "Fin dal nostro primo incontro ha colto i miei riferimenti ai thriller degli anni '70 e adora quello stile di film. Entrambi crediamo nell'utilizzo di un linguaggio formale durante il montaggio di un'opera come questa, così da non distrarre lo spettatore. Tutto deve essere al servizio della storia."
Secondo Soderbergh il processo di montaggio potrebbe essere l'aspetto più impegnativo nella realizzazione di un film. "C'è parecchio materiale che ha finito per non essere nella versione finale e ci sono state molte revisioni. Scott non ha mai voluto sovraccaricare il pubblico di informazioni e Greg, lavorandoci a braccetto per portare la sua visione sullo schermo, è stato un partner meraviglioso per lui."

Celare l'Ingiustizia
Sebbene le scene degli interrogatori rappresentate in The Report possano essere inquietanti, Burns ritiene che siano essenziali per l'impatto drammatico del film. "Mi sono chiesto per un po' se e quanto avrei dovuto mostrare dell'Interrogatorio Potenziato. Da un lato il pubblico deve vedere cosa è realmente successo, le parole non bastano, dall'altro tutti noi vorremmo distogliere lo sguardo da dalle immagini che ci perseguiteranno, ma è proprio questo è il punto: Dan non poteva e non voleva guardare altrove. Volevamo mostrare la brutalità di ciò che è stato fatto in un modo funzionale alla narrazione."
Secondo Burns la soluzione si trovava nel focus narrativo delle scene, così invece di concentrarsi sui prigionieri Burns sposta l'attenzione su chi conduce gli interrogatori. "Il mio obiettivo non era quello di puntare l'attenzione sui detenuti ma piuttosto su di noi." -spiega il regista- "Ecco perché in quelle sequenze ho quasi sempre inquadrato chi interrogava. Se ci fate caso in quelle sequenze la maggior parte del tempo si vedono quelle persone con la maschera piuttosto che i prigionieri. Il che solleva la domanda: se devi indossare una maschera, è davvero giusto quello che stai facendo?"
Burns racconta di una conversazione con Alberto Mora, che era stato Consigliere Generale della Marina durante il Programma di interrogatori della CIA, che ha influenzato la sua decisione di includere delle messe in scena delle torture in The Report. "Mi ha detto che le immagini provenienti da Abu Ghraib sono state quello che ha davvero cambiato la percezione pubblica di ciò che stavano facendo i militari statunitensi. Anche se quelle che si vedevano non erano le tecniche della CIA, dimostra che un'immagine vale sempre più di mille parole."

L'Impatto Emotivo
"Le messe in scena come quella di The Report ci aiutano a connetterci con l'umanità dei personaggi in un modo diverso dai semplici articoli, dalle notizie o dai documentari." -specifica Fox- "Quando siamo in grado di vedere Adam nei panni di Dan Jones che fatica per portare avanti il suo lavoro, o vediamo Annette Bening diventare la senatrice Feinstein e affrontare una decisione importante, siamo in grado di vedere la storia svolgersi come l'hanno vissuta loro. Ti ritrovi coinvolto e a voler sapere come tutto si risolverà, perché ti affezioni a questi personaggi, avendoli visti affrontare gli eventi a e prendere decisioni che cambieranno le cose nel corso del film."
Soderbergh cita come esempio un momento cardine. "Una delle mie scene preferite è quella con Adam Driver e Matthew Rhys seduti in macchina in un garage. È un momento estremamente avvincente e non credo che avrebbe funzionato lo stesso se Dan lo avesse semplicemente descritto al pubblico davanti a una telecamera in stile documentaristico. Anche se stai narrando lo stesso fatto, la capacità di infondergli un certo tipo di emozione, è davvero fondamentale."
Sebbene sia stato detto, documentato e scritto molto sugli eventi post 11 settembre, Burns sostiene che aveva un'importante storia da raccontare. "Volevo fare un film su Daniel J. Jones, un uomo che andava a lavorare ogni giorno e che cercava di sostenere la Costituzione e la lex terrae [locuzione latina che si riferisce alle leggi proprie di un territorio comprese quelle stabilite dall'uso]."

Un Eroe Sconosciuto
Oggi Jones è a capo del Penn Quarter Group, un'azienda che conduce ricerche e indagini per clientela privata. È anche fondatore e presidente dell'organizzazione no profit Advance Democracy Inc., dove continua a svolgere il tipo di lavoro investigativo di interesse pubblico che faceva mentre era al servizio governativo.

Ripensando al periodo della sua vita rappresentato in The Report, Jones è comprensibilmente orgoglioso di ciò che lui e il suo instancabile staff di ricercatori sono riusciti a portare a termine. "Direi che il Rapporto ha avuto un impatto significativo sul modo in cui le persone giudicano la tortura, la responsabilità e l'importanza della supervisione del Congresso." -afferma. "Ecco perché, più di ogni altra cosa, vorrei che le persone guardassero il film e leggessero il Rapporto al Senato, in modo da poter essere certi che questo non accada mai più."

Gli "eventi chiave" presenti in The Report

11 settembre 2001
2.977 persone restano uccise dall'attacco terroristico di Al Qaeda all'America.
17 settembre 2001
Il presidente Bush firma un memo riservato che autorizza la CIA a trattenere i terroristi.
marzo – aprile 2002
Abu Zubaydah viene catturato in Pakistan e preso in custodia dalla CIA.
agosto 2002
Abu Zubaydah è sottoposto quasi costantemente a tecniche di interrogatorio coercitivo.
novembre 2002
Abd al-Rahim al-Nashiri viene catturato e trasferito in custodia della CIA dove viene sottoposto alle tecniche coercitive della CIA, incluso il waterboarding.
novembre 2002
Gul Rahman, detenuto in custodia dalla CIA, muore mentre viene interrogato.
marzo 2003
Khalid Sheikh Muhammad viene catturato e sottoposto alle tecniche coercitive della CIA, tra cui l'idratazione rettale e 183 sessioni di waterboarding.
2 novembre 2005
Il Washington Post pubblica un articolo sull'esistenza di un programma segreto di detenzione e interrogatorio gestito dalla CIA a livello mondiale.
8-9 novembre 2005
Il Direttore del National Clandestine Service della CIA, Jose Rodriguez, autorizza la distruzione di videocassette che mostrano le tecniche di interrogatorio coercitivo della CIA. Il suo Capo dello Staff, Gina Haspel, invia il telegramma che esclude gli avvocati delle agenzie.
6 settembre 2006
I membri del Senate Select Committee on Intelligence (SSCI - Comitato) vengono informati per la prima volta sul Programma di detenzione e interrogatorio della CIA. Ore dopo, il presidente Bush riconosce pubblicamente il programma per la prima volta.
7 dicembre 2007
Il New York Times riferisce che la CIA ha distrutto i nastri degli interrogatori. L'Agenzia lo conferma.
dicembre 2007
Il Comitato avvia un'indagine sulla distruzione dei nastri degli interrogatori.
gennaio 2009
Il Presidente Obama entra in carica. Il 22 gennaio emette un ordine esecutivo che vieta alla CIA di detenere prigionieri e la limita all'uso delle tecniche di interrogatorio autorizzate dall'Army Field Manual.
5 marzo 2009
Il Comitato vota per 14 a 1 a favore dell'apertura di un'indagine più ampia sull'intero Programma di detenzione e interrogatorio della CIA.
metà 2009
La CIA realizza una struttura sicura per i delegati del Comitato per visionare i documenti all'esterno della rete della CIA. Gli ispettori iniziano a scrutinare 6 milioni di pagine di documenti.
24 agosto 2009
Il Procuratore Generale annuncia che il Dipartimento di Giustizia allargherà il suo perimetro di competenza sulle azioni criminali della CIA.
25 settembre 2009
I Repubblicani all'interno del Comitato annunciano che si ritireranno dalla task force, citando l'impossibilità di poter interrogare gli ufficiali della CIA a causa delle azioni del Dipartimento di Giustizia.
febbraio–marzo 2010
La CIA rimuove centinaia di documenti dai computer della struttura sicura a disposizione del Comitato. La CIA prima nega la rimozione, quindi incolpa gli appaltatori privati e la Casa Bianca, ma in seguito si scusa per averli rimossi.
tardo 2010
I membri dello staff del Comitato trovano, all'interno dei loro computer nella struttura sicura, una revisione interna della CIA del Programma di detenzione e interrogatorio, denominata "Panetta Review" [Revisione Panetta]. La revisione ammette "un significativo illecito della CIA".
2010-2011
Il Comitato prosegue nei suoi lavori.
30 giugno 2011
Il Procuratore Speciale del Dipartimento di Giustizia solleva i dipendenti della CIA dall'accusa di illecito in 99 casi di presunti maltrattamenti di detenuti.
2011-2012
Una bozza di alcune sezioni del Rapporto viene distribuita ai membri del Comitato.
13 dicembre 2012
Il Comitato vota per 9 a 6 per l'approvazione dello studio, che è lungo più di 6.000 pagine. Il rapporto secretato viene inviato alla Casa Bianca e alla CIA per i loro commenti.
27 giugno 2013
La CIA, ora guidata da John Brennan, fornisce una risposta ufficiale al Rapporto.
giugno 2013 – marzo 2014
I delegati del Comitato e la CIA si incontrano almeno 15 volte per discutere della risposta fornita dall'Agenzia. La risposta ufficiale della CIA è in contrasto con i risultati della stessa CIA riportati nella "Panetta Review".
tardo 2013
La senatrice Feinstein chiede alla CIA di fornire al Comitato la "Panetta Review" completa. Il senatore Udall rivela l'esistenza della "Panetta Review" durante un'audizione pubblica del Comitato. La CIA cerca nei computer del Senato per sapere come il Comitato abbia acquisito la "Panetta Review".
gennaio 2014
La CIA si rifiuta di fornire la "Panetta Review" completa al Comitato e accusa gli ispettori del Senato di aver hackerato le reti informatiche della CIA per ottenerla. Quando la CIA riconosce di aver frugato nei computer del Comitato, quest'ultimo accusa l'Agenzia di violare la separazione della dottrina dei poteri [secondo la legge americana la CIA non può operare sul suolo statunitense, questo è demandato all'FBI] e di aver esercitato pressioni per intimidire gli ispettori del Senato.
marzo 2014
La diatriba diventa pubblica. La senatrice Feinstein tiene un discorso sui progressi del Rapporto, descrivendo dettagliatamente l'interferenza della CIA nelle indagini.
3 aprile 2014
Il Comitato volta per 11 a 3 a favore della richiesta alla Casa Bianca per desecretare il rapporto.
agosto 2014
La Casa Bianca fornisce il documento alla CIA per eventuali stralci. La CIA stralcia prove chiave, incluso il fatto di aver ha ingannato i responsabili politici. Il Comitato si oppone.
agosto-dicembre 2014
I membri e gli ispettori del Comitato discutono dei stralci da apportare al Rapporto con la Casa Bianca e la CIA.
9 dicembre 2014
Il Comitato comunica ufficialmente che ha raggiunto un accordo sulla pubblicazione del Rapporto con dei stralci concordati.
2015
I senatori Dianne Feinstein e John McCain scrivono una proposta di legge per prevenire, nel futuro, l'uso della tortura o altre forme di abuso sui detenuti. La proposta è passata al Senato con un enorme appoggio bipartisan. Il 25 novembre 2015 l'emendamento McCain-Feinstein è stato approvato dal presidente Obama vietando così le "tecniche di interrogatorio potenziato" della CIA.

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