The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1 (2011)

The Twilight Saga: Breaking Dawn - Part 1
Locandina The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1
The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1 (The Twilight Saga: Breaking Dawn - Part 1) è un film prodotto da Summit Entertainment nel 2011 in USA, di genere Horror e Thriller, diretto da Bill Condon. Dura circa 115 minuti. Tratto dal quarto capitolo della saga Twilight creata da Stephenie Meyer. Preceduto da Twilight, New Moon ed Eclipse. Il cast include Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Jackson Rathbone, Ashley Greene, Anna Kendrick. In Italia, esce al cinema il 16 Novembre 2011 distribuito da Eagle Pictures. In vendita in DVD dal 1 Marzo 2012.

TRAMA

Prima parte dell'ultimo capitolo della Saga Twilight creata da stephenie Meyer. Trama tratta dal romanzo: Edward e Bella si sposano con una cerimonia organizzata da Alice a casa dei Cullen. Durante i festeggiamenti si presenta Jacob Black che non ha partecipato al matrimonio a causa del suo disaccordo sulla futura trasformazione in vampira di Bella. Dopo una discussione tra Bella e Jacob, i due sposi partono per la luna di miele. La loro destinazione è l'Isola di Esme che si trova al largo della costa del Brasile.

Info Tecniche e Distribuzione

Data di Uscita ITA: Mercoledì 16 Novembre 2011
Genere: Horror, Thriller, Fantasy, Sentimentale
Nazione: USA - 2011
Formato: Colore
Durata: 115 minuti
Produzione: Summit Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Soggetto:
Tratto dal quarto capitolo della saga Twilight creata da Stephenie Meyer. Preceduto da Twilight, New Moon ed Eclipse.
In HomeVideo: in DVD da Giovedì 1 Marzo 2012 [scopri DVD e Blu-ray]

SAGA

Cast e personaggi

Regia: Bill Condon
Sceneggiatura: Melissa Rosenberg
Musiche: Carter Burwell
Fotografia: Guillermo Navarro
Scenografia: Richard Sherman
Montaggio: Virginia Katz
Costumi: Michael Wilkinson

Cast Artistico e Ruoli:
foto Kristen StewartKristen Stewart
Bella Swan
foto Robert PattinsonRobert Pattinson
Edward Cullen
foto Taylor LautnerTaylor Lautner
Jacob Black
foto Jackson RathboneJackson Rathbone
Jasper Hale
foto Ashley GreeneAshley Greene
Alice Cullen
foto Anna KendrickAnna Kendrick
Jessica Stanley
foto Nikki ReedNikki Reed
Rosalie Hale
foto Peter FacinelliPeter Facinelli
Dr. Carlisle Cullen
foto Elizabeth ReaserElizabeth Reaser
Esme Cullen
foto Kellan LutzKellan Lutz
Emmett Cullen

Recensioni redazione

The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1Recensione The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1
8/10
Simone Ziggiotto
Recensione del film The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1 (2011) diretto da Bill Condon e con protagonisti Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Jackson Rathbone, Ashley Greene, Anna Kendrick.

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Immagini

[Schermo Intero]

L’autrice Stephenie Meyer partecipa come produttore agli ultimi due adattamenti cinematografici della saga che sono stati girati contemporaneamente ed era presente ogni giorno sul set durante tutta la produzione. 

“Stephenie è stata coinvolta nel progetto in modo veramente costante e naturale, e il nostro rapporto è cresciuto nel corso degli anni, cominciando con delle visite lampo in Twilight, passando a trovarci per delle visite più lunghe in New Moon ed Eclipse e adesso è con noi a tempo pieno. Trascorro molto più tempo con Stephenie che con mia moglie”, ammette Godfrey divertito. “Apprezzo moltissimo la nostra amicizia. La cosa migliore nel fare un film, è il fatto che sia come un campo estivo per adulti. In poco tempo, riesci a stringere forti amicizie che durano per tutta la vita”.
“In realtà il ruolo di produttore che ho rivestito in questi due film non è stato poi tanto diverso da quello avuto nei film girati precedentemente”, aggiunge la Meyer. “Questo ruolo di produttore non ha cambiato molto il mio ruolo iniziale. Per tutto il tempo ho partecipato attivamente al processo decisionale della produzione, dovendo giungere anche a dei compromessi. Tuttavia, il doversi preoccupare delle condizioni meteorologiche, da cui dipenderanno le scene che dovrai girare domani, è una nuova esperienza”.
Godfrey è d’accordo: “Non è stato molto diverso dal ruolo che ha rivestito negli altri film. Ogni volta che avevamo delle domande sulla mitologia, poco importa se fosse presente fisicamente o no, l’abbiamo sempre chiamata o letta tramite e-mail. Primai si rivedeva tutte le scene girate, mentre adesso, invece, è presente nel momento in cui vengono fuori le idee. Stephenie è un elemento fondamentale per gli attori, che a volte hanno delle domande da fare sui personaggi. Anche la sua conoscenza sulla produzione di un film è cresciuta nel giro di pochi anni. Gli ultimi tre film sono stati una vera scuola per lei”.
La Meyer è stata anche una risorsa per Melissa Rosenberg, la ormai veterana sceneggiatrice di tutta la serie di film. “Melissa ha svolto davvero un ottimo lavoro riuscendo a trasformare quei romanzi in film. Sin dal primo romanzo, Melissa ci ha aiutato a superare momenti di difficoltà, mostrando, mentre eravamo impegnati nelle riprese di un film, un rigore esemplare nel dedicarsi alla scrittura della sceneggiatura successiva, costringendoci a fare attenzione a tutto”, spiega Godfrey. “Credo che ciò sia dovuto alla sua esperienza in televisione, dove bisogna tenere in piedi uno spettacolo. Melissa ha capito realmente il mondo di Stephenie e ha costruito un rapporto straordinario con lei. Sa perfettamente come articolare le cose che vuole fare e riesce a farsi dire da Stephenie le cose da tralasciare e quelle da aggiungere. È una partnership consolidata”.
Dal momento che il romanzo Breaking Dawn si estende per ben 754 pagine, con diverse parti raccontate dal punto di vista di Bella e Jacob, si cominciò sin da subito a discutere sulla necessità di scindere una trama così densa in due film. “Quando ho letto il libro, il momento in cui Bella apre gli occhi improvvisamente e sono rossi, mi ha proprio scosso”, dichiara Rosenberg. “Non è stato affatto un momento in cui mi sono stupito, piuttosto, quell’istante racchiudeva una certa ovvietà. Sentivo che era un punto di svolta naturale nella trasformazione di Bella, che passava da una condizione umana ad una vita da vampira e da madre. Sono proprio due mondi diversi per lei”.
“Ho cominciato col sedermi, cercando di tracciare una bozza di entrambe le storie. Prima di proseguire, dovevamo sapere se entrambe le storie potevano funzionare. Il romanzo era lungo, ma non forse abbastanza per trarne due film, sicché avevamo bisogno di espanderlo. Quindi dipendeva da me assicurarmi che lì dentro ci fossero due film. La pressione era enorme”, afferma divertito Rosenberg.
In The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte I, Bella crea la sua famiglia, mentre nella Parte 2 cerca di proteggerla. Rosenberg aggiunge, “La prima parte del capitolo parla di come Bella lascia la sua casa, di come diventa una persona adulta, una moglie, una madre, diventando potente, facendo sua questa forza. Questa è la maturità, cominciare a saper badare a se stessi. Si tratta di una storia di adulti che capita ad una diciottenne. Alla fine della Parte I vediamo Bella svegliarsi da vampiro e la Parte II comincia esattamente in quel preciso istante”.
“Tutto inizia nel modo migliore. La perfetta storia d’amore che alla fine unisce i due amanti. Tuttavia, come del resto per ogni matrimonio, affiorano delle difficoltà. Non è sempre tutto rose e fiori”, ammonisce Rosenberg. “Il matrimonio richiede impegno, tutti quelli sposati possono affermarlo. Edward e Bella hanno delle questioni da risolvere, e sono questioni di vita o di morte. Sono veramente in pericolo come non mai”.
Seguendo le orme dei suoi predecessori Catherine Hardwicke, Chris Weitz e David Slade, che hanno diretto la saga di Twilight, il premio Oscar Bill Condon è stato scelto per guidare gli ultimi due adattamenti cinematografici.
“Siamo stati davvero baciati dalla fortuna per quanto riguarda Breaking Dawn. Si sono presentati tantissimi registi che erano interessati al progetto e alla sfida di girare due film contemporaneamente”, dice Godfrey. “Avevamo pensato a Bill Condon come regista già ai tempi di New Moon e di Eclipse, così, quando cominciammo a guardarci intorno per Breaking Dawn e lui si è mostrato interessato e si è reso disponibile, è stata una forte emozione per tutti noi. Ricordo ancora cosa che disse in un primo incontro, parlando dei libri e dei film, ‘Credo di aver subito un imprinting dal mondo di Twilight’. Ha usato una metafora perfetta per spiegare il suo amore per la Saga”.
Condon aveva le sue motivazioni per volere essere coinvolto nel progetto. “La cosa più interessante è che i film precedenti erano diversi l’uno dall’altro”, commenta Condon. “Ogni regista ha dato un taglio diverso al proprio film, nonostante la storia sia tutt’una. Tra i libri e le sceneggiature vi è un’unità di scrittura. Tuttavia, pur muovendosi tra questi vincoli, ciascun regista ne ha tratto un lavoro diverso. Ero eccitato dal fatto che specialmente il quarto film sembrava essere diverso dagli altri ed è così anche per il quinto. Ho la fortuna, quindi, di poter dare il mio tocco personale al progetto”.
“Per i film precedenti non era mai il momento giusto”, aggiunge Condon. “Breaking Dawn, invece, è capitato proprio a ridosso di un progetto a cui stavo iniziando a lavorare e che poi è fallito. Ho ricevuto una telefonata, ho letto un abbozzo della scaletta e subito dopo il romanzo. Ero letteralmente eccitato dalla storia, forse perché tutto ciò che accade negli episodi precedenti dà il via a ciò che accade in questo film. Nel corso del film, Bella si sposa, fa l’amore per la prima volta, resta incinta, partorisce, muore e si risveglia vampira. E tutto questo succede soltanto nella prima parte!”
Con tutta l’attesa che si è creata, l’intero film è come un terzo atto”, aggiunge. “Proprio come ce lo aspettavamo, in parte come una vecchia pellicola di Vincente Minnelli, un mix tra un melodramma romantico e un intenso film dell’orrore. Entrambi gli aspetti sembrano essere in contrasto, ma credo che hanno trasformato il film in qualcosa di veramente unico. E poi c’è il fatto che adoro i film sui vampiri”.
A questo, si aggiunge che al regista piacesse l’idea che la storia si svolgesse in una città che esiste realmente, ovvero Forks, nello Stato di Washington. “Secondo me, il luogo in cui si racconta la storia è forse la cosa più importante nei film dell’orrore”, afferma Condon. “Per esempio il fatto che l’azione si svolga in quella particolare cittadina americana nel film Halloween: la notte delle streghe, oppure l’effetto che provoca la città di Philadelphia in The sixth sense - Il sesto senso. Questa sensazione di appartenenza ad un luogo, affonda la sue radici in una realtà che, credo, faccia realmente scatenare la fantasia”.
“Non si può negare che questo film faccia parte di un genere misto: è una storia d’amore e un film dell’orrore. Io sono nato con i film dell’orrore, che adoro fare, e apprezzo moltissimo il film La moglie di Frankenstein che mi ha ispirato nella lavorazione di questo film”, continua Condon. “È buffo, perché il primo Twilight mi ha ricordato molto La moglie di Frankenstein. È un film dell’orrore eccezionale, ma ha anche elementi comici al suo interno. Inoltre, ci sono momenti di grande spirito in tutta la serie, specialmente nelle scene in cui sono presenti Michel Sheen e il clan dei Volturi. C’è una meravigliosa comicità con la quale Michael recita il suo ruolo, ma ciononostante le preoccupazioni del leader sono prese sul serio dal resto del clan. Mi interessano sempre le storie raccontate in modo diretto, ma che hanno una prospettiva leggermente sbilanciata”.
Alla fine dell’ultimo film, una vera e propria spada di Damocle pende sulla testa di Edward e Bella, poiché secondo le leggi dei Volturi, Bella dovrà essere trasformata in un vampiro. “I Volturi torneranno a farsi vedere nella Parte 2, ma la tensione si avverte già per tutta la Parte I. I Volturi stanno aspettando. Quando Aro riceve l’invito alle nozze assume un atteggiamento che sembra esprimere ‘Ok, ragazzi, vi terremo d’occhio per un po’”, spiega Godfrey.
“In questo film la minaccia principale non è rappresentata soltanto dalla natura sconosciuta della bambina che porta in grembo Bella, ma anche dagli attacchi alla casa dei Cullen da parte dei licantropi. Ci siamo allontanati dalla minaccia dei Volturi e abbiamo ci siamo soffermati sulla minaccia che incombe sulla città di Forks e l’influenza che la nascita della bambina avrà sulla fragile tregua tra i Cullen e i licantropi”, aggiunge Godfrey. “Bill è perfetto, perché va pazzo per i film di genere e poi ama il fantasy. All’inizio della sua carriera ha anche scritto film di genere e in più è anche un visual director… basta guardare Dreamgirls”.
“Ci sono dei generi classici hollywoodiani che passano di moda, come i musical, per esempio. A me interessa come fare, affinché questi generi filmici funzionino ancora”, dice Condon. “Come ho già detto, questo è davvero un classico melodramma romantico. E di questi, non è che se ne vedano poi tanti in giro. Eppure, negli anni d’oro di Hollywood, il genere melodrammatico era un vero pilastro della cinematografia, che è stato ormai accantonato. Quindi, aver avuto la possibilità di lavorare in questo campo, raccontando una storia attraverso i colori, la musica, le scenografie, le inquadrature ed essere entrati nelle emozioni di questa donna è stato davvero emozionante. Non capita spesso una tale fortuna”.
“Mi ricordo di quando ho parlato a tutto il cast per la prima volta. Be’, ci sono un sacco di cose importanti alle quali bisogna dare una risposta: il primo rapporto sessuale, i lupi che parlano, l’imprinting. Dovremo affrontare grandi sfide nella Parte I, perché, affinché il pubblico possa crederci davvero, bisogna portare sul piano reale ciò che fa parte della fantasia. Come possiamo creare un universo in cui tutto ciò è possibile?”
“È stata davvero una fortuna avere come àncora di salvezza un produttore come Wyck Godfrey e un co-produttore come Bill Bannerman che facevano già parte della squadra. Wyck aveva prodotto già tutti i film precedenti e Bill è entrato a far parte del gruppo con New Moon”, spiega Condon. “Innanzitutto, li ho apprezzati per l’incredibile esperienza… si erano trovati in difficoltà due o tre volte in precedenza. Possiedono la tranquillità necessaria per tirarti fuori dai guai o farti uscire dai vicoli ciechi. È stato interessante osservare come, di fronte alle sfide che presentava ciascuno dei romanzi, non perdessero mai l’entusiasmo iniziale”.
Condon, che ha vinto l’Oscar nella categoria Miglior Sceneggiatura non originale per Demoni e dei, un film che racconta gli ultimi giorni di vita del regista di Frankenstein, fu d’accordo nel dividere l’ultimo romanzo della saga in due film. “Era abbastanza chiaro. Questo ultimo romanzo è suddiviso in tre sezioni, l’inizio e la fine sono stati scritti dal punto di vista di Bella, mentre il racconto della parte centrale è affidato a Jacob. La sua narrazione si interrompe nel momento in cui Bella diventa un vampiro, che è poi il momento con il quale abbiamo deciso di terminare la Parte I. Si tratta di un film denso di eventi. Succede di tutto e, l’idea di concentrare tutto quel materiale in soli 50 minuti ci avrebbe costretti a non potere andare in fondo alle cose. Abbiamo preso la decisione giusta”.
“La narrazione passa a Jacob perché ad un certo punto Bella è costretta a stare a letto”, aggiunge la Meyer. “Non riesce a vedere cosa le accade intorno, perché sta molto male. Bella ha perso il contatto con il mondo, tuttavia il lettore ha bisogno di vedere cosa succede anche al di fuori della casa. Per la prima volta non è più Bella a narrare la storia, ho pensato che fosse arrivato il momento per farla raccontare a qualcun altro. Seguiamo gli avvenimenti con gli occhi di Jacob, il quale racconta anche come la decisione presa da Bella, influenzi il mondo esterno. Riusciamo a vedere Edward lontano da lei, la sua disperazione, della quale Bella non sempre è testimone”.
Nonostante sia uno sceneggiatore affermato a tutti gli effetti, Condon è stato contento di lasciare la stesura della sceneggiatura a Melissa Rosenberg. “Siamo partiti da una sua idea. È stato un bene avere lei al nostro fianco, perché conosceva fino in fondo le difficoltà di un adattamento di Twilight per il grande schermo. Melissa è una bravissima scrittrice e lavorare con lei è stato uno dei piaceri più grandi all’interno del progetto. In due avremmo impiegato troppo tempo per scrivere una sceneggiatura ed è stato un sollievo per me non avere il compito di doverla scrivere. Melissa è una donna, conosce perfettamente questo mondo e la voce dei personaggi. Sono stato davvero bene, perché la nostra collaborazione ha funzionato perfettamente”.
“È sempre un po’ rischioso quando un regista è anche sceneggiatore. Bill, poi, è anche uno sceneggiatore che ha vinto un premio Oscar, che ho sempre ammirato”, commenta la Rosenberg. I casi erano due: o non era capace di parlare con uno sceneggiatore, perché sa solo scrivere e basta e in tal caso avrebbe semplicemente letto la sceneggiatura, oppure sapeva esattamente come comunicare qualcosa allo sceneggiatore ed aiutarlo così a tirare fuori le idee. Bill appartiene a quest’ultima categoria di persone. Questa è stata una delle migliori collaborazioni mai avute con un regista. Sapeva come andare in fondo alla storia, portandola ad una profondità che io stessa non ero riuscita a trovare. Dopo vent’anni di carriera come sceneggiatrice, ho davvero imparato qualcosa da lui e Bill mi ha fatta crescere e, grazie a lui, sono diventata una scrittrice migliore”. 
“Avevo alle spalle già tre film della serie di Twilight e stavo cominciando a stancarmi. Capita raramente sentire parlare così uno sceneggiatore, ma una parte di me desiderava che lui prendesse in mano la mia sceneggiatura, dandole una bella lustrata. Tuttavia, quando ci incontrammo, lui disse ‘Sia chiaro, io non voglio scrivere, scriverai tu la sceneggiatura’. Ed io esclamai ‘Oh, davvero?’ La volta che voglio che un regista riscriva il mio lavoro, lui si rifiuta”, afferma divertita la Rosenberg. “Eppure le sue annotazioni erano dettagliate, creative, una vera fonte di ispirazione”.
“Bill ed io cominciammo a lavorare insieme discutendo per sommi capi la traccia da seguire, per poi scrivere da sola entrambe le sceneggiature. Terminata una prima stesura, iniziò il vero e proprio lavoro. Il primo conflitto all’interno del matrimonio: Bella vuole fare sesso e vuole vivere pienamente la sua natura umana, mentre Edward è preoccupato per la sua sicurezza. Così, entrambi se la giocano: lei cerca di sedurlo e lui di resisterle. Come vi svelerà il libro, sarà lei ad avere la meglio”, afferma la Rosenberg divertita. “Per Bill, il punto era proprio tirar fuori le emozioni radicandole in un’esperienza umana che fosse universale e che quest’idea fosse presente dall’inizio alla fine. Ovviamente, tutto ciò è già presente nella personalità dei personaggi. Io e Bill abbiamo lavorato su ogni pagina, ogni battuta, ogni scena e abbiamo davvero costruito questi momenti intimi per ogni personaggio”.
“Melissa avrebbe scritto, insieme ne avremmo parlato e non avremmo mai mostrato a nessuno la sceneggiatura se non fossimo stati sicuri che reggeva. Tutto questo richiede la presa di decisioni importanti sul come raccontare una storia con un linguaggio cinematografico, tanto più se si tratta di un romanzo così famoso. Devi essere sicuro che stai inventando qualcosa che si abbini perfettamente al tessuto già esistente. Il terzo atto, per esempio, si basa sull’idea dei licantropi che accerchiano la casa assediandola letteralmente. Fondamentalmente, i licantropi aspettano che Jacob e i Cullen fuoriescano dalla casa, anche perché, non avendo avuto la possibilità di cacciare, cominciano a sentire fame. Questo aspetto aggiunge una tensione filmica che non ha niente a che vedere con il romanzo, ma che porta alla luce gli stessi conflitti, probabilmente anche in modo più viscerale”.
“Nel romanzo è già presente la tensione tra il branco di licantropi e Jacob e i Cullen. Per Jacob rappresenta un enorme conflitto interiore rompere i rapporti con il suo branco per sostenere Bella. Mi è sembrato naturale, allora, evidenziare tale conflitto nel film”, spiega la Rosenberg. Nel processo di divisione del romanzo in due film, la prima parte esigeva un conflitto maggiore, già presente nel romanzo tra il branco di licantropi da una parte e Jacob e i Cullen dall’altra. Così, non abbiamo fatto altro che ampliarlo e renderlo più intenso, fino al punto di farlo esplodere in uno scontro fisico alla fine del terzo atto della Parte I. Sam e il branco sono più per la protezione della loro gente e della città dall’ignoto, ovvero la bambina di Edward e Bella che non è ancora nata. Alla fine di Eclipse, il branco è disposto ad accettare i Cullen, seppure con riluttanza. La nascitura, invece, è una perfetta sconosciuta che potrebbe annientare l’intera città. I licantropi non sono disposti a rischiare, è per questo che le danno la caccia”.
“Detto in termini prettamente drammatici, non vi è molto conflitto per tutta la prima metà del film, poiché Bella si sposa e parte per la luna di miele”, aggiunge la Rosenberg. “Ma poi resta incinta e a quel punto ci troviamo proprio alla metà del film. Si trova a dover scegliere tra portare avanti la gravidanza o l’aborto e le persone che la circondano sostenngono posizioni diverse. Per non parlare, poi, del fatto che Bella potrebbe morire ancor prima di riuscire a diventare un vampiro e della minaccia che la bambina rappresenta sia per il mondo esterno che per tregua dei Cullen con i licantropi. Questo porterà al primo scontro in tutta la serie tra il gruppo dei lupi e dei vampiri, considerati entrambi dal pubblico come eroi. Il pubblico si sente vicino ad ambedue le parti e quindi, stranamente, non ci sono i cattivi. Essi rappresentano soltanto le due parti di una questione complicata. Contemporaneamente l’eroina combatte per la sua vita… una vera corsa contro il tempo. Così, la seconda metà del film, densa di complicate minacce legate strettamente ai personaggi ai quali il pubblico è affezionato, va a compensare la mancanza di tensione nella prima metà del film”.
“Ciascuno di noi è davvero attento, affinché gli adattamenti cinematografici non tradiscano la natura stessa dei romanzi”, confessa Condon. “Era fondamentale per me, come lo è stato per tutte le persone coinvolte nel progetto. È stato fantastico vedere come Melanie Meyer andasse in giro a fare domande sui personaggi. È stato sorprendente avere a portata di mano l’autrice, che ci è tornata utile perché era in grado di valutare ogni cosa. Con lei accanto, il divertimento era assicurato e poi ha uno spiccato senso dell’umorismo, specialmente quando eravamo nel bel mezzo di una scena forte. È una donna estremamente spiritosa”.
Anche alla Meyer è piaciuta la collaborazione con il regista. “Lavorare con Bill è stato fantastico, ci si parla facilmente ed è anche molto aperto nei confronti del suo lavoro”, dice la Meyer. “Non ho mai lavorato con un regista che ti lasciasse vedere il montaggio preliminare delle scene, forse perché sapeva quanto fossero riuscite bene e ne era orgoglioso. Ha una dote innata nel saper tirare fuori la natura umana da una situazione fantastica, che è poi proprio quello che piace fare a me. Su questo, siamo perfettamente d’accordo. Quando Bella decide di morire, Edward ha una reazione tutta sua e Bill è riuscito a cogliere dei momenti davvero belli tra i due personaggi. Credo che il motivo per il quale la scena del parto sia così commovente è che Bill insiste sulla reazione umana alla perdita di una persona cara, piuttosto che sulla reazione umana al sangue. Bill ha davvero il tocco di un poeta. È stato poi anche divertente lavorare al momento delle nozze; ha avuto delle idee sulla musica veramente romantiche. Credo che il risultato sarà davvero bello”.
“Il talento di Bill non si discute, poiché è riuscito a far fare interpretazioni da Oscar a persone che non avevano mai recitato prima”, aggiunge Godfrey. “Ha aiutato i suoi attori a ricevere tante nomination e quindi si può affermare che è un grande regista e che ha anche vinto un Oscar per aver scritto una sceneggiatura. Conosce la storia, conosce la personalità dei personaggi e sa trovare, grazie al linguaggio filmico-visuale, il modo per rappresentarli. Kristen, Rob, Taylor e tutti gli attori coinvolti durante i film girati negli ultimi tre anni sono alla ricerca costante di quel qualcosa in più. È chiaro che vogliano far crescere il loro personaggio e crescere anche come attori, sicché l’aver coinvolto nel progetto delle due parti finali della saga una persona con una maturità e una sofisticatezza come Bill, non può che essere stata una benedizione per tutti loro. Possiede la capacità di articolare gli argomenti complicati presenti in Breaking Dawn. Questi ragazzi non sono mai stati sposati, non hanno mai aspettato un bambino, non hanno mai partorito ed era davvero importante che ci fosse qualcuno che sapesse guidarli”.
Condon era preoccupato di lavorare con i giovani protagonisti in questa storia con una forte componente femminile. “Il fatto che il personaggio principale fosse una donna, interpretata da Kristen Stewart, ha rappresentato una svolta per me. Ho apprezzato moltissimo Kristen, che ho visto recitare negli altri capitoli della saga e in un paio di altri film. Avere la possibilità di affiancarla in questo viaggio incredibile attraverso la lavorazione di questi due film è stata la motivazione principale per la quale ho partecipato a questo progetto”, commenta Condon.
“Grazie a dio c’era Bill Condon”, dice Kristen Stewart, che ha interpretato l’eroina Bella Swan in tutta la serie. “Ci vuole qualcuno che abbia il controllo sui dettagli, in modo che tu possa semplicemente perdere la testa e sentire quello che fai. Lavorare con registi diversi è un’esperienza unica, proprio come succede nelle amicizie che si incontrano nella propria vita. Quando rendono tanto, i bravi registi condividono le stesse qualità. Sto bene quando un regista mi mette a mio agio, quando ti fa sentire che nessun altra avrebbe potuto interpretare il tuo ruolo. Non c’è niente di sbagliato in tutto quello che può dire. Nel caso ideale, qualsiasi cosa dovrebbe essere stata spulciata a fondo e noi abbiamo avuto un periodo di prove abbastanza lungo, tale da permettere che ogni dettaglio fosse quello giusto”.
“Bill non è soltanto una persona carina da avere accanto, è un regista fantastico ed è stato un bene averlo in quest’ultima lavorazione, perché c’era davvero da preoccuparsi”, aggiunge La Stewart. “È un progetto ambizioso, ma è anche un’idea malsana essere coinvolti per così tanto tempo in un progetto, perché continui davvero ad immagazzinare energia fino a che non esploderà e allora puoi soltanto sperare di lavorare con persone che sapranno come prenderla”.
Rob Pattinson, che termina la saga nel ruolo del vampiro Edward Cullen è d’accordo. “Bill è straordinario. Ha un lavoro talmente difficile. È stato un periodo di lavorazione intenso, ma per tutto il tempo, lui ha mantenuto la calma, la gentilezza ed è stato proprio piacevole. Si tratta di un vero talento e tiene molto al progetto”. 
“Bill ha dovuto lavorare con una storia davvero diversa e molti, al suo posto, avrebbero potuto tirarsi indietro di fronte a essa, e invece lui ha abbracciato il progetto”, rivela Pattinson. “A lui piaceva l’aspetto horror, il che è un elemento piuttosto coraggioso da includere in una storia che è nota più che altro per il suo aspetto romantico. Infatti non vi era alcun motivo per enfatizzare gli aspetti già noti al pubblico, potendo così rendere tutto più appassionante e diverso. Lo apprezzo moltissimo per questo e per le sue idee grandiose a livello visivo. Ha avuto delle intuizioni geniali sul come girare alcune scene, non adatte, tuttavia, ad un pubblico di età inferiore ai 13 anni, che non sono troppo descrittive, ma con immagini forti che rimangono impresse”.
Tornando nel ruolo di Jacob Black, Taylor Lautner aggiunge, “Bill voleva concentrarsi principalmente sui personaggi e in Breaking Dawn ve ne sono talmente tanti, che avevamo assolutamente bisogno di qualcuno che fosse in grado di gestirli, il che non è affatto facile. La cosa incredibile è che man mano che i personaggi crescevano all’interno dei film, anche noi crescevamo. Recentemente ho visto delle immagini di Twilight e avevamo un aspetto così giovane. È incredibile. Io avevo sedici anni. È stata un’esperienza grandiosa, perché siamo cresciuti insieme negli ultimi tre o quattro anni”.
E aggiunge, “Tutti ci siamo affezionati a Bill e ci siamo divertiti tanto con lui. Bill è una persona incredibile. Non penso nemmeno di dover parlare del suo talento, perché è davvero sorprendente e lo ha dimostrato. È difficile entrare in sintonia nel modo in cui siamo riusciti a farlo con Bill e mi rendo conto che siamo stati fortunati ad averlo con noi per tutti e due i film. Sicuramente non avremmo ottenuto questo risultato senza di lui”.
I giovani attori hanno anche apprezzato l’aiuto da parte dell’autrice Stephenie Meyer. Launtner dice: “Non so come ringraziarla. Ha dato vita a questi personaggi a averla qui è stato eccezionale perché, diciamolo pure, la storia può confondere facilmente e, probabilmente, questo è uno dei film più complessi mai fatti nella storia del cinema. Stephenie ha sempre la risposta pronta e poi è una piccola mattacchiona. È molto spiritosa e tutti si sono affezionati a lei”.
“Avrei sperato che fosse presente tutti i giorni durante la lavorazione dei primi film”, afferma la Stewart. “Ho apprezzato moltissimo averla sul set. Quando si gira un film, tutto ruota intorno all’energia che c’è intorno a te. Anche se una battuta è ben scritta e tutti sanno esattamente come vogliono che tu la dica, se tutti non fanno sì che fino a quel momento ci sia letteralmente un accumulo di energia, puoi essere l’attore più bravo del mondo, ma il risultato sarà deludente. Sul set, Stephenie riusciva realmente a motivarci e ad ispirarci. Non che non sia stata la stessa cosa con Bill o con il resto del cast, ma con l’autrice è proprio un’altra cosa. Lei ha letteralmente partorito tutto questo e tu vuoi semplicemente che possa essere orgogliosa”.
La Stewart continua, “Stephenie è sempre disponibile a parlare con me di tutto. A volte ti trovi a ripetere in continuazione cose che già sai, semplicemente per il fatto che due esseri umani che condividono una stessa idea, sprigionano letteralmente energia. Se non provi questo, tornerai a casa piangendo, perché hai rovinato la scena. Anche se dovesse funzionare nel film, non l’hai vissuta veramente. Con Stephenie al tuo fianco, riesci a vivertela ogni volta”.
“Stephenie sa sempre meglio di chiunque altro cosa sta succedendo. Per esempio, quando durante il parto pensavamo tutti che stessi masticando la placenta della bambina, lei mi ha spiegato che non era altro che una protezione fatta di un materiale nero. Okay, devo solo masticare quella roba nera, e io ho immaginato che fosse del formaggio fresco cremoso un po’solidificato”, dice divertito Pattinson. “I fan dovranno fare i conti con un film molto più cupo rispetto a tutti gli altri episodi messi insieme. Un film alquanto inquietante, ma anche molto realistico. Speriamo di aver trasformato un mondo poco realistico in qualcosa con cui la gente comune, che non ha mai messo al mondo una bambina vampiro, possa comunque entrare in relazione”. 
La Meyer è anche preoccupata per le aspettative dei fan, specialmente per ciò che riguarda il matrimonio del secolo. “Spero che con la Parte I, i fan riescano a vivere un matrimonio da favola che rispetti la loro idea di romanticismo. Spero che riescano davvero a vedere il legame romantico tra Edward e Bella così come vorrebbero che fosse, che Bella è riuscita a maturare nel modo giusto e che si merita di essere felice. Sarebbe proprio una bella sensazione da provare”.

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