Cambiare L'Acqua ai Fiori

Cambiare L'Acqua ai Fiori, il caso editoriale che parla di morte e rinascita


'Cambiare L'Acqua ai Fiori' è il romanzo di Valérie Perrin che sta scalando tutte le classifiche, diventando un vero e proprio caso editoriale. Proviamo a spiegarvi perché questo successo è più che meritato

di / 28.09.2020
Cambiare L'Acqua ai Fiori

Cambiare L'Acqua ai Fiori è il romanzo edito Edizioni E/O e uscito quasi in sordina nell'estate del 2019 firmato da Valérie Perrin, vincitore del Prix Maison De La Presse , guidato dallo scrittore Michel Bussi. Un romanzo che nelle ultime settimane ha visto un successo improvviso e inaspettato, che lo ha fatto balzare in testa alle classifiche dei libri più letti e più venduti. Un romanzo per cui non sembra inadatto utilizzare il termine di caso editoriale, che si è formato soprattutto grazie alla passaparola, il cui potere è stato in qualche modo amplificato dal periodo di quarantena, quando molti lettori si sono affidati a consigli di librai e amici per scovare un romanzo da leggere in questo periodo tanto strano e privo di punti di riferimento. Oggi è raro andare in una libreria e non vedere il libro della Perrin in bella mostra, con la sua copertina dai toni un po' cupi, accesi però dall'accento di una sfumatura di rosa che sembra quasi una strizzata d'occhio al lettore. In occasione del Festival Insieme che avrà luogo a Roma nel primo week-end di Ottobre e che ospiterà la scrittrice e sceneggiatrice abbiamo letto Cambiare l'Acqua ai Fiori e ce ne siamo innamorati.

 Cambiare L'Acqua ai Fiori
Cambiare L'Acqua ai Fiori

Cambiare L'Acqua Ai Fiori, la trama

Violette Toussaint vive in un piccolo paese della Borgogna, in Francia, dove lavora come guardiana del cimitero. Un'occupazione che sembra in qualche modo scritta nel nome della donna. Toussaint infatti, in francese si traduce come Ognissanti. Ed è oltretutto il giorno in cui, in Francia, si va tradizionalmente al cimitero per rendere omaggio ai propri defunti: è l'equivalente, insomma, di quello che per noi è il Giorno dei Morti, il 2 Novembre. Questa specifica sul nome della protagonista è essenziale anche solo per sottolineare come Valérie Perrin abbia studiato alla perfezione il suo romanzo sin dai nomi dei suoi protagonisti. 

Perché Cambiare L'Acqua Ai Fiori è un romanzo dove niente viene lasciato al caso, sebbene tutto sembri ruotare intorno a uno strano senso di coincidenza e predestinazione. Violette vive nella sua casa ai margini del cimitero, nascondendo i suoi abiti colorati (i vestiti estate) sotto cappotti scuri (gli abiti inverno), per non mancare di rispetto a coloro che arrivano alla sua porta cercando un po' di sostegno e comprensione. E mentre Violette si occupa di queste persone dal cuore spezzato e gli occhi che traboccano di lacrime, raccontando di funerali e abitudini, dentro di sé rivive la sua vita. La sua infanzia passata tra le case famiglia, l'amore per Philippe e tutto ciò che ne è conseguito.

La sua routine, che Violette indossa come una specie di armatura per non essere ferita di nuovo, viene però interrotta quando un misterioso uomo bussa alla sua porta e dice di essere venuto fin da Marsiglia per spargere le ceneri di sua madre sulla tomba di uno sconosciuto. Per Violette, così, inizia una sorta di caccia al tesoro, dove il premio non è solo la storia di due amanti, ma anche la possibilità di rimettere in piedi e di capire che il primo cuore spezzato da curare è proprio il suo.

Un universo nel microcosmo di un cimitero

È molto difficile, per non dire quasi impossibile, cercare di racchiudere tutto ciò che è Cambiare l'Acqua ai Fiori nelle poche righe necessarie a compilare una recensione. Il romanzo della Perrin è un romanzo che abbraccia tutto: l'innominabile e le giornate estive, il dolore atavico, ma anche il riflesso blu del Mediterraneo. È un romanzo che sembra ruotare solamente intorno alla sua protagonista, mostrandoci una donna alle prese con la sua quotidianità che dispensa consigli a chi le sta intorno e, di fatto, a chi legge. Ma ecco che la scrittrice pone il primo colpo di scena, il primo elemento di disturbo a cambiare le proverbiali carte in gioco. 

L'arrivo di uno sconosciuto e della storia che porta con sé, l'arrivo di un vento primaverile davanti a un cuore che si era già preparato a un inverno perenne. Eppure anche questa affermazione non basta, perché si rischierebbe di pensare che Cambiare l'Acqua ai Fiori sia solo una storia d'amore. Le pagine del romanzo traboccano in effetti d'amore, di qualsiasi tipo di amore. Anche di quello che fa male, di quello che umilia e che distrugge, di quello a cui ci si aggrappa per paura di rimanere soli coi guantoni altri contro gli scherzi della vita e del destino. È l'amore che sorge quando due persone simili si incontrano per caso e decidono di rimanere amiche per sempre: l'amore di una madre per i suoi figli, l'amore per una bella giornata di sole o per un orto che cresce rigoglioso, dandoci la speranza che possa accadere la stessa cosa con il nostro bisogno di felicità.

Tra le ombre degli alberi sui viali del cimitero Valérie Perrin ha dipinto un microcosmo, un piccolo universo descritto dalla protagonista e che sulla protagonista ha lasciato il segno: le persone che la cercano, le persone che l'hanno abbandonata, quelle che ancora si muovono nella sua mente come fantasmi. Sono tutti elementi che concorrono a creare un piccolo universo magico eppure profondamente reale e sentito, con il quale il lettore può facilmente entrare in empatia.

Un giallo nascosto sotto le sfumature del rosa

Ed ecco che, ancora una volta, quando il lettore pensa di aver capito con precisione cos'è il romanzo che stringe tra le mani, l'autrice cambia di nuovo rotta e di colpo ci si trova davanti ad una storia che somiglia a un giallo: un mistero da risolvere, una ferita da lasciar cicatrizzare. Rimaniamo sul vago per non correre il rischio di fare spoiler ed essere così sicuri che il lettore possa avere l'esperienza migliore nel leggere il romanzo, lasciandosi sorprendere come siamo rimasti sorpresi noi.

Ed ecco che il vero segreto di Cambiare l'Acqua ai Fiori - il motivo per cui è così meritatamente in cima alle classifiche - non è tanto per lo stile sobrio ed elegante della scrittrice, né per l'ambientazione della Borgogna o per l'arrivo di un uomo alto dagli occhi scuri che porta con sé una storia d'amore. Il vero punto focale del romanzo - e forse anche il motivo per cui è andato così bene proprio durante il periodo del covid - è la sua capacità di sorprendere e di farlo mentre parla di un argomento che sembra ancora fortemente veicolato dall'idea di tabù: la morte. E la Perrin parla di questo argomento senza ricorrere a facili ricatti emotivi o stupidi luoghi comuni. Lo fa con la quotidianità di chi arriva a cambiare, appunto, l'acqua ai fiori, di chi prende un té caldo per cercare di frenare le lacrime. Lo fa attraverso il silenzio di chi non riesce ad accettare ciò che invece è inevitabile, con le ondate di dolore che non vanno mai veramente via, ma che tornano a galla come le onde del Mediterraneo visto apparire da una curva che porta a Marsiglia. 

E in mezzo a questo c'è il ritmo incalzante tipico di un giallo o di un thriller: quel ritmo che ti invoglia e quasi ti obbliga a voltare pagina, a rimanere alzato fino a tardi per cercare di mettere insieme i pezzi di un puzzle dove si muovono personaggi che sono tutti avvolti nella loro tragicità, nell'incomprensione e nella difficoltà a comunicare (altro grande tema del romanzo). Tutti questi elementi riescono a stare in armonia perfetta l'uno con l'altro, creando un affresco che si dispiega davanti gli occhi del lettore come una vera e propria opera d'arte.