Tim Burton a Roma per Miss Peregrine: Vivere a pieno il presente la cosa più difficile

Tim Burton Miss Peregrine

Si è tenuta a Roma la conferenza stampa di presentazione di 'Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali', alla presenza del regista californiano Tim Burton, che ci ha raccontato cosa lo abbia spinto a scegliere questa storia e a decidere di raccontarla.

Tim Burton a Roma per Miss Peregrine: Vivere a pieno il presente la cosa più difficile

In una Roma nascosta sotto un velo carico di nuvole che promettevano pioggia, mentre la città già si vestiva a festa per le imminenti festività natalizie, si è svolta la conferenza stampa di presentazione di Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali, in presenza del regista Tim Burton che decide di prendere il libro di Ransom Riggs La casa per bambini speciali di Miss Peregrine e portarlo al cinema, per aggiungere un tassello alla sua sempre più infinita galleria di personaggi borderline, di bambini alle prese con un'adolescenza vissuta ai margini di una normalità che il regista di Burbank ha sempre visto con un occhio di affettuoso e cinico scherno. La storia del film è quella di Jake (Asa Butterfield), ragazzo solitario e timido, che, alla morte improvvisa del nonno, decide di ripercorrerne i passi, inciampando in un "anello temporale" dove trova la casa in cui Miss Peregrine (Eva Green) tiene al sicuro bambino con poteri e capacità particolari, proteggendoli dalle minacce del mondo esterno e dal temibile signor Barron (Samuel L. Jackson). Una storia, che ponendo al centro dei ragazzi "fuori posto" e "strani" non avrebbe potuto non irretire Tim Burton che ha dichiarato di essere stato affascinato già solo dal titolo, da quel peculiar che lo guardava dalla copertina del romanzo di Riggs.

In seguito, però, il padre di Edward Mani di Forbice ha voluto sottolineare anche tutti gli altri motivi che lo hanno spinto a prendere in mano questa storia e a renderla un tassello di quella filosofia e di quella filmografia ormai totalmente ed esclusivamente riconducibili alla sua persona. "Mi sono sentito molto vicino al personaggio di Jake," ha spiegato, con i suoi capelli arruffati e i calzini che sembravano essere usciti direttamente dall'armadio di Jack Skeletron di The Nightmare before Christmas. "Jake è un adolescente che si sente fuori posto, che si sente strano, e questo era qualcosa a cui potevo relazionarmi". Il regista, inoltre, ha ricordato come egli, a sua volta, abbia scritto qualcosa su dei bambini speciali, la piccola raccolta dal titolo Morte del bambino ostrica, sebbene abbia tenuto a specificare come le due cose siano simili solo concettualmente. Continuando a spiegare i motivi che lo hanno spinto a scegliere questa storia, Tim Burton ha parlato anche di un altro aspetto che non avrebbe di certo sfigurato tra le pagine de La Camera Chiara di Roland Barthes, vale a dire l'importanza che, nel libro, hanno le fotografie: "Quando ero ragazzo collezionavo anche io delle fotografie. Il fatto è che le fotografie sono in grado di raccontarti molte storie, ma non ti raccontano mai tutto. Conservano un tocco di mistero ed è compito dell'immaginazione cercare di portare a termine quelle storie".

Non è difficile immaginare Tim Burton, ragazzino, con i capelli ancora più scompigliati di oggi, i grandi occhi spalancati su storie che non ha mai smesso di inseguire e il bisogno di trovare il proprio posto in un mondo che, a guardarlo dalla finestra, era un universo in cui non si riconosceva mai del tutto. Anche il regista, come lui stesso ammette, è stato una variante dei bambini speciali del suo film: "Sono nato in un contesto sociale dove si era soliti riunire le persone per categorie. Io sono stato fortunato, perché ho avuto una nonna che ha sempre appoggiato la mia peculiarità. Poi ho avuto un insegnante - uno solo! - d'arte che mi ha spinto ad essere solo me stesso, a proteggere la mia peculiarità e ad essere speciale. Ed io penso che davvero basti avere una o due persone che credono veramente in te. E' raro, ma alla fine se troviamo quelle persone che hanno fiducia in noi, allora abbiamo trovato qualcosa di importante".

Passando a dettagli più "concreti" della sua ultima fatica, che arriverà al cinema, con più di 300 copie a partire dal 15 Dicembre, Tim Burton ha parlato anche delle ragioni che lo hanno spinto a parlare della scelta di Eva Green nei panni di Miss Peregrine, abbassando di molto l'età anagrafica della protagonista del libro. Con un sorriso Tim Burton ha detto che a tutti sarebbe piaciuto avere un'insegnante come Eva Green, con la quale il regista aveva già collaborato in Dark Shadows. " Eva racchiude tutto quello che io ho trovato nella Miss Peregrine del libro: è forte, divertente, emotiva, strana e, a guardarla, sembra davvero essere in grado di trasformarsi in un uccello. Non ho avuto bisogno di guardare altre attrici, lei è stata la mia prima scelta; Eva ha il dono, come altri pochi attori, di sembrare una vera e propria attrice del cinema muto". Così Eva Green è diventata Miss Peregrine, una figura che a Tim Burton ha ricordato una sua vecchia insegnante di quando era bambino, bella e divertente, l'unica che i bambini, pestiferi quanto quelli di Miss Peregrine, ascoltavano. Per quel che riguarda, invece, la colonna sonora, Miss Peregrine - la casa del ragazzi speciali è il terzo progetto di Tim Burton, dopo Ed Wood e Sweeney Todd (quest'ultimo per chiari motivi di genere e di paternità dell'opera di Stephen Sondheim), a fare a meno delle musiche di Danny Elfman. A tal proposito il regista di Burbank ha spiegato: "Era occupato, o forse abbiamo discusso. Noi siamo come una vecchia coppia: a volte litighiamo, ma poi torniamo sempre sui nostri passi. Lui è uno dei miei storici collaboratori e uno dei miei più intimi amici. Lavoreremo di nuovo insieme, tranquilli. Forse aveva bisogno di prendersi una pausa, una vacanza dal sottoscritto. Sapete, i musicisti tendono ad essere molto melodrammatici".

La conferenza stampa si chiude con la domanda, canonica, che riguarda i prossimi progetti del regista, progetti che potrebbero includere sia il sequel di Beetlejuice sia Dumbo. Per quanto riguarda il primo, con un sorriso e un tocco di sincera incredulità, Burton ha spiegato: "Adoro il personaggio di Beetlejuice; era un film talmente strano che ancora oggi non capisco perché abbia avuto tanto successo. Ora penso che sarà sarà e non posso fare previsioni perché non si avverano. Il miglior film che non ho mai fatto, comunque, è Superman con Nicholas Cage, lo avreste adorato". Ad ogni modo, Tim Burton non si sbilancia sui progetti futuri: "Ho imparato a non parlare dei miei prossimi progetti. E' successo che ho parlato antitempo di due progetti e poi non sono andati in porto. Quindi adesso non parlo più: conoscerete il mio prossimo film quando lo starò già girando". Una filosofia, questa, che sposa anche quella portata avanti dal personaggio di Eva Green all'interno del film, quando spiega che lei e i suoi bambini non si preoccupano del futuro, ma solo di vivere nel "buon, vecchio presente". Infatti Tim Burton ha sottolineato: "I ragazzi nel film sentono di non appartenere al presente mentre Eva dice di cercare di vivere nel presente il più possibile. Io ho problemi in questo ma cerco di farlo, che è una cosa difficile e al tempo stesso interessante."

Nel player qui sotto potete trovare un breve videoreportage relativo alla première del 5 dicembre con Tim Burton, presso l'Auditorium della Conciliazione di Roma.

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