17 anni (e come uscirne vivi), Recensione

L'adolescenza è difficile per tutti, in particolar modo per la diciassettenne Nadine, di cui seguiamo le tragicomiche avventure in un'opera prima, con Hailee Steinfeld e un grande Woody Harrelson

Edge of seventeen, uno dei brani più noti della cantautrice Stevie Nicks, deriva il titolo da un gioco di parole con l'espressione "age of seventeen", ed è quindi una perfetta definizione per la protagonista del film, da noi tradotto con 17 anni (e come uscirne vivi).

La protagonista della storia è l'adolescente Nadine Franklin (Hailee Steinfeld, candidata al Golden Globe per questo ruolo), che da sempre combatte con la sensazione di sentirsi isolata e incompresa: dopo la prematura e improvvisa morte di suo padre, le restano una madre che non riesce a comprenderla e un fratello maggiore che sembra avere tutto ciò che a lei manca; l'unica ancora per Nadine è la sua migliore amica Krista, ma quando si sente tradita e delusa anche da lei, la situazione comincia a precipitare.

17 anni rientra in quel genere che gli americani definiscono dramedy, vale a dire una via di mezzo tra commedia e dramma che in questo caso è soprattutto un racconto di formazione: il difficile periodo dell'adolescenza e tutto ciò che essa comporta, tra turbamenti sentimentali, crescita e ridefinizione di se stessi, e reazioni melodrammatiche alle situazioni in apparenza più semplici.

Il film segna il debutto alla regia dell'americana Kelly Fremon Craig (all'attivo la sceneggiatura della commedia Laureata…e adesso? con Alexis Bledel) che si ispira alle teen-comedies anni '80 di John Hughes, ad Alexander Payne (il cui Election si svolgeva anch'esso in larga parte in un liceo), e, in letteratura, allo stile dolceamaro di Nick Hornby o David Sedaris. Quest'opera prima infatti si prefigge l'obiettivo, apprezzabile, di catturare ed esporre un'età e una generazione con uno stile e un tono più crudo e complesso rispetto a tante commedie più zuccherose e farsesche di ambientazione scolastica.

Mantenendo sempre al centro il personaggio di Nadine, la storia si compone di un numero di personaggi e situazioni che le ruotano intorno, mescolando temi seri e drammatici (la morte di un genitore) a quelli più leggeri (la scelta dell'abbigliamento per un primo appuntamento): così facendo, il film perde l'equilibrio in certi momenti, non riuscendo a tenere insieme tutte le sottotrame al suo interno, indeciso su dove concentrare l'attenzione; forse per ragioni di tempo, la narrazione finisce per sacrificare un po' certi spunti, che avrebbero trovato più senso magari in una lunga serialità, e che qui risultano invece lasciati in sospeso o poco approfonditi.

Stesso discorso per gli attori: giusta la scelta della protagonista, l'attrice e cantante Hailee Steinfeld, (scoperta giovanissima grazie a Il grinta dei fratelli Coen, più di recente entrata nella saga di Pitch perfect) che porta freschezza e ironia al personaggio, ed è affiancata da una serie di giovani promettenti, come Hayden Szeto, Haley Lu Richardson (adesso al cinema anche in Split) tra gli altri; un po' sprecata invece Kyra Sedgwick nei panni della mamma, mentre uno dei ruoli più belli è affidato a Woody Harrelson, che dà volto e corpo al professor Bruner.

17 anni (e come uscirne vivi) è una variazione sulla commedia adolescenziale di ambientazione scolastica, che mette troppa carne al fuoco mancando però di quel tocco in più che contraddistingue alcuni cult del genere; rimangono l'affetto per i personaggi e il messaggio di speranza e ottimismo per ricordare che tutto passa, anche l'adolescenza.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10

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