1917, recensione film di Sam Mendes

Sam Mendes ci porta in Francia durante la prima guerra mondiale, con un film tecnicamente ambizioso e già pluripremiato.
1917, recensione film di Sam Mendes

Nel 1917, in piena prima guerra mondiale, le vite di migliaia di soldati dell'esercito britannico, che in quel momento si trovano nel nord della Francia, sono minacciate da un imminente attacco progettato dalle truppe tedesche: così due giovani soldati, Tom Blake (Dean-Charles Chapman) e Will Schofield (George MacKay) vengono scelti per il rischioso compito di attraversare il territorio nemico per portare un messaggio che riesca a fermare in tempo il battaglione di cui fa parte anche il fratello di Tom.

Inizia così 1917, ultimo film di Sam Mendes, che lo vede per la prima volta nelle vesti anche di sceneggiatore (insieme a Krysty Wilson-Cairns), e nuovamente regista di un film bellico, dopo aver affrontato la guerra del Golfo in Jarhead (2005).

1917 arriva in Italia dopo aver già conquistato numerosi premi, compreso Miglior film e regia ai Golden Globe, ed è già in pole position per gli Oscar con nove candidature, per un'opera che ha più di un motivo di interesse: un autore di successo, un cast ricco di nomi prestigiosi, un'imponente ricostruzione storica, e la scelta di utilizzare la tecnica del piano sequenza.

Una decisione potenzialmente rischiosa, che poteva risultare forzata o soffocare la trama diventando un esercizio di stile, e invece ottiene l'effetto di immergere lo spettatore nella storia, dando così l'impressione di essere davvero al fianco dei personaggi. Seguendo quella che è la corsa contro il tempo dei protagonisti, la suspense si mantiene alta anche nei momenti di silenzio, senza dialoghi, in cui li vediamo muoversi di spalle, fra trincee, carcasse, nascondigli di fortuna, boschi, tutte le location messe in scena con grande cura.

Quello che fa il film è raccontare la Storia principalmente attraverso gli occhi dei giovani soldati impegnati al fronte, mostrando i legami che si vengono a creare nelle persone unite da circostanze più grandi di loro, in una lotta per la sopravvivenza fatta di piccoli e grandi eroismi, l'alternarsi di speranza e paura, la nostalgia per la vita di prima, e in definitiva l'incomprensione nei confronti di questa guerra che ci si ritrova a dover combattere. Le immagini sono crude in certi momenti, ma mai gratuitamente cruente, prediligendo uno stile sobrio che punta soprattutto sull'aspetto umano della vicenda, e questo grazie anche agli attori: oltre ai bravi emergenti McKay (era uno dei figli di Viggo Mortensen in Captain Fantastic) e Chapman (che molti riconosceranno per il ruolo di Tommen in Game of Thrones), il film schiera nel cast una serie di attori famosi che, magari solo per pochi secondi, lasciano comunque il segno, tra cui Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Richard Madden e Andrew Scott.

Mendes realizza così un film avvincente, che a un'ottima resa dal punto di vista tecnico (citiamo anche la colonna sonora dell'esperto Thomas Newman, che in alcuni momenti diventa quasi un personaggio del film) unisce anche l'emozione.

Valutazione di Matilde Capozio: 8 su 10
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