Alice attraverso lo specchio

Alice attraverso lo specchio, la recensione


'Alice attraverso lo specchio' è un sequel che funziona molto bene, con degli ingranaggi narrativi che lo rendono superiore al capitolo precedente. Questo grazie anche, e soprattutto, all'introduzione del personaggio di Tempo, interpretato da un sorprendente Sacha Baron Cohen.

di / 30.05.2016
Alice attraverso lo specchio

Se siete tra coloro abituati a pensare a sei cose impossibili prima di colazione, probabilmente vi sarete già posti degli interrogativi riguardo l'utilità di un sequel di Alice in Wonderland, pellicola del 2010 firmata da Tim Burton che non aveva affatto incontrato il favore della critica. Nonostante questo, tuttavia, gli incassi al botteghino erano stati tali da lasciare presagire che, prima o poi, qualcuno avrebbe cercato di riproporre il successo, specie in questo periodo in cui i live action di casa Disney, di cui Alice fu il capostipite, vanno tanto di moda. Al cinema, allora, arriva Alice attraverso lo specchio, con Burton in veste solo di produttore e la regia affidata a James Bobin.

Alice (Mia Wasikowska) torna a casa, come capitano di ventura, per scoprire che la sua vita sta per cambiare per via di un accordo che sua madre ha fatto con il suo ex quasi-promesso-sposo. La ragazza, tornata dalla Cina con un'anima ancora più assetata di avventure di quanto già non fosse, si trova così costretta a dover decidere tra il perdere la casa e il perdere la nave che la collega non solo al suo bisogno di evasione, ma anche al ricordo del padre. All'improvviso, però, il brucaliffo (il compianto Alan Rickman) appare per chiedere aiuto ad Alice. Nel paese delle meraviglie, la regina bianca (Anne Hathaway) e tutti gli altri sono preoccupati per il Cappellaio Matto (Johnny Depp). L'artista, infatti, ha ritrovato un vecchio souvenir del suo passato che lo ha convinto che la sua famiglia, creduta morta in seguito all'attacco del Ciciarampa, sia in realtà viva. Alice, allora, dovrà chiedere aiuto al Tempo (Sacha Baron Cohen), per poter cambiare le carte in tavola e ridare vita all'amico che sembra essere a un passo dall'annientamento. Nella sua missione Alice potrà imparare cose nuove non solo su se stessa, ma anche sulle persone che la circondano, non da ultima la temibile Regina di Cuori (Helena Bonham Carter).

I fan più fedele e leali all'opera di Lewiss Carroll probabilmente storceranno il naso davanti a questa ennesima rivisitazione cinematografica dell'opera carrolliana, di cui non rimane altro che il nome della protagonista e di alcuni personaggi secondari, e l'idea che Alice attraversi uno specchio per ritrovarsi (di nuovo!) in un mondo che sfida l'impossibile e lo riscrive a proprio piacimento. La trama della pellicola, infatti, non ha niente a che fare con le sue radici letterarie, decidendo piuttosto di puntare a una realizzazione che sembra solo liberamente ispirata. Il risultato, comunque, è una pellicola molto piacevole, molto più coesa rispetto al film precedente, che sembrava incentrarsi più su piccoli siparietti in cui Alice incontrava nuovi personaggi, cambiandosi d'abito. Il film, che rimane comunque ancorato molto alla normalità, specie se si tiene conto dell'eccentricità del corrispettivo letterario.

Lo spettatore si trova davanti ad uno spettacolo estatico per gli occhi, con scenari e sfondi che sembrano essere nati dalla mente più visionaria che si possa immaginere, con l'oceano del tempo che si alza in onde giganti o con villaggi che sembrano quasi essere usciti da racconti degni di Bram Stoker. Colori vividi e ambientazioni cangianti, che strizzano l'occhio anche a cult del mondo videoludico (il castello di Tempo è chiaramente un omaggio alla Fortezza Oscura della saga di Kingdom Hearts), sono senza dubbio il punto di forza di questo film. Ma il vero altro catalizzatore dell'attenzione spettatoriale è senz'altro dato dal personaggio di Tempo, interpretato da un Sacha Baron Cohen barricato dietro lenti cerulee che ne enfatizzano lo sguardo, portandolo al di fuori di qualsiasi dimensione reale. Tempo è cinico e egoista, ma anche stranamente dolce e altruista, in un ritratto paradossale che forse è il carattere più surreale del film. Il vero fulcro della narrazione, tuttavia, è l'amicizia che lega Alice a il Cappellaio, un Johnny Depp che non si risparmia nessun lato. Dalla dolcezza alla commozione, passando anche per una veloce versione dark che fa pensare al suo Sweeney Todd. Grazie a tutti questi elementi, le due ore di visione volano via che è un vero piacere.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10