Anche Io - She Said
Anche Io - She Said

Anche Io - She Said, recensione del film sullo scandalo Weinstein


Anche Io - She Said è il film che ricostruisce il lavoro delle giornaliste del New York Times, Jodi Kantor e Megan Twohey, che portarono alla luce lo scandalo delle molestie a Hollywood e determinarono la caduta del produttore Harvey Weinstein.
Voto: 7/10

Il 5 ottobre 2017 il New York Times pubblicò un articolo destinato a scuotere in una maniera senza precedenti l'industria hollywoodiana e non solo, svelando il modus operandi di Harvey Weinstein, uno dei più noti e affermati produttori cinematografici, accusato di molestie e violenza sessuale da un gran numero di donne, dalle sue impiegate ad alcune famosissime attrici, spinte poi al silenzio in cambio di una somma di denaro ma molto spesso anche da paura e vergogna.

Le due giornaliste che firmarono l'editoriale, Jodi Kantor e Megan Twohey (nella trasposizione cinematografica interpretate rispettivamente da Zoe Kazan e Carey Mulligan), che avrebbero poi ricevuto il Premio Pulitzer nel 2018, hanno ricostruito la loro indagine anche in un libro, in arrivo da noi questo mese. 

Anche io-She said, diretto dalla tedesca Maria Schrader (reduce dall'originale commedia romantica I'm your man), è un perfetto esempio di film sul giornalismo d'inchiesta, in cui coraggiosi, tenaci e pazienti reporter si impegnano per scoperchiare verità scomode messe a tacere a lungo, spesso con la complicità di un sistema che ha protetto i suoi colpevoli.

L'articolo del NYT (seguito pochi giorni dopo da quello di Ronan Farrow per il New Yorker) farà da apripista, come sappiamo, a un terremoto culturale e sociale che andrà a scavare a fondo nelle dinamiche tra uomini e donne, dai rapporti di potere nei luoghi di lavoro alla violenza, fisica ma anche verbale, che permea scambi e interazioni quotidiane, con la nascita di quel movimento MeToo evocato dal titolo italiano del film ma che, all'epoca dei fatti raccontati sullo schermo, era forse impossibile anche solo immaginare.

Qui infatti ci si concentra sul prima, andando a mostrare il lavoro minuzioso svolto dalle giornaliste nell'arco di molti mesi, in cui si raccolgono indizi e prove, rintracciando indirizzi e numeri di telefono, macinando chilometri in macchina o voli intercontinentali pur di andare a inseguire quelle testimonianze preziose, tra mille difficoltà: le rivelazioni scottanti, infatti, non consistono solo in un freddo elenco di nomi, cifre e date ma si tratta di racconti che portano in sé l'eco mai svanito di esperienze fortemente traumatiche da un punto di vista psicologico ed emotivo.

Nel film vengono naturalmente citati alcuni grandi nomi di Hollywood, e a dare forza al progetto alcune delle vere attrici che sono state vittime di molestie, hanno accettato di partecipare nel ruolo di se stesse, a partire da Ashley Judd, che fu una delle prime a parlare pubblicamente, e Gwyneth Paltrow che compare con un "cameo telefonico". La struttura della storia, poi, offre ruoli piccoli nella durata ma essenziali al racconto ad alcune attrici, in scena anche solo per pochi minuti ma a cui sono affidati dialoghi che sintetizzano le storie dei loro personaggi, come nel caso delle britanniche Samantha Morton e Jennifer Ehle.

La trama offre poi anche qualche scorcio nel privato delle protagoniste, la loro abilità nel bilanciare il tempo e le energie da dedicare all'inchiesta, con lo squillo del telefono che non lascia respiro neanche la notte, e una vita familiare che presenta anch'essa le sue sfide: la depressione post-partum per Megan dopo la nascita della sua prima bambina, o le domande dolorosamente difficili da parte di sua figlia a cui Jodi si trova a dover rispondere, che non fanno altro che dare un'ulteriore spinta e motivazione a portare avanti il lavoro che si sta svolgendo. 

Il risultato è quindi un film dall'impianto solido, asciutto e dettagliato, che va a coniugare l'informazione con l'intrattenimento cinematografico, basato su un'esposizione dei fatti e su interpretazioni partecipi ma misurate, dal messaggio chiaro ed efficace.

Si tratta, inoltre, anche di una storia che omaggia e ricorda il valore del giornalismo, che magari non sarà più quello della carta stampata, ma il film evidenzia tutta la fatica, il rischio, il peso e le implicazioni che si un apparentemente semplice clic racchiude in sè.

Anche io-She said ripercorre così una vicenda di cui, negli ultimi anni, si è naturalmente detto, scritto, letto e ascoltato abbondantemente, mostrando e celebrando anche il lavoro che si svolge dietro le quinte, per mano di coloro i cui nomi, a volte, passano in secondo piano.

Valutazione di Matilde Capozio: 7 su 10