Anomalisa, la recensione

Cinico e spietato, Anomalisa gioca soprattutto sulla magia della parola, e si fa forte di una sceneggiatura intelligentissima e divertente, che presenta un buon ritmo.
Anomalisa, la recensione

Nel 2012 Charlie Kaufman - che i più probabilmente conoscevano per la sua collaborazione con Michel Gondry - avviò su Kickstarter una campagna di raccolti fondi per la realizzazione di un suo progetto, Anomalisa. Kaufman non si metteva dietro la macchina da presa dal 2008, dal medriocre Synecdoche New Yorkpellicola che dovette pagare anche il prezzo di una distribuzione disastrosa. Da allora sembrava che Hollywood avesse chiuso con questo autore visionario, tant'è che Kaufman decise appunto di raccogliere fondi per conto proprio e aggirare così il sistema di studios e produttori. A tre anni di distanza arriva così Anomalisa, pellicola realizzata con Duke Johnson e presenata in concorso alla 72a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove ha vinto il gran premio della giuria.

La storia è quella di uno scrittore, Michael Stone (Tom Noonan) diventato famoso per aver pubblico un libro su come ottimizzare il servizio clienti, con il titolo Help me to help you. Giunto a Cincinnati per tenere un convegno sulle sue teorie, l'uomo si rende conto di non avere più alcun contatto fisico e/o emotivo con le persone che ha intorno: cerca così una vecchia fiamma, abbandonata forse troppo presto, per cercare di risolvere il suo problema di solitudine. Le cose, però, non vanno affatto come previsto, e l'uomo si trova di nuovo solo, in un mondo dove tutti hanno la stessa voce, la sua. Finchè, all'improvviso, una voce melodiosa comincia a canticchiare. E' Lisa (Jennifer Jason Leigh), una donna che si sente bruttina e che non fa che parlare. E per Michael va più che bene, perchè per la prima volta sente una voce diversa, nuova, che lo fa sentire di nuovo vivo.

Quante volte, nella quotidianità della vita, ci siamo sentiti ripetere la leggende dall'anima gemella? Quell'altra metà della mela creata appositamente per noi? Abbiamo sentito parlare di farfalle nello stomaco, di colpo di fulmine e anche, e soprattutto, di una voce da riconoscere in mezzo al frastuono dell'esistenza. Ed Anomalisa parte proprio da questo: un uomo e una donna si incontrano, una voce cristallina che azzittisce il resto del mondo e che rimane alta, come la proverbiale stella polare per marinai sperduti. Partendo da questo assioma banale e geniale al tempo stesso, i due registi descrivono una storia d'amore improvvisa e completa, che nasce e si sviluppa tra le pieghe di una notte rubata, strizzando l'occhio persino al Lost in Translation di Sofia Coppola. L'animazione in Stop-Motion, lungi dall'allontanare lo spettatore, permette invece un'immersione più totale, che forse non sarebbe stata possibile se davanti alla macchina da presa ci fossero stati veri attori in carne ed ossa. Il pubblico, dunque, si trova a sequire questa storia di solitudine e ritrovamento, con un interesse genuino e un sorriso ballerino sulle labbra. Kaufman non rinuncia alle sue avventure nel surreale, inserendo inserti che fanno pensare al suo cinema scritto; immagini grottesche, situazioni al limite della farsa, scivoloni quasi nell'horror. Ma il vero punto di forza di Anomalisa sta nella sua visione generale: non più zucchero e miele, non il vissero per sempre felici e contenti, ma una continua ed estenuante ricerca di quella sensazione corporea di esserci, di esistere al di la di se stessi. Cinico e spietato, Anomalisa gioca soprattutto sulla magia della parola, e si fa forte di una sceneggiatura intelligentissima e divertente, che presenta un buon ritmo. Vi sfidiamo, dopo la visione, a non uscire per strada canticchiando Girls Just want to have fun.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10
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