Aspromonte - La terra degli ultimi, la recensione

Tratto dall'opera letteraria di Pietro Criaco 'Via dall'Aspromonte', Aspromonte – La terra degli ultimi, è un film dai tratti western che racconta la voglia di riscatto di un popolo.

di / 14.11.2019
Aspromonte - La terra degli ultimi, la recensione

Africo, provincia di Reggio Calabria, 1960. In questo paesino arroccato nell'Aspromonte una donna muore durante il parto perché non c'è una strada per raggiungere la Marina, luogo in cui ci sono i servizi fondamentali per la sopravvivenza. Tutto il paese, compresi i bambini, si riversa come un fiume in piena verso il palazzo del prefetto. Una massa inferocita reclama un medico, gridando disperatamente alle autorità che non sembrano interessarsi al problema. Mentre tutti sono intenti a protestare, arriva ad Africo, apparentemente deserto, la nuova maestra (interpretata da Valeria Bruni Tedeschi) la quale viene accolta dal "poeta" del paese (Interpretato da Marcello Fonte) l'unico che apprezza e celebra l'isolamento e la bellezza di Africo.

Gli abitanti di Africo decidono di costruire una strada con le loro mani, per sopperire all'assenza delle autorità, ma l'entusiasmo che li aveva spinti a cominciare questa impresa si spegne presto. Il bandito locale, Don Totò (interpretato da Sergio Rubini), non accetta che gli africoti costruiscano la strada, vorrebbe che le strade rimanessero chiuse, per continuare a poter esercitare il proprio potere sul popolo. Scontri, sequestro degli attrezzi, arresti: la tensione è al massimo. Purtroppo, nulla riesce a cambiare e Africo viene abbandonata.

Presentato alla 65esima edizione del Taormina film festival, Aspromonte – la terra degli ultimi, è una storia corale che segue i vari percorsi dei personaggi che alla fine confluiscono in un unico destino: l'abbandono.

Tutta la vicenda, compresi i drammi personali dei personaggi, viene osservata da lontano dal poeta del paese che, quasi come se fosse un cantastorie extradiegetico, commenta dimostrando la sua saggezza da poeta popolare.

Il regista Mimmo Calopresti si appella a fatti di cronaca realmente accaduti per raccontare le storie dei protagonisti. Si sa, infatti, che il paese fu abbandonato in seguito a una disastrosa alluvione avvenuta nel 1951, e che la sua ipotetica ricostruzione sia rimasta negli annali come uno dei più gravi scandali politici avvenuti in Calabria.

Nonostante ciò, la narrazione sembra procedere a tratti quasi come una fiaba, lasciando comunque spazio all'indignazione per le ingiustizie che subiscono i protagonisti della storia che, in realtà, si rendono testimoni di una situazione che al tempo era molto comune al sud Italia, non solo in Calabria. Aspromonte – la terra degli ultimi si rivela essere un racconto "molto italiano" sulle promesse mancate e le speranze infrante a cui, però, manca forza emozionale.

Il film uscirà nelle sale a partire dal 21 novembre, distribuito da Italian International Film.

Valutazione di Rosaria Perrucci: 5 su 10
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