Assassinio sull'Orient Express, recensione del film con Johnny Depp

Il celebre romanzo di Agatha Christie ritorna al cinema nelle mani di Kenneth Branagh, che mette insieme un cast prestigioso, ma un po' sprecato, per una storia visivamente grandiosa che va a scavare in tematiche sempre attuali.

Un regista affermato, un cast stellare, un'autrice tra le più celebri nella storia della letteratura: tutto questo basta a rendere Assassinio sull'Orient Express uno dei film più attesi della stagione, in tempo per le festività natalizie.

Il romanzo di Agatha Christie da cui è tratto il film, pubblicato per la prima volta nel 1934, vede protagonista uno dei personaggi più longevi della scrittrice, il detective belga Hercule Poirot, ed era stato già portato sul grande schermo nel 1974 da Sidney Lumet (oltre ad alcune produzioni televisive).

Questa nuova versione, sceneggiata da Michael Green (autore del recente Blade Runner 2049) e prodotta, tra gli altri, da Ridley Scott, è diretta e interpretata da Kenneth Branagh, che non è nuovo alla rilettura di classici, da Frankenstein a Cenerentola.

Dopo aver brillantemente risolto un caso a Gerusalemme, Poirot sale sull'Orient Express per recarsi a Londra. Durante il tragitto, la neve costringe il treno a fermarsi in mezzo alle montagne. Bloccati in attesa dei soccorsi, i viaggiatori scoprono il cadavere di uno dei passeggeri, pugnalato a morte nella sua cabina. Da quel momento ciascuno di loro diventa un sospettato e l'investigatore dovrà affrettarsi a scoprire l'assassino prima che colpisca ancora.

Galleria fotografica di Assassinio sull'Orient Express

Forse al giorno d'oggi è difficile riuscire a comprendere pienamente quanto il romanzo della Christie fosse sembrato unico all'epoca della sua uscita: una trama improbabile ma originale, supportata da una varietà di personaggi eterogenei che compongono la storia come tessere di un puzzle, e infine l'ingegno e l'abilità del protagonista.

Branagh si approccia al materiale di partenza con rispettosa ammirazione e fascinazione per il potenziale anche visivo offerto dal soggetto: girando su pellicola in 65mm porta lo spettatore all'interno della scena, aumentando definizione, toni e contrasti di colore. Si esalta lo sfarzo e il lusso dell'Orient Express, il viaggio in treno come esperienza di lusso: è innegabile la cura minuziosa dei dettagli, dai materiali agli abiti, alle immagini suggestive come il viadotto innevato circondato dalle montagne, pericoloso ma romantico.

L'attore/regista è il quindicesimo interprete a incarnare sullo schermo Hercule Poirot e i suoi celeberrimi baffi, e offre al solito un'interpretazione elegante e dall'indiscutibile mestiere. Anche il suo investigatore è in un certo senso un regista nel dirigere gli altri personaggi, diventandone anche il compasso morale, l'equilibrio all'interno del caos. Branagh sfrutta poi l'unità di luogo non solo, come già detto, nella cura per i dettagli, ma muovendo la cinepresa come in una danza, tra lunghi piani sequenza con la steadycam, inquadrature dall'alto, perfino una citazione de L'ultima cena.

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Il film ha il compito di portare nuova linfa a una trama già molto nota e al tempo stesso farla conoscere alle nuove generazioni, tra omaggio e modernità: a un inizio leggero e scoppiettante, in cui prevale l'ironia (e l'auto-ironia) nell'approccio a storia e personaggi, segue un finale che, al contrario, spinge decisamente sul versante melodrammatico, dal ritmo solenne ed enfatico (esaltato dalla musica, comunque pregevole, di Patrick Doyle). La vicenda diventa così una riflessione su giustizia e vendetta, pietà e dolore, che esalta le zone grigie dell'ambiguità morale, che, nelle mani di Branagh non possono non richiamare i suoi trascorsi shakespeariani. I personaggi dalla descrizione così distintiva e vivace sembrano in realtà quasi ingabbiati nel ruolo e nella funzione di nascondere più di un segreto: molti finiscono per incarnare un archetipo narrativo e alcuni nomi del cast, per quanto di indubbio prestigio, finiscono per recitare in parte se stessi o richiamare dei ruoli precedenti.

Assassinio sull'Orient Express è un film che vuole mettere d'accordo tutti, puntando su elementi di sicuro richiamo per offrire un intrattenimento adatto a un vasto pubblico che, nelle intenzioni, è solo il primo capitolo di un nuovo probabile franchise che rilanci il personaggio e le sue avventure.

Valutazione di Matilde Capozio: 6 su 10
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