Locandina Murder on the Orient Express

Assassinio sull'Orient Express (2017)

Murder on the Orient Express

Locandina Murder on the Orient Express
Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express) è un film di genere Crimine e Drammatico diretto da Kenneth Branagh con protagonisti Daisy Ridley, Johnny Depp, Josh Gad, Michelle Pfeiffer, Penélope Cruz, Kenneth Branagh, Willem Dafoe, Olivia Colman, Lucy Boynton, Judi Dench.
Prodotto da Genre Films nel 2017 in USA [Uscita Originale il 10/11/2017 (USA)] esce in Italia Mercoledì 6 Dicembre 2017

TRAMA E SCHEDA TECNICA

Quello che è iniziato come un viaggio in un treno lusso, attraverso l'Europa, diventa improvvisamente uno dei misteri più eleganti, emozionanti e ricchi di tensione mai narrati. Dal romanzo, best-seller, di Agatha Christie - "Assassinio sull'Orient Express" - il film racconta la storia di tredici estranei bloccati su un treno, dove ciascuno di loro è un sospettato. Un uomo dovrà combattere contro il tempo per risolvere l'enigma prima che l'assassino colpisca ancora. 


Data di Uscita ITA: Mercoledì 6 Dicembre 2017
Data di Uscita USA: Venerdì 10 Novembre 2017
Data di Uscita Originale: 10/11/2017 (USA)
In HomeVideo: in Digitale da Mercoledì 21 Marzo 2018 e in DVD da Giovedì 29 Marzo 2018 [scopri DVD e Blu-ray]
Genere: Crimine, Drammatico, Mistero
Nazione: USA - 2017
Formato: Colore
Durata: N.d.
Produzione: Genre Films, Latina Pictures, The Mark Gordon Company, Scott Free Productions, The Estate of Agatha Christie, Twentieth Century Fox Film Corporation
Budget: 55.000.000 dollari (stimato)
Box Office: USA: 99.221.983 dollari | Italia: 14.464.281 euro -> Storico incassi

Cast e personaggi

Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Michael Green
Musiche: Patrick Doyle
Fotografia: Haris Zambarloukos
Scenografia: Jim Clay
Cast Artistico e Ruoli:
foto Daisy Ridley
Mary Debenham
foto Johnny Depp
Ratchett
foto Josh Gad
Hector MacQueen
foto Michelle Pfeiffer
Mrs. Hubbard
foto Penélope Cruz
Greta Ohlsson
foto Kenneth Branagh
Hercule Poirot
foto Willem Dafoe
Gerhard Hardman
foto Olivia Colman
Hildegarde Schmidt
foto Lucy Boynton
Countess Andrenyi
foto Judi Dench
Princess Dragomiroff
foto Miranda Raison
Sonia Armstrong
foto Leslie Odom Jr.
Dr. Arbuthnot
foto Derek Jacobi
Edward Masterman
foto Adam Garcia
Fan italiano
foto Ziad Abaza
Ship Mate
foto Marwan Kenzari
Pierre Michel
foto Alaa Safi
Mercante
foto Lasco Atkins
Avalanche lavoratore
foto Bern Collaco
Tokathyan Hotel ospite
foto Jason Matthewson
NYC Reporter / Giornalista
foto Charles Streeter
Maitre'D (non accreditato)
foto Marian Lorencik
Uomo d'affari turco al ristorante
foto Tate Pitchie-Cooper
Pauper Child (non accreditato)

Recensioni redazione

6/10
Assassinio sull'Orient Express, recensione del film con Johnny Depp

Il celebre romanzo di Agatha Christie ritorna al cinema nelle mani di Kenneth Branagh, che mette insieme un cast prestigioso, ma un po' sprecato, per una storia visivamente grandiosa che va a scavare in tematiche sempre attuali.

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Curiosita'

Il giallo dalla popolarità intramontabile ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS segue la vicenda del celebre investigatore Hercule Poirot (KENNETH BRANAGH) alle prese con uno dei delitti più efferati di tutti i tempi. Dopo lo scioccante omicidio di un ricco uomo d'affari sullo sfarzoso treno che sfreccia attraverso l'Europa nel cuore dell'inverno, Poirot deve ricorrere a tutta la sua abilità per scoprire chi nel gruppo eterogeneo di passeggeri è l'assassino, prima che colpisca ancora. Pubblicato nel 1934, il giallo di Agatha Christie Assassinio sull'Orient Express è considerato uno dei più ingegnosi romanzi mai ideati. Più di ottant'anni dopo la pubblicazione, il libro continua ad essere amato da nuove generazioni di lettori. La sorprendente versione proposta da Kenneth Branagh, impreziosita da un cast di acclamate celebrità e da effetti sbalorditivi, rappresenta per gli spettatori un vero e proprio invito a salire a bordo del famoso treno per compiere il viaggio più trepidante della loro vita.

OGNUNO DI VOI È SOSPETTATO

Il romanzo giallo classico di Agatha Christie, con la vivida descrizione dei personaggi confinati sul lussuoso treno, le scene ricche di tensione e i dialoghi vivaci, ha emozionato e suscitato il più vivo interesse nei lettori fin dalla sua prima apparizione nel 1934. Dopo la pubblicazione, The Times of London scrisse: "Grazie alle 'celluline grigie', l'investigatore viene ancora una volta a capo di ciò che sembra irrisolvibile. La Signora Christie rende vera una storia improbabile e mantiene i lettori col fiato sospeso fino alla fine".
Generazione dopo generazione, i lettori restano avvinti dal mistero dell'omicidio, dalla storia e dal personaggio di Hercule Poirot. Il fascino dell'Orient Express viene esaltato nell'opera della Christie e i viaggiatori continuano ad affluire numerosi per scoprire i servizi che ancora oggi vengono offerti nelle prestigiose carrozze ferroviarie. La stanza 411 del Pera Palace Hotel a Istanbul, dove si dice che la Christie abbia scritto il romanzo, è anch'essa una nota meta turistica. Vi sono società e club in tutto il mondo dediti alla riscoperta dei misteri di Agatha Christie, specialmente quelli che hanno per protagonista Hercule Poirot.
Perché questo fascino inesauribile?
"Agatha Christie è maestra nell'approfondire (con parsimonia) l'osservazione dei personaggi, rendendoli distintivi e vivaci, ma anche autentici. Nel romanzo, oltre allo stile letterario ricercato, spiccano la raffinatezza e lo splendore dell'Orient Express. E la neve. E l'eleganza e il romanticismo degli anni d'oro dei viaggi in treno. E in più abbiamo un omicidio", dichiara Kenneth Branagh. Il film offre a una nuova generazione di spettatori la reinterpretazione di una delle storie più affascinanti e amate di tutti i tempi, con un cast di acclamate celebrità e un team di professionisti della produzione che si sono uniti per compiere il viaggio.
Per realizzare un film tratto da un'opera di Agatha Christie, è ovviamente necessario ottenerne i diritti. Ai produttori Mark Gordon e Simon Kinberg ci sono voluti quasi cinque anni per raggiungere questo traguardo. Inizialmente, i due si sono dati da fare separatamente, ma poi hanno capito che una collaborazione sarebbe stata più fruttuosa.
Gordon e Kinberg si sono successivamente associati con Ridley Scott e infine è arrivato il momento di commissionare la sceneggiatura…
Essendo un grande ammiratore di Agatha Christie e un collaboratore di vecchia data del produttore Ridley Scott, lo sceneggiatore Michael Green ("Logan – The Wolverine", "Blade Runner: 2049") è stato entusiasta di essere interpellato per la trasposizione sul grande schermo della celebre storia. Scott, anche lui ammiratore della Christie ed estimatore della versione di Sidney Lumet del 1974 di "Assassinio sull'Orient Express", ha colto al volo l'opportunità di esplorare nuovamente il romanzo, vedendola come un'occasione per presentare l'opera dell'autrice a un pubblico contemporaneo. Green è stato d'accordo su questo punto.
"Vi sono alcune storie incredibili con personaggi di cui non ti stanchi mai", dichiara Green. "E se hai la fortuna di imbatterti in un libro o in una commedia di Agatha Christie alla giusta età, ne conserverai sempre un ricordo vivido".
Per Green, che è un fan entusiasta di Agatha Christie, un romanzo spicca fra tutti: "Il mio libro preferito è, senza il minimo dubbio, Assassinio sull'Orient Express. Non solo il protagonista è Poirot, il personaggio che più mi piace fra quelli da lei creati, ma la storia ti fa incontrare molte altre personalità affascinanti e finisce in modo sorprendente. L'ambientazione è grandiosa e tutto contribuisce a rendere il romanzo speciale. Ecco perché ha un posto tutto suo fra i miei ricordi".
Green ha incontrato gli eredi della scrittrice per discutere il progetto: "Avevamo tutti lo stesso obiettivo, vale a dire collocare la storia nel mondo moderno, senza stravolgerne l'essenza né alterarne l'anima, in modo da far vivere a un pubblico contemporaneo un'esperienza credibile ed emozionante".
La visione di Green di questo romanzo giallo classico ha iniziato a prendere forma quando Kenneth Branagh ("Enrico V" - Henry V, "Cenerentola" - Cinderella) si è unito alla produzione: "Probabilmente il giorno più emozionante durante la fase di sviluppo è stato quando abbiamo scoperto che Ken era interessato a dirigere e recitare nel film", afferma Green. "Ho un profondo rispetto per lui, come attore e come regista. All'improvviso, l'ipotesi di sceneggiatura che avevo scritto è diventata qualcosa di reale – un film che ho potuto immaginare attraverso l'occhio cinematografico di Ken e il calibro degli artisti scelti per interpretare i numerosi personaggi".
Il pronipote di Agatha Christie nonché Presidente della Agatha Christie Ltd, James Prichard, concorda con Green: "Ho visto i film di Ken fin da quando ero ragazzo e il suo 'Enrico V' ha fatto parte del mio percorso universitario, quindi sapere che un regista così talentuoso e uno fra i migliori attori della sua generazione voleva interpretare Poirot mi ha riempito di orgoglio".
Kenneth Branagh, il cui amore per i classici è noto, è stato una scelta perfetta fin dall'inizio. "La Fox sa che adoro i thriller e mi ha proposto il più classico dei romanzi gialli", ricorda l'attore/regista. "Forse sapevano anche che mi piacciono i treni. Sicuramente il titolo mi è sempre piaciuto: 'Assassinio sull'Orient Express'. Ha un che di seducente e ti porta indietro nel tempo all'epoca d'oro dei viaggi. È incentrato sui personaggi, che sono molti, confinati in uno spazio ristretto e in condizioni di forte stress. Hanno caratteri interessanti ed eterogenei e interagiscono su argomenti al tempo stesso profondi e pericolosi. Ho letto la sceneggiatura di Michael Green e mi ha conquistato".
Non essendo poche le rappresentazioni dell'opera della Christie, il desiderio di Branagh di rivisitarne i personaggi ha preso il via dalla sceneggiatura intensa e molto umana di Green, arricchita dall'analisi delle motivazioni oscure di una vendetta.
"È evidente quanto Michael Green ami questa storia e i suoi personaggi. Non puntava a ottenere un facile consenso né aveva in mente di rendere divertenti i protagonisti, specialmente Hercule Poirot", afferma Branagh. "Nella sceneggiatura c'è una sorta di compassione e una delle cose che mi hanno sorpreso ed emozionato maggiormente è che si tratta di un'esperienza più emotiva di quanto il pubblico possa immaginare, perché va molto in profondità ed esplora il lutto, la perdita e la vendetta con raffinatezza e sentimento".
Poi c'è l'ambientazione. Per il pubblico moderno il viaggio è diventato quasi una seccatura o un mezzo per raggiungere una destinazione. Il film riscopre la cura e la precisione che si dedicava ai viaggi, nonché il gran lusso dell'esperienza. La sceneggiatura di Green cattura il fascino dell'epoca e i particolari più minuziosi del celebre treno.
"Michael si è entusiasmato per l'epoca d'oro dei viaggi e per l'attenzione meticolosa con cui venivano curati tutti i dettagli, e ha apprezzato che il suo interesse sia stato condiviso anche da altri", dichiara Branagh. "Entrambi abbiamo provato un senso di eccitazione quasi infantile all'idea di attraversare l'Europa in questo palazzo su ruote, dagli spazi ristretti, in cui potrebbe aggirarsi chissà chi durante la notte. Dalle pagine della sceneggiatura, che io ho trovato particolarmente ricca, emergono la sua percezione della storia, con le profondità emotive e i colori che la caratterizzano, un senso di divertimento e di eccitazione, il rispetto per l'opera da cui è tratta e naturalmente il desiderio di intrattenere il pubblico".
Branagh è stato tanto felice all'idea di lavorare con Green quanto desideroso di collaborare con gli eredi di Agatha Christie: "Mathew Prichard (nipote della Christie) e James Prichard (pronipote della Christie) sono le prime due persone che ho conosciuto quando mi sono unito al progetto. Il loro legame particolare con la scrittrice è stato per me molto importante. Mathew è cresciuto con Agatha Christie, mentre James, oltre ad essere un membro della famiglia, è un uomo molto in gamba, con un ruolo creativo nella gestione del patrimonio e un forte spirito di collaborazione. Abbiamo tutti la sensazione che le opere di Agatha Christie si trovino in un momento di evoluzione. I suoi romanzi hanno dato un contributo importante al mondo, ma la scrittrice viene ora riscoperta per avere toccato alcune aree dell'esperienza umana che sono importanti nel nostro presente. Agatha Christie continua a intrattenere i lettori e il pubblico e ci porta a pensare in modo diverso".
Per quanto riguarda la rilevanza della storia, James Prichard spiega: "Per me, Assassinio sull'Orient Express è una delle storie più ingegnose scritte da Agatha Christie. In essa troviamo una sorprendente analisi della giustizia, che era molto importante per la mia bisnonna, e vi sono alcuni elementi unici che contribuiscono a rendere la trama tanto potente. Il retroscena della storia è molto commovente e complesso, e il modo in cui Poirot lo affronta è straordinario".
Mathew Prichard aggiunge: "È un insieme di vari elementi: il fascino e l'originalità della storia e la singolarità della soluzione. Il romanzo è stato scritto in modo molto brillante negli anni '30 del '900 e forse è difficile ai giorni nostri capire quanto possa essere sembrato unico all'epoca. Mia nonna ha viaggiato su quel treno fino a Istanbul, per poi proseguire per la Siria e l'Iraq; per i suoi estimatori, sapere che lei stessa ha compiuto questo viaggio accresce il senso di genuina autenticità della narrazione".
Per Green è stata la prima volta nella sua carriera in cui ha sviluppato una sceneggiatura insieme a quello che sarebbe stato contemporaneamente il regista e il protagonista del film. "Lavorando insieme, pensavamo non solo a come sarebbero state effettuate le riprese, ma anche a come Ken avrebbe interpretato le varie scene. Leggevamo un passaggio e discutevamo il tono e l'angolo della macchina da presa, ma mentre lui leggeva io modificavo e adattavo al momento le battute. È stato un processo molto interessante ed efficiente. Quando il regista sa esattamente come il protagonista pronuncerà le battute, i dubbi, le congetture e le supposizioni emergono più facilmente".
Branagh spiega perché è stato un abbinamento naturale per lui dirigere il film e interpretare Poirot: "La mia sensazione era che le due attività fossero coerenti tra loro e che una stessa persona potesse svolgerle entrambe. Perché, fondamentalmente, vedo Hercule Poirot come un regista che dirige i personaggi e, come un regista, cerca intuitivamente di capire come adattarsi per creare il clima specifico necessario a condurre ogni interrogatorio".
Nel ruolo di regista, la concentrazione di Branagh verso tutti gli attori e l'attenzione ai dettagli delle loro interpretazioni erano identiche a quelle necessarie a Poirot per cogliere i segnali rivelatori dell'identità del colpevole che, come osserva la Christie, potevano essere anche solo un semplice scintillio negli occhi.
"Poirot è maestro nell'osservare il linguaggio del corpo", afferma Branagh. "Il punto non è guardare una persona con un oggetto in mano, ma seguire ciò che la persona fa con quell'oggetto. È il modo in cui mangia o ciò che lascia nel piatto, è ciò che non dice o ciò che trova umoristico. Poirot sottolinea spesso la sua presunta prospettiva diversa (essendo di nazionalità belga) per accrescere negli altri la sensazione che sia differente, perfino eccentrico; ma quando l'interlocutore arriva a pensarla così, allora sta sottovalutando l'investigatore".
L'attore candidato all'Oscar Johnny Depp è stato colpito dalla visione fresca e nuova della storia. "Vi è tutto ciò che ci si aspetta da Agatha Christie", dichiara Depp. "Un omicidio, personaggi interessanti, situazioni insolite e spesso affascinanti: questi elementi, racchiusi in una location e in un viaggio straordinari, ci sono tutti. Ma ciò che mi ha realmente entusiasmato è stato vedere che la storia non appariva datata e, anzi, è stata reinventata, il che sta a indicare un'ottima capacità narrativa".
Il candidato all'Oscar Willem Dafoe è stato attratto dalla sceneggiatura per la narrazione guidata dai personaggi: "In questa storia è il tono ad essere molto importante e il ruolo di Poirot è interessante e scritto benissimo, così come è bilanciato l'equilibrio tra i personaggi. Il film è acuto e perspicace, oltre ad essere divertente, ma ruota anche attorno a un dilemma morale".
"I principali elementi dell'intreccio ci sono tutti", dichiara Leslie Odom, Jr., "ma la narrazione è mirata a un pubblico contemporaneo che ha visto tutto e ascoltato tutto. Come puoi emozionare questo genere di spettatori? Come puoi catturare la loro attenzione? Credo che Ken e Michael abbiano fatto un eccellente lavoro con la sceneggiatura".
Lo stile, la grazia e il fascino della sceneggiatura di Green e la sua abilità nel restare fedele all'anima della storia, pur aggiornandola per adattarla a un pubblico moderno, hanno convinto l'intero cast di celebrità. Come spiega Manuel Garcia-Rulfo: "Ha lo stesso DNA del romanzo, ma è più dinamica. Lucy Boynton concorda: "Ha un equilibrio perfetto tra una visione moderna e l'aderenza all'essenza della storia di Agatha Christie. È stato veramente emozionante osservare il modo in cui hanno sviluppato questo equilibrio".
Quando Josh Gad ha letto la sceneggiatura, ha capito immediatamente di voler essere parte del progetto. Come egli stesso spiega: "Nella sceneggiatura la mia parte conta non più di una ventina di pagine, ma ho chiamato subito il mio agente e gli ho detto: 'Non mi interessa in quale ruolo, ma devo partecipare a questo film, è straordinario'. Per me un film così brillante, epico, che richiama alla memoria gli anni d'oro del cinema hollywoodiano, come attore e come cinefilo, è davvero emozionante".
L'altro elemento di forte attrattiva è stato l'opportunità di lavorare con lo stimato Branagh. "La grandezza di Ken è che ha affrontato tutto dalla prospettiva di un attore, quindi uno di noi", dichiara Gad. "Questo perché, innanzi tutto, lui è un attore, quindi capisce le domande che ci poniamo, le insicurezze che possiamo avere e riesce a rispondere con l'autorità di chi si è trovato nei nostri stessi panni".
Dafoe vede molte somiglianze tra il lavoro di Branagh come regista e il suo ruolo nei panni di Poirot: "Il ruolo del regista ha delle somiglianze con quello che Ken interpreta. In qualità di regista, è il capo del 'circo', imposta le scene e informa tutti di ciò che devono sapere man mano che la storia progredisce. Una cosa analoga accade nella storia stessa, dato che Poirot assume il comando della situazione e dirige gli eventi".
Per Derek Jacobi, collaboratore di vecchia data di Branagh, Ken è un bravo regista perché, innanzi tutto, è un attore. "Il numero di cose che riesce a fare contemporaneamente è pazzesco, ho sempre ammirato la sua capacità di recitare e poi distaccarsi per osservarsi in modo oggettivo... Trovo questa capacità straordinaria", dichiara Jacobi. "Guardarlo in azione è sorprendente perché gli occhi e la mente sono sempre e contemporaneamente ovunque".
Anche la vincitrice di un Oscar Penélope Cruz è rimasta colpita dalla capacità di Branagh di spostarsi fluidamente dalla regia all'interpretazione di Poirot. "Ciò che riesce a fare con la recitazione e la macchina da presa è davvero potente. Ho la sensazione che il film ci rimarrà a lungo in testa, ne resteremo in un certo senso catturati come in un incantesimo", dichiara l'attrice. "La sua è una danza straordinaria che gli riesce con grande facilità. Questo è molto raro e tutti noi siamo stati colpiti dalla sua capacità di essere sempre presente. Siamo un grande cast e lui ha avuto una responsabilità enorme".
Aggiunge Tom Bateman: "Branagh è un grande leader e un regista straordinario, ma per me l'energia e il temperamento sono più che mai evidenti quando recita. Lui è presente con tutto se stesso e lo percepisci chiaramente quando sei in una scena con lui. Si emoziona molto e questo è rassicurante, e quasi non ti accorgi che è lui a dirigere il film perché lo fa senza sforzo".

L'INVESTIGATORE (Hercule Poirot – Kenneth Branagh)
L'amato investigatore Hercule Poirot è uno dei personaggi più celebri ideati da Agatha Christie ed è presente in 33 romanzi e in oltre 50 racconti. Il ruolo era fondamentale per la riuscita del film. James Prichard, Presidente della Agatha Christie Ltd, spiega: "Ho letto la sceneggiatura un po' di tempo fa e, pur trovando cambiate varie cose, il tono e lo stile complessivi non sono mutati. Fin dall'inizio lo sceneggiatore Michael Green ha preso la giusta direzione, specie con Poirot: lo capisce perfettamente e questo è evidente nella sceneggiatura. Vi sono differenze, in particolare nell'aspetto, rispetto a quanto abbiamo visto in passato, ma l'essenza di Poirot c'è tutta e questa è la cosa più importante".
La preparazione di Branagh per il ruolo di Poirot è stata approfondita e ha preso il via dalla lettura di tutti i romanzi che lo hanno per protagonista. Un anno prima dell'inizio delle riprese, l'attore si è regalato per il compleanno una prima edizione in brossura di Poirot a Styles Court (The Mysterious Affair at Styles).
Le misure per gli abiti dell'investigatore sono state prese nove mesi prima dell'inizio delle riprese. Il compito che ha richiesto il maggiore dispendio di tempo è stato definire l'esatto spessore e l'angolazione del nodo della cravatta, da replicare alla perfezione ogni volta che veniva indossata. Per completare l'attività, ci sono voluti tre mesi di sperimentazioni con tessuti e amido, oltre a molta pazienza.
Sono state prese le misure anche per far realizzare a mano le scarpe, da utilizzare nell'arco di tre mesi.
L'attore ha poi raccolto tutte le descrizioni dei baffi di Poirot scritte da Agatha Christie, grazie anche all'aiuto degli eredi della scrittrice. Dopo di ciò, sono iniziati i nove mesi dedicati alla ricerca e sviluppo di questo indispensabile tratto caratteristico di Poirot, per realizzare un accessorio all'altezza della descrizione dell'autrice: "I baffi più spettacolari di tutta l'Inghilterra".
Branagh ha anche rivisitato le opere di celebri artisti belgi, tra cui il pittore surrealista Magritte e Hergé, l'autore di TinTin. Ha studiato il modo di parlare inglese dei belgi, ascoltando le registrazioni effettuate da 27 uomini dell'età di Poirot, con accenti belgi differenti, che parlano in inglese, e ha incontrato un 'dialect coach' tre volte a settimana per studiare e fare pratica con l'accento di Poirot. A volte, gli incontri sono avvenuti via Skype dal suo camerino al Garrick Theatre, nel periodo in cui interpretava Leonte ne "Il racconto d'inverno" (The Winter's Tale) di Shakespeare.
Dopo avere deciso che sarebbe stato lui a interpretare Poirot, l'attore/regista e Green hanno discusso come rappresentare il poliedrico investigatore. Spiega Green: "Dovevamo trovare il modo di renderlo bizzarro, eccentrico e piacevole, come l'investigatore viene descritto, così da essere amato dal pubblico e diventare un personaggio indimenticabile. Ma dovevamo anche fare sì che apparisse come una persona che potrebbe realmente esistere nel nostro mondo". E aggiunge: "Volevamo creare un clima emozionante, caratterizzato da un'ansia e una tensione genuine. Poirot è un personaggio brillante calato in circostanze molto serie, e parte del nostro approccio ha puntato a mostrare questo contrasto. Poirot è abituato a condurre il gioco, a tenere sotto controllo la situazione e, in questa storia, è alle prese con un caso che, sulle prime, va oltre la sua comprensione".
L'affetto per l'investigatore è evidente nella sceneggiatura e Green ne spiega la ragione: "Ciò che mi piace particolarmente di Poirot è che è molto in gamba, divertente e originale. Se si riescono a intrecciare questi tratti distintivi nel processo investigativo, le scene diventano straordinarie; è proprio attraverso l'originalità che Poirot riesce a dare una svolta al colloquio con un sospetto, facendogli trovare l'informazione di cui ha bisogno. È anche un uomo divertente da osservare quando si sente frustrato perché, essendo un perfezionista, se si trova in una impasse, inizia a sprigionare scintille che accendono in lui il fuoco".
Hercule Poirot è stato descritto da Agatha Christie in molti modi diversi nelle sue opere. Come osserva Kenneth Branagh: "La scrittrice si è divertita a far evolvere il personaggio e a non attenersi rigidamente alle regole da lei stessa fissate. A volte penso che si sia sentita frustrata da Poirot, la sua creazione più celebre, ma credo che abbia imparato ad amarlo in tutte le vesti in cui lo ha rappresentato. Il suo tratto distintivo è la gentilezza, e infatti spesso viene sottolineato quanto sia gentile. Ma è anche molto pignolo riguardo alla sua esteriorità e, in particolare, ai suoi baffi, dalle dimensioni ragguardevoli e dall'aspetto sontuoso: un elemento di vanità a cui la Christie accenna spesso e che Poirot ammette. La scrittrice è anche piuttosto pungente sul colore dei capelli di Poirot, sospettando che non sia del tutto naturale e sia stato accentuato con l'uso di unguenti e prodotti vari. L'acume e la chiara arguzia investigativa di Poirot sono qualcosa di cui la Christie non fa mistero. La sua capacità di osservare i dettagli e, in particolare, di catturare la psicologia umana in profondità, cogliendone le sfumature, è qualcosa che alla scrittrice è piaciuto esplorare. Chiaramente, questi erano tratti distintivi che lei stessa possedeva. La Christie ha espresso spesso commenti lapidari sulle persone, a voce e nelle sue lettere. Anche lei ha viaggiato molto, è stata una donna dalla mentalità indipendente e ha sempre posseduto uno spirito di osservazione accentuato. E tutte queste qualità vengono attribuite a Poirot".
La linea dei baffi di Poirot è stata un elemento chiave nel caratterizzare il personaggio. Branagh spiega: "Ci sono voluti svariati mesi per ideare i baffi. L'attività è stata curata da Carol Hemming, responsabile di trucco e acconciature. Siamo partiti da una frase in cui Agatha Christie, parlando di Poirot, ne elogia i baffi più spettacolari d'Inghilterra. I baffi erano quindi un elemento chiave. L'idea di Carol era che dovessero apparire foltissimi, rigogliosi, immensi. Dovevano essere così perché la Christie continuava a usare le parole 'maestosi, smisurati'. Dovevano apparire quasi come una maschera, come un superpotere per Poirot, e tenere le persone a distanza. Dovevano essere strutturalmente e lussuosamente impeccabili, e dovevano provocare una forte impressione. Dovevano essere così per spiegare la reazione che suscitano negli altri in questa e in molte altre storie".
Dopo la fase iniziale della progettazione sono iniziate le prove su Branagh. Nei ricordi dell'attore/regista, questo periodo è stato una vera e propria sfida: "Continuavamo a domandarci se i baffi svolgessero sempre la loro funzione per il personaggio. In un racconto giallo con un uomo del genere, i baffi hanno un ruolo tutt'altro che marginale. Ecco perché erano un elemento così importante".
Per quanto riguarda l'abbigliamento, l'uomo deve essere adatto ai vestiti e viceversa. Ecco il commento di Branagh: "Poirot è elegante non perché gli abiti abbiano colori particolari o perché abbia un numero esagerato di completi da alternare, ma perché è estremamente preciso e sappiamo che l'abbinamento fra i vari capi (non ne ha molti, essendo in viaggio) è studiato con attenzione ed è il risultato di un processo costante di riadattamento. Abbiamo trascorso molto tempo a domandarci che cosa avrebbe fatto con le mani: le avrebbe messe nelle tasche del panciotto, avrebbe usato il bastone da passeggio e, nel caso, che dimensioni avrebbe dovuto avere? Ovunque c'è qualche particolare che richiama l'epoca, come ad esempio un orologio o una catena per orologio, e in tutto c'è il tocco di Poirot. La stessa meticolosità è visibile nel modo in cui annoda la cravatta e nella dimensione del nodo, che deve essere esattamente identica tutti i giorni. La stessa precisione vale per i baffi, per i quali ha un'idea chiarissima della foggia che devono avere".
In linea con il personaggio, affascinato dalla essenzialità e perfezione della simmetria, la creazione di Poirot è diventata come un orologio classico: distinto, dalle linee pulite e dalla puntualità massima. "Eravamo in cerca di un look estremamente preciso, ricercato, definito, chiaro e pulito, e lo abbiamo trovato in quei tagli e colori, creando una sorta di eleganza senza tempo", aggiunge Branagh.
L'ideatrice dei costumi Alexandra Byrne, con il suo occhio impeccabile, ha migliorato sostanzialmente la presenza di Poirot sullo schermo. "Il primo argomento discusso sono stati i baffi, di cui si sono occupati Ken e Carol Hemming, che contribuiscono a definire il personaggio", afferma la Byrne. "Poi sono entrata in gioco io e Ken ha dimostrato tutto il suo entusiasmo per il passato militare di Poirot. Abbiamo effettuato approfondite ricerche su che cosa significasse essere belga e avere un passato militare. Abbiamo puntato a rendere la sua vanità una 'vanità da precisione' anziché una 'vanità da pavone', immaginando che Poirot avesse sviluppato un modo di vestire adatto soltanto a lui. A Poirot non interessa la moda: ha il suo stile e il suo sarto. Ha due completi e un abito da sera, che è più o meno quanto serve a un uomo della sua classe. Sono tutti bellissimi e sono stati perfezionati nei dettagli fino a raggiungere la precisione che per lui è giusta, e si distinguono per la simmetria e l'ordine. Così, quando gli capita di combattere e il colletto della camicia si sposta o un bottone si stacca, la cosa è inaccettabile e la sua reazione è di profonda afflizione".
Nel rendere più attuale la versione di Poirot offerta da Branagh, è stato possibile conferirgli una maggiore agilità rispetto alle precedenti incarnazioni del detective, anch'essa molto cerebrale, ma con un tocco di vigore e scioltezza. Interviene a questo punto lo stunt coordinator James O'Donnell: "Ho pensato per un po' a come avremmo potuto coinvolgere Poirot nell'azione senza fargli prendere il sopravvento agli occhi del pubblico", ricorda O'Donnell. "Avendo parlato con Ken, volevo che Poirot apparisse come un maestro di aikido con il bastone, doveva cioè sembrare autorevole non solo per il modo in cui analizza e interpreta il crimine, ma anche per il modo in cui combatte. Non è il tipo da fare a pugni, ma punta più all'arguzia, come Davide contro Golia, cosa che si adatta bene al personaggio".

IL GANGSTER ("Edward Ratchett" – Johnny Depp)
Mentre molti dei personaggi del film sono combattuti tra il bene e il male, Ratchett è apparentemente il solo passeggero del treno ad essere intrinsecamente cattivo. "Ratchett è un gangster e viaggia sul treno insieme al segretario e al maggiordomo", dichiara Kenneth Branagh. "È pieno di soldi, ma non ha la pace mentale".
Ratchett è turbato e inquieto, come se avesse qualcuno alle calcagna, e ne acquista consapevolezza quando, durante il viaggio, inizia a ricevere una serie di messaggi provocatori e minacciosi. L'uomo cerca l'aiuto di Poirot ma la conversazione tra i due non è facile. Il pubblico capisce che il viaggio di Ratchett sull'Orient Express sarà complicato.
"Nel momento in cui Ratchett fa il suo ingresso nella storia, gli spettatori avvertono il senso di paranoia e il bisogno insistente di diventare amico di Poirot per proteggersi", afferma Depp. "L'eleganza del treno e gli atteggiamenti spavaldi di Ratchett, abbinati alla smaccata fiducia in se stesso, danno origine a un personaggio estremamente convincente e divertente da interpretare".
Per Branagh, Depp dà: "Un fascino straordinario, un po' sciatto, a un personaggio dalla mente molto acuta, un malvivente abile e pericoloso. L'interpretazione di Johnny è cupa, sinistra e piuttosto divertente".
"Per molti versi, Ratchett è l'antitesi di Poirot ed è questo che rende i loro scambi di batture così tesi", afferma Depp. "Ratchett vuole il rispetto di Poirot, ma non lo otterrà ma".
RATCHETT
"Lei è il famoso investigatore Hercule Poirot. Vendicatore degli innocenti. Così la chiama la stampa?"
POIROT
"E Lei è innocente?"
RATCHETT (ridendo)
"Spiritoso"
"Johnny Depp trasuda carisma, fascino, fiducia in sé ed è il collega più piacevole, garbato e divertente che si possa immaginare", afferma Josh Gad. "Dopodiché, riesce a dare vita a un uomo come Ratchett, che è il suo opposto, ed è magnifico osservarlo. Ormai, quando Johnny crea uno dei suoi personaggi, c'è sempre molta aspettativa su quello che sarà il risultato. Ognuno di essi è multisfaccettato, sia fisicamente sia nel modo di esprimersi, e Johnny riesce a caratterizzarli tutti con una forte specificità".

IL SEGRETARIO ("Hector MacQueen" - Josh Gad)
Hector MacQueen è il segretario di Ratchett ed è un individuo molto nervoso. È un avvocato cosmopolita e colto, parla correntemente molte lingue, ma non è un uomo felice ed è incline agli eccessi. "Sembra che beva e fumi più di quanto non sia appropriato e appare piuttosto inquieto", dichiara Branagh.
Il ruolo è stato molto stimolante per Gad, che capisce le dinamiche tra MacQueen e Ratchett. "MacQueen è un tipo complicato", spiega Gad. "La sua storia sembra piuttosto ovvia, ma poi c'è quello che accade dietro le quinte. MacQueen è schiavizzato da Ratchett e appare tremebondo e insicuro davanti a lui. Ratchett, oltre ad essere piuttosto offensivo, si aspetta molto da lui e pretende anche di più".
"Josh è straordinariamente naturale nei panni del personaggio. Sappiamo quanto possa essere divertente e, oltretutto, è anche molto musicale", dichiara Branagh. "Qui interpreta il ruolo con grande semplicità e vulnerabilità. MacQueen si comporta come se nella vita avesse subito un danno o fosse stato ferito, ma Josh rappresenta questo lato in modo tenue. Il personaggio appare affascinante e il trio composto da Ratchett, Masterman e MacQueen è molto unito ma anche conflittuale. È un gruppo elettrizzante".
Avendo esaminato punto per punto il personaggio insieme a Branagh, Gad spiega quanto sia stato importante conoscere la storia più intima e nascosta di MacQueen per incarnare appieno l'uomo. "Abbiamo analizzato in dettaglio chi è quest'uomo, che educazione ha ricevuto, da dove viene, com'è arrivato a trovarsi in questo luogo. La bellezza del film è che pensi di conoscere delle cose, ma in realtà non sai nulla. MacQueen è solo un pezzo del puzzle".

IL MAGGIORDOMO ("Edward Masterman" - Derek Jacobi)
Masterman è il fidato maggiordomo di Ratchett. Appare totalmente obbediente e servile, molto inglese e molto rispettoso. Ma, nelle mani di Derek Jacobi, Masterman sembra piuttosto un militare dalla camminata spavalda e dall'atteggiamento pragmatico.
"Masterman è cortese e sollecito", afferma Branagh. "E vediamo che è scrupoloso nel lavoro. Ma sappiamo anche che è un duro. In sostanza, è un uomo sul cui volto c'è un magnifico punto interrogativo".
Jacobi e Branagh hanno già collaborato molte volte in altre produzioni teatrali e cinematografiche. Quando gli è stato chiesto d'interpretare Masterman, Jacobi ha accettato senza esitare. "È un personaggio interessante", dichiara l'attore, "durante la guerra ha prestato servizio come attendente, in seguito ha lavorato come cameriere personale e ora è il maggiordomo di un personaggio sgradevole come Ratchett. Masterman appare nervoso, ma è anche un uomo molto malato, forse sta morendo, e nella mente coltiva la vendetta".
"Derek ha la capacità di rappresentare e suggerire molte sfaccettature in questo ruolo", osserva Branagh. "Essendo originario dell'East End di Londra, gli è piaciuto interpretare il maggiordomo inglese. Il suo personaggio, però, non è il tipico maggiordomo rigido e compassato, ma è un uomo più informale, in grado di prendersi cura di se stesso e del suo padrone, se ve ne fosse la necessità".
Su richiesta di Branagh, Jacobi ha interpretato il ruolo con la cadenza tipica di East London. "Mi sono divertito", commenta Jacobi, "perché a volte vengo considerato un attore un po' snob, dato il mio repertorio classico e shakespeariano, quindi è piacevole tornare con i piedi per terra ogni tanto!".

LA VEDOVA (Caroline Hubbard - Michelle Pfeiffer)
Michelle Pfeiffer è abbagliante nei panni di Caroline Hubbard, un personaggio che Agatha Christie ha incontrato numerose volte durante i suoi viaggi e che spesso descrive in modo piuttosto spietato.
"La Hubbard è a caccia di un marito", spiega la Pfeiffer. "O questo è quanto dice. In un certo senso, è una donna sola, piuttosto dolce e tenera, spesso divertente, ma può diventare molto energica e, per alcuni, alquanto irritante e un po' troppo 'sopra le righe'. È stato divertente vestire i suoi panni".
"Michelle rappresenta quel genere di solitudine interiore che Agatha Christie conosceva bene", dichiara Branagh. "È una donna sola che viaggia in circostanze difficili. Una volta a bordo del raffinato Orient Express, nell'epoca d'oro dei viaggi, le cose erano diverse. Ma viaggiare in Medio Oriente a quei tempi era una vera e propria sfida. Quindi l'audacia pionieristica che ha contraddistinto la Christie è visibile anche in Caroline Hubbard. E con Michelle Pfeiffer, che è anche una straordinaria attrice brillante, il divertimento è assicurato".
"Quello che cerco in un ruolo è la varietà", dichiara la Pfeiffer. "Mi piacciono le situazioni umoristiche e leggere, dove poi tutto cambia. Sono momenti che vanno costruiti. E questa è stata una delle ragioni principali che mi hanno spinta ad accettare. E poi l'epoca… con i costumi magici e splendidi. Lo stile e l'eleganza sono talmente curati che rimarranno impressi negli spettatori".
Riguardo all'abbigliamento della Hubbard, questo è il commento dell'ideatrice dei costumi Alexandra Byrne: "Il più divertente e il più difficile, perché lei è descritta come una donna che si sente arrivare prima che entri effettivamente in una stanza e che occupa troppo spazio. Questa è una cosa difficile da rendere in un film perché si tratta di creare un personaggio pieno di contraddizioni che risultano fuorvianti. La donna deve essere credibile, straordinaria ma credibile. Quando la conosciamo, dobbiamo credere in lei e ci deve piacere".

LA MISSIONARIA (Pilar Estravados - Penélope Cruz)
Pilar Estravados è il nome di un personaggio che appare in un altro libro di Poirot, Il Natale di Poirot (Hercule Poirot's Christmas). Tuttavia, è solo il nome e non il carattere ad essere stato "preso in prestito"!
"Nel piacevole tentativo di sorprendere gli spettatori con l'intreccio della vicenda, e dopo avere consultato la Agatha Christie Ltd che è l'effettivo custode dell'opera della scrittrice, abbiamo fatto uscire il personaggio di Greta Olson ed entrare quello di Pilar Estravados", spiega Branagh.
Penélope Cruz interpreta l'appassionata e intensa missionaria che porta in viaggio il suo fervore per migliorare questo mondo imperfetto, dal punto di vista sia spirituale sia filosofico. Il personaggio è un connubio di dedizione e mistero.
"All'inizio della storia non sappiamo molto di Pilar", afferma la Cruz. "Ha l'aria di essere molto religiosa, dato che ha sempre con sé la Bibbia e il crocifisso e le piace parlare di Dio e del motivo per cui la religione è così importante nella sua vita. Ma la donna condivide con l'interlocutore solo una parte delle sue motivazioni. Ha una cicatrice e la pelle rovinata da chissà che cosa. La cicatrice è il suo maggiore trauma ed è la ragione che l'ha portata a diventare una persona diversa. Quando ha subito il trauma profondo che l'ha danneggiata, la donna ha cambiato stile di vita trovando conforto nel diventare una missionaria al servizio degli altri".
Spesso citata come una delle donne più belle al mondo, in questo film la Cruz interpreta un personaggio che nasconde la sua bellezza. L'aspetto e la percezione sono di una donna austera e solenne.
L'ideatrice dei costumi Alexandra Byrne è riuscita a mostrare il personaggio di Pilar attraverso gli abiti, come lei stessa spiega: "È una donna che vuole negare la sua femminilità, quindi i vestiti sono improntati alla praticità. In un magazzino di costumi in Canada ho trovato dei pantaloni molto larghi da viaggio, che mi sono sembrati perfetti, dato che per una donna degli anni '30 indossare pantaloni era come una dichiarazione di stile, ma questi pantaloni sono molto pratici e per nulla provocanti".

IL PROFESSORE (Gerhard Hardman - Willem Dafoe)
L'arrogante Professore Gerhard Hardman infastidisce i compagni di viaggio quasi da subito. Le sue idee politiche appaiono odiose ai passeggeri, ma lui è insensibile ai loro sentimenti, mentre invece è molto egocentrico e preciso su tutto ciò che lo riguarda: il suo scompartimento, il suo cibo e ciò che fa.
"Gerhard ha un argomento preferito di conversazione, ed è se stesso", scherza Branagh. "È un provocatore ed è un individuo pericoloso, perché spinge gli altri a discutere e spesso ad entrare in conflitto".
Per interpretare questo complesso personaggio, Branagh ha interpellato l'attore candidato all'Oscar Willem Dafoe. "Willem riesce a rendere piacevole una persona sgradevole", afferma Branagh. "È divertente osservarlo mentre crea un clima di scontro per poi svicolare, quando resta invischiato nelle situazioni".
"Hardman è un professore di ingegneria austriaco diretto a Torino per tenere un discorso sull'utilizzo per scopi militari della bakelite", spiega Dafoe. "È un uomo che esprime opinioni spesso offensive nei confronti di alcuni passeggeri, dato che ha una forte percezione del luogo, della gerarchia e della razza. Poiché il film è ambientato nel 1934 in Europa, il professore è un conservatore, è piuttosto severo e va tenuto d'occhio".
Poirot sembra capire che Hardman sta facendo un gioco, e si domanda il perché. Essendo uno dei primi sospettati, l'investigatore tiene traccia di ogni sillaba delle parole intimidatorie e arroganti pronunciate da Hardman.
"Un punto chiave nella storia è che i personaggi non sono come appaiono e Hardman non fa eccezione alla regola", dichiara Dafoe.

LA CONTESSA (Contessa Andrenyi - Lucy Boynton)
La Contessa Andrenyi è sposata con il Conte Andrenyi, ed entrambi sono ballerini classici. Lui è ungherese, mentre di lei non si hanno notizie chiare. Ciò che è evidente in lei è qualche forma di disturbo o dipendenza che la tiene lontana dagli altri viaggiatori sull'Orient Express. La donna fa alcune apparizioni e, quando ciò avviene, sono drammatiche e rivelatrici.
"Lucy, che è un'attrice bellissima e talentuosa, ha trovato il modo di entrare nella solitudine e nell'isolamento del personaggio e ci incuriosisce riguardo alle ragioni che l'hanno spinta a vivere così", spiega Branagh. "La incontriamo nelle scene iniziali e desideriamo sapere qualcosa in più su di lei, ma questo ci è negato dalla storia e da Agatha Christie, il che acuisce la curiosità. Quando la vediamo proviamo una forte emozione. Lucy riesce, anche durante un momento molto oscuro della storia, a dare al personaggio una certa allegria, specialmente nei confronti di Poirot, che lei trova totalmente ridicolo".
"Il Conte e la Contessa sono entrambi noti ballerina classici, anche se negli ultimi anni la Contessa ha iniziato ad assumere abbondanti dosi di barbiturici, che l'hanno resa piuttosto confusa", scherza la Boynton. "Ha un rapporto magnifico con il marito, interpretato da Sergei Polunin".
La Boynton aggiunge: "È evidente che il loro rapporto è molto appassionato, che i due si amano profondamente e che hanno un legame stretto. Poiché è immersa in uno stato semi-letargico a causa dell'assunzione di droghe, la donna è dipendente dal marito, che la tratta con molta premura. È triste vederla tirarsi indietro da se stessa e dal mondo, ma l'amore e l'affetto brillano sempre tra i due".
La Boynton spiega come si è immersa nella preparazione del ruolo: "Ho iniziato a prendere lezioni di danza classica, anche se non vediamo mai la Contessa esibirsi, dato il suo stato di confusione e instabilità. Volevo però acquisire i fondamenti della postura e della camminata, in modo da poter stare accanto a Sergei senza provare imbarazzo. È stato molto istruttivo e mi ha aiutato a dare vita e ad affinare il personaggio".
I capi di abbigliamento della Contessa, da giorno e da sera, sono stati realizzati con bellissimi tessuti d'epoca, ma non sempre è chiaro che tipo di indumento abbia indosso.
"Poiché la Contessa è spesso sveglia di notte, a causa delle droghe che assume, non sempre è facile capire se, ad esempio, porti un pigiama o un magnifico completo in satin", dichiara la Boynton. "È stato divertente vedere la realizzazione del suo guardaroba e un sogno indossarlo".

IL CONTE ("Conte Andrenyi" - Sergei Polunin)
Per il personaggio del noto ballerino e Conte Andrenyi, Branagh afferma: "Siamo stati molto felici di accogliere nel cast Sergei Polunin, che è un ballerino straordinario. Il modo di muoversi particolare e le manifestazioni violente cui assistiamo lo rendono un personaggio distintivo".
"Andrenyi è molto protettivo nei confronti della moglie e ne segue ogni passo", spiega Polunin. "La donna ha un problema e lui deve risolverlo perché desidera solo che la condizione della moglie migliori. Lei è la luce dei suoi occhi e lui non vuole vederla sprofondare nelle tenebre".
"Sergei ha una vena artistica molto spiccata", afferma Branagh. "In lui si mescolano la grazia, un senso di pericolo e l'agilità nel modo di muoversi che risultano elettrizzanti e molto inquietanti".
Il ruolo di Andrenyi segna il debutto nella recitazione del ballerino classico Sergei Polunin, al quale è piaciuto scoprire il personaggio insieme al regista Branagh e alla co-interprete Lucy Boynton.
Polunin spiega: "Kenneth è molto preciso su ciò che vuole e con le sue domande riesce ad arrivare al punto, come ad esempio: 'Che cosa sognava Andrenyi?', 'Qual è il suo passato?', 'Che sentimenti prova per la moglie?'. È stato interessante sviluppare il personaggio in questo modo, che mi ha anche garantito una certa libertà artistica".
"Sergei ha un fine talento per la recitazione e una presenza fisica indiscutibile, che fanno risaltare il suo lato affascinante, oscuro e profondamente romantico", aggiunge Branagh. "Emana la passione tipica del suo popolo e ti fa percepire fortemente che, se mai ti avvicinassi alla sua donna, saresti nei guai. E i guai arrivano perché Poirot investiga su di loro".
Aggiunge Lucy Boynton: "Non avrei mai immaginato che Sergei fosse al suo esordio come attore perché, grazie all'esperienza come ballerino, è straordinariamente composto, controllato e disciplinato. È un partner brillante con cui confrontarsi e recitare".

LA PRINCIPESSA (Natalia Dragomiroff - Judi Dench)
Quando conosciamo la Principessa Dragomiroff, ci troviamo di fronte a una nobile russa che sembra avere difficoltà a salire sulla carrozza per Calais perché non sembra essere alla sua altezza. Nel ruolo troviamo la leggendaria attrice Judi Dench.
"Credo che Judi Dench si sia divertita un mondo a interpretare l'arroganza imperiosa e il disgusto sdegnato della Principessa Dragomiroff per quasi tutto ciò che la circonda e che non le piace mai", spiega Branagh. "Mai abbastanza in fretta. Mai abbastanza presto. Mai abbastanza caldo. Mai abbastanza bello. E quando non si lamenta per le cose fatte male, pretende che qualcuno si occupi dei suoi cani. Il personaggio appare molto rigido e minaccioso, ma anche dispettoso e divertente. Judi Dench è un'attrice in grado di interpretare tutti questi aspetti in modo squisito: riesce ad essere divertente tanto quanto segreta e impenetrabile".
L'ideatrice dei costumi Alexandra Byrne è stata onorata di creare gli abiti per Judi Dench. "La cosa che più colpisce di Judi sono i meravigliosi occhi ammiccanti. Nel ruolo di una Principessa, possiede molti gioielli, che è riuscita a portare via con sé dalla Russia durante la rivoluzione e che forse ha cercato di riadattare", spiega la Byrne. "Per i suoi vestiti ho scelto una linea semplice in modo da far spiccare lo scintillio dei gioielli e degli occhi".

LA CAMERIERA (Hildegarde Schmidt - Olivia Colman)
Una delle molte dinamiche che osserviamo nel film è quella tra alcuni personaggi e i loro domestici. È il caso di Ratchett con MacQueen, e anche della Principessa Dragomiroff con la sua cameriera Hildegarde. Agatha Christie, attraverso Poirot, esplora costantemente le complessità di questi rapporti.
Hildegarde Schmidt è la cameriera personale della Principessa Dragomiroff. Cucina per lei, si occupa del guardaroba e tollera la personalità tagliente della donna, che tende a lamentarsi di tutto. Ha la pelle dura, una vera e propria corazza "che impedisce a chiunque di scalfirla o schiacciarla, come probabilmente accadrebbe alla maggioranza delle persone nella sua posizione", la descrive Branagh.
Hildegarde è cortese e chiaramente intelligente, ma è tranquilla ed è discreta al punto da far sorgere il dubbio che abbia molto da nascondere. Poirot si chiede: "Sa forse qualcosa che noi ignoriamo?".
"Hildegarde ha una sorta di forza segreta o forse è al corrente di informazioni sulla Principessa", dichiara il regista.
Per dare vita al ruolo, Branagh si è rivolto all'acclamata attrice Olivia Colman. "L'acqua cheta rompe i ponti", osserva il regista. "E nel rappresentare questa donna tranquilla che ascolta in silenzio, Olivia Colman incuriosisce e cattura l'attenzione del pubblico".

LA GOVERNANTE (Mary Debenham - Daisy Ridley)
Daisy Ridley si unisce al celebre cast per interpretare Mary Debenham, la governante con un debole per la fotografia.
"Agatha Christie è sempre stata una donna moderna", afferma Branagh. "Tutto nella sua biografia è all'avanguardia. Credo avesse un interesse quasi famelico per le persone e le cose. Questi sono i tratti distintivi dell'energico personaggio di Daisy, Mary Debenham, una donna intelligente e curiosa, lungimirante e progressista, innovativa e coraggiosa".
Daisy Ridley aggiunge: "Quando la conosciamo, Mary è uno spirito libero in viaggio apparentemente da sola. È una governante che ama scattare fotografie. Ha uno straordinario scambio di batture con Poirot all'inizio del film, da cui nasce una dinamica molto bella tra i due che va avanti fino alla fine".
"Credo che il personaggio di Mary Debenham sia quello che per temperamento si avvicina maggiormente ad Agatha Christie", suggerisce Branagh. "Ha più o meno la stessa età che aveva la Christie quando ha iniziato a viaggiare per il mondo con il primo marito, quando ha imparato a fare il surf alle Hawaii (e credo sia stata la prima donna inglese a cimentarsi con questo sport). Sono suoi il coraggio e l'intrepido spirito pionieristico con cui caratterizza Mary Debenham. E Daisy Ridley è riuscita a conferire una forte modernità al ruolo".

IL MEDICO (Dr. Arbuthnot - Leslie Odom, Jr.)
In un comune viaggio in treno, il Dr. Arbuthnot interpretato da Leslie Odom, Jr. avrebbe la funzione di stabilizzatore, come spesso accade ai medici. Nelle situazioni difficili, diventano la voce della ragione e anche una voce compassionevole e terapeutica. Ma questo è un viaggio fuori dall'ordinario.
"Arbuthnot è un ex soldato ed è un medico", dichiara Odom, Jr. "Abbiamo lavorato approfonditamente per essere il più specifici possibile su quest'uomo di colore: chi è stato, che cosa ha dovuto superare e quali circostanze della vita lo hanno portato ad avere un cognome come Arbuthnot".
"Leslie Odom, Jr. esprime un innato senso di profondità, calore e compassione e interpreta il personaggio con delicatezza e sensibilità, arricchendo il Dr. Arbuthnot con i tratti distintivi che ci aspettiamo da un dottore, ma anche con il sentimento di un uomo romantico", spiega il regista Branagh. "Questa predisposizione romantica potrebbe essere indirizzata verso uno degli altri passeggeri del treno e, in questo caso, va tenuta nascosta. La questione etnica, all'epoca, è qualcosa che la storia esplora e Arbuthnot deve dimostrare il coraggio di essere differente in una situazione difficile e deve difendersi, sia letteralmente sia filosoficamente. Il personaggio è complesso e affascinante e ha un ruolo cruciale nell'azione".
Odom, Jr. ha collaborato con Branagh, con la parrucchiera e truccatrice Carol Hemming e con la costumista Alexandra Byrne per definire la movimentata vita passata del medico.
"Alexandra è stata grande nel suo lavoro di ricerca, racimolando fotografie e informazioni su svariate persone per rendere la vita di Arbuthnot il più possibile specifica e ricca", dichiara Odom, Jr. "È un ex militare", aggiunge la Byrne, "con abiti dal taglio inglese, anche se non ha avuto molto denaro da spendere. Essendo di colore ed essendo un medico, tende ad essere molto corretto e poco incline a infrangere le regole o a compiere passi falsi. La cosa più importante riguardo allo stile inglese dell'epoca nell'abbigliamento era di non oltrepassare i confini della propria classe sociale".

IL DIRETTORE DELLA COMPAGNIA (Bouc – Tom Bateman)
Tom Bateman, che ha lavorato con la Kenneth Branagh Theatre Company durante la stagione al Garrick, recitando ne "Il racconto d'inverno" (The Winter's Tale) e in "Harlequinade",è stato onorato di essere chiamato a vestire i passi di Bouc, personaggio che è stato rivisitato rispetto all'incarnazione originaria del romanzo della Christie, come lo stesso Bateman spiega: "Nel libro il personaggio è coetaneo di Poirot, è francese e i due uomini chiacchierano e ridono sui fatti del mondo. Noi invece abbiamo creato un'interessante dinamica tra il più anziano uomo belga e il giovane inglese, che nutrono una cordiale simpatia reciproca. I due hanno una comune visione del mondo, di cui vedono sia il bene sia il male, e questa affinità li avvicina".
Anche Branagh accenna all'amicizia tra Poirot e Bouc: "Bouc è il direttore della compagnia che gestisce l'Orient Express e, quando lo incontriamo, non sta lavorando ma si sta intrattenendo piacevolmente con una giovane donna nella cucina del Kiraz Restaurant, poco prima di salire sull'Orient Express. Una volta a bordo, è felice di trovarvi il suo vecchio amico Poirot, per il quale prova un profondo rispetto. Anche Poirot gli è molto affezionato, dato che Bouc è sempre l'anima della festa. Con il progredire della vicenda, il giovane deve mettere da parte l'innocenza e assumere la responsabilità di un treno su cui è stato commesso un crimine e che è bloccato in alta montagna. Per lui è un momento di crisi, potrebbe perdere il lavoro e, se l'assassino restasse a piede libero, potrebbe anche perdere la vita".
"Bouc è un bon vivant, un amante della vita e ha un magnifico lavoro", osserva Bateman. "Non ha una qualifica professionale specifica, ma sa affascinare la gente e farla sentire a proprio agio e felice. Ma quando il viaggio viene funestato dall'omicidio, improvvisamente vediamo un altro lato del suo carattere".
Dall'approccio frivolo delle scene iniziali con i passeggeri che salgono sul treno, alla gravità della situazione dopo l'omicidio, il personaggio di Bouc, influenzato da Poirot, cambia atteggiamento e inizia a preoccuparsi di cose che non lo toccavano minimamente all'inizio della storia.
"L'interpretazione di Tom Bateman ha dapprima un fascino leggero e disinvolto, poi emerge il temperamento serio, quando deve affrontare una situazione molto complessa e vederla per ciò che è realmente", spiega Branagh. "È un'interpretazione raffinata e le scene che condividiamo sono molto naturali e istintive".

IL CAPOTRENO (Pierre Michel - Marwan Kenzari)
Pierre Michel di Avignone è il capotreno che, involontariamente, si trova nel ruolo di sospettato e si sente uno sciocco perché, essendo stato in servizio per tutta la notte, avrebbe sicuramente dovuto vedere qualcosa.
"Pierre Michel è un uomo sofferente e addolorato, avendo perso la madre e, poco tempo prima, anche la sorella. È un personaggio con un'aura di tristezza, impegnato a svolgere un lavoro che lo tiene costantemente sotto pressione", spiega l'attore olandese Marwan Kenzari.
"Marwan mette in luce una sorta di tenerezza e sensibilità senza apparire debole", dichiara il regista. "Dà anche l'impressione di essere molto orgoglioso del suo lavoro di capotreno sull'Orient Express e, quindi, prova un profondo senso di shock e orrore per essere un potenziale imputato dell'omicidio".
Kenzari aggiunge: "Pierre Michel è il capotreno che si occupa dei clienti della prima classe sulla carrozza per Calais, dove si svolge gran parte del film. Fa questo lavoro da parecchio tempo e lo svolge con serietà. Nella mia immaginazione, lo vedo come un uomo che trascorre la maggior parte del tempo a lavorare. È un tassello importante nella catena di eventi che hanno luogo perché ha accesso a tutti gli scompartimenti e per questo è un soggetto prezioso".

LA FALSA PISTA (Biniamino Marquez - Manuel Garcia-Rulfo)
Biniamino Marquez, interpretato da Manuel Garcia-Rulfo, è un altro personaggio nuovo che contribuisce a portare fuori strada gli spettatori, specie quelli che pensano di conoscere la storia.
Marquez sembra custodire un segreto. Non è mai del tutto chiaro e questo è evidente da subito, perciò è fra i primi a trovarsi sotto l'occhio vigile di Poirot.
"Abbiamo divagato su alcune opzioni, facendo quello che Agatha Christie ha sempre fatto, cioè tenere le persone sulle spine fino all'ultima pagina", dichiara Branagh. "E Manuel Garcia-Rulfo è un attore bravissimo, dotato di grande calore e gentilezza. La sua interpretazione è entusiasmante perché suscita inquietudine negli spettatori e li spinge a domandarsi, insieme a Poirot, se lui è l'uomo genuino e compassionevole che sembra o se dietro l'apparenza non si celi molto di più".

LE SCENOGRAFIE

LE SCENOGRAFIE DI ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS
Gli sbuffi di fumo dal motore del treno. I cumuli di neve ammassati sulle rotaie. Il bagliore dell'argento scintillante nella carrozza ristorante. I legni pregiati, il cuoio e le porcellane nella carrozza per Calais. Le bottiglie di Veuve Clicquot stappate e lo champagne versato nei calici. Un colpo di pistola.
Ecco alcune delle immagini indelebili che caratterizzano la raffinata produzione di ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS.
Il film mostrerà ai fan di Agatha Christie il famigerato treno fin negli angoli più reconditi. I nuovi spettatori assaporeranno tutti i particolari di un'ambientazione che, ottant'anni fa, ha catturato l'attenzione del mondo.
"Il film ha un look grandioso, caratterizzato da scelte brillanti sulle location, dato che non è tutto ambientato sull'Orient Express", dichiara Derek Jacobi. "Molto accade giù dal treno".
"Ken voleva interrogare ogni personaggio in un luogo diverso. Aveva un'idea in mente: dato che il treno era bloccato ed era impossibile abbandonarlo, potevamo spostarci liberamente fra dentro e fuori", spiega Tom Bateman. "E così abbiamo lavorato sotto al treno, sulle fiancate, lungo le carrozze e anche in cima ai vagoni".
Per Branagh il team creativo di cui si è circondato è stato fondamentale per mantenere il livello di dettaglio e accuratezza a cui ambiva. Come egli stesso spiega: "La cosa magnifica di avere già lavorato con il team tecnico in svariate altre occasioni è che si sviluppa un buon rapporto e una sorta di linguaggio comune; artisti come Carol Hemming, Alexandra Byrne, Haris Zambarloukos e Jim Clay sono tutti stimolati dalla narrazione, ognuno nel proprio ambito specifico".
Lo scenografo Jim Clay è stato entusiasta di poter infondere nuova vita alla nota vicenda: "È una storia complicata ma essenzialmente sedentaria, dato che si svolge su un treno bloccato. La sfida per me è stata di rendere la storia più attuale, soffiando un po' di aria fresca nelle carrozze, e contribuire ad accentuare il più possibile il dramma. Quindi, nelle prime discussioni con Ken, abbiamo studiato il punto in cui arrestare il treno dopo la valanga. Il libro parla di un valico, ma noi abbiamo modificato il luogo, scegliendo un viadotto. Chiaramente, dato che nella sceneggiatura Poirot è più giovane e agile, ci sarebbero state scene di inseguimenti fino a sotto i piloni del viadotto, e tutto ciò ha immediatamente innescato il processo creativo... Non è difficile quando hai un testo di qualità e conosci il lavoro passato del regista: sai che sei pronto a decollare".
Leslie Odom, Jr. ha lavorato a lungo in teatro ed è rimasto colpito dal livello di dettaglio delle scenografie cinematografiche. Come egli spiega: "A teatro è tutto più misurato. Ma in un film gran parte del lavoro si focalizza sull'attenzione ai dettagli. Quando hai a che fare con persone che si preoccupano di ogni singolo tovagliolo e di ciascun oggetto di porcellana sulla tavola, hai la sensazione di compiere un viaggio indietro nel tempo quando entri sul set e sembra quasi che una buona fetta del lavoro sia già stata realizzata per te. Devi solo occupare lo spazio".

RIPRESE IN FORMATO 65MM
Il livello di dettaglio era particolarmente importante, dato che il film è stato girato su pellicola 65mm, un formato che esalta ogni elemento del processo cinematografico.
"Nella nostra era digitale, è sempre più raro che si si utilizzi la pellicola e, quando ciò accade, generalmente si sceglie il formato 35mm", dichiara Branagh. "Noi abbiamo girato in 65mm, vale a dire il doppio della dimensione del negativo 35mm. Questa pellicola assicura un livello di definizione nel colore e nella gamma dei toni e dei contrasti che, per chi ama il cinema, è l'esperienza che maggiormente si avvicina alla visione dell'occhio umano. In sostanza, per un profano, ciò significa che l'immagine è più nitida, più ricca, più colorata, e si ha l'impressione di trovarsi all'interno della scena. Ecco perché ho scelto il 65mm: volevo che gli spettatori salissero sul treno insieme a noi".
Per il produttore esecutivo Matt Jenkins, la difficoltà di utilizzare la pellicola 65mm era maggiore ma di altro genere. Come egli spiega: "È raro ai giorni nostri che si utilizzi perfino il 35mm. Abbiamo quindi fatto un ulteriore passo avanti, scegliendo il formato cinematografico più grande disponibile. Dal punto di vista della produzione, è stata una scelta estremamente complessa, dato che nel Regno Unito non esistono laboratori in grado di sviluppare questa pellicola. L'unico laboratorio si trova a Los Angeles e lo studio si è opposto alla nostra scelta – anche giustamente – perché avremmo dovuto spedire i negativi dall'altra parte del mondo ogni sera. Perciò, alla fine, ho deciso di aprire a Londra, attraverso la Kodak, un laboratorio per il 65mm, il primo da almeno trent'anni a questa parte. Oltre ad essere un grande contributo al progresso dell'industria cinematografica, questa iniziativa ha tranquillizzato lo studio riguardo al fatto che non avremmo più dovuto scapicollarci per spedire i negativi in California".
Jenkins aggiunge: "Ciò che la pellicola 65mm dà al film è un vero senso di scala, di sentimento e di emozione. Credo che avremmo in parte perso questi tratti distintivi se avessimo scelto il digitale. Con il 65mm si vede meglio il doppio, quindi per Haris Zambarloukos, Alex Byrne e Jim Clay, per fare qualche nome, il lavoro si è praticamente raddoppiato, dato che è stato necessario accentuare l'illuminazione più di quanto non si faccia normalmente. Procedendo su questa strada, abbiamo costruito non solo alcune sezioni della stazione di Istanbul, ma l'intera stazione, dato che sarebbe stato possibile vederla tutta in un formato cinematografico così ampio da permetterci di riempire ogni singolo fotogramma e arricchirlo di vita".
Il film ha anche fissato alcuni record, come spiega Jenkins: "Haris e Ken hanno sognato per l'ultima scena una sublime inquadratura con la Steadicam. Credo che sia la sequenza con la Steadicam più lunga mai girata su pellicola 65mm e che abbia stabilito un record mondiale. Abbiamo provato e riprovato, cercando di realizzare bene la scena, cosa che ci è riuscita dopo numerose riprese".
Kenneth Branagh descrive così l'inquadratura: "È uno dei momenti più intensi del film. Dopo avere provocato una reazione emotiva molto forte scoprendo chi ha commesso il delitto, chi è morto, chi in realtà è effettivamente morto, e chi è responsabile, Poirot deve confrontarsi con una decisione davvero ardua e moralmente complessa riguardo a ciò che va fatto. L'ultima battuta del film è un invito al pubblico a meditare sulla decisione da prendere. Così, l'inquadratura inizia con Poirot nel suo scompartimento, lo segue mentre percorre tutte le carrozze, incontrando gli attori, ciascuno di loro, e quando arriva alla fine del treno, ruota su se stessa e torna a posarsi sui personaggi, permettendoci di capire ciò che l'investigatore potrebbe fare o meno; infine lo segue fuori dal treno. Una volta sceso alla stazione di Brod, Poirot incontra un giovane soldato che gli parla di un altro problema, di un omicidio di cui forse l'investigatore si occuperà, ed è a questo punto che l'Orient Express, nella stessa inquadratura, riparte. Poirot deve decidere se tornare sui propri passi oppure iniziare a seguire un altro caso, se riteniamo che questo abbia avuto una conclusione soddisfacente. La sequenza ha richiesto la concomitanza di molti elementi diversi. La partecipazione di tutti gli attori, la presenza nascosta di tutto il cast tecnico, un treno che arriva e poi riparte veramente e un'inquadratura con la Steadicam che dura probabilmente cinque minuti, con un'apparecchiatura molto pesante, che si allontana dalla scena fino a raggiungere i 30 metri di altezza. È stato molto emozionante girare tutta la sequenza ma io credo che funzioni soprattutto perché si conclude lasciando gli interrogativi aperti".

COSTRUIRE LA MONTAGNA
Il film è stato girato per lo più nei Longcross Studios, a ovest di Londra. L'area, un ex sito di collaudo di carri armati del Ministero della Difesa, è dotata di diversi teatri di posa, un circuito di prova e un vasto backlot, che ha permesso allo scenografo Jim Clay di costruire i set.
Come spiega il produttore esecutivo Matthew Jenkins: "Lavorare con Jim Clay è stata un'esperienza fantastica perché ha una visione che non è seconda a quella di nessuno. Ha avuto un compito particolarmente difficile: non solo il 95% del lavoro si è svolto nei Longcross Studios, ma l'utilizzo del 65mm per le riprese ha reso necessario realizzare alla perfezione qualunque minimo dettaglio, perché la macchina da presa vede tutto ampliato. Jim ha quindi dovuto costruire la stazione di Istanbul e il Bazaar di Istanbul a 360°, due repliche funzionanti dell'Orient Express e una replica della locomotiva da 30 tonnellate in scala 1:1, oltre all'enorme set del viadotto".
Lo sceneggiatore Michael Green è stato felice che il film sia stato realizzato su scala così vasta: "Nel romanzo abbiamo il treno bloccato nella neve. Nella sceneggiatura volevamo potenziare le ambientazioni del libro, pur attenendoci ad esse, quindi senza cambiarle, ma amplificandole. Perciò, mentre nel romanzo il treno si arresta nella neve, nel film la scena risulta un po' più elettrizzante, dato che il treno e i passeggeri restano bloccati nella neve in un luogo abbastanza precario: un vecchio ponte sospeso, che è l'ultimo posto in cui vorresti rimanere intrappolato, senza possibilità di fuga, per un qualunque lasso di tempo, a causa degli scricchiolii e dei gemiti del legno vecchio".
Branagh aggiunge: "È entusiasmante la scelta di Agatha Christie di bloccare i personaggi in uno spazio angusto. Ma noi abbiamo voluto spingerci oltre, arrestando il treno a causa di una valanga su un viadotto potenzialmente precario, su un pendio troppo ripido per essere percorso a piedi. Queste due aggiunte hanno amplificato il concetto di trappola: non solo sei in una carrozza ferroviaria dagli spazi angusti, ma sei bloccato sul costone di una montagna circondato da pericoli. Questo ci ha permesso di portare fuori dal treno i personaggi e la macchina da presa, e di cogliere la vastità della tragedia oscura che si sta consumando. Jim Clay è stato brillante nel concretizzare questa idea, dando al luogo in cui il treno è bloccato e al paesaggio circostante un'aria cupa, in linea con il clima di apprensione che si respira nel treno".
Clay ha costruito una montagna alta 10 metri, con estensioni digitali che la fanno apparire molto più alta. Un set di questa dimensione ha richiesto il coinvolgimento di ingegneri strutturali nella progettazione, per garantirne la sicurezza, dato che vi sarebbe transitato e vi si sarebbe fermato un treno.
Matthew Jenkins aggiunge: "Originariamente, la valanga doveva cadere in un tratto boscoso ma, nelle fasi iniziali del processo, Jim Clay ha suggerito di farla cadere su un viadotto. Poiché una grossa fetta del film si svolge dopo che il treno è stato colpito dalla valanga, aveva senso spendere risorse ed energie per realizzare il viadotto più grandioso possibile. Clay lo ha quindi costruito, occupando uno spazio largo da 200 a 300 metri da un'estremità all'altra. In cima al viadotto sono state posizionate con una gru le quattro carrozze del treno, oltre al vagone magazzino, al tender e alla locomotiva, il cui peso raggiungeva senza difficoltà le 150 tonnellate. L'intera area è stata quindi innevata e in questo set abbiamo effettuato le riprese per molte settimane, sfruttando al meglio le imponenti scenografie".
Ecco il commento di James Prichard, Presidente della Agatha Christie Ltd, quando ha visitato il set: "Sul viadotto la neve sembrava talmente vera da farti pensare che l'aria avrebbe dovuto essere più fredda, data l'altitudine a cui ci si trovava".
Anche creare la neve è stata un'impresa, come spiega Matthew Jenkins: "Per molte settimane abbiamo lavorato in ambienti completamente innevati, e non parlo di dieci metri di neve sulla sinistra e sulla destra del set, ma di 100, 200, 300 metri sulla sinistra e sulla destra, l'intero set coperto di neve e sotto una fitta nevicata. Dave Watkins si è dedicato alacremente al compito, dato che dovevano essere rappresentate varie tipologie di neve: polvere di neve, nevischio, ghiaccioli, ecc. Inoltre, quando eravamo sulle carrozze, ha dovuto escogitare un sistema per far cadere la neve come se il treno fosse in movimento, ovviamente senza fare alcun rumore, così ha costruito una complessa canalizzazione a copertura dell'intera area e creato un impianto di ventilazione in modo che i fiocchi di neve si disperdessero durante la caduta".
La stazione di Istanbul è stata costruita nel teatro 1 dei Longcross Studios.
"Entrando in questo immenso teatro di posa in cui hanno ricreato la stazione di Istanbul, la vista era mozzafiato", afferma Lucy Boynton. "La perizia con cui è stata costruita e la perfezione dei dettagli sono incredibili. Hai tutto davanti agli occhi, mentre sei seduta su un treno che esce realmente dalla stazione".
La partenza dell'Orient Express dalla stazione di Istanbul è stata un'altra prodezza tecnica, come spiega lo scenografo Jim Clay: "Il teatro 1 è il più grande di Longcross ed è lì che abbiamo deciso di costruire la stazione".
Dalle ricerche effettuate è emerso che la stazione di Istanbul è in realtà più piccola di quanto avessimo immaginato. Il team della produzione ha riempito il teatro di colonne e pensiline con due binari. Poiché Longcross era in origine una fabbrica in cui venivano costruiti e testati carri armati, il teatro è dotato di due grandi porte a un'estremità e questo ha permesso di costruire il binario per l'intera lunghezza.
Clay aggiunge: "Abbiamo fatto proseguire il binario fuori dal teatro facendolo arrivare fino al parcheggio. Abbiamo perfino chiuso parte di una strada. In questo modo abbiamo potuto far uscire tutto il treno dalla stazione".

RIPRESE A MALTA
La maggior parte del film è stata girata nei Longcross Studios, ma i realizzatori sono andati a Malta per realizzare la splendida scena d'apertura.
"Il film inizia a Gerusalemme presso il Muro del Pianto e il primo potenziale problema che Poirot deve risolvere è una disputa di natura religiosa, o quello che potrebbe diventarla, in un luogo affollato, rumoroso e animato", spiega Branagh.
A Malta la produzione ha costruito un Muro del Pianto e l'ambientazione circostante. Il film prende quindi il via in uno spazio aperto esteso, grandioso e assolato, che poi va a restringersi e chiudersi lontano dal sole, nell'oscurità, sotto la neve.
Per Branagh era importante che il pubblico vedesse in che modo funziona la mente di Poirot prima del suo arrivo sull'Orient Express. "Un conto è vedere in azione qualcuno che ha la fama di essere il più grande detective del mondo, un altro conto è semplicemente averne sentito parlare", spiega Branagh. "Ecco quindi che abbiamo un'ambientazione vasta in un luogo esotico e la presentazione di un uomo che viaggia in tutto il mondo, dotato di una straordinaria mente investigativa e deduttiva. E questo avviene a Malta, che è ricca di luoghi incredibili e di antiche rovine".

L'ORIENT EXPRESS
Nel film il grandioso ed elegante Orient Express parte da Istanbul e viaggia lungo le Alpi Dinariche nella ex Jugoslavia, dove una valanga ne arresta la corsa. Alla fine, il treno viene liberato e prosegue attraversando Brod, l'Italia, la Svizzera, la Francia e giungendo a destinazione alla stazione Victoria di Londra.
Quando i realizzatori hanno iniziato a discutere le questioni logistiche riguardo alle riprese, è stato chiaro che sarebbe stato molto meglio per la produzione costruirsi il proprio Orient Express.
"Ho già lavorato con i treni in passato", ricorda Branagh. "Semplicemente ci vuole molto più tempo a girare un film su una montagna svizzera -- su un treno vero da arrestare e far tornare indietro, su un binario unico, mentre decine di treni con passeggeri veri a bordo aspettano di transitare -- che non vivere l'emozione ambiziosa di costruire la stazione di Istanbul a Longcross".
Sia la stazione sia l'Orient Express sono stati costruiti a Longcross, in modo da permettere al team della produzione di entrare e uscire, salire e scendere dalle carrozze, realizzate di dimensioni leggermente più ampie delle originali per effettuare le riprese con la MdP 65mm.
"Abbiamo avuto un maggiore controllo su come rappresentare il viaggio", afferma Branagh. "Avevamo le ricerche dettagliate effettuate dallo scenografo Jim Clay e dal suo team. Dopodiché Clay ha dato prova di grande maestria artistica creando la versione perfetta del treno, che avrebbe assicurato la resa migliore alle riprese più cupe".
"Proprio all'inizio della produzione", spiega Clay, "abbiamo fatto un viaggio sul vero Orient Express, tanto per capire quanto sarebbe stato fattibile effettuare le riprese su un treno reale. Ovviamente, è apparso subito chiaro che le limitazioni erano enormi. I corridoi sono stretti e noi giriamo in 65mm, quindi una macchina da presa grande e un carrello Dolly non avrebbero funzionato su un treno vero. Così abbiamo deciso di costruire il nostro treno e, anzi, lo abbiamo costruito due volte. Innanzi tutto, abbiamo costruito le carrozze e la locomotiva, gli interni e gli esterni, perfettamente funzionanti su rotaia. Dopodiché abbiamo costruito tutto daccapo, ma con gli interni e le pareti amovibili, per darci maggiori possibilità di ripresa".
Inoltre, Clay ha disegnato un certo numero di cabine letto in cui le pareti e il soffitto potevano essere rimossi, in modo da agevolare le riprese al loro interno. La cabina di Poirot, come quelle di Ratchett e della Hubbard, sono state costruite in questo modo.
James Prichard, presidente della Agatha Christie Ltd, è rimasto colpito dalla dimensioni di ciò che è stato costruito da Clay con il suo team: "La scala dell'intera produzione è impressionante, così come i dettagli delle carrozze; il fatto che quattro carrozze e la locomotiva siano state costruite da zero per me è qualcosa di straordinario".
Quanto all'accuratezza del treno, Clay spiega: "In realtà, l'Orient Express attraversava l'Europa orientale cambiando motrice ogni volta che raggiungeva un confine. Questo non era per noi un modo pratico di narrare la storia quindi, fra le varie possibilità, abbiamo scelto un modello di locomotiva. Abbiamo optato per una motrice a vapore francese che si trova ora a Zurigo, di cui la nostra è una riproduzione piuttosto accurata e in scala 1:1; poi, con la collaborazione del team degli effetti visivi e speciali, il treno è diventato totalmente reale".
David Watkins, supervisore degli effetti speciali, e il suo team, hanno costruito la motrice dell'Orient Express in modo che potesse effettivamente muoversi. Per fare ciò, Watkins ha fatto andare in Svizzera i suoi due supervisori di officina Jim Machin e Jason Marsh per conoscere il responsabile dell'unico modello 484 funzionante ancora esistente.
"Jim e Jason sono tornati con una 'Bibbia', un grosso libro originale con il progetto del treno che ci interessava, in modo che potessimo riprodurlo correttamente in scala", spiega Watkins.
Complessivamente, Watkins e il suo team hanno costruito la locomotiva e un tender, sufficientemente accurati da sembrare funzionanti, in modo che la produzione non dovesse dipendere dagli effetti visivi per creare la giusta atmosfera per il treno. Watkins spiega: "Il cast è sicuramente più coinvolto se può respirare il vapore, perché dà l'idea di un motore vero".
Tim Parkin è stato il consulente ferroviario del film e ha assicurato che la replica del treno prodotta dal reparto costruzioni fosse la più accurata possibile. Oltre alla locomotiva e al tender, David Watkins e il suo team hanno costruito un vagone magazzino completo, un vagone letto, un vagone ristorante e un vagone salotto. Come spiega Parkin: "Ogni vagone pesa circa 25 tonnellate e la motrice ne pesa circa 22, mentre il tender pesa un po' meno. Ogni volta che dovevamo spostare il treno, usavamo una coppia di manovratori collegati in testa alla motrice, che sembrava vera anche se era 'truccata' dal nostro straordinario team degli effetti speciali guidato da Dave Watkins".
Matthew Jenkins, produttore esecutivo, aggiunge: "Abbiamo deciso all'inizio che avremmo cercato di realizzare il maggior numero possibile di effetti speciali con la MdP. Ovviamente, il nostro 'film itinerante' era girato nei teatri di posa, quindi le difficoltà da affrontare erano sostanziali. Ma, invece di mettere una carrozza al centro della scena con un fondale verde per gli effetti speciali, volevamo provare a rendere tutto il più autentico possibile".
Il direttore della fotografia Haris Zambarloukos e alcuni membri del suo team sono andati in Nuova Zelanda prima dell'inizio della produzione e hanno girato molte ore di sequenze da un treno che viaggia attraverso le aree montuose del paese. Il supervisore degli effetti visivi George Murphy le ha poi montate digitalmente e sul set sono stati posizionati due schermi ai lati delle carrozze su cui sono state proiettate le sequenze.
Il supervisore degli effetti speciali David Watkins ha anche cercato di trovare il modo di dare un certo movimento al treno, con l'aiuto di un'impalcatura posizionata sotto la carrozza, contenente dei soffietti e un sistema idraulico per scuotere l'aria facendo oscillare la carrozza da destra a sinistra e avanti e indietro. "Abbiamo esaminato a lungo le sequenze di Haris, osservando i movimenti effettivi della carrozza, poi, attraverso un software per il controllo idraulico, abbiamo fatto parecchie prove finché siamo riusciti a ottenere la giusta oscillazione dalla piattaforma posta sotto alla carrozza", egli spiega.
Come osserva l'attore Josh Gad: "Anche con il treno fermo, sembrava di essere in movimento. Questo ti facilita il lavoro perché non devi sforzarti di immaginare".
Per Matthew Jenkins: "Era abbastanza surreale trovarsi nella carrozza in movimento con le sequenze girate in montagna che scorrevano ai lati. Sembrava veramente di essere su un treno e il risultato è stato superiore alle aspettative".
Girare su pellicola 65mm ha creato a Clay e al suo team numerose difficoltà: "Il 65mm è paragonabile all'alta definizione, è come vedere una proiezione su schermo grande, dove riesci a distinguere perfettamente ogni chiodo. Dato che le finiture dovevano apparire reali, la nostra squadra costruttori ha prodotto intarsi e impiallacciature di qualità eccezionale, che sembrano legni autentici. Volevamo che gli spettatori provassero la sensazione di un modo di vivere e di viaggiare molto opulento, e compissero anche loro parte di quel viaggio, rendendolo speciale".
Clay aggiunge: "Gli interni dell'Orient Express attuale sono in stile Art Nouveau, ma noi avevamo bisogno di un look più pulito, in modo da non distogliere l'attenzione dall'azione. Abbiamo adottato un approccio più minimalista e preferito lo stile Art Déco per i pannelli e le decorazioni in legno. Abbiamo ulteriormente semplificato lo stile, in modo da avere uno sfondo pulito per far risaltare il cast".

CREARE I COSTUMI
Branagh lavora con l'ideatrice dei costumi Alexandra Byrne da più di trent'anni a teatro e a cinema, e spiega: "Il suo tratto distintivo sono l'attenzione ai dettagli e la ricerca approfondita perciò, dopo ogni suo ingaggio, ci vogliono mesi prima di avere notizie da lei. In genere non è il tipo di persona che parla molto, a meno che non possa riempire la stanza di esempi e riferimenti. Spesso, il processo consiste nell'analizzare ciò che non va per arrivare a capire che cosa invece funziona".
La Byrne ha effettuato approfondite ricerche, ha letto il romanzo, ha guardato le precedenti versioni del film e ha creato una tabella di riferimenti incrociati con la sceneggiatura. Ha anche ideato i 'tabelloni dell'umore', spiegando: "Non sempre sono immagini storiche, spesso si tratta di immagini di qualcosa che riguarda in qualche modo un personaggio o un punto della storia o un momento emotivo nel film. Ho raccolto un'infinità di immagini che poi ho selezionato e fissato sui tabelloni, focalizzando meglio le idee. Sono un interessante strumento visivo che ti aiuta ad avere un dialogo con Ken e gli attori per creare il look dei personaggi".
"I costumi sono quasi come un romanzo giallo", afferma la Byrne. "Nel senso che pochi personaggi sono vestiti per quello che sono realmente. Abbiamo dovuto capire il passato di ciascuno di loro, sapere perché ha deciso di vestirsi come qualcun altro e di quali risorse doveva disporre per fare ciò. Devi darti un insieme di regole in base alle quali prendere le decisioni, quindi abbiamo effettuato molte ricerche. Ho apprezzato il fatto di non rivelare troppo attraverso i vestiti ma, al tempo stesso, l'abbigliamento deve avere integrità e coerenza".
Anche Willem Dafoe (Gerhard Hardman) si è affidato alla perizia di Alex Byrne per gli abiti del suo personaggio. Come spiega l'attore: "Non sapevo che esistesse uno stile differente nel modo di confezionare i vestiti in America e in Europa e che, tra gli stessi europei, c'è una differenza tra i paesi del Nord e il Mediterraneo; perciò, dato che il mio personaggio cerca di passare per austriaco, anche se in realtà è americano, si è discusso su quanto rendere visibile questo aspetto nei vestiti. Bisogna sempre mantenere l'equilibrio perché un capo può essere distintivo, ma non deve risultare tanto appariscente da richiamare l'attenzione. In un film come questo, l'aspetto è un elemento fondamentale nel personaggio".
Alla Byrne è anche piaciuta molto l'epoca, che ha reso possibile il recupero di tessuti originali da copiare per accentuare la veridicità del look. Come spiega la costumista: "Ancora si riescono a trovare scampoli di tessuti originali degli anni '30 del '900: quando li maneggi, sono lisi e si sgretolano, ma ti danno l'idea del peso del tessuto e del colore da cercare. Abbiamo anche comprato molti campionari di vecchi tessuti; essendo rimasti chiusi, le stoffe non si sono scolorite o sciupate e questo è stato un importante riferimento per ciò che intendevamo realizzare".

ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESS è stato girato nell'arco di tredici settimane nei Longcross Studios vicino Londra e in esterni a Malta fra novembre 2016 e marzo 2017.

IL CONTESTO

AGATHA CHRISTIE

• La prolifica carriera della scrittrice ha coperto un arco temporale di cinque decenni e si è concretizzata in 66 romanzi polizieschi e 150 racconti.
• Ha scritto più di 20 opere teatrali, fra cui la più celebre, "Trappola per topi" (The Mousetrap), è la commedia più rappresentata al mondo, dopo il debutto nel 1952.
• Con oltre due miliardi di libri pubblicati, è stata superata nelle vendite solo dalla Bibbia e da Shakespeare.
• Facili da tradurre, i suoi libri sono stati pubblicati in più di 100 lingue, rendendola l'autrice maggiormente tradotta di tutti i tempi.

Agatha Mary Clarissa Miller nasce il 15 settembre 1890 a Torquay, nel sud ovest dell'Inghilterra, da madre inglese e padre americano. Impara a leggere a cinque anni e inizia a scrivere poesie fin da bambina. La sua istruzione è un misto di lezioni private a casa con i genitori e di frequenza di scuole francesi a Parigi, dove diventa una brava cantante lirica e pianista. A 18 anni si diverte a scrivere racconti, alcuni dei quali sono pubblicati dopo ampia revisione negli anni '30 del '900.

Nel 1914 la Christie è infermiera presso il Voluntary Aid Detachment dell'ospedale della Croce Rossa a Torquay e, quando l'ospedale apre un dispensario, accetta di lavorarci e supera l'esame della Society of Apothecaries. Nasce qui il suo interesse per l'uso dei veleni, che dà un importante contributo al suo primo romanzo, Poirot a Styles Court (The Mysterious Affair at Styles). L'uso del veleno da parte dell'assassino è descritto così bene da valere alla Christie una menzione senza precedenti per una scrittrice di romanzi, e cioè una recensione sul Pharmaceutical Journal.

È la sorella maggiore Madge a spingerla a scrivere un libro giallo. All'epoca, nelle campagne inglesi vivono molti rifugiati belgi e Torquay non fa eccezione. Così la Christie ha l'idea di un personaggio, un rifugiato belga, un illustre ex poliziotto belga, nel ruolo di investigatore per il suo primo romanzo. Nasce così Hercule Poirot.

Nel 1919 la Christie ha una figlia, Rosalind, dal primo marito Archie. In questo stesso anno l'editore le commissiona cinque nuovi romanzi. La Christie è una delle prime autrici della Penguin i cui libri sono stati pubblicati in brossura.

Dopo la Guerra la scrittrice continua a scrivere e viaggiare con Archie, compreso un Grand Tour nel 1922 durante il quale, in Sud Africa e alle Hawaii, si cimenta con il surf (di fatto, è la prima donna britannica a praticare quest'attività). La coppia divorzia nel 1928 e la Christie realizza una delle sue maggiori ambizioni: viaggiare sull'Orient Express fino in Medio Oriente. Ritroviamo questo e altri viaggi da lei compiuti in molti libri, fra cui Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), Assassinio sul Nilo (Death on the Nile), Non c'è più scampo (Murder in Mesopotamia), Appuntamento con la morte (Appointment with Death) e Il mondo è in pericolo (They Came to Baghdad), oltre a molti racconti.

Durante un viaggio verso gli scavi di Ur nel 1930, conosce l'archeologo Max Mallowan, di quattordici anni più giovane di lei, che diventa il suo secondo marito. Il matrimonio dura quarantasei anni. La Christie accompagna il marito nelle spedizioni archeologiche annuali per quasi trent'anni. Questi viaggi non smorzano il flusso creativo e il libro Viaggiare è il mio peccato (Come, Tell Me How You Live), pubblicato nel 1946, descrive con arguzia i primi giorni presso gli scavi archeologici in Siria con il marito.

Nel 1930, dopo avere scritto diversi romanzi e racconti, crea un nuovo personaggio di investigatore, Miss Jane Marple, che racchiude in sé i tratti di molte donne anziane che la Christie aveva incontrato nei villaggi visitati da bambina. Quando crea Miss Marple, la scrittrice non la immagina come una rivale di Poirot e, con La morte nel villaggio (The Murder at the Vicarage),la prima apparizione di Miss Marple, è evidente che questo è un altro personaggio destinato a una celebrità duratura.

Nel 1971 la scrittrice ottiene una della maggiori onorificenze del Regno Unito, ricevendo il titolo di Dame dell'Impero Britannico. La sua ultima apparizione in pubblico è alla prima nel 1974 del film "Assassinio sull'Orient Express" nella versione interpretata da Albert Finney nei panni di Hercule Poirot. Il suo verdetto? Un buon adattamento e un unico appunto ai baffi di Poirot che non erano abbastanza sontuosi.

La Christie si è serenamente spenta il 12 gennaio 1976. È stata sepolta nel cimitero della chiesa di St. Mary, a Cholsey, vicino a Wallingford.

ALCUNI EVENTI INTERNAZIONALI ACCADUTI NEL 1934

• L'ascesa di Adolf Hitler che, con il decesso del Presidente Hindenburg, diventa capo di Stato e cancelliere e assume il nome di Führer.
• In Italia, tutti gli insegnanti della scuola primaria devono indossare la camicia nera del partito fascista quando sono a scuola.
• L'Unione Sovietica viene ammessa nella Lega delle Nazioni.
• Josef Stalin rafforza il suo potere in Unione Sovietica dando avvio alla Grande Purga.
• Il Giappone recede dai trattati navali con Stati Uniti e Regno Unito con l'obiettivo di potenziare la propria flotta.
• In Turchia, alle donne viene concesso il diritto di voto in occasione delle elezioni parlamentari.
• Negli Stati Uniti, il Congresso approva il Lindbergh Act che trasforma il sequestro di persona in un reato punibile con la pena capitale.
• Bruno Hauptmann viene arrestato e accusato di sequestro e omicidio del bambino Charles Lindbergh Jr.
• Il governo degli Stati Uniti apre un carcere di massima sicurezza sull'isola di Alcatraz a San Francisco.
• L'FBI uccide John Dillinger a Chicago mentre esce dal cinema.
• Bonnie e Clyde sono colpiti a morte in un agguato della polizia.
• Il film della Fox "Cavalcade" vince il premio per il miglior film alla sesta edizione degli Academy Award.
• Lo Scozzese volante è la prima locomotiva a vapore a raggiungere ufficialmente i 180 kmh.

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