BlacKkKlansman di Spike Lee, la recensione



BlacKkKlansman rappresenta il ritorno in grande di Spike Lee. Una pellicola divertente, dissacrante e potente, con una sceneggiatura che è la vera forza del film.

di / 26.09.2018
BlacKkKlansman di Spike Lee, la recensione

BlacKkKlansman è la nuova pellicola di Spike Lee presentata in concorso all'ultimo Festival di Cannes dove ottiene il Grand Prix speciale della Giuria e dove viene accolto positivamente dalla critica. La storia è tratta dal libro Black Klansman scritto dall'ex poliziotto Ron Stallworth, il quale racconta la sua esperienza come unico poliziotto afroamericano nella sua divisione in un'epoca (l'inizio degli anni Settanta) estremamente complicata per l'integrazione. Il cast vede come protagonisti John David Washington (famoso principalmente per la serie tv Ballers e figlio di Denzel Washington) e Adam Driver, uno degli attori più talentuosi della sua generazione.

Ron Stallworth (John David Washington), giovane afroamericano, vuole fare il poliziotto da sempre perchè gli piace e ci crede, nonostante viva in un'epoca e in una nazione dove il razzismo è all'ordine del giorno. Che lui possa fa parte delle forze dell'ordine viene vista come una cosa strana, non viene preso troppo sul serio e deve faticare molto per dimostrare la sua bravura. Un giorno riesce a prendere contatti con uno dei leader del Ku Klux Klan e riesce ad entrare a far parte del clan come infiltrato. Ovviamente non può farlo in prima persona per via del colore dell sua pelle ma grazie all'aiuto della sua squadra e in particolare del detective Flip Zimmerman (Adam Driver), che lo sostituisce di presenza, metterà in atto un piano per sabotare il gruppo dall'interno. 

Con BlacKkKlansman Spike Lee torna ai suoi livelli più alti. Ricordate il famoso monologo di Edward Norton ne la 25esima ora? Ecco siate pronti a rivivere momenti così in questo film, perchè la sceneggiatura è sicuramente l'elemento più convincente dell'opera. Il regista riesce ad essere pungente ed estremamente provocatorio e accusatorio, spesso anche in modo palese, attaverso un'ironia e una comicità di fondo che rendono il messaggio ancora più convincente. Ci racconta l'America degli anni Settanta ma ci rende partecipi del fatto che ben poco è in realtà cambiato, l'America di allora è anche quella di oggi, tutto sembra tornare al passato, soprattutto ora con Trump al governo. Questo ci dice Spike. Non si risparmia, come del resto non ha mai fatto, perchè il suo cinema ha sempre avuto ideologie ben precise, anche se stavolta la chiave utilizzata è più orientata alla comicità e all'ironia ed è proprio questa l'aspetto vincente del film. Il Ku Klux Klan, il suo leader più rappresentativo, David Duke, e tutti coloro che ne fanno parte portando avanti valori estremamente razzisti ed estremisti, sono ridicolizzati e presi in giro da un poliziotto afroamericano. 

Il film ha anche una regia e un montaggio ottimi, attori molto bravi nei propri ruoli, anche scomodi, e una scelta musicale e scenografica molto azzeccata. Insomma Spike Lee non sbaglia un colpo e riesce a far arrivare il proprio messaggio utilizzando a pieno tutti i mezzi che la macchina cinematografica gli mette a disposizione. 

Valutazione di Giorgia Tropiano: 8 su 10
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