Creed 2

Creed 2, quando la boxe è anche emozioni



Se il tema centrale di Creed era dimostrare di poter combattere, Creed II riguarda soprattutto i motivi per cui si combatte. È un film che trova un suo spazio e una sua ragione di essere, aderendo ad una formula prestabilita senza però cadere nella banalità o nel già visto.

di / 26.02.2019
Creed 2

Adonis Creed (Michael B. Jordan) è diventato campione del mondo dei pesi massimi, aiutato dall'ex pugile Rocky Balboa (Sylvester Stallone) che lo assiste negli allenamenti. Le cose per lui non potrebbero andare meglio, la fidanzata Bianca (Thessa Thompson) ha accettato di sposarlo e i due hanno una figlia in arrivo. Tutto cambia quando viene sfidato da Viktor (Florian Munteanu) figlio di Ivan Drago (Dolph Lundgren), colui che ha ucciso suo padre sul ring anni prima. Il giovane campione è determinato ad accettare la sfida, ma Rocky non se la sente di rivivere quella storia: Adonis si ritroverà quindi per la prima volta a combattere da solo.

Nonostante siano passati tre anni, è ancora difficile credere che il primo Creed sia un film così ben riuscito. Già una volta il franchise aveva fatto di nuovo parlare di sé in maniera più che decorosa con Rocky Balboa (2006), lasciando se non tutti, quantomeno i fan di vecchia data soddisfatti. L'idea che la serie potesse non solo rinascere una seconda volta con protagonista il figlio di Apollo Creed allenato da Rocky stesso (e con Stallone di nuovo nel ruolo), ma che questo potesse essere a tutti gli effetti uno dei capitoli migliori della saga ha tutt'ora dell'incredibile. Ancora più incredibile risulta il fatto che il suo seguito, Creed II, riesca ad essere una degna prosecuzione di questo miracolo cinematografico nonostante vada a recuperare gli elementi più "cartooneschi" della serie: gli eventi di Rocky IV, la morte di Apollo per mano di un super atleta sovietico e la conseguente vendetta dello Stallone Italiano nella fredda Russia. Eppure eccoci di nuovo di fronte ad un altro capitolo ben confezionato che nulla ha da invidiare ai suoi predecessori. Ora, a dirla tutta, Creed II non è allo stesso livello dell'originale, ma non per questo è meno valido.

La regia, passando dalle mani di Ryan Coogler a quelle di Steven Caple Jr., perde in creatività visuale, ma ne guadagna in spettacolarità. Mai come adesso gli incontri sembrano accesi, vivi e brutali: sentiamo lo sforzo dentro ogni colpo, la difficoltà nell'incassare e la fatica di ogni allenamento. Questo gioca in sfavore dello spessore emotivo che il primo capitolo era riuscito a (ri)costruire per i personaggi, ma la recitazione di tutti gli attori coinvolti è talmente efficace da riuscire a sopperire a questa mancanza. Soprattutto, il film non dimentica l'elemento essenziale che da sempre contraddistingue la saga: non sono film sula boxe, sono film che usano la boxe come metafora per qualcos'altro. E qui, quel qualcosa sono le relazioni: vediamo l'evolversi della storia di Adonis e Bianca, il rapporto di fiducia che si è costruito tra il nuovo campione e Rocky e le difficoltà di quest'ultimo nel veder riaffiorare i fantasmi del passato, impersonati da Ivan Drago.

Non scontato è lo spessore che viene dato all'ex pugile sovietico, il cui legame con il figlio funge da perfetto contrasto a quella di Adonis e Rocky e motore principale dei conflitti tra i protagonisti. Il passato è la sfida più grande che il giovane campione si trova ad affrontare, tanto sul ring contro Viktor Drago, quanto nella sua interiorità e nel rapporto con il padre che non ha mai conosciuto.

Se il tema centrale di Creed era dimostrare di poter combattere, Creed II riguarda soprattutto i motivi per cui si combatte. È un film che avrebbe tutte le ragioni di essere un frammento dimenticabile della storia iniziata da Rocky, ma che invece riesce a trovare un suo spazio e una sua ragione di essere, aderendo ad una formula prestabilita senza però cadere nella banalità o nel già visto.

Valutazione di Jacopo Artuso: 7 su 10