ELVIS, recensione film con Austin Butler

ELVIS, recensione biopic con Austin Butler


Elvis, biopic sull'icona della musica Elvis Presley intrepretato da Austin Butler, è una pellicola in pieno stilo Buz Luhrmann, consigliata sia se sia ama il lavoro del regista, sia se si ama il mito di Elvis.

di / 20.06.2022
ELVIS, recensione film con Austin Butler

Con Elvis non solo si può dire che il re del rock è tornato ma anche Baz Luhrmann. Era da quasi dieci anni che il tanto amato regista australiano non appariva con un suo lavoro sul grande schermo e ora torna realizzando un biopic niente di meno che sull'icona della musica mondiale, Elvis Presley, interpretato da Austin Butler, sicuramente nel ruolo più importante della sua carriera. Il film è stato presentato in anteprima mondiale lo scorso maggio durante il Festival del cinema di Cannes, dove partecipava in corcorso, senza portare a casa però nessun riconoscimento. Nel cast troviamo anche Tom Hanks, nel ruolo del manager del cantante, il Colonello Tom Parker e Olivia DeJonge, nel ruolo di Priscilla, la moglie di Elvis. 

La pellicola ci racconta la storia di Elvis, dalla sua ascesa alla sua caduta, dal punto di vista del Colonello Tom Parker, suo manager storico. Attraverso la voce narrante di Parker, ripercorriamo insieme a lui tutta la carriera di quello che diventarà senza ombra di dubbio il cantante più famoso al mondo, colui che ha segnato in tutto e per tutto la storia della musica, influenzando generi, artisti e musicisti in tutto il mondo. Inoltre ci si sofferma anche sul rapporto molto travagliato, di amore e odio che unisce Elvis e Parker, un rapporto che avrebbe fatto la sua fortuna inizialmente ma che avrebbe anche contribuito alla lenta e inesorabile caduta verso la fine del mito Elvis Presley. 

Il film inizia subito con immagini disorientanti, veniamo subito catapultati nel vivo della storia, sotto i riflettori e le luci accecanti di Las Vegas, con la voice over di Tom Hanks/Tom Parker che si presenta come colui che vuole essere fatto passare come il cattivo della storia ma che in realtà non è. Sembrerebbe quindi che la vita di Elvis sarà narrata attraverso uno sguardo di parte, mentre invece nel corso della pellicola è chiaro che, nonostante la parzialità dello sguardo, l'intento del regista è quello di mettere sul piatto i fatti e lasciare che sia lo spettatore e farsi un'idea di quello che accade, dato che l'immagine del Colonello che ne esce nel corso del film non è così idilliaca, tanto da screditare tutto ciò che lui afferma durante la storia. Nessuno saprà mai tutto quello che è realmente successo e perchè, quello che però sappiamo per certo è che Elvis amava profondamente il proprio pubblico, il contatto con i fan e soprattutto amava fare la sua musica, quella che gli veniva dal cuore, anche per questo è stato ed è tuttora uno degli artisti più amati di sempre.

Mentre si assiste alla pellicola si ha sempre di più la certezza che solo un regista come Baz Luhrmann sarebbe stato in grado di rendere al meglio il talento di un personaggio come Elvis. Così attraverso un ritmo serrato, un montaggio e una narrazione folle e veloce, così come lo è il movimento di Elvis sul palco, e immagini visive piene di luci e colori, il regista riesce a catalizzare l'attenzione dello spettatore sullo schermo, così come faceva il mito che racconta. E' veramente impressionante la somiglianza di Austin Butler con Elvis, sia nell'aspetto che nella mimica, a dimostrazione, anche in questo caso, del grande lavoro che è stato fatto. Purtroppo la pellicola è un pò troppo lunga, motivo per cui in alcuni momenti il ritmo cala inevitabilmente e di conseguenza anche l'attenzione. 

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10