Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday, la recensione del film


'Gli Stati Uniti contro Billie Holiday' è un film che brilla soprattutto grazie alle capacità della protagonista di restituire un'immagine a tutto tondo della cantante jazz che ha combattuto contro la cecità di un governo che non voleva far altro che metterla a tacere.

di / 29.04.2022
Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

Strange Fruit è forse uno dei brani più strazianti e dolorosi mai creati nella storia del cinema. Un brano che porta la firma della cantante jazz Billie Holiday e che servì come denuncia contro i linciaggi della popolazione afroamericana degli Stati Uniti. Strange Fruit ebbe un successo quasi inaspettato, con le sue immagini grafiche e la potenza delle frasi cantate dall'interprete: al punto che il brano divenne una sorta di ostacolo che il governo degli Stati Uniti voleva abbattere, cercando in ogni modo di impedire a Billie Holiday di esibirsi cantandola. Pagine importanti della storia del novecento che ora sono diventate materiale di un film firmato da Lee Daniels e che arriva al cinema il prossimo 5 maggio grazie a BIM Distribuzione.

La trama del film Gli Stati Uniti contro Billie Holiday prende il via proprio da questi fatti realmente accaduti. L'anno è il 1939 e la cantante, sconvolta da quello che accade ai neri americani, decide di comporre un brano che parli proprio dei linciaggi, del modo in cui gli afroamericani siano costretti a subire omicidi in modo gratuito, spesso senza nemmeno avere la possibilità di difendersi. Strange Fruit diventa un successo e pian piano la ballad di Billie Holiday finisce col diventare quasi un manifesto di una popolazione sempre più stanca di subire senza reagire. Per paura di rivolte e atti di violenza, il governo degli Stati Uniti cerca di impedire a Billie Holiday (interpretata da Andra Day) di esibirsi cantanto il brano, proprio per non correre rischi. A capo dell'operazione c'è Harry Anslinger (Garrett Hedlund) che inizia una vera e propria lotta personale contro la cantante, al punto di unire accuse di droghe all'etnia della donna. Per la cantante, dunque, si tratta di scegliere tra la propria arte (e la propria voce) e la propria libertà.

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday racconta una pagina nerissima della storia sociale e politica degli Stati Uniti: una pagina che, purtroppo, continua ad avere elementi di fortissima attualità, tra un razzismo che sembra aver trovato un nuovo terreno fertile in partiti populisti dediti all'odio, e una sempre problematica libertà di espressione, che sembra incapace di creare un confine netto tra ciò che è libertà e cio è che insulto. Ambientato negli anni '40, in un mondo ancora troppo polveroso e ignorante, Gli Stati Uniti contro Billie Holiday è una pellicola che brilla grazie alla sua protagonista. L'interpretazione di Andra Day - che le ha portato la vittoria del Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico nel 2021 - è di quelle che, da sole, fanno un film. La sua Billie Holiday, bella, fragile ma piena di voglia di combattere è senza dubbio l'elemento più riuscito del film, capace di regalare uno spettro piuttosto ampio non solo di emozioni, ma anche di motivazioni.

Il film, in sé, pecca forse di un'eccesso di zelo che rende la visione poco empatica: nonostante la terribile storia che vi viene raccontata - fatta di trigger warning come abuso, droga e violenza - Gli Stati Uniti contro Billie Holiday non riesce a convincere del tutto. Sembra quasi che si sia messo così tanto l'accento sull'esattezza storica dei fatti narrati da aver dimenticato l'anima in un angolo. Pur non essendo propriamente noioso, il film di Lee Daniels ha un ritmo abbastanza piatto, che non permette dunque quel coinvolgimento che lo spettatore si aspetta davanti a una pellicola di questo genere. Gli Stati Uniti contro Billie Holiday sembra dunque essere un'occasione mancata, un progetto che non è riuscito del tutto a sviluppare il proprio potenziale, nonostante una protagonista assolutamente irresistibile, attori comprimari d'alto livello e una storia che, a distanza di ottant'anni, continua a far venire i brividi.

Valutazione di Erika Pomella: 6 su 10