I Predatori, recensione dell'opera prima di Pietro Castellitto

Presentato al Festival del Cinema di Venezia, l'opera prima di Pietro Castellitto riflette sull'esistenza dell'uomo contemporaneo in modo originale grazie a una scrittura intraprendente e intelligente.

di / 17.10.2020
I Predatori, recensione dell'opera prima di Pietro Castellitto

Pietro Castellitto firma il suo esordio dietro la macchina da presa con il lungometraggio I Predatori, premiato a Venezia 77 come Miglior Sceneggiatura nella categoria Orizzonti.

Castellitto introduce il racconto presentando un personaggio enigmatico ed oscuro, colui che darà il via ad una serie di eventi che porteranno due famiglie, all'apparenza con nulla in comune, a incontrarsi e a scontrarsi contemporaneamente. La famiglia Pavone rappresenta l'élite della borghesia romana. Ludovica è una regista affermata, stacanovista cronica, che pensa di avere sempre la verità in tasca, anche e soprattutto rispetto al marito Pierpaolo, medico specialista sovrastato dalla vita e dagli eventi ad essa connessi. Di mezzo si trova Federico, il figlio della coppia, un ventenne con tanta voglia di essere apprezzato, sia nell'ambito universitario sia nella vita in generale, e che cerca il suo posto in un mondo che non accetta e che a sua volta non comprende.

 I Predatori
I Predatori

Assieme al personaggio misterioso che incontriamo all'inizio della narrazione, sarà anche Federico a mettere in contatto i Pavone con i Vismara, una singolare famiglia della periferia romana. Claudio e Carlo Vismara sono due fratelli legati alla malavita romana a causa della presenza dello zio, immischiato in affari illegali. I due, personalità totalmente diverse dallo zio, sembrano navigare verso l'ignoto nel mondo in cui si ritrovano. La loro voglia di farsi valere risulta pari a zero quando lo zio gli affida compiti spesso poco dignitosi e, infatti, fino alla fine manterranno questa inettitudine verso la propria esistenza, anche quando la voglia di decidere cosa fare della propria vita inizia a insinuarsi nei loro pensieri.

La sceneggiatura di Castellitto abbandona la linearità narrativa per dare spazio a un intreccio di vite che, anche in un caos apparente, dona alle storie una straordinaria ed efficace coerenza.

Ma chi sono quindi questi Predatori? Castellitto non lascia dubbi: tutti siamo vittime della vita ma, al tempo stesso, siamo anche dei predatori. Nulla ha a che fare con la classe sociale in cui veniamo riconosciuti, non c'è alcuna differenza. Castellitto tramette questo messaggio tramite il linguaggio cinematografico inquadrando spesso i suoi protagonisti dal basso verso l'alto, donando ai personaggi un'aura d'importanza, di magnificenza e di pericolo. La rottura della quarta parete è un altro degli escamotage utilizzati dal regista per rendere la stessa idea: lo sguardo in macchina da parte dei protagonisti spiazza lo spettatore, come se il soggetto in quel momento stesse guardando la sua prossima preda. In questi casi, la stessa domanda che il regista porge ai suoi protagonisti si porge al pubblico: siete vittime o predatori?

Ne I Predatori sussiste una grande critica all'individuo contemporaneo e verso i suoi comportamenti nei confronti di se stesso e degli altri. Nell'agio della famiglia Pavone sembra che nessuno tenga in considerazione i propri familiari: nessuno conosce l'altro e i pensieri che attanagliano le loro menti. Se, da una parte, Ludovica pensa esclusivamente alla propria carriera da regista cercando di affrontare solamente problemi relativi alla buona riuscita del suo progetto, dall'altra, Pierpaolo e Federico sembrano altri estranei, uno attanagliato dai propri problemi e dalle superficialità, l'altro arrabbiato con il mondo perché considerato da tutti un non-arrivato, un nullafacente le cui opinioni sembrano campate in aria e poco realistiche. Una famiglia super contemporanea dove i valori vengono messi da parte per lasciare spazio alla solitudine, alla noncuranza dei propri affetti, alla non comprensione dell'altro e così via. Un altro elemento che fortifica questa tesi è il fatto che I Predatori sia un film corale dove, però, i protagonisti non conoscono l'esistenza degli altri fino a un determinato momento e tramite circostanze bizzarre. Sembra quasi riflettere alla perfezione la società contemporanea in cui tutti stiamo vivendo e dove teniamo poco conto di chi ci circonda pensando prevalentemente a noi stessi e ai nostri interessi.

I Predatori, grazie a 01 Distribuzione, arriverà nelle sale cinematografiche il 22 ottobre.

Valutazione di Erica Nobis: 8 su 10
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