Il mio capolavoro

Il mio capolavoro, recensione del film di Gastón Duprat



Il mio capolavoro è una commedia che racconta di una splendida amicizia ma capace anche di mettere in discussione il ruolo dell'arte nella società contemporanea.

di / 09.01.2019
Il mio capolavoro

Renzo è un pittore molto famoso in Argentina ma, con l'avvento dell'arte contemporanea e l'entrata nel mercato di giovani artisti emergenti, vede la sua popolarità svanire poco a poco. A ricordargli costantemente delle poche vendite dei suoi quadri ci pensa Arturo, un gallerista molto apprezzato a Buenos Aires e suo grande amico. Il carattere e la testardaggine di Renzo spesso entrano in conflitto con la persona di Arturo soprattutto quando arrivano alla galleria delle proposte su commissione da parte di clienti importanti che Renzo ogni volta acconsente a realizzare ma arricchendo il prodotto ultimato di dettagli provocatori non richiesti dal committente. La vita di Renzo però sta per cambiare. Dopo la fine di una relazione con un'allieva più giovane e lo sfratto dalla sua casa/studio, l'uomo subisce un incidente e una leggera perdita di memoria e l'unica persona che decide di rimanere vicino a lui è l'amico Arturo. Insieme, i due orchestreranno un metodo infallibile per riuscire a vendere le opere vintage e démodé di Renzo. 

Il mio capolavoro, scritto da André Duprat e diretto da Gaston Duprat, è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film è una commedia avvincente dove tutto funziona alla perfezione, dalla sceneggiatura incalzante, sorprendente e ironica, alle interpretazioni dei due attori protagonisti (Guillermo Francella e Luis Brandoni) che, insieme, creano una coppia di buddies che si sostengono a vicenda provando a orchestrare di tutto affinché entrambi possano ottenere quello che vogliono. Già la scelta del sostantivo "capolavoro" menzionato nel titolo si prende gioco del pubblico che sta assistendo allo spettacolo. Quale sarebbe questo "capolavoro"? Si tratta forse di un'opera di Renzo oppure di qualcos'altro? Chi è che decide cos'è veramente un "opera maestra"? È anche su questo che il film cerca di riflettere. È da subito messa in evidenza la querelle tra gli amatori dell'arte contemporanea e coloro che sono ancora legati al concetto di pittura moderna. E se Renzo non riesce a cogliere quello che sta dietro un'opera di un giovane che sceglie di esporre delle attrezzature sportive, i critici d'arte chic trovano nelle opere retrò di Renzo un che di vecchio e di poco innovativo. La riflessione sul mondo contemporaneo si riflette però anche sulla concezione del ricordo e dell'omaggio verso un artista scomparso ed è proprio su questo concetto che si basa il piano che i due amici escogiteranno. Quando un artista ormai dimenticato passa "a miglior vita" le sue opere aumentano di valore poiché i collezionisti vedono nell'assenza dell'autore che continua a produrre un'occasione per acquistare le sue opere ed accrescere la loro rilevanza economica e sociale. 

La disputa, ormai storica, tra arte contemporanea e arte moderna si lega strettamente a un altro film presentato in concorso a Venezia quest'anno e che, insieme a Il mio capolavoro, sembra voler dimostrare quali siano oggi le diverse concezioni della natura dell'arte e di cosa è, invece, "alla moda". In film in questione è Non Fiction di Olivier Assayas che racconta, anche in questo caso tramite la commedia, le diatribe tra un autore di nicchia e il suo editore "al passo coi tempi". In questo caso la sceneggiatura di Assayas mette in discussione il divario tra coloro che amano l'editoria classica cartacea e coloro che, invece, preferiscono risparmiare accogliendo ben volentieri le versioni digitalizzate dei libri. Questi due film, insieme come presi individualmente, ci offrono un'interessante riflessione sulla società contemporanea e sull'arte come accettazione di diversi punti di vista. Cos'è contemporaneo? Se gli Impressionisti venivano rifiutati dai Salon nel XIX secolo per la troppa modernità espressiva a favore di artisti più accademici, ora sono i pittori più anziani come Renzo ad essere messi da parte in favore di artisti contemporanei capaci di rendere anche qualche scarpone da montagna un pezzo d'arte di inestimabile valore.

Il mio capolavoro è una commedia divertente e ben scritta, capace di raccontare sia di un'amicizia profonda sia di riflettere sul mondo contemporaneo grazie alla straordinaria qualità della sceneggiatura capace di essere critica e ironica contemporaneamente. 

Al cinema dal 24 gennaio. 

Valutazione di Erica Nobis: 8 su 10