Io rimango qui

Io Rimango Qui, recensione film di André Erkau


'Io rimango qui' è un film che racconta la vera storia di Steffi, una ragazza di sedici anni che scopre di avere un male incurabile e decide di attraversa la Francia, direzione Parigi, insieme al più inaspettato degli accompagnatori

di / 21.05.2021
Io rimango qui

Nelle sale dal 20 maggio c'è Io rimango qui, pellicola tedesca firmata da André Erkau che racconta la storia vera di Steffi, una ragazza di sedici anni che scopre di avere un tumore incurabile. Storia che, nella realtà, è stata raccontata proprio dal padre della ragazza, che ha deciso di destinare parte della sua abitazione ad accogliere donne malate di cancro.

Una dichiarazione di intenti - quella, cioè, di affrontare il teen movie intrecciandolo con una narrazione incentrata sulla malattia terminale - che appare evidente sin dai primi frame e che mette lo spettatore sull'avviso, preparandolo a una storia che, per sua stessa natura, non potrà avere un lieto fine.

Steffi (Sinje Irslinger) è una ragazza di sedici anni dalla vita apparentemente perfetta. Il diploma è vicino, così come si avvicina la possibilità di entrare nel corpo di polizia. Poco prima di partire per la gita scolastica in direzione Parigi, Steffi si sottopone a dei test medici obbligatori per poter essere reclutata nell'Arma che ha scelto di servire. Tuttavia le analisi non vanno affatto come previsto e Steffi scopre di avere un cancro incurabile che le porterà via la vita in una manciata di mesi. Una sentenza che pesa con enorme gravità sulla famiglia della ragazza: ma Steffi è più che mai decisa a partire ugualmente per Parigi, dove ha intenzione di perdere la verginità con il suo ragazzo. Tuttavia i genitori - soprattutto la madre - non vuole che la figlia corra un rischio simile e preferirebbe che Steffi saltasse il viaggio per iniziare subito la terapia che potrebbe allungarle un po' la vita. Per questo motivo a Steffi non resta altro da fare che chiedere l'aiuto di Steve (Max Hubacher), un ragazzo che lavora nel circo e che, proprio come la ragazza, ha bisogno di scappare dalla gabbia della propria famiglia. I due partono dunque alla volta di Parigi, attraversando la campagna francese a bordo di un pickup che il padre di Steffi (Il Til Schweiger di Bastardi senza gloria) aveva comprato per la figlia.

Io rimango qui è un film che non punta essenzialmente sull'essere originale. È piuttosto obiettivo ammettere che lo spettatore può vagamente intuire gli snodi di trama senza fare uno sforzo intellettivo particolarmente rilevante. Questo, però, non significa che il film di André Erkau non sia godibile, affatto. Piuttosto che puntare alla sorpresa a ogni costo, al disperato tentativo di raccontare una stori"vecchia" in modo nuovo, il regista ha puntato tutto sul lato comedy di una storia che è intrisa di malinconia. Io rimango qui è un film sulla malattia, un teen movie che racconta l'innamoramento tra due persone solo potenzialmente diverse, ma è anche un road movie che strizza l'occhio all'heist movie in un paio di scene, che intrattengono lo spettatore e gli lasciano addosso una sensazione di piacevole partecipazione, nonostante il sottostrato del racconto parli di morte e rimpianti. 

Nella realizzazione di questo intento aiuta anche la forte chimica tra i due attori scelti come protagonisti: in particolar modo Sinje Irslinger è una giovane attrice in grado di riempire lo schermo e di offrire allo spettatore una prova istrionica fatta di una grande espressività, capace di passare dalla gioia al timore in un battito di ciglia, con una naturalezza che merita applausi a scena aperta.

Se è il racconto originale che cercate, probabilmente Io rimango qui non è il film che può fare al caso vostro. Al contrario, se non avete pregiudizi di sorta e volete passare un'ora e mezza del vostro tempo con un film comunque ben scritto e dal ritmo funzionale, allora non lasciatevi scappare questa pellicola che dalla sua ha anche la scelta - qui coraggiosa e non scontata - di non insistere sui facili ricatti emotivi a cui un certo tipo di cinema legato al mondo della malattia ci ha abituato.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10