Knight of Cups

Knight of Cups, la Recensione



Ritorno del regista di culto Terrence Malick, cast stellare per un'opera affascinante ma poco scorrevole.

di / 07.11.2016
Knight of Cups

Knight of Cups racconta la vita di Rick (Christian Bale), uno sceneggiatore che si muove tra Los Angeles e Las Vegas, disilluso e smarrito in un'esistenza di cui non riesce a trovare il senso: lo vediamo destreggiarsi tra i difficili rapporti con il padre e il fratello, e una serie di relazioni con bellissime donne.

Questa, in poche righe, la trama di un'opera a cui però bisogna aggiungere un'indispensabile precisazione: si tratta di un lavoro di Terrence Malick. Annunciato, atteso, rinviato, il settimo film del regista americano arriva infine nelle nostre sale, dopo la presentazione al Festival di Berlino 2015, a sua volta seguita a una post-produzione di circa due anni.

Malick, da anni avverso a qualsiasi forma di promozione mediatica, è noto infatti per uno stile e un processo di lavorazione del tutto personale: per Knight of Cups non ha fornito una vera e propria sceneggiatura, ma alcune pagine di dialogo e descrizione dei personaggi, affidandosi in gran parte all'improvvisazione durante le riprese.

Il Cavaliere di coppe del titolo fa riferimento a una carta dei tarocchi, dai molteplici significati: simboleggia cambiamenti e nuove opportunità, anche in campo sentimentale, un artista e un sognatore che si annoia facilmente; se capovolto, rappresenta inaffidabilità, false promesse, inganno. E non è il solo riferimento alle famose carte: il film infatti è diviso in vari capitoli, che prendono il nome (tranne che in un caso) da altrettante carte dei tarocchi, ciascuno dei quali ruota intorno a una persona diversa.

Altre fonti di ispirazione sono l'allegoria Il pellegrinaggio del cristiano, gli Atti di Tommaso, e il filosofo e mistico persiano Sohravardi: la storia del protagonista assume insomma i connotati di un viaggio metaforico e spirituale, e anche il tema musicale ricorrente è un vecchio brano, dal titolo simbolico di Exodus.

 Come di consueto nei film di Malick, dialoghi ridotti all'osso, presenza costante del voice over, e una narrazione che si snoda attraverso il flusso delle immagini, esaltando le locations: dagli interni lussuosi ma asettici alle strade che si perdono a vista d'occhio, e su tutto la potenza irrefrenabile della natura.

 Il mestiere del protagonista dà spazio anche a uno sguardo critico sull'ambiente hollywoodiano, dal lusso sfrenato che nasconde vuoto e superficialità.

Knight of Cups è però svuotato al massimo della trama, in cui l'anello debole diventa paradossalmente un protagonista privo di definizione e profondità, mentre le scene più intense sono affidate ad alcuni dei suoi comprimari: un cast comunque stellare, che comprende Cate Blanchett, Natalie Portman, Antonio Banderas, Freida Pinto, Wes Bentley e altri (alcuni dei quali compariranno anche nel prossimo lavoro del regista, girato a ridosso di questo).

Malick conferma quindi la capacità di creare immagini esteticamente bellissime, specialmente quando indugia sul paesaggio e su volti e corpi delle sue attrici; una certa ripetitività però, oltre alla prevedibile lentezza, rendono questo film un'opera più ostica che travolgente, e rimane la sensazione di avere un po' sprecato un cast di tale calibro.

Valutazione di Matilde Capozio: 5 su 10
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