L'ultima ruota del carro, la recensione

Veronesi realizza un buon film, il suo migliore, cercando di rifarsi alla grande commedia all'italiana di Risi, Monicelli e Scola. Germano regala l'ennesima performance eccezionale interpretando Ernesto, il protagonista del film, un uomo semplice e buono nei confronti del quale è impossibile non provare empatia.
L'ultima ruota del carro, la recensione

L'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma si apre, fuori concorso, con un film italiano, L'ultima ruota del carro, il nuovo lavoro del regista toscano Giovanni Veronesi che torna al cinema dopo il terzo capitolo della saga di Manuale d'amore. Stavolta lo fa con una commedia dalle venature drammatiche, raccontando la storia vera di un uomo qualsiasi, il classico italiano medio, dalla sua infanzia fino alla maturità, toccando periodi o fatti storici e il modo in cui questi hanno influenzato la vita di Ernesto Fioretti, interpretato da Elio Germano. L'attore romano è affiancato a Alessandra Mastronardi, che interpreta Angela, sua moglie e da Ricky Memphis, il suo migliore amico. Il cast è arricchito dalla partecipazione di Alessandro Haber e Sergio Rubini.

Ernesto (Elio Germano) è un uomo buono e onesto che fin da bambino è influenzato dalla forte figura paterna e crescendo impara il mestiere portato avanti da suo padre, il tappezziere. Mentre svolge un lavoro su commissione conosce la giovane Angela (Alessandra Mastronardi) e se ne innamora, poco dopo si sposano e diventano genitori. Nel frattempo Ernesto trova lavoro come cuoco d'asilo ma ben presto si rende conto di non essere portato per quel mestiere, lui che non sa cucinare neanche un uovo al tegame e molla tutto per avviare una propria attività da traslocatore con il suo fidato amico Giacinto (Ricky Memphis).  La sua vita procede, tra alti e bassi, senza che accada nulla di particolare ma solo tante piccole cose che però nella sua vita significano molto.

L'ultima ruota del carro, il titolo del film, prende spunto da una frase che suo padre diceva sempre ad Ernesto. Lui non contava nulla nella famiglia, era solo l'ultima ruota del carro e subendo sempre questa condizione Ernesto è comunque andato avanti con i suoi valori e la sua integrità senza cambiare mai, restando l'uomo semplice che era fin da bambino. Ma chi è Ernesto? Cosa racconta il film? Fondamentalmente la pellicola mostra per immagini varie tappe della vita di un uomo qualsiasi, sì perché Ernesto non è nessuno, è un italiano medio che fa lavori semplici e svolge la vita della maggior parte degli italiani, tutti possono identificarsi in lui e ripercorrere momenti di storia visti attraverso il suo sguardo. Il film scorre così senza colpi di scena, senza svolte sensazionali, mostra solo una famiglia romana con le sue gioie e i suoi dolori. E il protagonista della storia è un uomo puro, che non si lascia corrompere, che non riesce a passare avanti a nessuno e che vede il mondo con occhi buoni.

Veronesi realizza il suo film migliore, spesso il suo sguardo può sembrare troppo buonista  e nel finale la storia inizia un po' a vacillare ma non ci si può non affezionare al suo protagonista. Ernesto è un personaggio molto bello e ciò è soprattutto merito della grande performance, molto umana, di Elio Germano. Gli spettatori rivivono fatti storici come l'omicidio Moro, la vittoria dei Mondiali del'82 e esperienze comuni, come la ricerca di un lavoro fisso, la paura della malattia e la speranza in un futuro migliore. Veronesi vuole rifarsi alla Commedia all'italiana di Risi, Monicelli e Scola che ha fatto grande il cinema italiano, ovviamente i livelli non sono gli stessi, i tempi sono cambiati ma il tentativo è comunque buono.

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10
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