La Profezia Dell'armadillo, la recensione



'La profezia dell'armadillo', tratto dal best seller di Zerocalcare, da corpo e colori proprio al mondo a fumetti del talentuoso disegnatore, Michele, che mai si separa dal suo irriverente armadillo e da Secco, suo compagno di peripezie. Una notte però, un messaggio ricevuto sul telefonino cambierà tutto, e sarà questa l'occasione per il protagonista di 'affacciarsi' al passato, ai momenti vissuti belli e leggeri e a quelli mancati; e, al contempo, di farsi coraggio per affrontare il presente, in vista di un futuro che appare particolarmente incerto. Applauso al cinema italiano che continua a rinnovarsi e a stupire anche questa volta.

di / 25.09.2018
La Profezia Dell'armadillo, la recensione

Alzi la mano chi ha il proprio armadillo e ci conversa amorevolmente più e più volte al dì! Lo sa bene Michele, in arte Zerocalcare, uno dei fumettisti italiani più amati dai giovani in questi ultimi anni. Ma chi è quest'armadillo di cui si parla nel best seller del giovane fumettista romano? Altri non è che il suo alter ego, la sua coscienza critica in carne ed ossa, anzi, sarebbe meglio dire in placche e tessuti molli, con cui Zero, ventisettenne arrivato alla fatidica soglia dei trent'anni con una situazione lavorativa precaria, si interfaccia ogni volta abbia bisogno di un consiglio, di una guida per affrontare le magagne quotidiane. E cosa sta a significare la famosa "Profezia dell'armadillo", che da il nome sia al volume che alla pellicola uscita nelle sale italiane il 13 settembre? Si tratta di "qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli- amen." Questo è lo stralcio di vignetta tratto dal best seller di Zerocalcare da cui prende spunto il progetto cinematografico di Emanuele Scaringi, a cui è stato affidato dalla Fandango il compito di dare corpo e colori sul grande schermo proprio alla vita di Michele, ossia il fumettista stesso e ai personaggi che popolano il suo mondo, quello immaginario e quello reale, dove egli vive, di Rebibbia; quartiere periferico romano famoso per non brillare sempre agli onori della cronaca, "terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto, ma non serve niente".

Un talento da disegnatore di fumetti (ma non di supereroi), quello di Michele, che trascorre senza particolare ardore le sue giornate tutte molto simili tra loro. All'improvviso però, la sua monotona esistenza -che si divide tra creazioni di illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti, latte e plumcakes notturni e caotico disordine in casa- subirà un brutto scossone: un messaggio, ricevuto sul telefonino nel cuore di una notte come tante, annuncia la dolorosa scomparsa di una sua cara compagna di classe, Camille, con cui il ragazzo ha trascorso semplici ma indimenticabili momenti di leggerezza durante l'adolescenza e a cui non ha mai avuto il coraggio di rivelare il suo amore, per ritrosìa, o, forse, per procrastinazione. Nel marasma generale di emozioni e pensieri contrastanti, Michele potrà contare sul suo sagace e buffo armadillo che non lo abbandona (quasi) mai, con cui intavolare conversazioni al limite del paradossale, e sul suo inseparabile amico d'infanzia Secco, compagno di scorribande notturne in motorino in centro e tempo libero passato a fare svogliatamente zapping tra i canale della tv. Inevitabili saranno anche i "tuffi" in un passato adolescenziale alla cui fantomatica leggerezza Michele guarda con affettuosa malinconia e a cui Scaringi sa rendere giustizia ricreando con bravura e ingegno le atmosfere tipiche di quei tempi andati.

Assolutamente riuscito, quindi, il tentativo del bravo regista Emanuele Scaringi, qui al debutto con il suo primo lungometraggio, di occuparsi dell'elaborazione del lutto di Michele con il tono della commedia, rispettando il mondo di Zerocalcare. Un mondo irriverente e originale che affronta con leggerezza malinconica un tema triste come il lutto di una ragazza molto giovane. La scelta del cast attoriale si è rivelata azzeccata; a partire dal protagonista, il giovane e convincente Simone Liberati, che ha indossato gli abiti dell'amato fumettista romano non senza timore di critica, conferendogli carattere e vivace brillantezza; il suo compagno d'avventure, Pietro Castellitto, figlio d'arte e bella rivelazione di questa pellicola particolarmente a suo agio nel ruolo di simpatica canaglia, e poi lui, il giocattoloso armadillo, con tipici richiami anni'80, la cui corazza è stata portata a zonzo a meraviglia con buffi movimenti, dissacrante vocina e occhietti del bravissimo Valerio Aprea. Ottimo, inoltre, il lavoro fatto dagli sceneggiatori che hanno dato continuità, fluidità e compatezza alla storia, cosa non semplice da rendere quando devono essere portati sulla scena spezzoni, strisce di fumetto. E ne sono venuti fuori dialoghi divertenti, battute originali che rendono davvero piacevole e rilassante la visione della pellicola "La profezia dell'armadillo", che riesce a unire la giusta dose di malinconia e delicatezza per una persona cara che non c'è più, e la mordacità e l'ironia tipica della penna di Zerocalcare.

Applausi meritati, dunque, per Emanuele Scaringi che, da buon direttore d'orchestra, riesce a regalare allo spettatore anche numerosi momenti poetici, con inquadrature inusuali di una Rebibbia raccontata non come la solita periferia di case popolari già trita e ritrita, ma come un quartiere sì periferico, ma dove magia e momenti indelebili possono essere creati e ricreati continuamente, proprio come ammonisce Zerocalcare alla fine del suo volume: "Ricordati sempre di ricordare".

Valutazione di Marica Miozzi: 8 su 10
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