[Roma 2014] Lo sciacallo - Nightcrawler, la recensione



Lo sciacallo - Nightcrawler è un film spietato e crudele ma estremamente efficace, con una tensione che cresce nel finale e uno strepitoso e al tempo stesso spaventoso Jake Gyllenhall.

di / 25.10.2014
[Roma 2014] Lo sciacallo - Nightcrawler, la recensione

Lo sciacallo - Nightcrawler rappresenta il debutto sul grande schermo come regista di Dan Gilroy, fratello del più famoso Tony con il quale ha scritto The Bourne Legacy. Protagonista assoluto della pellicola è Jake Gyllenhall, il quale ha dovuto perdere circa 10 kg per interpretare il ruolo dello spietato Lou Bloom, insieme a lui sullo schermo Rene Russo, moglie del regista, Bill Paxton e Riz Ahmed. Il film è presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival  e in concorso nella categoria Mondo Genere al Festival Internazionale del Film di Roma.

Lou Bloom (Jake Gyllenhall) non riesce a trovare lavoro ed è pronto a tutto pur di guadagnare un po' di soldi, anche ad inventarsi una professione. Dopo aver assistito ad un incidente stradale in cui un reporter presente sulla scena riprende il tutto per poi vendere il video al network televisivo che offre di più, Lou capisce che quella potrebbe diventare la sua nuova occasione per fare soldi. Così dopo essersi procurato il materiale necessario per svolgere la professione, l'uomo passa le serate tra le strade cercando di arrivare per primo sui luoghi degli incidenti per poter avere l'anteprima delle scene più cruenti e importanti. Con il passare dei giorni Lou diventa sempre più bravo ed esperto ma anche più spietato, fino a quando riesce ad arrivare addirittura prima della polizia e influisce pesantemente sulle dinamiche dell'azione.

Lo sciacallo - Nightcrawler è un film importante. È un buon film, girato bene, con un ritmo serrato, con dialoghi efficaci e soprattutto un'interpretazione magistrale di uno spaventoso Jake Gyllenhall, i dieci chili che ha perso per interpretare il ruolo sono fondamentali per creare un personaggio inquietante e pauroso e l'attore riesce a trasmettere tutto ciò anche solo con uno sguardo. La pellicola però è importante per altri motivi. Primo tra tutti perché è spietato tanto quanto il suo protagonista. Mostra un lato veramente crudele e disumano di un fenomeno che sembra avere sempre più peso nell'epoca contemporanea, quello per cui tutti possiamo improvvisarci reporter. Ai giorni d'oggi tutti hanno modo di poter girare un video, anche di buona qualità, con qualsiasi mezzo a portata di mano e così chiunque può riprendere scene di tragedie, incidenti o catastrofi e sempre più spesso i grandi mezzi di comunicazione attingono da fonti esterne di questo tipo per creare servizi che possano avere qualcosa in più rispetto alla concorrenza.

La pellicola mostra senza giudizio di alcun tipo e senza censure, in modo fortemente unpolitically correct, i lati negativi della tendenza, portati, nel finale, ad estremi assurdi, in una scena incredibile sia per tensione che per efficacia narrativa, in cui è il reporter stesso ad influenzare non solo l'intervento della polizia ma anche lo sviluppo della vicenda, condizionando così anche la vita di persone che si trovano per caso sulla scena. Lou Bloom si trasforma in un deus ex machina che tira le fila dell'azione e la gestisce a suo piacimento in modo che prenda una piega diversa così da poterlo avvantaggiare. Il crescere della tensione nel finale è proporzionale al crescere della sua follia, della sua brama di notorietà e soprattutto della sua crudeltà, il suo personaggio ha uno sviluppo costante nel corso del film fino a trasformarsi in uomo totalmente senza scrupoli. 

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10
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