Mi Chiamo Francesco Totti, il bellissimo documentario presentato alla Festa del Cinema di Roma

Alla Festa del Cinema di Roma arriva il film più bello di questa edizione: 'Mi Chiamo Francesco Totti', il documentario di Alex Infascelli dedicato al Capitano della Roma, la bandiera e il simbolo di una città che non ha mai smesso di amarlo

di / 17.10.2020
Mi Chiamo Francesco Totti, il bellissimo documentario presentato alla Festa del Cinema di Roma

Lo Stadio Olimpico di Roma è lì, a pochi passi dallo scrosciare del fiume Tevere: è una torrida giornata di Maggio del 2017, e contro il cielo terso sventolano migliaia di bandiere giallo-rosse. Sulle gradinate dello stadio dei cartoncini stampati con il numero dieci e sotto la Curva Sud - quella della tifoseria romanista - campeggia una scritta che, a distanza di tre anni è ancora vera e altrettanto indimenticabile: Totti è la Roma.

È il giorno che ogni tifoso romanista temeva, quello dell'addio al calcio di una bandiera e un simbolo, un uomo incoronato ottavo re di Roma. Ed è il punto di partenza che il regista Alex Infascelli sceglie per cominciare il suo documentario Mi Chiamo Francesco Totti, presentato oggi in anteprima alla quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che ha dovuto fare a meno del suo ospite principale. Francesco Totti, infatti, ha annullato la sua partecipazione alla kermesse dopo aver subito la perdita del padre.

 Mi chiamo Francesco Totti
Mi chiamo Francesco Totti

Sul grande schermo si apre l'immagine di uno Stadio Olimpico silenzioso e spettrale, con luci che gettano lame bianche su un campo da gioco silenzioso: e in mezzo Francesco Totti, capitano dell'A.S. Roma, innamorato del calcio, che si guarda intorno alla ricerca di quei punti di riferimento che hanno caratterizzato i suoi venticinque anni di carriera e che di colpo sembrano pronti per sparire di punto in bianco.

Il punto di arrivo di questa scena è nota: l'addio all'Olimpico, le lacrime di migliaia e migliaia di tifosi, una lettera recitata con il mento che trema e la voce che si spezza. Un momento di infinita tristezza e riconoscenza che viene perfettamente inquadrata dalla canzone Solo di Claudio Baglioni, che il regista sceglie per accompagnare il suo film, con la sua strofa: E sul tavolo tra il te e lo scontrino ingoiavi pure questo addio. Lascia che sia tutto così e il cielo sbiadiva dietro le gru.

Ma una leggenda, alla fine, non muore mai. Un mito non viene mai schiacciato dal peso del tempo che scorre. Un Re di Roma è in grado di spingere la consequenzialità temporale ad abbassare il capo e a sottomettersi al suo volere. Ed ecco che quando sembra arrivato il momento di dire addio, di chiudere un intero libro della propria esistenza, Francesco Totti chiede al suo regista di manda un po' 'n'attimo indietro e Infascelli lo accontenta. Fa ruotare indietro il tempo, lo avvolge su se stesso e ci riporta su una spiaggia di fine anni '70, con un bambino troppo piccolo per un pallone quasi più grande di lui, che però non smette di inseguirlo, che cerca in ogni modo di calciarlo, di domarlo.

 Mi chiamo Francesco Totti
Mi chiamo Francesco Totti

Il destino lo capisci solo alla fine dice la voce di Francesco Totti all'interno di Mi Chiamo Francesco Totti e in effetti non c'è tassello nella storia di questo grandissimo sportivo che non sia stato guidato da una mano invisibile, quasi da una serie di congiunzioni astrali che lo hanno portato a ballare sul tetto del mondo. Il documentario diventa quindi non tanto un resoconto imparziale di un uomo capace di diventare un simbolo e un'icona. È invece il racconto autentico e spontaneo di un ragazzo che sembra parlare costantemente con un amico, raccontando se stesso e non solo i successi sul campo da gioco. Un ragazzo che racconta Francesco quando già tutti sono innamorati di Totti.

Mi Chiamo Francesco Totti è sì il resoconto di una carriera - la vincita dello scudetto nel 2001, i rapporti con Mazzone e Zeman, i dubbi sul futuro nella società, la gratitudine verso Franco Sensi - ma è anche l'immagine di un uomo che si guarda allo specchio m entre i suoi occhi sono voltati alle sue spalle. Un uomo che guarda dal punto di arrivo ogni passo mosso sin da quando era un bambino che giocava a paperelle fuori dalla sua scuola elementare. È il racconto di una vita, fatta di famiglie ed estati a Torvaianica, del desiderio di avere una famiglia e della voglia spasmodica di dimostrare sul campo il proprio valore, quell'istinto primordiale che ha spinto Totti ad essere considerato (ancora oggi) uno dei migliori calciatori degli ultimi vent'anni.

Un racconto che passa proprio attraverso la voce del suo protagonista: tra filmati inediti, vecchi filmini di famiglia e video diventati ormai storici, Alex Infascelli lascia che sia sempre Francesco Totti a raccontarsi, con quel suo accento romano sempre molto riconoscibile e quella sua simpatia innata che lo rende un protagonista assoluto, che non ha bisogno di fare grande discorsi per arrivare al cuore della gente. E Mi chiamo Francesco Totti è un documentario che al cuore della gente ci arriva quasi senza fare fatica: un documentario che affascina e commuove e che raggiunge l'apice quando anche la carriera del protagonista arriva al punto definitivo. Ed eccolo Francesco Totti, un uomo che ha sempre combattuto e difeso il suo sogno, che è cresciuto come una versione umana del Capitan Tsubasa di Holly e Benji, che alla fine si arrende. Negli spogliatoi dell'Olimpico, con gli occhi lucidi e le mani che coprono un volto segnato dalla disperazione di dover addio al suo grande amore. Mi sembrava di crollare piano piano e tu piano piano te ne andavi via cantava Claudio Baglioni e il sentimento del pubblico è lo stesso: un crollo emotivo, una commozione che non ha niente a che vedere con la fede calcistica e che invece ha a che fare molto con la costruzione del film da parte del suo regista che tra ritmo e intimità dipinge un personaggio che non ha bisogno di presentazioni.

Ad oggi Mi Chiamo Francesco Totti è senza dubbio il film più bello visto alla Festa del Cinema di Roma del 2020: un racconto potente ed emotivo, che spezzerà il cuore anche a chi non ha mai tifato Roma né si è mai seduta allo stadio. A Francesco Totti, infine, dedichiamo un'altra strofa del brano di Baglioni: No non cambiare mai e abbi cura di te. Della tua vita, del mondo che troverai.

Valutazione di Erika Pomella: 9 su 10
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