Old Boy di Spike Lee, la recensione

Old Boy di Spike Lee, remake del famoso film coreano del 2003, è una pellicola forse non necessaria ma comunque interessante. Il confronto con l'originale è inevitabile ma questa nuova versione, pur riproponendo la stessa storia e a volte le stesse scene, riesce comunque ad essere originale. Ottima l'interpretazione di Josh Brolin.

di / 03.12.2013
Old Boy di Spike Lee, la recensione

Spike Lee, regista che come ben sappiamo ama sperimentare e lanciarsi spesso in progetti coraggiosi, questa volta si butta in una sfida che potrebbe trasformarsi facilmente in un fallimento colossale. Girare il remake americano di Old Boy, film coreano del regista Park Chan-wook, seconda parte della sua famosa trilogia della vendetta, che da dieci anni a questa parte è diventato un vero è proprio cult tra i cinefili di tutto il mondo, è un'idea audace e la pressione è tanta. Nel ruolo del protagonista troviamo Josh Brolin e ad affiancarlo la giovane attrice Elizabeth Olsen, conosciuta grazie alla sua splendida interpretazione in La fuga di Marta.

Joe Doucett  (Josh Brolin) è divorziato dalla moglie, è un padre assente per la sua piccola bambina di tre anni e come se non bastasse è un alcolizzato cronico. Durante una delle tante sere che scorrono sempre uguali, tra litigi al telefono con la ex e passeggiate tra le strade, completamente sbronzo, Joe scompare. Lo ritroviamo rinchiuso in una stanza, forse di albergo, senza alcuna possibilità di fuga e senza conoscere il perché di questa situazione e soprattutto colui che ha voluto la prigionia dell'uomo. Joe rimane lì per ben vent'anni, completamente isolato dal mondo e dato per fuggitivo perché incolpato dell'omicidio della ex moglie per il quale è stato incastrato. Alcuni anni dopo l'inizio della sua detenzione gli vengono mostrate immagini di sua figlia, la quale è stata adottata da una nuova famiglia. Quelle immagini scuotono profondamente l'uomo e gli danno la forza per reagire ed andare avanti. Passati venti anni Joe viene misteriosamente liberato e ora lo scopo di vita dell'uomo è quello di cercare vendetta a tutti i costi.

Tutti quando hanno letto la notizia che ci sarebbe stato un remake statunitense di Old Boy hanno storto il naso. I motivi sono molteplici. Innanzi tutto il film coreano ha solo 10 anni, poi è talmente perfetto, così riuscito, che qualsiasi tentativo di rifacimento sarebbe stata considerata un'azione avventata. Per fortuna l'Old Boy versione Spike Lee è un buon film, ripropone la stessa storia, con alcune scene esattamente identiche all'originale, ma riesce, attraverso alcune determinanti modifiche di trama e di stile, ad avere un'anima propria. Non ha paura di mostrare, di raccontare quelle vicende così forti e scandalose che hanno scioccato in precedenza, non è disturbante come il predecessore, ma non si nasconde dietro un dito e mostra quella violenza che caratterizza la storia, senza sconti. Ovviamente nulla a che vedere con la poesia e la potenza visiva dell'originale.

Il punto di forza della pellicola è sicuramente il suo protagonista. Josh Brolin dà prova di grande bravura, interpretando un ruolo non facile, dove le espressioni del viso e del corpo sono fondamentali e il peso di gran parte della storia è tutto sulle sue spalle. Ingrassato e dimagrito, con capelli e barba lunghi e poi corti, grande preparazione fisica e psicologica. So che molti avranno pregiudizi ma vale la pena vedere il film, se poi si riesce a mettere da parte l'originale e ci si lascia trasportare dalle immagini, il risultato finale non deluderà.

Valutazione di Giorgia Tropiano: 7 su 10
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