Peppermint - L'angelo della vendetta

Peppermint - L'angelo della vendetta, la Recensione


Una delle pioniere del genere action-thriller al femminile, Jennifer Garner, torna al cinema da protagonista assoluta di Peppermint, nel ruolo di una donna che cerca di farsi giustizia da sé dopo l'omicidio della sua famiglia.

di / 15.03.2019
Peppermint - L'angelo della vendetta

Nei primi anni Duemila Jennifer Garner si impose come eroina del genere action, prima in tv come protagonista della serie Alias, e poi anche al cinema con film come Daredevil ed Elektra. Ora, dopo una carriera altalenante, torna al cinema da protagonista assoluta in Peppermint – L'angelo della vendetta, un thriller d'azione che la vede coinvolta in combattimenti corpo a corpo, sparatorie, inseguimenti, tutto il repertorio.

Riley North è una donna che in pochi istanti perde tutto ciò che le è più caro: il marito e la figlia vengono uccisi in un agguato dagli uomini di Diego Garcia (Juan Pablo Raba), un pericoloso narcotrafficante. La donna si salva per miracolo ma, pur avendo riconosciuto e identificato gli assassini, non riesce a farli arrestare e viene anzi considerata mentalmente instabile. Riley allora fa perdere le sue tracce per cinque anni per poi ricomparire a Los Angeles decisa a vendicarsi e farsi giustizia da sé. Con il detective Carmichael (John Gallagher jr.) l'agente che si era occupato per primo del caso, sulle sue tracce, Riley ingaggia una lotta contro il tempo per portare a compimento la sua missione prima di essere arrestata.

L'idea alla base del film è quella di una persona normalissima che viene spinta dalle circostanze a trasformarsi, sia fisicamente che mentalmente, per trovare da sé quella giustizia che le è stata negata. Non a caso il regista è il francese Pierre Morel, specialista del genere action thriller grazie a titoli come From Paris with love e Taken-Io vi troverò. Nel caso di Peppermint, la novità è l'aver scelto una protagonista femminile, in cui si fondono viscerale istinto materno e implacabile sete di vendetta.

La storia omette completamente, a eccezione di pochi fotogrammi, il periodo in cui Riley compie la sua "metamorfosi", che invece sarebbe stato interessante da approfondire (chissà, forse materiale per un sequel-spinoff?) e che avrebbe dato anche più complessità e profondità al personaggio di cui, certo, abbiamo ben chiare le motivazioni ma con cui si poteva fare di più, così come sia i signori della droga messicani sia i poliziotti del film sono un po' stereotipati.

 Un altro elemento che la storia affronta ma che, nel complesso, resta abbastanza in superficie, è l'importanza delle nuove tecnologie, tra video girati con gli smartphone e processi mediatici che si svolgono sui social network, ansiosi di decretare vittime e colpevoli: un argomento di estrema attualità ma che, in fondo, aggiunge poco alla trama.

Peppermint è quindi una sorta di one-woman show (che arriva forse non a caso nell'era post-MeToo) per Jennifer Garner, che se la cava egregiamente nelle scene d'azione ma non è servita da una trama particolarmente originale né avvincente, per un film che piacerà agli appassionati del genere, senza fare granché per aggiornarlo o reinventarlo.

Valutazione di Matilde Capozio: 5 su 10