Peppermint - L'angelo della vendetta (2018)

Peppermint

Locandina Peppermint - L'angelo della vendetta
Peppermint - L'angelo della vendetta (Peppermint) è un film di genere Azione e Drammatico di durata circa 102 minuti diretto da Pierre Morel con protagonisti Jennifer Garner, John Gallagher Jr., John Ortiz, Juan Pablo Raba, Annie Ilonzeh, Jeff Hephner.
Prodotto da Huayi Brothers nel 2018 in USA. [Uscita Originale il 07/09/2018 (USA)] esce in Italia Giovedì 21 Marzo 2019 distribuito da Universal Pictures. Al Box Office Peppermint - L'angelo della vendetta ha incassato circa 875.035 euro. Negli Stati Uniti, Peppermint - L'angelo della vendetta ha incassato circa 33.536.908 dollari.

TRAMA

Riley North, una moglie felice ed una madre modello, assiste impotente all'omicidio del marito e della figlia per mano di alcuni narcotrafficanti. Gli autori del brutale omicidio vengono catturati ma durante il processo, nonostante la sua testimonianza, le accuse vengono fatte cadere e gli assassini liberati grazie all'intervento di un giudice corrotto e di avvocati e poliziotti collusi. Quando Riley decide di vendicarsi, il suo obiettivo non saranno soltanto i carnefici della sua famiglia ma tutto il sistema, dalla giustizia americana ai potenti cartelli della droga.

Data di Uscita ITA: Giovedì 21 Marzo 2019
Data di Uscita USA: Venerdì 7 Settembre 2018
Data di Uscita Originale: 07/09/2018 (USA)
Genere: Azione, Drammatico, Thriller
Nazione: USA - 2018
Formato: Colore
Durata: 102 minuti
Produzione: Huayi Brothers, Lakeshore Entertainment, STXfilms
Distribuzione: Universal Pictures
Budget: 25.000.000 dollari (stimato)
Box Office: USA: 33.536.908 dollari | Italia: 875.035 euro
In HomeVideo: in Digitale da Giovedì 11 Luglio 2019 e in DVD da Giovedì 11 Luglio 2019 [scopri DVD e Blu-ray]

Cast e personaggi

Regia: Pierre Morel
Sceneggiatura: Chad St. John
Musiche: Simon Franglen
Fotografia: David Lanzenberg
Scenografia: Ramsey Avery
Montaggio: Frederic Thoraval

Cast Artistico e Ruoli:
foto Jennifer GarnerJennifer Garner
Riley North
foto John Gallagher Jr.John Gallagher Jr.
Detective Stan Carmichael
foto John OrtizJohn Ortiz
Detective Moises Beltran
foto Juan Pablo RabaJuan Pablo Raba
Diego Garcia
foto Annie IlonzehAnnie Ilonzeh
Agente FBI Lisa Inman
foto Jeff HephnerJeff Hephner
Chris North
foto Cailey FlemingCailey Fleming
Carly North
foto Eddie Shin (I)Eddie Shin (I)
Agente FBI Li
foto Method ManMethod Man
Detective Barker della narcotici

Recensioni redazione

Peppermint - L'angelo della vendettaPeppermint - L'angelo della vendetta, la Recensione

5/10
Matilde Capozio
Una delle pioniere del genere action-thriller al femminile, Jennifer Garner, torna al cinema da protagonista assoluta di Peppermint, nel ruolo di una donna che cerca di farsi giustizia da sé dopo l'omicidio della sua famiglia.

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IL VIAGGIO DI RILEY NORTH

Leggendo la sceneggiatura di Peppermint, i produttori Tom Rosenberg e Gary Lucchesi della Lakeshore Entertainment sono rimasti molto colpiti dalla storia di questa donna che si trasforma da normale cittadina a paladina della giustizia. Data la totale assenza di film appassionanti con una forte protagonista femminile hanno capito di dover agire in fretta per riuscire ad aggiudicarsela. Hanno ricevuto la sceneggiatura di giovedì e il giorno dopo hanno immediatamente fatto un'offerta di acquisto alla Friday, che già il lunedì seguente ha accettato di vendere loro il progetto.
"Sapevamo di dover chiudere l'accordo il più presto possibile, perciò ho chiamato il direttore dell'agenzia il sabato, cosa che non mi capita molto spesso, e ho insistito per chiudere l'accordo entro quella sera stessa", racconta il produttore Gary Lucchesi. "Il lunedì dopo, tre o quattro studios hanno tentato di aggiudicarselo, ma per fortuna noi eravamo stati previdenti".
La sceneggiatura, scritta da Chad St. John (Attacco al Potere 2), era molto appassionante, e il progetto ci attirava anche per il nome di colui che l'avrebbe diretto: il famoso regista di film di azione Pierre Morel, che ha diretto i 3 film Taken, una pellicola che ha letteralmente  ridefinito la percezione stessa di action hero. "Cercavo un film d'azione con una protagonista femminile e questo soggetto mi piaceva", racconta Morel. "La cosa importante per me è il viaggio emozionale, l'azione perde di significato se dietro non c'è una motivazione abbastanza convincente".
Morel è rimasto affascinato dai temi esplorati nella storia e dall'idea che un forte trauma emotivo possa essere un'esperienza in grado di cambiare la vita di una persona. "Riley non è la tipica eroina eroe dei film, in passato non è stata una spia o un militare. Lei è una donna normalissima, che poi si trasforma in qualcosa di completamente diverso a causa del trauma che vive. Volevo capire come possa reagire un essere umano normale a seguito di una situazione così brutale e drammatica".
Questa storia gli sembrava quasi una continuazione dei suoi film precedenti. "In un certo senso, sì, è un seguito ideale di Taken, ma con una protagonista femminile. Credo che fosse arrivato il momento di farlo", sottolinea Morel. Grazie alla sua protagonista, Peppermint gli offriva l'opportunità di mostrare una tipologia di protagonista femminile che in genere non si vede nei film d'azione. Come spiega il produttore Tom Rosenberg, "La sceneggiatura era intelligente e offriva un ruolo meraviglioso per un'attrice. Ci serviva una protagonista per la quale gli spettatori avrebbero fatto il tifo, e chi c'è di meglio di Jennifer Garner?"
"Mi piaceva l'idea che fosse una storia originale e un film d'azione con una donna al centro della storia" spiega Jennifer Garner, che era impaziente d'interpretare questa donna così coraggiosa.
La Garner prosegue, "Non ho mai avuto la possibilità di esplorare il bisogno viscerale di difendere e di proteggere la mia famiglia in un film, ed era un tema col quale riuscivo a identificarmi".
Si trattava di un ruolo estremamente fisico, ma la Garner ha potuto attingere dalla sua vasta esperienza di attrice di film d'azione. Dopo aver recitato per diversi anni nel ruolo della super-agente Sydney Bristow, nella popolare serie televisiva "Alias", e in film di azione come Elektra e The Kingdom, con il personaggio di Riley la Garner ha dovuto sfidare sé stessa unendo la sua esperienza di attrice drammatica a quella di attrice di film d'azione, cosa che le è riuscita eccellentemente. "Non giravo una sequenza d'azione da oltre undici anni, è parecchio tempo, ma sapevo di potercela fare", spiega la Garner.
"Essendo anche lei madre si è identificata molto nel personaggio di Riley. L'amore che una madre prova per suo figlio è fortissimo, è come quello di una madre leonessa, che farebbe di tutto per proteggere i suoi cuccioli", aggiunge Lucchesi.
Inoltre, i produttori sapevano che gli spettatori erano impazienti di ritrovare la Garner in questo genere di pellicole.
"Questo ruolo è arrivato nel momento giusto della sua vita, lei è davvero quel tipo di madre che vive per la sua famiglia, perciò si è identificata molto in questa storia. Ha saputo rendere credibile il fatto che questa perdita così terribile sofferta dalla protagonista inneschi in lei la voglia di vendetta", spiega Morel.
La motivazione che spinge Riley e la metodologia che usa per farsi vendetta sono atipiche nell'ambito del genere thriller e sovvertono la definizione stessa di action hero. Questa pellicola solleva la questione delle complessità morali che girano attorno al concetto di giustizia.
"La giustizia dei così detti Vigilanti è molto interessante da analizzare", sostiene il produttore Richard Wright. "Nessuno vuole vedere dei vigilanti che se ne vanno in giro a farsi giustizia da soli, ma certamente ci sono molte persone lì fuori che hanno bisogno di essere protette molto meglio di quanto faccia la legge. Però, certo, questo è solo un film e poiché ci troviamo in un mondo fittizio possiamo portare tutto all'estremo, ma comunque c'è una base di realtà che rispecchia quello che succede nella società".
Al centro del film c'è il dibattito sulla differenza tra vendetta e giustizia, e su come si ponga l'umanità al riguardo. La domanda che solleva il film è: Cosa faremmo se subissimo una perdita inimmaginabile e ci trovassimo in un sistema marcio e corrotto?
"Non so se questa versione di giustizia riesca a riempire il vuoto che si è creato nell'anima di Riley", riflette la Garner. "Durante il nostro primo incontro Pierre ed io ci siamo chiesti se la vendetta sia giusta, e se quello che fa Riley sia accettabile o meno", racconta la Garner. "È un tema interessante e complicato da esplorare all'interno  della trama di un film d'azione".
"La vendetta è uno stimolo oscuro che non ti ripaga mai e che non riporta mai indietro nessuno. Ma quello che Riley cerca è più che altro la giustizia, e non la vendetta. Lei mette in atto una forma di giustizia che la giustizia reale non è stata capace di offrire; dibattere se sia giusto o sbagliato è ciò che rende questo film appassionante", sottolinea Morel.
Quello che distingue Peppermint dai tipici film d'azione è il fatto che Riley metta in atto una vendetta mirata che genera dei danni collaterali minimi. Ha una lista di nomi e riversa la sua rabbia solo su coloro che sono su quella lista. Come spiega lo stesso Morel, "Riley non uccide per il gusto di uccidere. Lei vuole solo che sia fatta giustizia affinché una cosa del genere non debba capitare mai più. Fare del male a delle persone innocenti per lei non è neppure pensabile, vuole uccidere solamente le persone che le hanno fatto del male".
Il piano di Riley di uccidere uno dopo l'altro i membri del potente cartello della droga, i poliziotti e i giudici corrotti essenzialmente è una missione suicida, che però lei accetta senza pensarci un istante. "Riley accetta il suo destino e non si aspetta di sopravvivere. Nella sua mente tornerà a unirsi con la sua famiglia sapendo che coloro che l'hanno distrutta non faranno più del male a nessun altro", spiega Morel.

LA STORIA

La società è strutturata secondo un sistema di valori condivisi che assicurano un certo equilibrio. Ci aggrappiamo all'idea che i buoni saranno ripagati per le loro buone azioni e che le cattive azioni non rimarranno impunite. In questo film, la società e il corrotto sistema della giustizia deludono profondamente Riley North.
Quando Chris North si tira indietro di fronte all'opportunità di guadagnare del denaro in modo facile, la vendetta di Jonas Garcia, il capo del cartello della droga, si abbatte rapida e spietata su di lui e sulla sua famiglia. Mentre stanno festeggiando il compleanno di Carly, la famiglia di Riley viene selvaggiamente assassinata, mentre Riley rimane gravemente ferita.
Quando si risveglia dal coma, Riley identifica gli assassini, con la speranza che venga fatta giustizia. "Riley vede con i suoi stessi occhi coloro che le uccidono la famiglia. Quando si risveglia è impaziente di identificarli e si aspetta che vengano assicurati alla giustizia", spiega la Garner.
Ma malgrado la sua testimonianza al processo, gli assassini rimangono impuniti, perché l'influenza del cartello della droga è talmente radicata all'interno del sistema corrotto che non c'è spazio per la giustizia. Mentre Riley resta a osservare gli assassini che se ne vanno impuniti dentro di lei scatta qualcosa. "Il giudice, l'avvocato e la polizia sono tutti dal lato sbagliato della legge e questa profonda ingiustizia le fa perdere la testa", prosegue la Garner. "Sapere di aver perso la figlia e il marito e che nessuno sia disposto a fare niente la fa impazzire. Cancella tutte le sue emozioni, scompare dalla circolazione e passa i cinque anni successivi ad addestrarsi".
Riley scompare senza lasciare traccia e comincia a ricostruire se stessa con un solo obiettivo: fare giustizia secondo i suoi termini. Trascorre anni ad allenarsi per trasformarsi in uno spietato assassino, esperto di arti marziali, di esplosivi e di tutti i tipi di armi e di tecniche di difesa. "Impara le tecniche delle Arti Marziali Miste, impara a maneggiare coltelli e armi, a mettersi i punti di sutura e ad aggiustarsi da sola le fratture. Decide di entrare in azione nel 5° anniversario dalla morte dei suoi cari, che è anche il compleanno di Carly", spiega la Garner.
Quando sono chiamati a indagare su un efferato triplo omicidio, gli investigatori della Divisione Omicidi, Moises Beltran e Stan Carmichael, ben presto si rendono conto che  le vittime sono gli stessi tre uomini che erano stati accusati dell'omicidio della famiglia di Riley. Man mano che le indagini proseguono, il numero degli omicidi aumenta sempre di più.
Il detective Moises Beltran è un poliziotto con una grande esperienza alle spalle, le ha viste tutte, sa come funziona il sistema.  "Moises è un poliziotto della vecchia scuola che ha servito in polizia per molti anni. Ha visto cose orribili e ormai è capace di tenersi emotivamente a distanza, attenendosi scrupolosamente ai dettami della legge", spiega Morel. La sua assenza di emozioni e la sua metodicità creano una sorta di ambiguità che ci fa chiedere da quale parte stia, una dinamica che il veterano attore John Ortiz (Il Lato Positivo) trovava particolarmente interessante. "Sembra ambiguo rispetto ai tipici detective, non è né buono né cattivo, e questa cosa la trovavo molto intrigante. Questa sua ambiguità ci fa chiedere chi siano i buoni e chi i cattivi, e dove sia la legge in quello che sembra una sorta di wild-west".
Chi si attiene più ottusamente ai dettami della polizia è il collega di Moises, il Detective Stanley Carmichael. "Carmichael è un po' più giovane di Moises e si lascia influenzare molto di più da quello che vede nel suo lavoro. Non ha ancora imparato ad affrontarlo", spiega Morel. Per il ruolo del Detective Carmichael è stato scelto l'attore John Gallagher Jr. (10 Cloverfield Lane), che era attratto dall'opportunità di esplorare le conseguenze psicologiche che derivano dal lavorare nell'ambito della polizia. "Secondo me è entrato in polizia spinto dalle migliori intenzioni, ma nella divisione omicidi ha visto delle cose orribili. Queste esperienze gli hanno insegnato a rimanere impassibile per proteggere sé stesso".
Man mano che Moises e Carmichael indagano, cominciano a scoprire sempre più cose. In una rapida successione, nelle ore successive, altre persone, che in un modo o nell'altro sono implicate nell'omicidio della famiglia di Riley o nel processo, cominciano a morire una dopo l'altra, in circostanze terribili e mirabolanti.
I sospetti dei due detective trovano conferma quando vengono contattati dall'agente dell'FBI Lisa Inman, che ha seguito Riley North in tutti i suoi spostamenti.
Mentre cerca di rimanere al passo con le sue efferate missioni punitive, la polizia comincia a mettere a fuoco la storia di Riley.
Riley è determinata a uccidere non solo Garcia, il boss del cartello, ma anche tutti quelli che sono sul suo libro paga. Sapendo che lo sta cercando, Garcia usa tutte le risorse in suo possesso per cercare di fermarla. La caccia s'intensifica mentre lei rende vano ogni suo tentativo di stanarla. Ormai è irriconoscibile, quella che prima era una dolce e innocua mamma delle periferia ora si è trasformata in un soldato spietato che farà di tutto pur di vendicare l'omicidio dei suoi famigliari.
Riley vive nascosa in un furgoncino in piena città, nel quartiere di Skid Row, a Los Angeles. Nonostante i suoi tentativi di isolarsi dal resto del mondo, senza volerlo diventa la guardiana e la protettrice della comunità di senzatetto che vive attorno a lei. Qualche eco distante della sua vecchia sé traspare ancora, sebbene si sforzi di lasciarsi tutto alle spalle.
"Da quando Riley appare a Skid Row, il tasso di criminalità diminuisce sensibilmente nella zona, al punto che la polizia se ne rende conto e inizia a chiedersi come sia possibile", spiega la Garner. "Riley ha annullato ogni emozione, ma non può fare a meno di pretendere la giustizia dal mondo, e comincia a occuparsi anche delle persone che le vivono attorno.

LA PRODUZIONE

Pierre Morel è un filmmaker con una certa esperienza di film d'azione intensi e appassionanti e ha affrontato Peppermint mettendo la medesima enfasi sia sul lato drammatico della storia che su quello dell'azione. Dopo la terribile perdita che subisce, Riley North incanala tutta la sua rabbia nella ricerca della giustizia nel nome della sua famiglia. "La cosa più importante per me è il percorso emotivo, l'azione non ha senso se non è interessante quanto il lato drammatico della storia", puntualizza Morel.
Come per i suoi film precedenti, Morel ha optato per delle scene d'azione realistiche, evitando il più possibile di ricorrere agli effetti speciali o digitali. A questo proposito è stato scelto il veterano coordinatore degli stunt, Keith Woulard, che ha creato le realistiche sequenze di azione del film. "Pierre ha molta esperienza in questo campo e aveva una visione molto precisa per questo film", racconta Woulard. "Voleva creare un genere d'azione completamente nuovo, un'azione che fosse profondamente radicata nella realtà, e insieme abbiamo studiato meticolosamente ogni singola scena".
"Non amo gli eroi che fanno delle cose che non sono realisticamente possibili, perciò lavorando insieme a Keith abbiamo evitato qualsiasi cosa che fosse completamente impossibile", spiega Morel.
"Nel film non c'è niente che una persona reale non possa riuscire a fare. Ovviamente, bisognerebbe essere degli acrobati, dei ginnasti, e degli esperti di armi incredibilmente ben addestrati per riuscire a fare molte delle cose che si vedono nel film, ma non c'è niente di fisicamente impossibile", spiega Wright.
Quando è arrivato il momento di scegliere il direttore della fotografia, i produttori hanno suggerito a Morel d'incontrare David Lanzenberg, col quale avevano lavorato nel loro film precedente, Adaline-L'Eterna Giovinezza. "Apparentemente, le uniche due cose che avevano senso riguardo al fatto di abbinare David e Pierre sono che entrambi lavorano nell'industria cinematografica e che entrambi sono francesi, non hanno nessun altro punto in comune", spiega Richard Wright. "Pierre è viscerale, scaltro e rapido, mentre David ha un modo molto specifico di fotografare le cose, perciò sono una coppia piuttosto atipica".
Eppure sono riusciti a completarsi a vicenda perfettamente. "Si è rivelata una splendida collaborazione. Abbiamo realizzato un film molto solido che ha anche una bellissima fotografia", sottolinea Lucchesi.
Morel aggiunge, "I film precedenti realizzati da David non avevano nulla a che fare con il genere action, con le loro inquadrature statiche, estremamente stilizzate e sofisticate, mentre molti miei film sono più realistici e movimentati.
Abbiamo collaborato per fondere queste qualità e creare il tono giusto, e ha funzionato magnificamente".
Questa collaborazione ha avuto i suoi effetti collaterali. "A metà film avevano cominciato a parlarsi solo in francese e nessuno li capiva", scherza Lucchesi.
L'approccio che Morel usa quando gira le sue epiche sequenze d'azione si basa sull'immersione totale dell'attore. Poiché gli spettatori sono sempre più sofisticati, Morel riteneva importante trovare un'attrice in grado di fare tutti i suoi stunt. "Secondo me è essenziale rimanere vicini al personaggio durante tutto il suo viaggio, perciò è fondamentale che l'attore interpreti ogni singola scena. Jennifer ha accettato quest'idea sin dall'inizio".
"Pierre sa esattamente quello che vuole ed ha un buon occhio per l'azione. Entrambi ci tenevamo molto al realismo, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda", conferma la Garner.
Non appena ha accettato di prendere parte al progetto, Jennifer Garner ha cominciato immediatamente ad allenarsi per la parte. Ha trascorso diverse ore al giorno lavorando insieme ad allenatori di discipline diverse, tra cui il sollevamento pesi, il Krav Maga, la boxe e la danza. "Ho sempre studiato danza e credo che sia per questo che ho familiarità con le scene d'azione, perché è tutto basato sulla coreografia e usare un metodo che si basa sulla danza era una cosa che si prestava particolarmente bene nelle scene di combattimento", spiega la Garner.
"Ho dovuto lavorare in particolar modo sulla boxe perché era da tanto tempo che non la praticavo, ho lavorato insieme ad un allenatore ogni giorno. Mi ha fatto allenare nella boxe, nei calci e nelle coreografie dei combattimenti".
Inoltre, la Garner si è allenata con alcuni membri dei Navy SEAL per migliorare le sue capacità nel maneggiare le armi. "Avevo una conoscenza di base dell'uso delle armi, di come cambiare il caricatore, e così via, ma era passato parecchio tempo dall'ultima volta che le avevo usate".
Woulard aggiunge, "Jennifer ha imparato tutto molto rapidamente. Riley usa molte armi diverse e volevamo essere certi che fosse in grado di maneggiarle tutte alla perfezione. È inutile dire che lo faceva con una naturalezza sbalorditiva".
L'impegno che ha dimostrato in questo film è stato incredibile. "Jen non si è mai lamentata una sola volta, e spesso mi chiamava per aiutarla ad allenarsi anche nei fine settimana", racconta Woulard. "È il tipo di attrice con la quale qualsiasi coordinatore vorrebbe lavorare, tratta tutti con grandissimo rispetto e questo fa sì che chiunque lavori con lei dia il massimo".
Anche in questa pellicola la Garner ha collaborato insieme alla sua controfigura di lunga data Shauna Duggins, che le ha offerto un sostegno incrollabile. "Shauna è stata la mia controfigura per quasi vent'anni ed è una delle mie amiche più care. Ameno che non la stia investendo una macchina o non stia rotolando per le scale, cose che non mi lascerebbe mai fare, è sempre al mio fianco per spronarmi. Mi aiuta a fare tutte queste cose assurde che mi vedete fare sullo schermo".
"Spero che al cinema gli spettatori si comprino un enorme secchiello di popcorn e che si divertano un mondo. Le scene d'azione sono appassionanti e sono sempre io quella che vedete", scherza la Garner.
Mentre Riley uccide uno dopo l'alto tutti quelli che sono sulla sua lista, scopre uno degli avamposti di Garcia, che si trova in un negozio di pignatte. In questa sequenza, in pochi minuti Riley annienta da sola una decina di uomini armati fino ai denti. "È stato necessario un lungo lavoro per girare quella scena", spiega Woulard.
"Avevamo 14 uomini in un posto estremamente piccolo e Pierre voleva che l'azione risultasse fluida. Sono state necessarie diverse prove per riuscire a ottenere quello che volevamo, ma Jen è passata attraverso quel negozio come un cobra".
Di sicuro la scena delle pignatte sarà quella che tutti i fan preferiranno in assoluto, sono uno sfondo perfetto per questa sequenza di combattimento. "C'erano pignatte ovunque, di tutte le forme e dimensioni, arrivavano fino al soffitto, era incredibile. Ce n'erano di mille colori diversi. Un negozio del genere dovrebbe essere un posto allegro, e invece è proprio lì che si scatena l'inferno, con carta stracciata ovunque, marshmallow e caramelle che volano dappertutto", racconta Morel.

GIRARE A LOS ANGELES

La trasformazione di Riley North da normale mamma a giustiziere innesca una riflessione sui contrasti, un'analisi degli opposti che fa da sfondo al film. Dall'allegra periferia abitata dalle famiglie, agli angoli più bui e infestati dal crimine, Peppermint ci mostra le forze diverse e opposte che coesistono nella città di Los Angeles. Il crudo realismo della storia si è riflesso anche nella realizzazione del film stesso, che è stato girato lontano dalla Hollywood scintillante, niente teatri di posa, niente studios, ma solo location reali.
"Girare nei luoghi realmente esistenti della città è quasi un lusso oggi, e siamo stati molto fortunati a poterlo fare", spiega Pierre Morel.
"Volevamo mostrare un lato diverso della città, lontano anni luce da quella che è la percezione di Hollywood di città sfavillante per antonomasia. Volevamo gettare luce negli angoli più bui e sulle persone che popolano questi luoghi".
Il piano di produzione di Peppermint è stato a dir poco ambizioso, le giornate di riprese sono state 44, gran parte delle quali ambientate di notte.
Poiché Riley si nasconde in un furgoncino nel quartiere di Skid Row, i filmmaker dovevano riuscire a catturare e a ricreare il realismo crudo di questa particolare zona urbana.
Perciò hanno visitato questo quartiere molto scrupolosamente, un'esperienza che ha avuto un profondo impatto su di loro.
"I sopralluoghi notturni sono stati molto impegnativi, abbiamo visto quanto si possa cadere in basso e le sofferenze che ne conseguono", spiega Morel.
Dato che era impossibile girare a Skid Row per ragioni logistiche e di sicurezza e per evitare disagi alle comunità locali, il team di produzione ha preso la coraggiosa decisione di ricreare Skid Row a pochi isolati dal quartiere stesso. "Abbiamo girato proprio lì, a pochi passi da Skid Row. Le strade sono state pulite con il vapore e sono state disinfettate con dei prodotti chimici per renderle sicure per il cast, ma a parte questo, quello che vedete è tutto reale", sottolinea Wright.
Anche se la produzione ha pulito con cura tutta l'area c'erano segni di degrado ovunque… anche a quattro zampe. "Dopo aver girato una scena in cui cadevo a terra continuamente, mi sono avvicinata al monitor e ho notato due ratti morti. Sono scoppiata a ridere e ho gridato "Ci sono i Topi… allora è tutto vero!" scherza la Garner.

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