Quando un padre, la recensione

Quando un padre è la nuova pellicola del regista Mark Williams, che tutto il mondo conosce per il suo ruolo (in qualità di attore) di Arthur Weasley nella saga di Harry Potter.

Dane Jensen (Gerard Butler) è un cacciatore di teste che lavora per una grande agenzia e, con la scusa di trovare lavoro alle persone che si affidano ai servizi dell'azienda, mira a collezionare il più grande numero di introiti, di modo da poter diventare l'erede del suo capo (Willem Defoe). Dane è dannatamente bravo nel suo lavoro, talmente bravo da non farsi scrupolo alcuno, nemmeno quando usa un candidato un po' in là con l'età (Alfred Molina) per ottenere informazioni private da rigirare ai suoi candidati più giovani e, qundi, più vendibili. Ma la vita di Dane sta per cambiare irrimediabilmente quando il suo primogenito viene colpito da una forma aggressiva di leucemia. A questo punto l'uomo dovrà rivedere le sue priorità per stare vicino al figlio e alla famiglia che ha trascurato nel tentativo di fare soldi.

Quando un padre è la nuova pellicola del regista Mark Williams, che tutto il mondo conosce per il suo ruolo (in qualità di attore) di Arthur Weasley nella saga di Harry Potter. Nei panni del metteur en scene, tuttavia, Williams confeziona un film che non può dirsi del tutto realizzato. Gerard Butler si era già cimentato varie volte nel ruolo di un padre alle prese con un rapporto complicato con il figlio e, di certo, lo aveva fatto meglio. Basti pensare al semi sconosciuto Dear Frankie, dove la relazione genitoriale era il fulcro della storia. Con Quando un padre, invece, ci si trova davanti a un ricettacolo di ricatti emotivi talmente lampante da non riuscire minimamente a commuovere lo spettatore, finendo invece con l'indispettirlo. Il film è pieno di zeppo di buonismo, di buoni sentimenti portati all'estremo, con frasi fatte e così piene di retorica da far cariare i denti anche alla persona più buona del pianeta.

Il film risente anche di un ritmo non sempre ben calibrato, tanto che, alla fine della visione, la pellicola sembra durare ben più delle quasi due ore dichiarate sul pressbook. Si avverte una sorta di continuo senso di pesantezza man mano che ci si avvicina alla fine. Quando un padre finisce col collezionare un numero imprecisato di sottofinali, non tutti ugualmente utili o necessari. Il tutto sembra solo volto, ancora una volta, a ricattare l'emotività dello spettatore, a obbligarlo quasi con la forza a provare qualcosa che, in realtà, non sente. Unica nota del tutto positiva del film sono le sequenze dedicate ad Alfred Molina: sebbene anche in questo caso non manchino i ricatti emotivi (un uomo buonissimo ma che nessuno vuole, una moglie che tace le sue preoccupazioni, medicine costose e figli lontani), la storia del personaggio di Alfred Molina è comunque così vicina a quella di tanti uomini dei  giorni nostri che è pressoché impossibile rimanere impassibili. Per il resto Quando un padre è una pellicola facilmente dimenticabile.

Valutazione di Erika Pomella: 5 su 10

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