Dear Evan Hansen

[RomaFF16] Dear Evan Hansen, la recensione del musical con Julianne Moore e Amy Adams


Presentato in collaborazione tra la Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città, 'Dear Evan Hansen' è un film musical che racconta di un'adolescenza piena di ansia e che affronta il tema delle malattie mentali

di / 16.10.2021
Dear Evan Hansen

Presentato in anteprima nella sezione Alice nella città in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma Dear Evan Hansen è la nuova pellicola diretta da Stephen Chbosky, tratta dall'omonimo musical di Broadway in cartellone dal 2016. Chbosky torna al cinema trattando un tema che ormai sembra molto caro alla sua produzione: quello dell'adolescenza e dei molti problemi che questa delicata fascia d'età si trascina dietro. Nel 2012, infatti, aveva diretto Noi siamo infinito, al cui centro c'è un ragazzo timido, con problemi relazioni che si porta un terribile trauma alle spalle. Nel 2017, invece, passa dietro la macchina da presa di Wonder in cui si affronta il tema dell'inclusività e dell'accettazione di ciò che il "comune senso del pudore" etichetta come strano e/o diverso. Con Dear Evan Hansen il regista accetta la sfida di portare sul grande schermo una storia che parla di una generazione molto spesso alle prese con problemi di ansia, depressione e attacchi di panico.

Evan Hansen (Ben Platt) è un ragazzo che soffre di fobia sociale e di attacchi d'ansia. Un ragazzo che sembra non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo e che si accontenta di essere anonimo. Quando la scuola inizia, Evan ha un braccio rotto e una cotta impossibile per la compagna di scuola Zoe (Kaitlyn Dever). Preso di mira dall'atteggiamento da bullo del fratello di Zoe, Connor (Colton Ryan), Evan Hansen vedrà la sua vita cambiare quando acquisirà una strana popolarità per consolare due genitori a lutto (Amy Adams Danny Pino), tutto all'insaputa di sua madre (Julianne Moore).

Caro Evan Hansen - questo il titolo con cui il film arriverà in Italia - è una pellicola che si concentra molto sulla sensazione di sentirsi anonimi, di sentirsi soli in un mondo sempre più popolato, con la sensazione sbagliata di essere l'unica persona al mondo a provare determinati sentimenti. È un film sugli ultimi, sugli esclusi, su questa massa sempre più ampia di adolescenti che non riescono a sopportare il ritmo della vita moderna, dove la produttività vince su ogni cosa, compresa la malattia mentale. In questo senso Caro Evan Hansen è una pellicola che sembra davvero ben inserita nel contesto sociale che stiamo vivendo, reso ancora più acuto dalla pandemia che ha costretto il mondo a fermarsi e che ha impedito a un'intera generazione di relazionarsi con gli altri se non attraverso lo schermo di un computer.

Con raccordi musicali da applausi a scena aperta, Dear Evan Hansen parla dell'abbandono, della solitudine e del disperato bisogno umano di trovare qualcosa a cui aggrapparsi, qualcosa che possa tenerci a galla nei giorni più neri, nei momenti più difficili, quando sembra che non ci sia alcuna via di uscita alla tristezza, all'annientamento, a quel dolore che nessuna persona dovrebbe mai trovare. Intenso e mai troppo smielato, Dear Evan Hansen perde un po' del suo mordente nell'ultima parte, quando i proverbiali nodi vengono al pettine. Nonostante questo resa un film che noi vi consigliamo di non perdervi per nessuna ragione al mondo. E preparate i fazzoletti, vi serviranno.

Valutazione di Erika Pomella: 8 su 10