Saw: Legacy, la recensione

Bastano quaranta minuti per dar il via ad un susseguirsi di colpi di scena più o meno pregevoli ma tutto sembra un qualcosa di già visto, un vecchio Saw riproposto e ripulito.

Dieci anni dopo la morte di John Kramer tutto sembrava essere finito pre la saga cinrmatografica Saw. I sadici giochi volti all'espiazione dei crimini sono cessati insieme alla morte dell'Enigmista e dei loro adepti. Sembrava, per l'appunto, perchè John Kramer sembra essere tornato e con lui la striscia di morte che si porta dietro. Dopo l'ultimo capitolo in 3D, Saw 3D - il capitolo finale, viene riproposta la saga di Saw con un ottavo capitolo, Saw: Legacy, di cui non si sentiva la mancanza. 

La polizia è mobilitata ad inseguire un folle che sta scappando da morte certa. Jigsaw sembra essere tornato. Iniziano le indagini alla ricerca di un ennesimo copycat ma gli indizi lasciano pensare al ritorno di John Kramer. Impossibile, visto che è morto e sepolto. Impossibile? A questo punto, ogni pista rimane aperta. 

I fratelli Spierig sono chiamati a questa riesumazione (in tutto e per tutto) dopo due horror divertenti ma non memorabili come "Undead" e "Daybreaker". Non si distaccano dallo stile narrativo precedente, sfruttando le due linee narrative sovrapposte: indagini da un lato, gioco di morte dall'altro. Linee che poi vanno a culminare nel finale, aperto come non mai a differenza della solita scena in cui viene chiusa una porta dopo la tipica frase ad effetto che lascia presupporre altri capitoli aggiuntivi. Insomma, nulla di nuovo all'orizzonte, soprattutto per ciò che concerne questo sequel.

Ci si potrebbe interrogare sulla bontà di voler riprendere una saga già in discesa libera dopo i primi sequel e vittima del grande successo del primo Saw targato Wan ma la risposta è difficile da trovare, dal momento che contrasta con ogni logica di mercato. Saw vuole tornare sulla cresta dell'onda. Il problema è che Saw: Legacy non aggiunge nulla di nuovo rispetto ai capitoli precedenti, tanto da sembrare più un reboot che un sequel. Tanto che potrebbe inserirsi benissimo al posto del quarto capitolo, senza confondere né i nuovi spettatori né quelli di vecchia data. 

La trama è caratterizzata da tantissimi plot twist, inseriti non propriamente bene ma comunque funzionali a richiamare l'attenzione sin da subito. Bastano quaranta minuti per dar il via ad un susseguirsi di colpi di scena più o meno pregevoli. Il che è un punto a suo favore ma solo se non considerassimo la loro effettiva originalità. Tutto sembra un qualcosa di già visto, un vecchio Saw riproposto e ripulito. Non c'è tanto sangue e la parte splatter è ridotta all'osso. Un torture porn senza sangue e con marchingegni non proprio sofisticati come nei capitoli precedenti. Sembra quasi che i registi vogliano puntare più sulla trama che non sul suo utilizzo come pretesto per dar via alla tipica cascata di sangue e torture alle quali Jigsaw ci aveva abituati. Il che non necessariamente è un bene perchè si rischia di peccare di pretenziosità, come in questo caso. 

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 5 su 10
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