Secret Love, recensione del dramma sentimentale inglese in costume

Secret Love, recensione del dramma sentimentale inglese in costume


La giovane Odessa Young interpreta una donna che seguiamo attraverso varie fasi della sua vita, dagli esordi come domestica alla successiva affermazione, in un dramma sentimentale sul peso del destino, che risulta elegante ma freddo.

di / 18.07.2022
Secret Love, recensione del dramma sentimentale inglese in costume

Dopo la presentazione in anteprima al Festival di Cannes 2021 e un passaggio anche alla Festa del cinema di Roma, arriva da noi in sala Secret Love, dramma sentimentale diretto dalla francese Eva Husson e tratto dal romanzo Un giorno di festa dello scrittore inglese Graham Swift.

Nel 1924 Jane Fairchild (Odessa Young, vista da poco nella miniserie The staircase, proprio con Colin Firth) è una giovane donna che lavora come domestica nella casa dei facoltosi coniugi Niven (Colin Firth e Olivia Colman); nel giorno della Festa della mamma (questo il significato del titolo originale Mothering sunday) i membri della servitù hanno tradizionalmente il pomeriggio libero per fare visita alle loro famiglie: Jane invece, essendo orfana, trascorre quella giornata con il suo amante Paul Sheringham (Josh O'Connor, il giovane principe Charles di The Crown), figlio di una ricca famiglia di vicini e amici dei Niven.  Entrambi sanno che quello potrebbe essere il loro ultimo incontro, dato che lui pochi giorni dopo si sposerà con un'altra donna, ma potrebbero accadere eventi imprevisti a cambiare le carte in tavola.
Al racconto di questa giornata si alternano delle scene, a distanza di anni, in cui vediamo una Jane più matura, che alle prese con altri momenti decisivi nella sua vita si trova a riflettere sul suo passato e sulle circostanze che lo hanno plasmato.

Il film quindi segue una struttura frammentaria, non lineare, come se la storia venisse raccontata in una serie di flashback attraverso i ricordi della protagonista, che ripercorrendo personaggi e momenti cardine della propria esistenza, permette di toccare una varietà di tematiche, a partire dal contesto storico-culturale in cui si svolgono i fatti: sullo sfondo della storia infatti ci sono le ferite lasciate dal primo conflitto mondiale, che faticano a rimarginarsi e che hanno inevitabilmente modificato in maniera irreversibile le vite di tante persone, ci sono quindi le famiglie spezzate e mai più ricomposte ma anche quelle completamente assenti, come nel caso di Jane; a questo si aggiungono le differenze di ceto fra classi sociali, la scoperta del proprio corpo come strumento di libertà e di conoscenza attraverso il rapporto fisico con un'altra persona, la scrittura e l'arte come forma di espressione e come modo di sublimare il dolore e le difficoltà trasformandole in storie. Su tutto c'è poi il peso del destino che incombe sulle vite di ogni persona, andando quindi a sovrapporsi o a modificare le proprie scelte, talvolta in maniera rapida e inaspettata, talvolta dolorosamente lenta e annunciata. 

Argomenti dunque variegati e profondi, ma che arrivano in maniera in qualche modo annacquata, in una trama che complessivamente manca di ritmo e compattezza e che invece risulta spesso esile e poco coinvolgente: anche, ad esempio, la relazione clandestina su cui pone l'accento il titolo scelto dalla distribuzione italiana, non riesce mai davvero a trasmettere, nonostante la presenza di scene di sesso e di nudo, quel vero senso di passione totalizzante che ci si potrebbe aspettare.

Forse tra le pagine del romanzo la narrazione in forma di flusso di coscienza funzionava meglio, e riusciva a rendere in maniera più efficace e completa l'interiorità e il percorso dei personaggi, le riflessioni e i sentimenti inespressi; sullo schermo, invece, il risultato è un racconto poco incisivo, che fa aspettare ma non sfrutta al massimo il suo potenziale, a cominciare dalla partecipazione di attori come Firth e Colman che qui sembrano un po' sprecati nei loro ruoli.

I costumi creati dalla leggendaria Sandy Powell (tre volte premio Oscar) e le location elegantemente idilliache in cui si svolge parte della storia contribuiscono a restituire un'epoca esaltandone colori e atmosfere, per un film che però non riesce a lasciare un messaggio forte e a far emozionare fino in fondo lo spettatore.

Valutazione di Matilde Capozio: 5 su 10