Sei gemelli, recensione del film Netflix con Marlon Wayans

Tentativo del tutto fallito per Marlon Wayans che, con Sei Gemelli, prende parte ad un film demenziale che non fa ridere e, peggio ancora, annoia
Sei gemelli, recensione del film Netflix con Marlon Wayans

Alan (Marlon Wayans) è un uomo di successo che sta per diventare padre. L'occasione lo mette davanti alla realtà della sua esistenza: non ha mai conosciuto i suoi genitori biologici, né nessun componente della sua famiglia, essendo passato di affido in affido. Quando però si rende necessaria l'anamnesi della famiglia per il prossimo nascituro, il desiderio di Alan di conoscere le sue origini si fa più pressante. Così, grazie all'aiuto del suocero, riesce a scoprire il nome della madre naturale. Ma, quando arriva a casa della donna, Alan scopre di avere ben cinque gemelli, il primo dei quali, Russell, gli dice che sua madre è morta. I due, allora, decidono di prendere la macchina e viaggiare in giro per l'America alla ricerca degli altri quattro fratelli.

Il cinema demenziale - che viene facilmente snobato dai cinefili più agguerriti - è un genere molto amato da una fetta più o meno ampia di pubblico e all'interno delle sue fila ci sono pellicole che, inserite nel giusto contesto in cui vengono realizzate, sono dei piccoli cult da recuperare. Purtroppo, però, Sei Gemelli non rientra in questa categoria. Il film pecca di una banalità - tanto nella sceneggiatura, quanto nelle gag - che lo rende così simile a centinaia di altri titoli da impedire che il film con Marlon Wayans possa divertire, a parte un paio di battute ben piazzate.

La prima parentela che il film ha è sicuramente con Il Professore Matto, film in cui Eddie Murphy, proprio come Wayans, si trovava a recitare in più parti. Scelta poi esasperata nel seguito La famiglia del Professore matto. Qui Wayans fa più o meno la stessa cosa: dal momento che il film parla di sei gemelli, l'attore di White Chicks interpreta i sei personaggi principali, esasperandone la fisicità e rendendo palese il make-up necessario alle varie trasformazioni. Dalla donna sovrappeso dalle unghie laccate che si trova in prigione, al fratello obeso che non è mai veramente uscito di casa e che passa il suo tempo a vedere vecchie repliche di Mork e Mindy e ad imparare a memoria battute e sigle di ogni serie tv, passando per il criminale che cerca di rubargli l'identità,fino a quello che cerca di prendergli un rene. Ma ciò che dovrebbe risultare divertente, finisce con l'indispettire uno spettatore già decisamente avulso a certe dinamiche, che non si contenta di qualche volgarità e qualche gag fisica e che si lascia trascinare al finale della pellicola (decisamente scontato) con un senso di noia crescente.

Valutazione di Erika Pomella: 5 su 10
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