Spider-Man: Homecoming, la recensione

'Spider-Man: Homecoming' è un film che si sveste dei panni del romanzo di formazione e si tuffa a capofitto nell'azione di un adolescente che cerca di scoprire il supereroe che è in sé, tra problematiche scolastiche, cattivi da acciuffare e situazioni decisamente divertenti.

Dopo aver preso le parti di Iron Man in Capitan America: Civil War e esseri scontrato con gli Avengers , il bimbo ragno aka Peter Parker (Tom Holland) spera di entrare a tempo pieno nella squadra dei vendicatori. Tuttavia Tony Stark (Robert Downey Jr.) sembra non trovarlo ancora pronto, e il fidato Happy (Jon Favreau) non ama la sua nuova posizione di baby sitter per il giovane uomo ragno. Sarà così compito di Peter dimostrare di essere all'altezza dei vendicatori, mentre cercherà di fermare il piano di un misterioso avvoltoio (Michael Keaton) che semina paura e armi aliene in città.

Difficile non iniziare una recensione sull'ennesimo film dedicato a Spiderman senza utilizzare la citazione divenuta quasi manifesto della trilogia firmata da Sam Raimi: Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. E di certo le responsabilità del regista Jon Watts non erano poi così piccole: il metteur en scene, infatti, si è trovato alla guida della prima pellicola che inserisse Spider-Man all'interno del Marvel Universe e, d'altro canto, doveva scrollarsi di dosso i pregiudizi di una platea che ne aveva fin sopra la testa delle avventure cinematografiche di Peter Parker dopo i flop dei due film con Andrew Garfield. In un momento in cui gli studios vengono continuamente attaccati per mancanza di idee originali, dove tutta l'arte viene messa sulle spalle di reboot e sequel e revival, l'idea di portare di nuovo al cinema la storia dell'uomo ragno sembrava decisamente arida.

Spider-Man: Homecoming, però, decide subito di prendere le distanze dai film che l'hanno preceduto. Jon Watts - in squadra con i suoi sceneggiatori - decide di spolverare la storia, rinunciando così al romanzo di formazione basato sul senso di colpa per la morte del tanto amato Zio Ben, che in questo film è un nome di passaggio. Sì, perché lo spettatore viene catapultato in un universo in cui il supereroe ha già fatto i conti con i suoi sensi di colpa, ed è già comodo nei panni dell'uomo ragno. L'altra mossa vincente è stata quella di concentrarsi soprattutto sul bimbo ragno, invece che sull'uomo ragno. Il film si diverte a rivolgersi ad un pubblico generazionale di fascia demografica abbastanza bassa, parlando direttamente ad adolescenti nerd, con un gergo che cerca la relazione con i più giovani. A differenza del dramma e del peso della responsabilità che Tobey Maguire aveva messo in scena, lo Spiderman di Tom Holland è davvero un ragazzino che deve imparare a gestire i suoi poteri , mentre è alle prese con problematiche del tutto adolescenziali: il ballo scolastico, le gare, l paura di essere impopolare. Il senso di formazione - che non può mancare in un film che introduce un nuovo personaggio all'interno di un gruppo già compatto - si ritrova nel percorso che fa Peter Parker non per diventare l'uomo ragno, ma per rendersi conto di avere valore a prescindere dal costume che indossa. In questo percorso è aiutato moltissimo dalle brevi conversazioni con Tony Stark, che diviso tra l'essere una sorta di deux ex machina e la figura paterna che Peter ha perso, riesce a dare brillantezza ad un film che punta moltissimo sul divertimento e la leggerezza, al punto che l'unico vero punto debole della pellicola è la mancanza di profondità data al villain, che tuttavia viene compensata dall'eccelsa prova di attore data da Michael Keaton.

Jon Watts, oltretutto, consapevole dell'attesa e dei pregiudizi di quanti sarebbero stati pronti ad elogiare l'inarrivabilità della prima trilogia, si è divertito molto a giocare con l'immaginario legato ai film di Raimi: tra la parodia del famoso bacio tra Tobey Maguire e Kirsten Dunst, a rivisitazioni di scene cult come quella del treno di Spider - Man 2. Il risultato di tutti questi elementi è una pellicola scanzonata e divertente, che farà impazzire i più giovani e intratterrà sapientemente anche gli spettatori più scafati. Un plauso particolare all'attenzione di Michael Giacchino alle musiche, che sono veramente una chicca.

Valutazione di Erika Pomella: 7 su 10


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