The Big Sick, la recensione

Un film divertente e complesso che lascia spazio anche a riflessioni importanti che portano il giovane Kumail a riflettere sulla sua vita.

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Il 16 Novembre uscirà nelle sale cinematografiche The Big Sick, ultimo lavoro di Michael Showalter, premiato al festival di Locarno con il Premio del Pubblico. 

Kumail è un ragazzo pakistano con la passione per il cabaret che vive la sua vita nascondendo le sue passioni alla sua famiglia iper conservatrice che pretende di decidere della vita di Kumail e, contemporaneamente, ai suoi amici non racconta mai nulla della sua famiglia. Se, durante la settimana, Kumail fa l'autista privato con Uber e si diletta in sketch comici in un locale, nel weekend il ragazzo si reca sempre alle cene programmate nella casa di famiglia dove viene costantemente provocato e costretto ad appuntamenti al buio con alcune ragazze pakistane che sua madre seleziona per lui. Kumail però cerca di nascondere il suo disinteresse per le tradizioni familiari e un giorno incontra Emily di cui si innamora perdutamente. Un grave imprevisto però mette la relazione tra i due in pericolo e Kumail dovrà trovare il coraggio di dire alla sua famiglia che non ha mai avuto alcun interesse nell'osservare le tradizioni della famiglia e che pretende di scegliere per se stesso senza alcuna interferenza. 

Nonostante a primo impatto possa sembrare una vera e propria commedia, The Big Sick in realtà è una vera e propria dramedy, un connubio tra commedia e dramma che si intrecciano e "combattono" durante tutta la durata del film. Il film è basato sulla vera storia d'amore del comico Kumail Nanjiani, che interpreta se stesso, e di Emily Gordon (Zoe Kazan), aspirante analista americana.

The Big Sick è un film intelligente che affronta, con una leggerezza che si può permettere, alcuni temi molto importanti come la malattia, il conflitto tra culture e tra famiglie, la voglia di riscatto e il razzismo. Tutti questi argomenti vengono toccati più volte nel corso della diegesi ma i commenti e le scene che li riguardano non hanno mai uno scopo puramente moralista, anzi il più delle volte sfociano in battute e risate. Questo non vuol dire che il film non abbia una morale ma che ha l'abilità di mascherare contenuti importanti dietro una sceneggiatura molto ben scritta e funzionale. Lo spettatore quindi, una volta finito il film, avrà avuto l'occasione di vedere sia una bella commedia sia un film con tematiche contemporanee e difficili.

Valutazione di Erica Nobis: 8 su 10
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