Una Famiglia, la recensione

Punto di forza del film è indubbiamente legato alla tecnica di ripresa ma non basta a rendere il film sufficiente: film artificioso e non viene sfruttato a pieno il potenziale del dramma.
Una Famiglia, la recensione

Maria e Vincenzo, una coppia che all'apparenza sembra essere perfetta. Teneri ed innamorati fin quando non valicano la porta di casa dove da anni a questa parte si consuma un dramma perenne a causa della fragilità psicologica di Maria e dall'oppressione di Vincenzo. Un dramma ben orchestrato da Sebastiano Riso ma che latita sotto molti aspetti, a partire dai dialoghi che scadono troppo nel banale sebbene una storia molto forte e che tratta un tema particolare: il mercato nero delle gravidanze.

Il dramma all'italiana ci ha regalato recentemente "La Tenerezza" di Gianni Amelio, la cui presenza di Micaela Ramazzotti accomuna i due film, sebbene in due ruoli differenti. In "Una Famiglia", Riso prende il suo punto di vista e pur non essendo invadente, segue passo passo Maria e la sua fragilità che la porta ad essere satura rispetto ad una situazione che la vede usata dal compagno-padrone. Maria non vuole più vendere i suoi figli, vuole costruirsi una famiglia. E come? Convincendo Vincenzo che lei non è più fertile facendosi impiantare una spirale. Troppo poco per scalfire la scaltrezza del suo compagno che dopo averla scoperta inizia un litigio al quale non possiamo assistere, complice un dolly che gira intorno al palazzo e ritorna in scena proprio per tornare da una Maria lasciata sola ed in lacrime.

Il punto di forza del film è indubbiamente legato alla tecnica di ripresa che si lascia andare a virtuosismi che, seppur fine a sè stessi, sono comunque di pregevole fattura e corredati da un'ottima fotografia ed accuratezza nella composizione delle scene. La macchina da presa sembra voler seguire Maria per tutto il film, quasi morbosamente, quasi per volerla aiutare ad uscire da una situazione insostenibile per lei. Di rado prova a sparire ma la sua presenza scenica fa da terzo incomodo. Il che non necessariamente è un male, soprattutto nel caso in cui dietro vi sia la volontà di esaltare una prova attoriale molto di pancia, come quella della Ramazzotti, molto a suo agio nei panni della genitrice Maria.

Tuttavia questo non basta a rendere il film sufficiente. Troppi i punti negativi che rendono il film artificioso, a partire dai virtuosismi sopracitati. L'altra faccia della medaglia di uno stile impeccabile è quella legata al fatto che non viene sfruttato a pieno il potenziale del dramma, in cui Riso sembra essere più attento alla ripresa che non alla messa in scena. L'ambiente sofisticato non esalta lo squallore dello strano rapporto della coppia né tantomeno quella della storia, complici anche dei dialoghi banali che scadono nel cliché e che di fatto rendono il film affannoso e pretenzioso.

Valutazione di Lorenzo Pietroletti: 5 su 10
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