Un'estate in Provenza (2014)

Avis de mistral

Locandina Un'estate in Provenza
Un'estate in Provenza (Avis de mistral) è un film di genere Drammatico di durata circa 105 minuti diretto da Rose Bosch con protagonisti Jean Reno, Anna Galiena, Chloé Jouannet, Hugo Dessioux, Aure Atika, Lukas Pelissier.
Prodotto da Légende Films nel 2014 in Francia. esce in Italia Mercoledì 13 Aprile 2016 distribuito da Nomad Film. Al Box Office Un'estate in Provenza ha incassato circa 55.523 euro.

TRAMA

Nella campagna provenzale accarezzata dal maestrale giungono in vacanza dai nonni Léa, Adrien e il fratellino Théo, sordo dalla nascita. Non è la vacanza dei loro sogni e in meno di ventiquattro ore è scontro generazionale con il nonno Paul (Jean Reno), un olivicoltore rigido e burbero che non hanno mai conosciuto a causa di un vecchio conflitto familiare con la madre. Ben presto, però, il passato tempestoso di Paul si riaffaccia e i trasgressivi anni Settanta fanno ritorno sullo sfondo incantevole della Provenza mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso. Le differenze tra la vita di città e di campagna favoriscono la scoperta di questo intenso rapporto fra nonni e nipoti e del valore del contatto con la natura.

Data di Uscita ITA: Mercoledì 13 Aprile 2016
Genere: Drammatico
Nazione: Francia - 2014
Formato: Colore
Durata: 105 minuti
Produzione: Légende Films, Gaumont (coproduzione), France 2 Cinéma (coproduzione)
Distribuzione: Nomad Film
Box Office: Italia: 55.523 euro

Prossimi passaggi in TV:
Sabato 28 Novembre ore 16:00 su Rai Movie
Mercoledì 02 Dicembre ore 19:10 su Sky Cinema Romance
Giovedì 03 Dicembre ore 06:20 su Sky Cinema Romance

Cast e personaggi

Regia: Rose Bosch
Sceneggiatura: Rose Bosch
Fotografia: Stéphane Le Parc
Scenografia: Pierre Quefféléan
Montaggio: Samuel Danési
Costumi: Mimi Lempicka

Cast Artistico e Ruoli:

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Un'estate in Provenza (Avis de mistral)Un'estate in Provenza con Jean Reno al cinema anche per non udenti. Anteprima al Lucca Film Festival

E' una commedia francese che esplora il conflitto generazionale tra nonni e nipoti e che presenta una serie di spunti tematici su: ambiente, sordomutismo, stile di vita sostenibile e famiglia.

Immagini

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Foto e Immagini Un'estate in Provenza
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Il film rappresenta un felice tentativo di coniugare il genere della commedia con un interessante spaccato generazionale. Rose Bosch, già regista dell'acclamato Vento di primavera, giunge con Un'estate in Provenza al suo terzo lungometraggio. Il film pone particolare attenzione alla tematica del confronto tra generazioni e ai rapporti familiari, nonché alla questione delle differenze (uno dei bambini protagonisti è sordomuto dalla nascita); si tratta di un lavoro originale sia dal punto di vista stilistico sia per quanto riguarda l'attenzione a tematiche complesse.

INTERVISTA A ROSE BOSCH 

Da dove arriva l'idea di partenza del film?
R. B: Dai miei nonni. Li ho conosciuti a stento ma ne conservo un ricordo poetico. È un gran vuoto. E poi avevo voglia di descrivere un conflitto generazionale tra nonni e nipoti. Amo il fatto che i nonni di oggi siano gli hippy di ieri. Essi hanno protestato contro la guerra in Vietnam, contro il consumismo, sono stati a Woodstock…È un confronto interessante quello in atto con la generazione "Y", ribelle ma molto consumista.

Il film rende omaggio a questi nonni…
R. B.: Questi nonni non sono mai stati così presenti e importanti. Oggi corrono in soccorso delle famiglie più sconquassate. Loro sono ancora in forma e quindi gli si chiede molto. Si meritavano un omaggio…

Nel tuo ultimo film "Vento di primavera" Jean Reno interpretava un medico ebreo, e nel tuo ultimo film un nonno…
R. B.: In "Vento di primavera" Jean Reno è un semplice medico alle prese con delle forze a lui superiori. Mi ero già ripromessa di affidargli un altro ruolo. Avevo scritto l'idea di un film sulla Provenza e sulla mia famiglia circa dieci anni fa. E ho fatto leggere a Jean lo script sperando che mi riservasse la parte di Paul.

Il personaggio di Paul ti è familiare?
R. B.: Paul somiglia molto agli uomini catalani della mia famiglia. Parte di loro si trasferì in Provenza dopo la guerra di Spagna. Ho vissuto lo stesso a casa mia!

Si sente dire spesso «Senza questo attore non avrei fatto il film». Nel tuo caso è così?
R. B.: Assolutamente vero! Ho condiviso con Jean delle cose essenziali. Come le origini iberiche (senza farne un folklore), la passione per la terra delle Alpilles, che nonostante sia a due ore dai treni ad alta velocità, resta l'ultimo Far West. Sia io che Jean sentiamo il bisogno di vivere in questo clima estremo, che passa da -10 a 40 gradi, abbiamo bisogno del Maestrale. Nella nostra famiglia si coltivano uliveti da generazioni. Dal canto suo anche Jean ha i suoi uliveti e conosce tutto di questi alberi. Chi altro avrebbe potuto interpretare Paul?

Cosa voleva vedere di Jean Reno sullo schermo di ancora non esplorato?
R. B.: Jean è necessario. Anche fuori campo. Ha creato naturalmente un cerchio che mette tutti a distanza rispettabile. Con Jean non ci sono pacche sulle spalle. La dignità è una componente essenziale… Nel film, i suoi nipoti vogliono intromettersi per effrazione in questo cerchio. Penso che il pubblico sarà toccato da questi momenti in cui Jean è disarmato, come nella scena del giardino con il piccolo Théo che gli prende la mano senza preavviso. Jean è come una melagrana, un frutto che esplode e rivela i suoi chicchi preziosi. Il rosso è il colore della pellicola, del resto.

"Paul" coltiva il suo orto i suoi ulivi ... un quadro idilliaco?
R. B.: Niente affatto. Eccetto che nel sud. I provinciali hanno ripreso a coltivare il loro giardino. E i loro accenti! Si tratta di una tendenza profonda, di un'ondata. Si coltivano le proprie radici e le proprie verdure. In un mondo impazzito, tutto questo riconduce alla calma.

Quando i ragazzi adolescenti gli chiedono: "Verrai a trovarci a Parigi? Lui risponde:" Vuoi vedermi morto?"
R. B.: E' uno scherzo. Ma è vero che la provincia non ha nulla da invidiare alla capitale. Semmai è il contrario. Nei primi anni '80, ha perso il suo "accento" in fretta. Si temeva di essere considerati come arretrati. Oggi la gente si è resa conto che le grandi città rubano ciò che la Provincia restituisce: il tempo. Il tempo presente che, nelle megalopoli, ti scivola fra le dita come l'acqua.

Vivere lontano dalla città, pur rimanendo collegati?
R. B.: I miei cugini combattono per "Amnesty International" dai loro villaggi. Ma non rinuncerebbero mai alla "paella" organizzata dal club di calcio. Credo che vivremo un grande esodo al contrario. Come negli anni Settanta. Le città sono diventate spietate. "Paul" dice tutto questo verso la fine del film. Si dice che ormai molte persone stiano cominciando a capire che la felicità non è fare delle lunghe passeggiate al centro commerciale di domenica.

Come dirigere un attore come Jean Reno?
R. B.: Non dirigerlo. Fortunatamente per me, non ama le prove. Nemmeno io. Si gira sul set e funziona! A volte ci avviciniamo per proporre delle modifiche. Credo che Jean stupirà tutti. E' lì dove meno ce lo aspettiamo. E' raggiante. Umano. Magnifico.

Perché ha scelto di far interpretare il ruolo di " Théo" a un bambino sordo di 7 anni?
R. B.: In un primo momento per il piccolo Theo mi sono ispirata alle riprese di "Vento di primavera". In Ungheria ho stretto un legame con una piccola comparsa sorda. Poi mi sono resa conto guardando la scena di Theo che aiuta il nonno Paul nell'orto, che anch'io sono stata sorda, perché mio nonno mi parlava in catalano. Quando mi chiedeva un aiuto in giardino, non capivo niente.

Anche suo nonno è stato un nonno cool?
R. B.: Assolutamente no. Ma sono cresciuta ad Avignone negli anni Settanta. Quando ero bambina, si andava a vedere gli hippy in Place de l'Horloge . Era un po' la loro Mecca. Erano giovani, belli, a piedi nudi. Ero affascinata.

Da qui la colonna sonora del film?
R. B.: Amo quest'epoca. Ho fatto scoprire a mio figlio di 14 anni Bob Dylan , i Deep Purple , i Pink Floyd , i Doors , gli Who , Joan Baez e una marea di altri artisti.

Come ha lavorato per dirigere un attore sordo?
R. B.: Mi interessava inserire all'interno del film un bambino che parlasse un'altra lingua. Il film non ruota attorno all'Handicap di Thèo. Ho semplicemente ingaggiato un attore. Lukas Pélissier è pieno di vita, determinato, ha senso dell'umore ed è scrupoloso e preciso quando recita.

È riuscita a imparare la sua lingua?
R. B.: Non c'è stato il tempo. Ma ci capivamo a colpo d'occhio. Bisogna immaginarsi cosa vuol dire un bambino sordo. A 7 anni acquisisce sia il linguaggio dei segni che il francese " scritto " considerando che per un sordo, B + A non fa un suono. Questo significa che tutte le acquisizioni passano attraverso la memorizzazione di geroglifici, insomma. Ricordo ancora e conserverò sempre i 14 minuti del suo provino. Ha amato questa esperienza. Dice che vuole dirigere. È il mio lavoro che preferisce! Questo mi tocca molto.

E gli adolescenti del film? Come li ha scoperti?
R. B.: Hugo Dessioux attraverso i miei gemelli. Mi hanno detto inorriditi : " Non sai chi è ?" . Confesso di non trascorrere troppo tempo davanti a uno schermo. Hugo ha scritto e si è diretto per anni in rete. Con il successo che tutti conosciamo. Questa volta ha interpretato un personaggio che non è necessariamente uguale a se stesso. Ha potuto esplorare nuovi registri emotivi. Ha fatto evolvere un personaggio nell'arco di un'ora e mezza di film. Ha tentato un nuovo lavoro.

E Chloé Jouannet Lamy ?
R. B.: Ho cercato a lungo. Avevo bisogno di un piccolo gioiello grezzo. Sono andata a vedere a teatro Alexandra Lamy e le ho detto : " Tu hai una figlia adolescente? " . Quando Chloé è arrivata sul set aveva un'aria terrorizzata. Ho pensato che fosse un buon segno. Significa che tiene al ruolo, mi sono detta. È stata del tutto se stessa. Testarda come le ragazze Lamy. Le ho detto: "Io sono tuo nonno. Urla contro di me!". E in quell'istante ho capito che avrebbe tenuto testa a Jean Reno. Non tutti possono farlo a quindici anni. Lei sì.

E Anna Galiena, Hughes Aufray?
Suggerimenti di Jean Reno. Cercavo per la nonna una moglie "straniera". Qualcosa di diverso. Jean si è ricordato dell'interpretazione di Anna ne "Il marito della parrucchiera". Anche Hugues Aufray è stata una sua idea. Una bella idea per interpretare il ruolo di un vecchio compagno beat… Hughes e la sua chitarra, la sua bella criniera bianca. Abbiamo vissuto grandi momenti, soprattutto nella scena notturna in cui cantano Bob Dylan. Primo ruolo per Hughes. A 84 anni! Ha guidato la sua moto con la sua giacca con frange. E 'luminoso e infantile. Poeta ed entusiasta.

INTERVISTA A JEAN RENO

Come è nata per te la passione per questa regione e per la coltivazione degli ulivi?
J. R.: Io sono di origine andalusa ma grazie a Christian Clavier ho scoperto anche i territori vicini. Si tratta di un luogo straordinario, non lontano dalla Camargue. È un posto che amo e dove ho ritrovato un po' dell'Andalusia di mio padre. Mi rispecchio molto nei valori di quella regione.

Come hai reagito alla proposta della regista di interpretare Paul, un ruolo così differente da quello che hai impersonato per Rose nel film "Vento di primavera"?
J. R.: Interpretare un nonno di solito intimorisce gli attori, poiché si teme di ritrovarsi intrappolati in ruoli da "vecchi". Ma io non soffro di questa sindrome del giovanilismo. Mi prendo in carico la mia età, non mi faccio stirare le rughe o eliminare le borse sotto agli occhi. Quando le ho posto delle questioni sul personaggio Rose mi ha parlato della questione del conflitto generazionale: si tratta di un uomo del XX secolo costretto a rapportarsi a dei giovani del XXI secolo. Questo choc si snoda all'interno di una famiglia che somiglia molto a quelle del giorno d'oggi.

Paul è una persona che ha sofferto molto e che si chiude in sé stesso. Egli non comunica molto…
J. R.: C'è un po' di mio padre in Paul. Egli non è un chiacchierone, ma non è rozzo, è solo timido. Nel film i silenzi del personaggio sono importanti. L'intera giovinezza di Paul si è svolta nel caos, nel dramma, nel furore giovanile. Per questo si rifugia tra gli ulivi che gli danno un sollievo emotivo. Gli alberi gli ridonano uno spirito, uno scopo. I nipoti lo costringono a confrontarsi con sé stesso e con il mondo. Egli compie un vero e proprio viaggio senza mai lasciare la sua regione. Trovo adorabile il fatto che quest'uomo così taciturno riprenda a parlare proprio con il suo nipotino sordomuto.

Nel film sei sposato con Anna Galiena…
J. R.: L'avevo notata sul set del film "Il marito della parrucchiera". Ne abbiamo discusso con Rose, lei ha una grande carriera alle spalle. Inoltre è italiana. Gli italiani viaggiano molto, come i francesi, perché sono circondati dal mare. Anna ha portato all'interno del film qualcosa di esotico che corrisponde bene al retroterra avventuroso della giovinezza di Paul. La loro coppia è coerente.

Parecchie cose ti accomunano al personaggio di Paul. Cosa puoi dirci al riguardo?
J. R.: È vero che abbiamo dei punti in comune. Di sicuro anch'io so bene cos'è un uliveto e come curarlo, cos'è un mulino, il vento, le cicale. E io stesso sono diventato nonno qualche mese prima dell'inizio delle riprese. C'è molto di Jean Reno in Paul, ma è pur sempre solo un ruolo; non ho mai perduto mio fratello, non ho problemi con il bere e tutto va bene nella mia famiglia!

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