City of Lies - L'ora della verità (2018)

City of Lies

Locandina City of Lies
City of Lies - L'ora della verità (City of Lies) è un film del 2018 prodotto in USA, di genere Biografia e Crimine, diretto da Brad Furman. Dura circa 112 minuti. Il cast include Johnny Depp, Forest Whitaker, Toby Huss, Dayton Callie, Neil Brown Jr., Louis Herthum. In Italia, esce al cinema il 10 Gennaio 2019 distribuito da Notorious Pictures. In vendita in DVD dal 19 Giugno 2019. Al Box Office italiano ha incassato circa 1.383.207 euro.

TRAMA

Russell Poole è un ex-detective che ha dedicato la sua vita ad un caso mai risolto: gli omicidi , avvenuti a fine anni Novanta, delle due star del rap Tupac Shakur e The Notorious B.I.G. Vent'anni dopo riceve la visita di Jackson, un reporter dell'ABC che a sua volta legò a quel caso il suo unico momento di notorietà e oggi vede smantellate le teorie esposte nel documentario che gli valse un Emmy Award. I due si immergono insieme in una nuova indagine decisi a smascherare il coinvolgimento della corrotta polizia di Los Angeles.

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita al Cinema in Italia: Giovedì 10 Gennaio 2019
Uscita in Italia: 10/01/2019
Data di Uscita USA: Venerdì 7 Settembre 2018
Prima Uscita: 07/09/2018 (USA)
Genere: Biografia, Crimine, Drammatico
Nazione: USA - 2018
Formato: Colore
Durata: 112 minuti
Produzione: FilmNation Entertainment, Good Films, Infinitum Nihil, Lipsync Productions, Miramax Films, Romulus Entertainment
Distribuzione: Notorious Pictures
Box Office: Italia: 1.383.207 euro
Note:
Tratto dal romanzo candidato al Premio Pulitzer, LAbyrinth di Randall Sullivan.
In HomeVideo: in DVD da Mercoledì 19 Giugno 2019 [scopri DVD e Blu-ray]

Cast e personaggi

Regia: Brad Furman
Sceneggiatura: Christian Contreras
Musiche: Chris Hajian
Fotografia: Monika Lenczewska
Scenografia: Clay A. Griffith
Costumi: Denise Wingate

Cast Artistico e Ruoli:
foto Johnny DeppJohnny Depp
Russell Poole
foto Forest WhitakerForest Whitaker
Jack Jackson
foto Toby HussToby Huss
Detective Fred Miller
foto Dayton CallieDayton Callie
Tenente O'Shea
foto Neil Brown Jr.Neil Brown Jr.
Rafael Perez
foto Louis HerthumLouis Herthum
Procuratore Stone
foto Shea WhighamShea Whigham
Frank Lyga

Recensioni redazione

City of Lies - L'ora della verità
City of Lies - L'ora della verità, la recensione
6/10
Giorgia Tropiano
Il film ha una struttura narrativa complessa da seguire e, anche a causa di mancanza di azione e pathos, la storia risulta così un pò statica.

Immagini

[Schermo Intero]

RANDALL SULLIVAN - Scrittore Ha scritto quattro libri (tre dei quali sono stati nominati per il Premio Pulitzer): The Miracle Detective (1994), M. Vita, morte, segreti e leggenda del Re del Pop (2011), The Price of Experience (1996) e LAbyrinth (2002). Oltre alle sue opere di saggistica, Sullivan è un ex editorialista e collaboratore di Rolling Stone che ha vinto numerosi premi nazionali per il suo lavoro, tra cui il Robert F. Kennedy Journalism Award e il William Randolph Hearst Feature Writing Award. Rolling Stone ha commentato il lavoro di Sullivan dicendo: "Racconta storie straordinarie con una voce narrativa avvincente". È anche uno sceneggiatore ed è stato membro della Writer's Guild of America per quasi due decenni. Ha coprodotto e narrato il documentario del 2000, Reckless Indifference, insieme al regista nominato agli Oscar® William Gazecki. Il film ha esaminato il tragico caso dell'omicidio del figlio di un ufficiale della polizia di Los Angeles e le conseguenze legali che ne sono derivate per i quattro adolescenti portati in giudizio. Sullivan si è laureato all'Università dell'Oregon e ha conseguito un Master presso la prestigiosa School of Journalism della Columbia University, prima di essere assunto dal New York Daily News. Il suo lavoro è stato pubblicato su Wired, Esquire, Outside, Men's Journal, The Washington Post e London's Guardian, tra le altre testate. Oltre al suo libro del 2002 su cui è basato il film City of Lies – L'ora della verità, Sullivan ha scritto un'ulteriore storia sull'argomento per Rolling Stone nel 2011, concentrandosi sulla causa intentata contro la città e il Dipartimento di Polizia di Los Angeles dalla famiglia di Christopher Wallace, a.k.a Notorious B.I.G. Ha anche presentato lo show televisivo nel 2011 ispirato al suo libro del 1994, The Miracle Detective, su Oprah Winfrey Network (OWN).

IL FILM

Nel 2000, mentre faceva delle ricerche per una potenziale storia sullo scandalo della Divisione Rampart del Dipartimento di Polizia di Los Angeles come redattore della rivista Rolling Stone, lo scrittore Randall Sullivan ha incontrato Russell Poole, un ex detective del Los Angeles Police Department, convinto che il dipartimento avesse coperto il coinvolgimento di Suge Knight negli omicidi sia di Tupac sia di B.I.G. Quell'incontro avrebbe ispirato Sullivan a scrivere il suo libro.
Lo scrittore, che viveva a Portland, era a Los Angeles per iniziare le sue ricerche. Si mise dapprima in cerca del Procuratore Distrettuale che aveva accusato l'ex ufficiale della polizia di Los Angeles, Rafael Perez, "un poliziotto corrotto che diede inizio allo scandalo Rampart", racconta Sullivan sullo stato di corruzione della polizia negli anni '90. Più di 70 agenti di polizia, assegnati o collegati in qualche modo alla divisione Rampart, erano implicati in situazioni di cattiva condotta, dando vita a uno dei casi di corruzione della polizia più grande nella storia degli Stati Uniti.
"Ad un certo punto durante la conversazione, abbiamo iniziato a parlare della
Rampart Task Force, creata proprio per indagare sul quello scandalo", Sullivan ricorda delle sue conversazioni con il Procuratore Distrettuale Richard Rosenthal. "Il Procuratore mi ha detto che non è nata come una vera e propria Task Force, ma come un'unità creata da un ex detective di nome Russell Poole per verificare alcune teorie sull'omicidio di Biggie Smalls. Sapevo che dovevo parlare con il detective Poole, ma era in causa contro la città di Los Angeles, sostenendo che il LAPD aveva ostacolato la sua inchiesta sull'omicidio di B.I.G. e lo aveva costretto a dimettersi dal dipartimento di polizia".
Sullivan rintracciò Poole nella contea di Orange, dove il poliziotto aveva sempre vissuto fin da bambino, figlio di uno sceriffo della contea di Los Angeles. Sullivan si trovò davanti a un uomo, ormai dimesso dalle forze dell'ordine da più di un anno, che aveva bisogno di parlare con un interlocutore obiettivo, "con qualcuno che lo ascoltasse davvero", riguardo alle sue frustrazioni per il caso irrisolto. "Russell mi ha portato in un magazzino pieno di documenti che aveva preso dalla polizia di Los Angeles quando se n'era andato, che rappresentavano l'intera storia delle indagini sugli omicidi di Biggie Smalls e Tupac Shakur", Sullivan continua a parlare di quell'incontro di diciotto anni fa, ricordando i dettagli come se fosse ieri. "Mi ha permesso di guardarli e ho visto che erano quasi tutti rapporti della polizia di Los Angeles riguardanti l'omicidio di B.I.G. e alcune altre indagini in cui era  stato  coinvolto  Russ  mentre  era  assegnato  alla  divisione  omicidi.  L'ho convinto a farmi fotocopiare le cose che pensavo fossero più importanti, poi ho portato quelle centinaia di pagine nel mio hotel, dove ho passato i due giorni successivi a leggerle".
"Quando terminai, rimasi assolutamente sbalordito dalle prove che indicavano
che il LAPD aveva occultato il coinvolgimento degli agenti di polizia nell'omicidio di B.I.G. e in altri crimini", continua lo scrittore. "Ho chiamato Rolling Stone, ho parlato al telefono con il mio editore, Bob Love e l'editore Jann Wenner, e ho detto loro che non volevo scrivere un articolo solo sullo scandalo Rampart, ma che volevo scrivere un pezzo sull'omicidio di Notorious B.I.G. e su come potesse essere legato a quello di Tupac".
Quello che è iniziato come un articolo di 16.000 parole su Rolling Stone nel
giugno 2001, è diventato il libro di Sullivan del 2002, una cronaca completa sulla musica hip-hop, sull'impero governato da un re di nome Knight e su un altro noto capitolo della storia del LAPD.
"All'epoca mi sono reso conto che c'era troppo materiale per un semplice articolo
di rivista e mi sentivo soddisfatto del risultato", Sullivan dice su quel pezzo iniziale, su cui lavorò sette mesi per trasformarlo in un libro. "Anche se era un articolo di 16.000 parole, sapevo che c'era molto altro da dire. Chiamai il mio editore e gli dissi che avevo scritto un libro. Volevo descrivere in modo più completo Russell Poole e le circostanze attorno alla sua indagine. Volevo che la gente sentisse la sua frustrazione e condividesse la sua angoscia. Considerato che ho impiegato anni a scrivere ciascuno dei miei libri, non riuscivo a credere di avere scritto questo in così poco tempo. Penso che quella forza che ho sentito mi abbia fatto stare così concentrato come non mai".
Sullivan ha scritto Labyrinth in tre mesi, dopo aver terminato il suo articolo per
Rolling Stone nel 2001. Dopo la sua pubblicazione nel 2002, il libro ha immediatamente attirato su di sé l'attenzione del mondo del cinema, inclusa un'opzione da parte di una società di produzione britannica pochi mesi dopo il suo arrivo nelle librerie. Nel decennio successivo, diversi studi di Hollywood hanno espresso l'interesse di adattare il libro in un film, ma nessuno è mai andato a buon fine. Nel 2012, la produttrice inglese Miriam Segal ha acquistato i diritti del film sul libro di Sullivan, affermando che "La nostra visione alla Good Films è sempre stata quella di creare film intelligenti e originali, e questo non ha fatto eccezione. Stavo cercando qualcosa che esplorasse come la società si fa giustizia da sola e il modo in cui le persone di diverse classi sociali e razze vengono trattate dal sistema giudiziario e questa storia sembrava incarnare tutto questo. Ed è per questo che volevo trasformare il libro in un film. Essendo io europea e non vivendo a LA a quei tempi, non sapevo molto dello scandalo Rampart o degli omicidi di Tupac e di Biggie, per questo ho trovato questa storia incredibile e il libro di Randall davvero avvincente. La cosa più interessante è che, fino ad oggi, nessuno è mai stato processato".
"Penso che le teorie su chi abbia effettivamente premuto il grilletto siano meno importanti", afferma  Segal  a  proposito  degli  omicidi dei  due  rapper.  "È  la persona che ha ordinato l'assassinio di entrambi che è interessante. In questo caso, l'assassino è semplicemente un killer pagato da qualcun altro. E quando si scopre che questo qualcun altro è stato coperto dalle forze dell'ordine che proteggono un'intera città, la cosa diventa preoccupante e allarmante. Il film parla di responsabilità e ingiustizie. Questo non è un film su chi sia l'assassino, perché non sappiamo effettivamente chi sia. È una storia che non ha fine. Non si sa chi sia stato e non si può nemmeno presupporre, perché non abbiamo prove. Riguarda più il desiderio di Poole di scoprire chi sia stato".
Oltre all'affascinante ambientazione, sullo sfondo della cultura hip-hop della West Coast degli anni '90, Segal ha anche trovato il protagonista della storia, Russell Poole, molto intrigante. "Quando ho iniziato a fare le mie ricerche, ho incontrato Russell Poole. Se dovessi indicare il cliché della persona 'normale', beh... lui era quella persona. Mi sono innamorata di lui dal primo momento in cui l'ho incontrato. Non esagero quando dico che era l'essere umano più semplice e vero che penso di aver mai incontrato. Un vero gentiluomo, senza ostentazione".
"E penso che le persone che perseguono il bene per puro spirito del bene e non per motivi egoistici, debbano essere ammirate", afferma. "Penso che nei film ci siano sempre eroi che nessuno può toccare... che nessuno potrà diventare. Qui c'era un uomo comune, che viveva nella porta accanto, che si era unito alla polizia perché credeva nella legge e nell'ordine. Nessun obiettivo, non voleva vincere un premio Pulitzer, non voleva guadagnare di più, non voleva nemmeno essere promosso. Voleva solo la verità. Pensavo che fosse una storia, la sua storia, che dovesse essere raccontata. Una volta incontrato Russell, per me è diventata una storia su di lui... perché tutta la sua vita era concentrata su questo caso".

"Penso che Russell fosse un eroe", concorda Sullivan. "Non ha deciso di esserlo; era prima di tutto un uomo che faceva il suo lavoro. Era il suo rifiuto di arrendersi o di chiudere un occhio, che lo rendeva in definitiva un eroe. Per Russ, essere un detective della Omicidi era una vocazione, una crociata. Non poteva accettare che la politica del dipartimento di polizia potesse essere più importante della risoluzione di un omicidio – di un qualsiasi omicidio. C'è una linea sottile tra testardaggine e integrità e Russell Poole l'aveva oltrepassata – anche quando la cosa ha portato alla sua disintegrazione personale".
"Troviamo Russell Poole in un momento in cui ha essenzialmente perso ogni speranza in ciò in cui crede", Segal dice sulla storia, che va avanti e indietro tra il 1997 e il 2015. "È stato cacciato dalla polizia, si è rintanato in casa vivendo nell'ossessione di un caso che non è mai riuscito a risolvere. Viene poi contattato da un giornalista che, in un certo senso, è sullo stesso caso: il personaggio di Forest Whitaker, che ci consente di tornare indietro nel tempo per ascoltare dal personaggio di Poole ciò che è accaduto durante le indagini. E come alla fine è stato espulso dalla polizia. Il film racconta entrambi i lati della storia".
"Jackson è un personaggio che ha vissuto una storia simile", Segal continua sullatrama. "Quando era un giovane giornalista, aveva scritto una storia su chi avesse ucciso Christopher Wallace, Biggie Smalls. E, dopo vent'anni, quella storia e le sue teorie furono smentite. Per questo, in sostanza, è stato messo al bando. Ora la sua missione è quella di riabilitarsi. Per questo va alla ricerca di Russell Poole, sperando di poter carpire da lui le informazioni su chi avesse effettivamente premuto il grilletto. E trova Poole in questo stato di angoscia. Tra i due uomini nasce lentamente un'amicizia. Il loro incontro spinge Poole a tornare sul campo e cercare di riaprire il caso, cosa che potrebbe anche aiutare a riscattare la carriera di Jackson".
"Il libro di Randall è fantastico", dice Segal, aggiungendo, "E questa è una dellepoche volte che rimango fedele al materiale originale. Normalmente, quando adatti qualcosa, porti la sua essenza in un film. Questo libro è così ben scritto, con un testo così drammatico. E c'erano tantissime cose nel libro che avremmo voluto inserire nel film".
Adattando il libro di Sullivan per il grande schermo, Segal dice che "Christian(Contreras), che ha scritto la sceneggiatura, ha fatto molte ricerche... si è immerso nei documentari dell'epoca, mentre leggeva anche molti articoli del LA Times che sono stati pubblicati, insieme a molte altre notizie del periodo. Il problema di questa storia è che non ha una fine. Abbiamo fatto fatica per trovare il modo di realizzare un film sulla storia di Poole del '97. Un giorno, ho suggerito a Christian che forse avremmo dovuto inserire nel film la voce del reporter, Jackson, che è un personaggio interamente fittizio. E lui  ha avuto l'idea di raccontare la storia di Russell Poole nel 2015, in contrasto con i flashback del1997. Ed è così che è nato il tutto".
"Avevo da poco lavorato con Christian su un altro progetto e sentivo che la sua visione era davvero entusiasmante. Ha scritto una sceneggiatura brillante", elogia Segal. "Poole sta rivivendo la storia mentre parla degli eventi passati, poi passa queste informazioni a Jackson, che le commenta prima di tornare indietro nel tempo ancora una volta. Anche se salta tra due periodi temporali, è un'unica storia, perché stanno ancora indagando sul caso venti anni dopo, e usano l'esperienza di Poole come detective principale del caso nel 1997".
"Penso che Christian abbia fatto una scelta brillante nell'ambientare la storia nel presente, a vent'anni dall'indagine iniziale di Poole", dice Sullivan sulla sceneggiatura. "Ammiro molto il modo in cui ha riveduto la storia, usando il giornalista come secondo personaggio principale".
"Sono  cresciuto  con  la  musica  di  Biggie  e  Tupac,  per  questo  sono  stato immediatamente affascinato dallo scrivere la sceneggiatura", dice Contreras sul suo lavoro per il film, che ha iniziato ad adattare dal libro di Sullivan nel 2013. "Ero al liceo e poi all'università negli anni '90 e LA sembrava essere l'epicentro culturale. Dall'industria musicale all'industria cinematografica, da Rodney King alla caduta di O.J. Simpson... tutti gli occhi erano rivolti a ovest. Era un periodo avvincente, pre-internet, e ha lasciato un'impronta indelebile su di me, che riecheggia ancora oggi".

"Volevo che il film fosse come un dialogo tra il presente e il passato", aggiunge Contreras sul costrutto della sceneggiatura che balza avanti e indietro in un arco temporale di due decenni. "Tra fatti semi-dimenticati o semi-corretti e fatti realmente accaduti".
"Penso che il libro LAbyrinth sia molto avvincente, proprio come gli articoli che Randall Sullivan ha scritto per Rolling Stone", afferma il regista Brad Furman, che si ricongiunge con Segal e Contreras dopo la loro prima collaborazione nel crime drama del 2016, The Infiltrator (in cui Segal è stato produttore e Contreras attore protagonista).
"Ci sono continue rivelazioni sulla corruzione delle forze dell'ordine e la sfiducia che ne deriva", continua Furman sull'essenza della storia del film. "Quando vedi un agente di polizia, dovresti sentirti protetto, non spaventato. Sapere che ci affidiamo e crediamo in queste istituzioni che alla fine non ci tutelano, è piuttosto scoraggiante e degno di approfondimenti nel nostro film".
"Quando metti insieme tutti i pezzi del puzzle, capisci che non c'è davvero nessuno di cui ci si possa fidare", insiste Furman, "E sentivo che quella era una storia che dovesse essere raccontata".

Furman, originario di Filadelfia, ricorda che stava studiando alla NYU Film School nel 1997, quando l'omicidio di The Notorious B.I.G. veniva commesso dall'altra parte del continente. "Sono cresciuto a Filadelfia, e la maggior parte dei bambini con cui sono cresciuto erano neri, sono stato esposto a molte cose, da un punto di vista culturale, che hanno reso la mia infanzia unica, credo. Appartengo alla generazione di MTV, sono cresciuto circondato da rap, hip-hop e R&B. Ero anche un fan sia di Tupac che di Biggie, per questo ho sentito un'enorme responsabilità nel raccontare questa storia, che in un certo senso è un omaggio a queste due icone".
Sugli omicidi, Furman dice: "È triste da dirsi, ma potrebbero essere dovuti al colore della pelle di questi due uomini. Tuttavia, qui è in gioco qualcosa di più che l'essere bianco o nero. Spero che questa storia spinga le persone a cercare sempre più risposte, che induca tutti a lottare non solo per ottenere giustizia in questo particolare caso, ma anche in tanti altri. Secondo me, viviamo in un sistema che sta attraversando una crisi profonda, soprattutto da un punto di vista politico, e noi abbiamo il compito di vigilare. E se non lo faremo, allora saremo nei guai. Per me, questo è il cuore del film. Solo a prima vista, la storia parla dell'omicidio di questi due giovani rapper sotto i venticinque anni, e di un caso che a distanza di vent'anni non è mai stato risolto. Mentre indaghiamo il perché, mi chiedo: 'e di che cosa parla il film?'. Per me, di molto di più".
Nell'affrontare la storia, basata su fatti realmente accaduti, Furman ha anche sentito l'enorme responsabilità "di raffigurare tutto in modo giusto e oggettivo. Quando si fa un film basato sulla realtà, c'è maggiore responsabilità verso le diverse parti. Avevamo responsabilità verso la famiglia Poole, verso quella di Wallace/B.I.G., così come verso gli altri soggetti coinvolti, come Frank Lyga e Kevin Gaines. Non c'era modo di poter raccontare questa storia senza lavorare a stretto contatto con le persone collegate alla polizia di Los Angeles, che si sono dimostrate molto collaborative, come Sergio Robleto. Sono stato fortunato ad avere Sergio nella produzione. Conosceva Russell Poole quando era un investigatore, perché lo è stato anche lui per molti anni".
Robleto, consulente del film durante le sette settimane di riprese, è stato il supervisore di Poole nella Divisione Omicidi del LAPD durante i suoi ultimi quattro anni di lavoro (Robleto è andato in pensione nel 1995).
Robleto è stato anche una fonte chiave sia per lo sceneggiatore Contreras che per lo scrittore Sullivan, che durante la sua ricerca per l'articolo iniziale della rivista ha ricordato che "Sergio e io abbiamo trascorso diverse ore a parlare del caso e di Russell. Penso che condividiamo un analogo dolore per il modo in cui Russell si fosse buttato giù nel corso dell'ultimo anno della sua vita. Entrambi vogliamo ricordarlo com'era prima". Aggiunge Contreras: "Ho lavorato a stretto contatto con Sergio Robleto, che aveva lavorato con Poole, e credo sia giusto classificarlo come parte della famiglia estesa di Poole. Russell e Sergio hanno avuto un valore inestimabile per la stesura della sceneggiatura".
Robleto era entusiasta di aderire al progetto, non tanto perché era il suo primo lavoro come consulente tecnico cinematografico, ma per la sua intima familiarità con i fatti. Ancora di più perché "Brad mi ha detto che il film non riguardava soltanto gli omicidi, ma piuttosto il personaggio di Russ Poole. È stata una cosa piuttosto emozionante per me, perché Russell era un mio caro amico e un detective davvero professionale. Nel raccontare questa storia, Brad ha voluto onorare la tenacia degli sforzi di Russ Poole per scoprire l'assassino di Biggie".
"Ho incontrato per la prima volta Russ nel 1981, quando era un novellino", ricorda Robleto. "Era un po' ingenuo ma molto fiducioso. Suo padre era stato nelle forze dell'ordine, come Sceriffo della contea. Io allora ero il suo sergente. Più tardi, quando i nostri percorsi  lavorativi si sono incrociati di nuovo alla Omicidi, era rimasto identico. Era totalmente impegnato ad aiutare le famiglie di coloro che avevano perso i loro cari, a far riconquistare loro quella fiducia nel sistema giudiziario. Era davvero un modello per gli altri investigatori e un professionista nelle indagini sulla scena del crimine".
"Purtroppo, una settimana prima dell'incontro con Russ Poole, lui è morto e questo ha portato il film su un altro livello", aggiunge Furman sulla morte improvvisa e prematura di Poole all'età di 58 anni nell'agosto del 2015. "Ovviamente è stato straziante, ma ci siamo arrangiati. Il film è stato rielaborato. Megan, la sua vedova, ci ha portati a casa sua e abbiamo passato del tempo insieme, abbiamo costruito un rapporto davvero meraviglioso con lei e la sua famiglia, i figli di Russ".
"Ho avuto la fortuna di incontrare Russell Poole un paio di volte prima della sua prematura  scomparsa",  afferma  lo  scrittore  Contreras.  "Dopo  la  morte  di Russell, Brad e io abbiamo incontrato sua moglie, Megan. I suoi contributi sono stati inestimabili. I figli di Poole hanno visitato il set più volte e sono stati utili con il loro entusiasmo e l'interesse per il progetto. Non era un momento piacevole per la famiglia Poole, ma lo hanno fatto con piacere. E sono stati una fonte di forza non solo per il processo di scrittura, ma anche per le riprese. Siamo in debito con loro".
Aggiunge la produttrice Segal, "Russell era assolutamente entusiasta del fatto che, finalmente, qualcuno avrebbe trasformato questa storia in un film. Ecco perché è così tragico che non sia mai riuscito a vederlo. È morto per un attacco di cuore nel 2015 in una stazione di polizia, cercando di far riaprire il caso. È incredibile. Avevamo appena iniziato le riprese del film quando abbiamo saputo della sua morte. Christian e io abbiamo passato molto tempo a discutere se avremmo dovuto cambiare il finale o no. All'inizio non l'abbiamo fatto, ma poi abbiamo deciso di cambiarlo e includere la sua morte nel film. Russell era solo un bravo ragazzo in uniforme che ha sempre fatto la cosa giusta, fino a quando ciò non l'ha letteralmente ucciso. È straziante".

I PROTAGONISTI

Sulla ricerca del personaggio principale, Segal afferma: "È stata un'idea di Brad all'inizio contattare Johnny Depp. Sentiva che Johnny avesse una sorta di onestà nel suo lavoro. Anche io sono una fan di Johnny, quindi capivo cosa volesse dire. Brad si è incontrato con lui e ha riscontrato un entusiasmo da parte dell'attore nel voler interpretare il personaggio. Un personaggio reale, un uomo che non aveva mai incontrato, eppure Johnny riesce davvero a scavare nella sua vulnerabilità. E questo è molto commovente nel film, in realtà lo rende più di un semplice thriller investigativo. È il viaggio di un uomo, ma è un uomo a cui si è legato davvero tanto, e ciò emerge sullo schermo".
Confessa  Furman  senza  esitazioni:  "Quando  ho  intrapreso  questo  viaggio, volevo farlo soltanto con Johnny Depp. Sono orgoglioso perché Johnny è un essere  umano  carismatico,  sensibile,  straordinario.  Ricordo  il  nostro  primo incontro - lo incontrai all'1:30 e non ci lasciammo fino alle 10:00 di quella sera. Ho imparato così tanto da Johnny, che ha portato un'enorme quantità di umanità nel suo ritratto di Russ Poole".
"Penso che le sue ricerche lo abbiano portato a pensare che Russ fosse davvero speciale", osserva Furman riguardo all'interpretazione del personaggio da parte di Depp. "Johnny si avvicina alle cose in modo diverso. Non ho mai lavorato con nessuno nella mia vita che abbia il suo talento naturale e istintivo".
"Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura e ho letto di Russell Poole, ciò che mi ha attratto di lui è stata la sua dedizione, non solo al caso in sé, ma alla verità", afferma Depp. "È un uomo con una relazione quasi ossessiva con la verità. Russell Poole era fondamentalmente fuori dal LAPD. Ha trovato la verità. L'ha portata alla polizia di Los Angeles. Lo hanno deriso. Ha lasciato il LAPD e ha trascorso i successivi venti anni ossessionato da quella storia. Gli è costata la sua famiglia, il suo lavoro, il suo mondo. E la sua vita. Basata su questo caso". "Quando Poole diventa un ufficiale della polizia di Los Angeles, poi promosso a detective, non riesce a comprendere l'idea che un collega poliziotto potesse essere  in  qualche  modo  un  nemico.  Non  poteva  immaginarlo.  Quando  è diventato un detective, gli è stato affidato l'omicidio di Biggie Smalls e hanno iniziato a detestarlo molto velocemente perché si stava avvicinando troppo alla verità", aggiunge Depp.

"Il film si concentra principalmente sul caso, con gli ostacoli e le lotte del detective Poole, che rappresentano l'altro lato della storia", spiega Depp. "C'è una grande attenzione su Poole, che si stava trasformando nello zimbello del dipartimento. Penso che Poole abbia sorpreso così tanto la polizia di Los Angeles. Penso che li abbia spaventati, perché stava scoprendo un'incredibile quantità di prove che avrebbero potuto inchiodare tutte queste persone".
"È una cosa davvero rara che qualcuno possa essere così puro, concentrato e impegnato sul proprio lavoro", continua Depp sul suo personaggio. "Non c'è un abbellimento dei fatti. C'è un po' di licenza cinematografica, ma non c'è alcun tipo di abbellimento. Russell Poole era proprio come lo raffiguriamo. E quando ha la possibilità di riaprire potenzialmente il caso ed esporre la verità, muore. Sì... non c'era niente in questa sceneggiatura che non trovassi affascinante".
Depp, che ha ottenuto il ruolo diversi mesi prima dell'inizio delle riprese a metà dicembre 2016, non ha mai avuto la possibilità e il privilegio di incontrare Poole. Tuttavia, ha trascorso del tempo con la sua famiglia, sua moglie e i suoi figli, e dice: "La famiglia Poole è stata fantastica. Non ci potevo credere quando ho visto per la prima volta suo figlio, è il suo gemello. Sembra esattamente suo padre da giovane. Questo mi ha reso un po' nervoso, ad essere onesti, nell'assumere questo ruolo e nel farlo bene". Aggiunge il figlio maggiore di Poole, Kurt (che ha visitato il set diverse volte durante le riprese), "È stato surreale vedere come i capelli, il trucco e i costumi abbiano trasformato Johnny Depp. Era fantastico. Vedere Johnny recitare il ruolo di mio padre è stato piuttosto interessante".
Anche il consulente tecnico Robleto è rimasto colpito dall'approccio di Depp nel dipingere il suo amico e collega, e dice: "Johnny era così sincero nel voler interpretare il vero Russ. L'ho trovato sorprendente. C'era una scena che era molto, molto potente per me perché parlava del suo impegno e della sua onestà e questo, per me, era il vero Russ".
Mentre Robleto è stato immediatamente colpito dall'abilità di Depp di catturare i manierismi di Poole, Sullivan ammette che "Quando ho sentito per la prima volta che Johnny Depp era a bordo, ero titubante. Lo considero un grande attore, ma lo associo a personaggi più vivaci o eccentrici. Mi chiedevo se fosse disposto a interpretare un uomo normale alle prese con circostanze straordinarie. Solo quando l'ho visto sul set mi sono reso conto di quale incredibile talento abbia come performer; penso che Johnny potrebbe recitare davvero in qualsiasi parte. Sono  rimasto  particolarmente  colpito  nel  vedere  quanto  fosse  disposto  a modificare il suo approccio. Lavora sodo ed è un ragazzo davvero simpatico. Sullivan ha visitato il set all'inizio di gennaio 2017 e ha avuto l'opportunità di vedere Depp recitare davanti alla telecamera per la prima volta con la sua nemesi, Forest Whitaker, nel ruolo del giornalista Jack Jackson. La scena ha segnato il primissimo giorno di produzione per Whitaker (5 gennaio).
"Forest è una delle persone che preferisco in tutto il mondo, lo è sempre stato", afferma Depp. "Specialmente da quando abbiamo girato insieme Platoon. È sempre stato come un fratello per me. Lo adoro. E il nostro lavoro insieme qui è stato intenso".

"Il personaggio di Forest, Jackson, si fa strada nella vita di Poole", racconta Depp sulla dinamica della storia tra i due personaggi. "Forest rappresenta tutto ciò che Poole non è. Mette in agitazione Poole, a causa del senso di colpa che si porta dietro da vent'anni. Quando sono insieme, è quasi come se Poole si trovasse di fronte a un lato di se stesso che lui rifiuta", continua Depp. "E Jackson veda in Poole una versione di se stesso che non potrebbe mai essere. Jackson è cinico e non ha quella purezza, quell'ingenuità, quella convinzione che un uomo come Poole possa fare la differenza".
Aggiunge la produttrice Segal: "Ero davvero entusiasta del ruolo di Forest, perché ha una gravitas fantastica, ma sembra anche recitare  come se il mondo gli avesse voltato le spalle, cosa che è molto simile al personaggio di Jackson nella storia. È un vero attore e il suo mestiere è così importante per lui. Lui e Johnny non potrebbero essere più diversi come attori. Proprio come Jackson e Poole non potrebbero essere più diversi come personaggi".
"Sono tipi di attori molto diversi", continua Segal osservando l'approccio delle due star al loro lavoro. "Johnny è molto più istintivo, un improvvisatore, mentre Forest si attacca alla sceneggiatura. È stata una dinamica interessante, in particolare quando si ha un film indipendente come questo a basso budget. Durante le riprese, sono stati insieme davanti alle telecamere solo per sei, forse otto giorni in totale".
"Toby Huss è stata una rivelazione", dice Furman. "Non conoscevo bene i suoi lavori precedenti. Johnny era innamorato di Toby, della loro chimica, della loro energia, del loro divertirsi sul set. È stata una gioia vederlo collaborare con gli altri membri del cast. Ha costantemente alzato il livello e sfidato gli altri attori, sono davvero orgoglioso del suo lavoro nel film".
Furman ha affidato diversi ruoli secondari ad attori con cui aveva lavorato prima, ragazzi come Laurence Mason nel ruolo dell'agente dell'FBI Dunton; Michael Pare nel ruolo del poliziotto di Las Vegas coinvolto nell'inchiesta Tupac; e Shea Whigham nei panni di Frank Lyga. Furman  ha  scelto  minuziosamente anche  i  tre  cattivi  chiave  del  film,  tutti personaggi rilevanti e reali, fondamentali per la trama labirintica: Amin Joseph nel ruolo di Kevin Gaines; Shamier Anderson nel ruolo del poliziotto afro- americano, David "D-Mack" Mack, sospettato di essere coinvolto nell'uccisione di B.I.G. in seguito alla sua implicazione in una rapina in una banca di Los Angeles; e Neil Brown Jr., che interpreta Rafe Perez, uno dei poliziotti più corrotti immischiati nello  scandalo della Rampart Division e  altro sospettato dell'assassinio di B.I.G.
Lo sceneggiatore Contreras ricorda la storia del trio dei cattivi. "Perez, Mack e Gaines erano (e sono) persone vere, e lo erano anche i loro difetti. Se i dialoghi dovevano essere creati ex novo per la sceneggiatura, i loro crimini certamente no. Erano ben documentati. Sullivan ha fatto un ottimo lavoro nel presentare i rapporti interni sugli arresti del LAPD, fornendo anche diverse interviste".
La sceneggiatura di Contreras inizia con l'incontro di Gaines/Lyga e, come dice Furman, "Abbiamo deciso di far iniziare il film in questo modo, e io ne sono entusiasta. Nel rielaborare la sceneggiatura, sentivo che, non raccontando la storia in modo lineare, sarebbe stato interessante trascinare il pubblico nel mezzo di qualcosa di cui non sa nulla, l'ho trovato accattivante".
"E questa è l'essenza del momento di Lyga/Gaines", continua Furman. "Sono due poliziotti sotto copertura che si lanciano in un alterco verbale, con Lyga che rivendica l'autodifesa quando spara e uccide Kevin Gaines. Gaines è stato ucciso e questo scatena una serie di eventi, ed è la prova chiave nel primo caso di Russ Poole in questo labirinto".
Una volta che la storia di Furman ha inizio, al pubblico viene presentato un altro cattivo della storia. "David Mack, un altro poliziotto del LAPD che ha una storia molto diversa da quella di Gaines", continua Furman su un altro trio di criminali che popola il film. "Quando incontriamo per la prima volta David Mack nel film, sta rapinando una banca, ma il pubblico non sa ancora chi sia. Scopriamo che la sua ragazza è la cassiera della banca. E viene arrestato durante un barbecue. Una volta arrestato, si scopre che è un poliziotto".
"Mack è stato arrestato dall'FBI per essere coinvolto in una rapina in banca, difficile da credere visto che il suo lavoro era quello di servire la legge", osserva Furman. "Era un ragazzo, un gangbanger, che abusava del potere di poliziotto del LAPD", aggiunge Furman.
"Io interpreto David Mack, un funzionario della polizia di Los Angeles, e un essere umano molto complesso", dice l'attore Anderson sul suo ruolo nel film. "Essere un agente di polizia durante il giorno e poi un criminale di notte, wow. Alcuni di questi ragazzi, incluso Mack, sono vivi ancora oggi, e sono in giro. Quando guardi questo film, vedrai che sono degli uomini reali, al contempo criminali e poliziotti in uniforme. Questo mi fa un po' accapponare la pelle".
"Mack era un camaleonte, come un sacco di poliziotti", osserva Anderson. Ma le ricerche di Anderson sono andate oltre la lettura del libro di Sullivan e la visualizzazione di tutti i video dei casi che ha potuto trovare. "Quello che ho trovato mi ha dato una prospettiva reale. C'è tanto materiale che puoi trovare su YouTube o che puoi leggere, anche se Sullivan ha magistralmente illustrato questo mondo, pur non avendolo mai vissuto. Ho interagito con un ragazzo che era appena uscito di prigione la settimana prima, dopo sedici anni, con l'accusa di rapina a mano armata. E questo ha aiutato molto la mia performance".
"La ragione per cui volevo far parte di questo progetto è che sono un grande fan di Tupac e Biggie", dice Anderson, originario di Toronto, che ha studiato psicologia forense e criminologia all'università perché voleva diventare un poliziotto prima di buttarsi sulla recitazione. "Sono stati fatti film e biografie incredibili su queste due figure iconiche. Ho letto la sceneggiatura e me ne sono innamorato subito. Ho solo pensato che poter far parte del film sarebbe stato un grande onore".
"Nel novembre del 1997, una filiale della Bank of America di Los Angeles è stata derubata, con 722.000 dollari rubati durante la rapina", interviene Robleto. "C'erano altre due persone coinvolte che non furono mai catturate. E gli investigatori ebbero subito dei sospetti, perché era un'enorme quantità di denaro da tenere cash in una banca".
"Poi un agente dell'FBI capì che c'era una connessione tra la cassiera e Mack", Segal riprende il ricordo di Robleto. "Si sono resi conto che era la sua ragazza, quindi hanno continuato a interrogarla e alla fine lei ha fatto il nome di David Mack. Ma non sapevano che D-Mack fosse un poliziotto. Solo in un secondo momento si resero conto che il tizio che aveva orchestrato la rapina in banca era un ufficiale in servizio. Quindi, viene stabilita la connessione tra Gaines e Mack, che alla fine porta alla connessione con Perez e poi Rampart".
"Il fatto che un ufficiale di polizia potesse rapinare una banca e poi tornare tranquillamente al lavoro… l'ho trovato sbalorditivo", ammette Segal. "In realtà è quello che mi ha spinta a fare il film. Non solo ha rapinato una banca, ma è stata la più grande rapina di contanti mai effettuata in una banca della California. È entrato,  ha  rapinato  la  banca,  e  poi  è  tornato  al  lavoro.  Semplicemente fantastico. Quindi, ecco chi era David Mack".
Dice l'attore Anderson: "Mack è un uomo che conosceva il sistema dentro e fuori. Conosceva le strade. Per me non è il tipico gangster, l'ho visto più come un boss".
"Non penso che avrei fatto il film se fosse stato solo un film biografico", aggiunge Segal con franchezza. "Non è quello che mi interessa. Quello che mi interessava era la rapina in banca di D-Mack, come già menzionato prima, e quello che stava facendo Rafe Perez in Rampart. Mack, Gaines e Perez erano tutti opportunisti. Poliziotti corrotti che hanno visto che tutti erano coinvolti, e hanno elevato la cosa  all'ennesima  potenza".  Aggiunge  Depp,  "Questi  ragazzi  si  sentivano protetti, si sono sentiti intoccabili".
"Rafael Perez è il cattivo, anche se è un detective della polizia di Los Angeles", dice l'attore Neil Brown Jr. sul suo ufficiale di polizia corrotto che entra in scena nel terzo atto della storia. "Era un marine prima di diventare un ufficiale di polizia. È finito in mezzo a questo scandalo come poliziotto corrotto. Ma non so se sia sempre stato così. Non posso dire in effetti chi sia veramente quest'uomo, ma credo fosse un po' sociopatico".
"Russell Poole era un grande detective", continua Brown Jr., "Uno dei migliori. Ha fatto il suo lavoro, lo ha fatto bene. È stato lui a scoprire molte di queste connessioni attraverso le sue indagini. Poole ha trovato tutti i collegamenti, lui è la ragione per cui stiamo facendo questo film".
"Penso che il pubblico sarà incuriosito nel vedere che ci sono moltissime cose tenute nascoste dal LAPD, e sento che questo film farà luce su alcune di queste", dice Amin Joseph. "Sai, questi omicidi sono ancora irrisolti. Speriamo che questo film possa portare un po' di luce su quei casi. Cerchiamo giustizia per alcune persone che hanno perso la vita e per le famiglie che sono ancora in lutto. In particolare la signora Voletta Wallace".
"Immagina cosa stia passando Voletta Wallace dal 1997", racconta Depp sulla madre 65enne di Notorious B.I.G., un'altra vittima di questa ingiustizia. "Non ha avuto informazioni, niente. È una donna molto orgogliosa, con un'incredibile dignità e integrità, intelligenza e disinvoltura. Lei non ha paura di nulla. Vorresti aiutare questa donna a voltare pagina".
"Ad oggi, Voletta Wallace non sa ancora cosa sia successo - perché ha perso suo figlio?", si chiede Depp con rabbia e frustrazione. "Ecco perché ho fatto il film - mi sento così legato a ciò che rappresenta. La corruzione c'è... ed è ovunque. Poole aveva un'assoluta dedizione per Voletta Wallace, la mamma di Biggie, fino al giorno della sua morte. Lei e il Detective Poole erano molto, molto legati. Le ha sempre promesso di trovare l'assassino di suo figlio. E ci ha provato fino alla morte".

"Christian ha scritto questa bellissima scena in cui Voletta Wallace incontra Poole al Petersen Museum in occasione dell'anniversario della morte di Biggie", la produttrice  Segal  aggiunge  su  un  breve  momento  verso  la  fine  del  film. "Christian l'ha saputo da Megan Poole, la vedova di Russell, che ha detto a Christian che ogni anno Russ telefonava a Voletta in occasione dell'anniversario dell'omicidio per rifarle le sue condoglianze. E avevano mantenuto questa tradizione. Quindi, abbiamo preso quell'idea e l'abbiamo trasformata in questa piccola scena in un ristorante".

"Brad era ossessionato dal fatto che non volesse che un'attrice recitasse il ruolo", ammette Segal. "Voleva che Voletta recitasse il ruolo, che interpretasse se stessa, e non si è arreso. E ce l'ha fatta! Così, ha organizzato una scena in un ristorante con Poole e Voletta che si sono incontrati per l'anniversario della morte di Biggie, con il personaggio di Forest, Jackson, che ha partecipato all'incontro. Ed è stato in gran parte improvvisato".
"Io  avevo  bisogno  dell'approvazione  di  Voletta  Wallace",  dice  Furman  a proposito del suo coinvolgimento nel film. "Anche se non ero obbligato ad averla, era qualcosa che volevo. Per questo ho chiamato Voletta e abbiamo costruito un'amicizia davvero meravigliosa. Sono stato molto schietto e onesto con lei su quali fossero le mie intenzioni, i miei obiettivi. Stessa cosa con Megan Poole. Per quanto mi riguarda, dal punto di vista legale, non mi è mai stato richiesto di farlo. Ma sentivo nella testa e nel cuore che era qualcosa che dovevo fare".

LE RIPRESE

Le riprese sono iniziate martedì 13 dicembre 2016, presso l'Angeles National Golf Course a Sunland, in California, un club situato ai piedi della Los Angeles National Forest e l'unico campo da golf Jack Nicklaus Design nella contea di Los Angeles. Lì i produttori hanno deciso di ambientare la scena di Las Vegas in cui Poole e il suo partner, il Detective Fred Miller (Toby Huss), incontrano il Detective Tupac (interpretato dall'attore Michael Pare).
Nelle due settimane successive, la produzione si è spostata nel quartiere di Boyle Heights, nel centro cittadino, prima di passare alla stazione di polizia di Glendale (ora chiusa), i cui interni sono stati usati per il Parker Centre di Los Angeles, la sede del LAPD.
The Sunkist Building, nella San Fernando Valley, è stato utilizzato per diversi set e molte scene durante le riprese, in particolare la sede della Bank of America, derubata dal poliziotto David Mack. Lo scenografo Clay Griffith ha trasformato un ufficio vuoto al primo piano dell'edificio nella hall della banca.
Furman ha anche portato la produzione in luoghi come il Mercadito Market nella parte est di Los Angeles, un vivace centro commerciale ispanico su diversi livelli, dove il regista ha ambientato un altro incontro tra Poole e Jackson; il ristorante più antico di Hollywood (1919), la steakhouse Musso & Frank su Hollywood Boulevard; e nella zona del Sybil Brand Institute nel quartiere Monterey Park di L.A., un'ex prigione femminile.
L'iconica e maestosa torre della City Hall, inaugurata nel 1928 e con un'altezza di 140 metri, è stata usata da Furman per un intenso momento tra Poole e Lyga. Furman ha anche utilizzato una delle sue aule per una scena in cui Rafe Perez testimonia sullo scandalo Rampart.

Questo edificio, unico nel suo genere, è stato il più alto di Los Angeles fino al 1964, ed è un luogo popolare per il cinema di Hollywood, posto in cui il responsabile della produzione, John Panzarella, aveva già girato prima una scena di LA Confidential. Quando si ricrea un periodo passato, auto e vestiti aiutano a definire con precisione il momento in cui la storia si svolge. La Montero, di colore verde  bosco,  doveva  essere  di  quel  colore,  dato  che  lo  scrittore  Sullivan affermava nel suo libro che si trattasse di un modello di auto popolare nella scena hip-hop di L.A. a quel tempo.
Dennis McCarthy, il coordinatore delle auto del film, conferma che "tutte le auto  erano  un  duplicato  esatto  delle  originali,  per  colore,  ruote,  finiture, accessori. Abbiamo fatto molte ricerche per assicurarcene".
Ciò che i produttori sperano emerga dal film, secondo Segal, "è che stiamo raccontando la nostra storia in modo fedele e abbastanza potente. Spero che gli spettatori saranno commossi da Poole, un uomo che era disposto a rinunciare a tutto per la verità. Spero che si indignino del fatto che nessuno abbia risolto questo caso e che nessuno sembri volerlo, o se ne preoccupi. Spero che apprezzeranno la performance di Johnny e che sentiranno di essere entrati in un mondo diverso e sorprendente. È più di un film sull'hip-hop. Non voglio che sia un film solo per gli amanti del genere. Voglio che la gente lo guardi, nonostante la musica dell'epoca, più perché sia affascinata dal caso".
"Spero che stimoli il pubblico", afferma Furman sul suo ultimo film. "Spero che sia qualcosa che lo informi. Spero sia evocativo... e provocatorio, e spero che lo faccia riflettere. Spero che lo faccia mettere in discussione o discutere il caso. La storia, in definitiva, riguarda Tupac Shakur e Christopher Wallace, e ho cercato di rendere omaggio a loro mentre li umanizzavo, in modo che il loro spirito continuasse a vivere".
"Penso che Brad Furman e Miriam Segal abbiano messo insieme qualcosa che mostrerà ciò che un investigatore deve attraversare, interiormente, per fare del suo meglio", aggiunge Robleto. "Questo è il messaggio più grande per chiunque sia là fuori. Penso che sia importante per tutti noi come comunità. E più di ogni altra cosa, Brad ha fatto di tutto per assicurarsi che il film sia fedele all'essenza di Russell Poole".
Sullivan sta valutando la possibilità di scrivere un sequel del suo acclamato libro del 2002 su cui si basa il film. "Il mio editore ed io siamo d'accordo che farò un'edizione  aggiornata  di  LAbyrinth, piuttosto  che  un  libro  completamente nuovo", conferma. "Una buona parte era nel mio articolo di Rolling Stone del 2005, ma c'è dell'altro. Anche se sono felice che il film sia stato realizzato, è comunque straziante per me sapere che Russ non sia vissuto abbastanza a lungo per vedere la sua realizzazione".

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