Attacco a Mumbai - Una Vera Storia di Coraggio (2018)

Hotel Mumbai

Locandina Attacco a Mumbai - Una Vera Storia di Coraggio
Attacco a Mumbai - Una Vera Storia di Coraggio (Hotel Mumbai) è un film di genere Drammatico e Storico di durata circa 123 minuti diretto da Anthony Maras con protagonisti Amandeep Singh, Suhail Nayyar, Manoj Mehra, Dinesh Kumar, Amriptal Singh, Amriptal Singh.
Prodotto da A Hamilton and Electric Pictures Production nel 2018 in Australia. e USA. [Uscita Originale il 14/03/2019 (Australia)] esce in Italia Martedì 30 Aprile 2019 distribuito da M2 Pictures. Al Box Office Attacco a Mumbai - Una Vera Storia di Coraggio ha incassato circa 933.222 euro. Negli Stati Uniti, Attacco a Mumbai - Una Vera Storia di Coraggio ha incassato circa 9.286.412 dollari.

TRAMA

Nel novembre 2008, alcuni jihadisti del Pakistan mettono in atto una serie di attacchi terroristici a Mumbai, facendo precipitare nel caos la città più popolosa dell'India. Durante i tre giorni dell'assedio, gli uomini armati sequestrano il leggendario Taj Mahal Palace Hotel, tenendo prigionieri all'interno oltre 500 ospiti e dipendenti. Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio si concentra sugli eventi accaduti nel leggendario hotel, considerato l'emblema del progresso del paese e del suo variegato patrimonio culturale. Nel pieno dell'attacco, persone provenienti da diversi paesi, culture, religioni e classi sociali dovranno trovare il modo di reagire e far fronte ai continui pericoli. Tra i membri dello staff dell'hotel, il rinomato chef Hemant Oberoi (Anupam Kher) e un umile cameriere sikh (Dev Patel), rischieranno la vita per proteggere i loro ospiti. E mentre i media di tutto il mondo stanno a guardare, una coppia disperata (Armie Hammer, Nazanin Boniadi) dovrà compiere sforzi inimmaginabili per difendere il loro bambino appena nato, mentre uno spietato milionario russo (Jason Isaacs) sembra interessato solo a salvarsi la pelle. Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio va nell'epicentro dell'attacco, puntando i riflettori su persone comuni di ogni estrazione sociale che, nel reagire a uno scenario da incubo, rivelano la resilienza e il coraggio necessari a creare coesione nel momento del bisogno. Il film parla dell'umanità che riesce a risplendere nella tragedia.

Data di Uscita ITA: Martedì 30 Aprile 2019
Data di Uscita USA: Venerdì 22 Marzo 2019
Data di Uscita Originale: 14/03/2019 (Australia)
Genere: Drammatico, Storico, Thriller
Nazione: Australia, USA, India - 2018
Formato: Colore
Durata: 123 minuti
Produzione: A Hamilton and Electric Pictures Production, American Entertainment Investors, Cyan Films, Double Guess Productions, Screen Australia, ScreenWest, The South Australian Film Corporation, Thunder Road Pictures, Xeitgeist Entertainment Group
Distribuzione: M2 Pictures
Box Office: USA: 9.286.412 dollari | Italia: 933.222 euro
In HomeVideo: in Digitale da Mercoledì 28 Agosto 2019 e in DVD da Mercoledì 28 Agosto 2019 [scopri DVD e Blu-ray]

Cast e personaggi

Regia: Anthony Maras
Sceneggiatura: John Collee, Anthony Maras
Musiche: Volker Bertelmann
Fotografia: Nick Remy Matthews
Scenografia: Steven Jones-Evans
Montaggio: Peter McNulty, Anthony Maras
Costumi: Anna Borghesi

Cast Artistico e Ruoli:

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Il film ricostruisce gli attacchi terroristici che hanno scosso Mumbai nel 2008, gettando nel caos la città più popolosa dell'India.

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LA PRODUZIONE

Mumbai conta oltre venti milioni di abitanti ed è una delle città più grandi al mondo e una delle più ricche di varietà culturale. È la capitale economica e dell'intrattenimento del paese, sede della borsa e di Bollywood. È una città che pulsa di vita, di colori e attività, un luogo di estrema ricchezza e di assoluta povertà. E, come per molte delle metropoli più fiorenti del mondo, questa è la sua forza ma insieme il suo punto debole.
Nel 2008 la città di Mumbai è stata sotto assedio per tre giorni e tre notti — dal 26 al 29 novembre. Una squadra di giovani jihadisti, arrivati dal Pakistan a bordo di un peschereccio dirottato, ha seminato terrore fra la popolazione con una serie di sparatorie e bombardamenti. Le forze di polizia erano allo stremo dello forze, tra gli abitanti del posto in preda al terrore e i turisti che scappavano per mettersi in salvo mentre Mumbai andava a fuoco. Terminata la carneficina, il bilancio era di oltre 170 morti di varie nazionalità. Fra gli obbiettivi disseminati in tutta la città c'erano un ristorante molto frequentato, una stazione ferroviaria, un ospedale, un cinema, tre hotel e un centro culturale ebraico. Mumbai era stata sconvolta per sempre. In India il tragico evento è noto come 26/11, il giorno in cui ebbe inizio.
Dieci anni dopo, il regista greco-australiano Anthony Maras ricorda ancora la sua prima reazione di fronte all'ondata di orrore che irrompeva dalle televisioni di tutto il mondo. "Naturalmente avevo il cuore a pezzi per la violenza e per quella perdita di vite umane", dice. "All'inizio quello che mi era arrivato degli attacchi di Mumbai era solo una serie di edifici in fiamme che appariva in televisione. Poi però ho guardato le interviste ai sopravvissuti e questo mi ha dato una prospettiva completamente nuova su quegli eventi". Maras è stato particolarmente colpito dalle storie degli ospiti e dello staff del Taj Mahal Palace Hotel.
Il Taj Hotel, inaugurato nel 1903, è un celebre hotel a cinque stelle, noto in tutto il mondo per la sua architettura e il suo stile sfarzoso, che ospita in genere politici, uomini d'affari, uomini di stato e celebrità. Ed è proprio per la sua importanza strategica che è stato scelto come obbiettivo dai terroristi. "Quel monumento storico a sette piani, che celebrava il progresso dell'India e il suo ricco patrimonio culturale, era diventato zona di guerra", dice Maras.
Era così impensabile l'idea che il Taj Hotel potesse diventare un posto pericoloso che, all'inizio dell'attacco, la gente nelle strade di Mumbai istintivamente correva a riversarsi nell'hotel per trovare riparo. "Al Taj Hotel staremo al sicuro", è stata la prima risposta di molti sopravvissuti all'assedio. L'estenuante lotta per la sopravvivenza è durata giorni, durante i quali gli ospiti dell'hotel e il personale sono stati colpiti da armi da fuoco e bombardamenti e braccati tra corridoi, suite, sale da ballo e ristoranti. "Non si può non essere sopraffatti dall'orrore per quello che è successo al Taj Hotel", dice Maras. "Ma quando osservi da vicino, emerge una prospettiva diversa. Durante l'assedio sono state catturate più di cinquecento persone. 32 sono morti, ma gli altri sono sopravvissuti e questo è quasi un miracolo. Metà delle vittime erano membri dello staff, rimasti lì per proteggere i loro ospiti. Questa è una testimonianza dello straordinario eroismo, dell'ingegno e dell'abnegazione che i membri dello staff e gli ospiti hanno dimostrato in quella circostanza".
Maras è rimasto sbalordito dalle numerose storie di coraggio emerse durante l'assedio: "Il personale della cucina dell'hotel si infilava teglie ripiene di cibo sotto il camice per improvvisare dei giubbotti antiproiettile e proteggere i clienti dal fuoco delle mitragliatrici. Gli ospiti aiutavano i loro compagni di viaggio a calarsi giù dalle finestre annodando le lenzuola come corde. Alcuni membri dello staff del Taj Hotel guidavano gli altri attraverso corridoi nascosti per farli uscire e metterli in salvo, e subito dopo rientravano nell'hotel per cercare altre persone da salvare".
Maras, ispirato dal coraggio e dall'altruismo manifestati nel mezzo di uno tsunami di violenza, ha deciso di raccontare queste storie in un film.

La stesura della storia
Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio segna il debutto alla regia di Maras, che tuttavia ha già esperienza dietro la macchina da presa e ha diretto pluripremiati cortometraggi come The Palace, del 2011. Il cortometraggio, che racconta la storia di una famiglia che lotta per sopravvivere durante l'invasione di Cipro del 1974, è stato presentato al Telluride Film Festival e ha vinto più di una ventina di premi internazionali, fra cui due AACTA in Australia. La storia si ispira in parte a quella della famiglia del regista ‒ rifugiati in fuga dalla Grecia devastata dalla guerra – e affronta tematiche che poi lo avrebbero spinto a realizzare Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio. "The Palace mi interessava per diverse ragioni, rifletteva le difficoltà affrontate dalla mia famiglia per fuggire e rifarsi una nuova vita in Australia", dice. "Sono stato profondamente colpito dalle storie di queste persone che, in un momento di estremo pericolo, si uniscono per fare fronte comune".
Maras e il cosceneggiatore John Collee (Master & Commander - Sfida ai confini del mare) hanno trascorso un anno a fare ricerche sull'attacco di Mumbai. Hanno intervistato numerosi sopravvissuti, agenti di polizia, ospiti dell'hotel e membri del personale. Hanno parlato con le famiglie delle vittime, con alcuni di persona, con altri per telefono o via Skype. Hanno studiato le registrazioni di telefonate intercettate fra i terroristi e i loro contatti, letto le trascrizioni dei casi giudiziari e si sono immersi in pile di quotidiani e ore di interviste televisive ai sopravvissuti. Nonostante questo, il nucleo del film si è rivelato solo quando Maras e Collee hanno messo piede nel Taj Hotel, dove sono rimasti un mese a lavorare sulla storia. "È stato fondamentale per tutti e due", racconta Maras. "Non è la stessa cosa farlo da lontano. È necessario stare lì, respirare quell'aria, camminare per quei corridoi. Abbiamo inoltre avuto la possibilità di intervistare un sacco di persone che a quei tempi lavoravano nell'hotel o che ancora ci lavorano dopo aver vissuto l'assedio".
"Tra i protagonisti dell'intervista c'era Hemant Oberoi, il famoso chef indiano che ha cucinato per celebrità come Brad Pitt e Angelina Jolie, Barack Obama, la principessa Diana. In quei giorni fatidici Oberoi (interpretato da Anupam Kher) era lì e ha preso decisioni cruciali per proteggere il suo staff e gli ospiti, riuscendo alla fine a salvare decine se non centinaia di persone. Quando ha saputo che stavamo facendo un film su quegli eventi, come si può immaginare, è stato piuttosto titubante.
"In tanti hanno perso la vita, e sono state colpite molte famiglie", spiega lo chef, "e rispetto a situazioni come queste a volte si corre il rischio di risultare indelicati. Ma quando Anthony Maras è venuto nel mio ufficio sono stato colpito, aveva già molte informazioni sull'hotel e mi ha spiegato con cura le storie che sperava di riuscire a raccontare. Voleva che gli raccontassi quello che ricordavo di quegli eventi, ma voleva anche sapere come abbiamo fatto a rimettere in piedi l'hotel così rapidamente".
Subito dopo, in effetti, è successo qualcosa di incredibile: tre settimane dopo l'attacco, Oberoi e il suo team hanno riaperto il primo dei suoi ristoranti all'interno dell'hotel bombardato. "Il segnale era forte e chiaro", dice Maras. "Volevano dire: 'Non ci faremo intimidire. Ci rifiutiamo di vivere nella paura. Ci rifiutiamo di diffidare da chi è diverso da noi. Ci sforzeremo di andare avanti uniti tenendoci per mano'". Oberoi aggiunge: "Sentivamo solo il bisogno di dire a tutte le organizzazioni terroristiche che noi non ci saremmo fatti spaventare da loro. Che ci saremmo ripresi il più velocemente possibile. Perché era quello che volevamo fare".
Oggi Oberoi ha 64 anni e non lavora più al Taj Hotel. È molto impegnato con un nuovo ristorante che porta il suo nome, a Mumbai, segue varie iniziative a Singapore, New Delhi e San Diego, e continua ad apparire nel suo show televisivo di cucina.
L'approccio con cui Maras ha deciso di raccontare la vicenda è stato profondamente influenzato dai racconti ascoltati dalla viva voce di Oberoi e gli altri. Il regista è stato particolarmente colpito dal fatto che molti membri dello staff del Taj Hotel provenissero da contesti molto poveri. "Per loro il Taj Hotel non rappresentava solo un lavoro", dice. "Era la promessa di una vita migliore. Far parte di una realtà come questa è fonte di orgoglio, rappresenta la grandezza di cui l'India è capace".

Definire l'insieme
Pur pensando a un film corale e ricco di personaggi, Maras voleva che il filo conduttore di quella drammatica vicenda passasse per l'esperienza di un membro dello staff dell'hotel. Così il personaggio di Arjun è stato sviluppato mettendo insieme le numerose interviste fatte da Maras e Collee al personale dell'hotel mentre scrivevano la sceneggiatura. Il giovane Arjun è sposato ed è padre e, all'inizio della storia, riesce a convincere il suo capo a dargli il lavoro nonostante sia arrivato in hotel senza le scarpe adeguate.
La ricerca di un attore che interpretasse Arjun è stata molto semplice. "Abbiamo scritto il personaggio pensando esclusivamente a Dev Patel", racconta Maras. Patel è nato e cresciuto in Gran Bretagna, ma ha interpretato più volte personaggi indiani, come in The Millionaire, film premiato all'Oscar che gli è valso il successo internazionale, e Marigold Hotel, L'uomo che vide l'infinito e Lion - La strada verso casa, con cui ha vinto un BAFTA ed è stato candidato all'Oscar nel 2017.

L'attore è stato profondamente colpito dall'attentato a Mumbai, anche per via del suo legame personale e professionale con la città. Il finale della scena di danza di The Millionaire è stato girato nella stessa stazione ferroviaria che, alcuni mesi dopo, fu colpita dall'attacco terroristico. "La canzone Jai Ho e tutta quella sfrenata scena di ballo è stata una specie di inno per il paese", afferma Patel. "È stato uno shock terrificante veder colpita quella stazione, tutte quelle vittime, quegli uomini che arrivano e cominciano a sparare arrivando a uccidere tutte quelle vite. Quando si è cominciato a parlare del film, ho detto chiaramente che ero molto interessato. Nel processo di realizzazione di questo film mi sono impegnato più di quanto non abbia mai fatto, volevo essere sicuro che lo facessimo nel modo giusto".
Patel ribadisce subito che il personaggio di Arjun simboleggia la lotta di classe in India. "Nello staff del Taj Hotel ci sono persone che provengono da quartieri molto poveri", spiega l'attore. "Indossano quelle splendide uniformi e un attimo dopo stanno versando una costosa vodka a un miliardario russo appena sceso dal suo yacht. È una specie di microcosmo rappresentativo di tutta l'India". Patel ha cominciato a fare le sue ricerche e ad approfondire alcuni aspetti di Arjun che gli sono serviti per sviluppare ulteriormente il personaggio. "Quando ho visitato il Taj Hotel ho notato che la maggior parte dei portieri erano sikh", ricorda. "Così ho fatto delle ricerche e ho trovato

degli articoli sui tassisti sikh che venivano aggrediti a New York dopo l'11 settembre. In un altro articolo ho letto di uno di loro che si era tolto il turbante per bloccare il sanguinamento di una donna per soccorrerla dopo un incidente d'auto". L'attore ha quindi proposto a Maras l'idea di rielaborare il suo personaggio e farlo diventare un sikh. "Ho chiesto ad Anthony: "T i va se mi faccio crescere la barba e mi metto un turbante?". E lui è stato pienamente d'accordo. Sono davvero orgoglioso del fatto che abbiamo avuto la possibilità di affrontare delle questioni culturali e razziali e che siamo riusciti a mettere in risalto una comunità che è sottorappresentata".

Patel ha visitato le comunità sikh a Mumbai ed è andato al Gurdwara, il tempio di culto. "Prima di togliere le scarpe ed entrare nel tempio ho letto la frase sul muro: 'Il mio turbante, il mio orgoglio' e mi ha colpito molto. Mi ha fatto riflettere su come potremmo abbattere gli stereotipi religiosi." La frase ha ispirato una delle scene più forti di Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio, quella in cui, durante l'assedio da parte dei terroristi, una donna bianca si scontra con Arjun, spaventata dal suo turbante. Dice Patel: "A chi non ne sa niente, il turbante appare come qualcosa di divisivo, che allontana. Ma in realtà racchiude messaggi come la solidarietà per il prossimo, la speranza, il coraggio. Arjun cerca quindi di affrontare il pregiudizio senza lo scontro, mostrando alla donna cosa significa la sua religione. E le mostra che possiamo convivere in pace. È così che può cambiare il mondo, se tutti riusciremo a fare quello che ha fatto lui in quel momento.
Per i personaggi di David e Zahra, una coppia benestante che alloggia al Taj Hotel insieme al figlio neonato e alla bambinaia Sally (T ilda Cobham-Hervey), Maras ha scelto l'attore americano Armie Hammer e l'attrice iraniana-britannica Nazanin Boniadi. Hammer ha trovato interessante il progetto per molte ragioni, in particolare per l'opportunità di lavorare con il regista Maras (di cui aveva visto il cortometraggio The Palace) e con il cast, in particolare Patel. "Per me il progetto aveva un grande obbiettivo, mostrare l'umanità su entrambi i fronti dell'attacco, quello delle vittime e quello dei carnefici", spiega Hammer. E racconta come sia stata importante la fase delle prove: "Abbiamo parlato a lungo dei personaggi, delle loro storie, delle tensioni tra India e Pakistan e abbiamo lavorato sulle scene per riportare tutto in vita nella forma più accurata possibile".
Maras spiega: "Per il personaggio di David avevamo bisogno di qualcuno che fosse simpatico e in cui ci si potesse identificare, ma serviva anche un attore di grande talento. Adoro Armie da quando l'ho visto in The Social Network. Quella sua interpretazione e quella in Chiamami col tuo nome dimostrano che è un attore molto versatile".
Il percorso per scegliere Boniadi è stato po' diverso. L'attrice era nota al pubblico per i suoi ruoli nelle serie "How I Met Your Mother", "Scandal" e "Homeland", ma Maras confessa che in un primo

momento non sono state le sue interpretazioni a colpirlo. "Ho visto su YouTube il video di un discorso che ha tenuto come testimonial di Amnesty International", racconta il regista. "E sinceramente sono bastati il suo portamento, la grazia e la sua sicurezza, la passione che era nella sua voce, la compassione nei suoi occhi. È impegnata, è una vera cittadina del mondo. La sua famiglia è stata costretta a fuggire dall'Iran con l'arrivo degli Ayatollah e lei parla perfettamente il Farsi. Mentre guardavo quel video ho capito subito che la volevo nel cast".
Boniadi è stata toccata dal fatto che la sua passione per i diritti umani si sia intrecciata al film e ne sia diventata parte. "Quando Anthony me l'ha detto, è stato molto importante per me", racconta. "Ha visto delle cose di me in un discorso che ho scritto e tenuto in quanto me stessa, non in un ruolo fittizio che avevo interpretato. Nella vita sono molto apprensiva e piena di paure ma, stranamente, fra queste non rientra il fatto di affrontare dittatori stranieri e di parlare chiaro ai potenti del mondo. E di certo ho sfruttato questo mio aspetto per interpretare Zahra".
Il personaggio di Zahra è ispirato a due donne che si trovavano al Taj Hotel durante l'attacco terroristico. Per Boniadi era cruciale l'evoluzione che il personaggio vive in un così breve arco di tempo. "Era un aspetto che mi affascinava molto", racconta l'attrice. "È una donna privilegiata, capricciosa, non ha dovuto mai affrontare niente. Ma i proiettili non fanno distinzioni e lei si ritrova scaraventata in una situazione in cui sono tutti sulla stessa barca. È una situazione che trascende le differenze sociali e di classe, le sovrastrutture e i condizionamenti. E alla fine c'è il trionfo dell'umanità contro ogni aspettativa".
Per Boniadi la scena che trasmette con più forza questo messaggio è quella in cui uno dei terroristi punta la pistola contro Zahra per ucciderla e lei sottovoce inizia a recitare una preghiera musulmana. "È stato faticoso sia fisicamente che sul piano emotivo", racconta l'attrice. "Ma mi piace molto quello che lei sta dicendo in quel modo: l'estremismo genera estremismo, l'odio genera odio. Ecco che questa donna, con la sua calma e la sua fermezza, riesce a sfondare il male. Affronta l'uomo armato guardandolo dritto negli occhi e lo sconfigge con quegli stessi versetti del Corano che entrambi hanno imparato, ma che interpretano in due modi opposti. A volte è semplice mostrare a qualcuno un percorso diverso. E questo oggi è un messaggio cruciale da dare al pubblico".
A proposito della scena tra Zahra e il terrorista, Maras aggiunge: "Per noi era molto importante che la storia del giovane terrorista culminasse nel faccia a faccia non solo con una donna, ma con una donna di fede islamica. Lui entra in quell'hotel convinto che la sua missione sia giusta e credendo fermamente in quello che sta facendo perché vive secondo il suo codice morale. Quando lei si alza

e comincia a recitare la preghiera al ragazzo viene ordinato di ucciderla comunque, ed è lì che lui capisce l'ipocrisia della sua missione. Capisce che gli è stata venduta come verità una bugia". E aggiunge: "Il film rispecchia alcuni dei nostri pregiudizi, specialmente quello che troppo spesso crea un'associazione tra il credo musulmano e il terrorismo. Alcuni guardano il giovane armato che urla Allah Akbar come se fosse un simbolo dell'Islam; ma non possono non vedere che anche Zahra, una dei personaggi principali del nostro film, è musulmana. Non considerano che anche la giovane donna che prega in silenzio dice Allah Akbar".
Dice Patel: "Il film lascia molto spazio sullo schermo anche ai terroristi, e nella storia che viene tratteggiata iniziamo a vedere come diventano radicalizzati. Il film mostra una strage, ma in realtà ci sono dei piccoli momenti in cui si vede bene come questi ragazzi manchino di un'istruzione, provengano dalla povertà e come stiano cercando di aiutare le loro famiglie. E sono queste le tematiche più profonde che devono essere affrontate. Anche se il loro conflitto è più interiorizzato, riusciamo a vederlo. E questo è molto importante". La rappresentazione degli uomini armati ‒ e di quello che li spinge ad agire ‒ rivestiva per Maras un'importanza cruciale. "I carnefici erano tutti giovani, poco più che adolescenti", sottolinea. "Privi di istruzione, erano i primi obiettivi per la radicalizzazione compiuta dai gruppi fondamentalisti. Spero che il pubblico riesca ad avere una visione più sfaccettata di come accadono questi attacchi terroristici e sulle ragioni che sono alla base".
Un altro personaggio che si trova faccia a faccia con i terroristi superando le aspettative del pubblico è il burbero Vasili, interpretato dal veterano Jason Isaacs (Star Trek: Discovery, Il patriota, la saga di Harry Potter). Come Arjun e Zahra, anche Vasili è il risultato di un incrocio fra diverse persone reali che si trovavano al Taj Hotel durante l'attacco, fra cui un magnate playboy e un ufficiale dell'esercito delle forze speciali. Maras spiega: "Volevamo creare un personaggio che avesse un'aria misteriosa, enigmatica, ma senza i cliché dell'uomo russo o dell'Europa dell'Est. All'inizio non è un tipo che ispira, ma quando inizia l'attacco in realtà riesce a suscitare una certa tenerezza per come interagisce con alcuni degli altri personaggi".

Isaacs è stato scelto proprio pensando a questa sorta di ambivalenza interiore del personaggio: "Non ha un'aria affabile e quindi, come di solito accade nei film di Hollywood, è il personaggio che in qualche modo sarà castigato. Ma questa è una storia ben più impegnativa e lui è un personaggio davvero sorprendente, che alla fine agirà come nessuno si sarebbe mai aspettato". E prosegue: "In generale, la barbarie e il terrorismo possono renderci tutti vigliacchi. Ma questo film ci ricorda di cosa siamo veramente capaci. I soldi o la condizione sociale non definiscono chi siamo. È quello che facciamo a rivelare chi siamo davvero".
Per il ruolo dello chef Oberoi, uno dei principali testimoni raffigurati nel film, Maras ha scelto un leggendario attore indiano. Anupam Kher ha alle spalle una carriera decennale, è apparso in più di 500 film di Bollywood, ed è stato inoltre interprete memorabile di film in lingua inglese come The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no e Il lato positivo - Silver Linings Playbook.

Patel, che ha suggerito Kher per il ruolo, racconta: "Sapevo che era nelle corde di Anupam, sia per il suo fare gentile che per la sua personalità autorevole". Maras concorda: "Non avrei potuto desiderare di meglio per portare sullo schermo il personaggio dello chef Oberoi. A Mumbai ho intervistato a lungo Oberoi, e Anupam gli assomiglia tanto. Sono entrambi uomini cordiali, che trasmettono un senso dell'onore e di autorevolezza".
Kher è stato entusiasta all'idea di rendere omaggio alle vittime degli eventi di Mumbai, una città che sente come casa sua. "La tragedia di Mumbai sembrava un brutto sogno, ma era reale", dice. "Ho conosciuto persone che sono state sotto assedio in quei giorni. L'impatto di un evento del genere si può far sentire per anni. Questo mi ha fatto sentire triste e desolato e mi ha fatto riflettere molto sui sopravvissuti. Per molti aspetti, la mia interpretazione è il risultato di quell'impatto".
L'evoluzione del rapporto tra Oberoi e Arjun era un aspetto della storia che ha colpito entrambi gli attori. Patel dice: "I nostri personaggi sviluppano una tipica dinamica padre-figlio, ed è molto bello vedere l'abbraccio fra questi due uomini uniti dal rispetto reciproco. Per me è stata la parte più emozionante del film". A proposito del suo coprotagonista Kher dice: "Reagisco alla gente in modo emotivo e se incontri Dev Patel lo senti istintivamente che è un brav'uomo. Dev non nasconde il suo animo buono ma è anche vulnerabile. Da qui proviene la sua compassione. È facile lavorare con Dev ed è facile volergli bene".
E anche il vero Oberoi manifesta il suo affetto per Kher e apprezza la sua interpretazione: "Nel film fa un lavoro fenomenale, è davvero bravo ed è molto convincente. Ho avuto la possibilità di dirglielo al Toronto Film Festival, dove è stato presentato il film, e lui mi ha risposto dicendomi una cosa che mi ha colpito molto". Le parole di Kher a Oberoi erano state queste: "Spero di aver reso giustizia a te e all'esperienza che hai vissuto".

Nel ventre della balena
Una volta definito il cast, la sfida più grande per Maras e la troupe riguardava le questioni logistiche per portare il Taj Hotel sullo schermo. "Senza il cast e la sceneggiatura non si va da nessuna parte, ovviamente", dice Maras. "Ma le location erano davvero fondamentali per stabilire se il film avrebbe funzionato o meno. Il film è un tentativo di portare gli spettatori nel ventre della balena, trascinandoli proprio nell'epicentro di uno di quegli attacchi terroristici".
Così come per le ricerche necessarie per scrivere la sceneggiatura, anche qui era fondamentale soggiornare al Taj Hotel per un mese e capire come la storia si sarebbe svolta sullo schermo. "È uno degli hotel più lussuosi al mondo, ma non siamo riusciti a riprendere gli interni del vero Taj Hotel, perché è ancora un hotel che funziona a pieno ritmo", spiega Maras.
Anche se la produzione avrebbe girato a lungo a Mumbai, alcune scene minori d'interni sono state girate prima in Australia, ad Adelaide, città natale di Maras. "L'Australia era un buon posto per incubare la produzione, avevamo condizioni migliori per l'allestimento delle stanze dell'hotel e il cast e la troupe avevano il tempo di amalgamarsi. Quindi quando siamo arrivati in India per fare il grosso del film, la macchina era già ben oliata, tutti sapevamo a che punto eravamo e tutti avevano fiducia nel progetto".

A Mumbai molte scene sono state girate nei luoghi in cui sono accaduti realmente i fatti. La stazione ferroviaria sotto attacco è stata girata nella vera stazione. Nella scena di apertura del film gli uomini armati arrivano in barca nello stesso villaggio di pescatori sulla costa in cui i terroristi sono approdati nel 2008. Maras ricorda: "Durante le riprese, alcuni pescivendoli che vivono in quel villaggio sono rimasti sconcertati nel vedere i nostri attori vestiti proprio come quegli uomini".
Nel film ci sono poi inquadrature esterne del Taj Hotel e immagini riprese dai telegiornali del 2008.

"Il problema maggiore", spiega il regista, "era come poterci organizzare per realizzare gli interni dell'hotel. In alcune stanze erano previsti colpi di proiettile, fuoco e tutto il resto, e così abbiamo deciso di ricreare quelle parti dell'hotel in altre località nei dintorni di Mumbai".
Il regista parla poi della grande entrata principale dell'hotel, dove si svolgono molte scene con i terroristi che sparano e lanciano bombe. "Abbiamo realizzato quelle riprese in una grande tenuta appena fuori Mumbai. Sapevamo che nel corso del film saremmo dovuti tornare più volte su quell'entrata. Quindi, per esempio all'inizio, al centro della hall si vede un grande mazzo di fiori in tutto il suo splendore, intatto. E quando invece appare rovesciato, diventa un indicatore visivo che serve a orientare gli spettatori. Il nostro scenografo Steven Jones-Evans è davvero eccezionale, acuto e intelligente". Maras prosegue: "Gli interni della cucina e tutte le viscere dell'hotel, ovvero tutti i corridoi e gli ambienti in cui si scende, sono stati girati in un hotel a cinque stelle di Mumbai rimasto chiuso da allora. Abbiamo lavorato sull'allestimento e abbiamo girato lì. Volevo girare in India, non solo ovviamente per questioni relative alle location, ma soprattutto perché volevamo riuscire ad assumere gente di Mumbai come extra, cosa che avrebbe elevato ulteriormente il livello di autenticità".
Dal cortometraggio The Palace Maras aveva imparato una lezione importante: le riprese sul posto possono essere di grande aiuto anche per gli attori. "Se Armie Hammer o Dev Patel devono stare accovacciati dietro un barile e si trovano in un posto che assomiglia davvero a quello in cui è accaduta la vicenda reale, riescono a trarne qualcosa in più". Per lo stesso motivo Maras ha anche pensato di sistemare nelle location degli amplificatori di grandi dimensioni da cui all'improvviso uscivano rumori terrificanti di spari ed esplosivi mentre gli attori erano al lavoro.
Patel ricorda: "C'erano degli enormi amplificatori che facevano rimbombare i colpi di pistola per tutto il set. Era una sparatoria continua, come lo era stata nella realtà; quell'assedio era un inferno. Significava che saremmo stati continuamente presi alla sprovvista. Immaginate il livello di tensione, sicuramente c'era poco da scherzare. Anthony ha mantenuto un tono piuttosto cupo per queste scene e questa scelta è sembrata opportuna a tutti noi. Quando recitavo, mi ripetevo costantemente che non dovevo avvicinarmi a quel momento come attore, ma dovevo basarmi su una paura autentica".
Boniadi ricorda: "Abbiamo avuto un'idea, in piccolo, di cosa significa lottare per la propria sopravvivenza. Sul piano fisico, emotivo, spirituale. Naturalmente non è stato straziante come quello che quella gente ha dovuto affrontare nella realtà, ma ci sono stati due giorni di fila in cui sono stata legata con Armie su un pavimento di marmo, a pancia in giù, con le mani dietro la schiena, dalla mattina alla sera. Tornavo a casa con i lividi sui fianchi, sulle spalle e la mascella". E aggiunge: "Ogni sera, però, quando tornavo a casa, mi sentivo davvero fortunata".
Hammer, che nel film interpreta il marito di Boniadi, ricorda le lunghe e intense giornate di riprese: "In sostanza abbiamo vissuto nel mezzo di un attacco terroristico ricostruito dalle 12 alle 15 ore al giorno. È stata una sfida per tutto il cast". Maras spiega le ragioni del suo metodo, che prevedeva anche una separazione tra gli attori che interpretavano i terroristi e quelli che interpretavano i membri dello staff e gli ospiti dell'hotel, in modo da far aumentare la tensione tra gli attori appartenenti alle due fazioni. "Fin dall'inizio mi era chiaro che il pubblico non doveva percepire una sorta di campo di forza attorno agli attori più famosi del cast", dice. "Nella maggior parte dei film, si sa che sono quelli che arriveranno almeno al terzo atto, perché il loro nome è sulla locandina. Ma sentivo che questo poteva rovinare tutto. Quando ho parlato con i sopravvissuti e ho ascoltato il modo in cui sono riusciti a farcela, la cosa evidente, che è venuta fuori più e più volte, è che non sapevano mai cosa potesse accadere. Erano in preda al terrore assoluto di essere uccisi ogni secondo, ogni minuto, ogni ora".
Patel approva in pieno l'approccio non convenzionale di Maras. "È molto importante in questo film", dice. "Anche quando un personaggio sta facendo un gesto nobile o altruistico, volevamo tirarne fuori l'eroismo. Non volevamo renderlo troppo cinematografico. Doveva essere tutto radicato in una paura profonda, con questi ragazzi in t-shirt che maneggiavano degli AK-47 e si muovevano con lo sguardo spento, essendo stati completamente radicalizzati. Quando le porte dell'ascensore si aprivano non sapevi cosa stesse per succedere o cosa c'era dietro l'angolo".

Uniti per un mondo più sicuro
Lo chef Oberoi ricorda che alcuni anni fa si trovava a Washington e durante una festa gli si era avvicinata una donna: "Mi ha presentato ai suoi genitori e ha detto: 'Mamma, papà, questo è l'uomo che mi ha salvato la vita'. Era stata nella sala da pranzo con suo marito. Ricordo ancora che le avevo dato una Diet Coke e le avevo detto: 'Non preoccuparti, rilassati', poi l'avevo accompagnata dalla sala da pranzo a un'altra ala dell'hotel. 10 minuti dopo, gli uomini armati sono entrati in quella stessa sala da pranzo e hanno sparato al mio assistente".
Maras si augura che con questo film emerga un invito all'unione. "Il cuore del nostro film è il modo eroico ed esemplare in cui gli ospiti e il personale si uniscono per superare il più difficile degli ostacoli. E l'idea che ricomporre le divisioni in ambito culturale, razziale, etnico, religioso ed economico ci porterà a un mondo migliore".
Facendo eco ai pensieri del suo regista, Isaacs sottolinea: "V iviamo in un'epoca in cui ci viene detto che ci sono più motivi per dividerci che per unirci. Ma questo esempio di vita reale mostra una vicenda in cui le cose non potevano andare peggio. E cosa è successo? Non solo le persone si sono unite, ma si è anche rivelata la profonda generosità di quelli che provenivano dal gradino più basso della scala sociale. Il personale dell'hotel avrebbe potuto facilmente fuggire, ma molti di loro sono tornati per aiutare gli altri. Hanno fatto qualcosa di straordinario e di esemplare nella più terribile delle situazioni. E questa storia dimostra che, in fondo, c'è di che essere ottimisti riguardo al genere umano".
Dice Hammer: "Il film parla di un attacco orribile ed è molto forte da guardare, ma nella storia di Anthony si intreccia un messaggio di speranza e umanità. Un gruppo di persone incredibilmente diverse fra loro è riuscito a mettere da parte le proprie differenze di fronte alle avversità. Molti di loro hanno superato un incubo infernale, e il film dimostra come le nostre reciproche differenze possono essere messe facilmente da parte per il bene della collettività".
Anche Boniadi sottolinea il tema della coesione, che è stata la prima cosa a richiamare la sua attenzione verso il progetto: "Di solito mi interessano le storie e i ruoli che stimolano una forma di consapevolezza, una presa di coscienza o che in qualche modo possono stimolare il pubblico. Questo film racconta, attraverso una storia vera e incredibile, la resilienza dello spirito umano e la nostra capacità di unirci e superare estreme avversità contro ogni aspettativa. In questo senso è una storia senza tempo".
Maras si augura che, trascinando il pubblico nell'epicentro di questo attacco terroristico, il film stimoli interrogativi che vadano oltre il cinema: Come reagirei? Cosa farei? Come mi sentirei? Cosa farei per aiutare gli altri? Dice il regista: "L'attacco a Mumbai ha fatto aprire gli occhi a tutti quelli che l'hanno vissuto. È stata un'esperienza trasformativa che ha portato molti dei sopravvissuti ad apportare cambiamenti positivi nella propria vita, insieme alla consapevolezza che la tolleranza, la conoscenza e la comprensione fra culture diverse sono essenziali per un mondo più sicuro per tutti. Spero che il nostro film renda omaggio a questo sentimento".

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