Io sono Libero (2016)

Io sono Libero

Locandina Io sono Libero
Io sono Libero (Io sono Libero) è un film del 2016 prodotto in Italia, di genere Documentario diretto da Francesco Miccichè, Giovanni Filippetto. Dura circa 90 minuti. Il cast include Alessio Vassallo, Adriano Chiaramida, Stella Egitto, Alessandra Costanzo.

TRAMA

La docufiction ripercorre gli ultimi otto mesi della vita di Libero Grassi, in un arco narrativo che va dal 10 gennaio 1991, giorno della pubblicazione sul Giornale di Sicilia della lettera al "Caro estorsore", in cui Grassi dichiara pubblicamente di non volere sottostare alle richieste di pagare il "pizzo", fino al giorno del suo omicidio, avvenuto il 29 agosto dello stesso anno. In questi otto mesi c'è tutta la sua storia di cittadino impegnato, di onesto imprenditore, di padre di famiglia, di catalizzatore di coscienze, di persona diventata all'improvviso personaggio pubblico.

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita in Italia: 29/08/2016 (TV, Rai 1)
Genere: Documentario
Nazione: Italia - 2016
Formato: Colore
Durata: 90 minuti
Produzione: Rai Fiction, Aurora Tv

LA STORIA

La docufiction ripercorre gli ultimi otto mesi della vita di Libero Grassi, in un arco narrativo che va dal 10 gennaio 1991, giorno della pubblicazione sul Giornale di Sicilia della lettera al "Caro estorsore", in cui Grassi dichiara pubblicamente di non volere sottostare alle richieste di pagare il "pizzo", fino al giorno del suo omicidio, avvenuto il 29 agosto dello stesso anno. In questi otto mesi c'è tutta la sua storia di cittadino impegnato, di onesto imprenditore, di padre di famiglia, di catalizzatore di coscienze, di persona diventata all'improvviso personaggio pubblico. Otto mesi di intense battaglie contro il clan Madonia, ma anche contro i preconcetti e le insane abitudini di un'importante parte della borghesia imprenditoriale palermitana che lo isola e lo condanna. La storia è raccontata attraverso gli occhi di un giovane giornalista di fantasia, interpretato da Alessio Vassallo, che si occupa della cronaca di Palermo. Ha visto tante vittime della mafia, è scettico e diffidente, ma intuisce subito che in quella lettera al "Caro estorsore" c'è la presa di posizione di un uomo coraggioso, il primo imprenditore siciliano che dichiara a quali condizioni l'impresa privata deve sottostare se vuole sopravvivere in Sicilia. Il nostro cronista segue Grassi da vicino, passo dopo passo. Insieme a lui ripercorriamo la battaglia che Grassi ingaggiò contro il clan dei Madonia, le fragilità, le debolezze, le speranze di un uomo che non ebbe paura di dire 'no'. Il suo racconto è la spina dorsale della docufiction, che si compone di scene ricostruite come nelle fiction tradizionali, di scene ricostruite come fossero di repertorio, di vero repertorio, e di interviste. Il giornalista è un personaggio di pura invenzione, ma rappresenta la voce di chi, soprattutto nei media, cercò di spezzare l'isolamento di Libero Grassi in questa battaglia. Fu infatti "Samarcanda", la nota trasmissione condotta da Michele Santoro, ad accendere i riflettori su questa vicenda siciliana, e a portarla alle cronache nazionali, invitando Libero Grassi a partecipare in studio l'11 aprile 1991. E fu sempre la televisione a ricordare il suo sacrificio, con l'evento del 26 settembre, in cui, per l'unica volta nella storia, fu organizzata una serata televisiva condotta prima da Santoro e poi da Costanzo, in cui emerse in diretta la realtà di una parte di pubblico che insultava platealmente fino a minacciare chi ricordava Libero Grassi. Oltre alle scene di fiction dialogate e alle scene di ricostruzione, la docufiction prevede altri due elementi molto importanti. Da una parte le testimonianze di coloro che conobbero Grassi, i protagonisti della scena pubblica di allora, che ci racconteranno non solo come cambiò in quei mesi la vita di Libero, ma soprattutto quanto la sua scelta di ribellarsi alla logica mafiosa abbia inciso in un percorso di crescita della coscienza civile collettiva: Felice Cavallaro, Tano Grasso, Nando Dalla Chiesa, Leoluca Orlando, Giuseppe Ayala, Umberto Santino, Simonetta Martone, Sandro Ruotolo, Nino la Spina, Nico Gozzo, Alessandro Pajno, Marcello Ravveduto, Letizia Battaglia, i ragazzi di "Addio Pizzo" e di "Libero Futuro", e naturalmente i figli Alice e Davide Grassi. Dall'altra parte, il materiale di repertorio: dalle immagini private della famiglia Grassi, ai telegiornali locali e nazionali che lo seguirono nei momenti più importanti, dalle partecipazioni a "Samarcanda" alle apparizioni in altri programmi locali, dagli articoli della stampa alle immagini di archivio delle Teche Rai di Palermo, perché solo la verità delle immagini può ridare il clima di quel periodo, da gennaio ad agosto 1991, un anno esatto prima del tragico 1992 con la strage di Capaci e l'attentato di Via d'Amelio. 

NOTE DI REGIA

Il giorno in cui abbiamo girato la scena della morte di Libero Grassi, c'era una strana tensione sul set. La notte l'avevamo passata più o meno tutti in bianco. Noi, il produttore, il direttore della fotografia, gli attori. Mentre provavamo la dinamica dell'azione che Salvatore Madonia ha compiuto per uccidere a freddo con cinque colpi di pistola Libero Grassi, Adriano Chiaramida (l'attore che interpreta Libero) ci ha preso da parte e ci ha detto: "Ma vi rendete conto che quel poveretto ha perso la vita per essere libero?". Sembrava una questione ovvia, ma non lo era. Certo che ci rendiamo conto! Ci rendiamo conto della responsabilità che ci siamo presi a raccontare questa storia, una storia che ha un grande valore simbolico, morale, etico e politico (nel senso che Grassi darebbe al termine "politico", un senso alto). Quello era il motivo della notte insonne di tutti noi, la tensione della responsabilità. Abbiamo scelto di raccontare questa storia attraverso una docufiction per non dimenticare che i fatti raccontati sono veramente accaduti, per rimanere ancorati alla realtà. Con le interviste e le immagini di repertorio, mischiate alla nostra fiction, vogliamo in ogni momento ricordare allo spettatore che questa storia c'è stata, che non è frutto della nostra immaginazione. Vogliamo mettere chi guarda di fronte alla propria responsabilità, e ricordare che davvero c'è stato un imprenditore di Palermo che nel 1991 ha detto 'no' alla mafia e l'ha detto pubblicamente, usando tutti i mezzi che in quel momento aveva a disposizione: la forza delle proprie convinzioni, dei propri valori e poi la forza dei media, dei giornali e della televisione. Anche per questo abbiamo girato la maggior parte della fiction a Palermo, proprio per rimanere anche visivamente legati alla città dove Libero Grassi ha vissuto, la città che lui ha tentato di scuotere, ma anche quella che poi lo ha isolato, forse tradito e dove infine è stato ucciso. Ma la nostra storia non finisce con la sua morte. Per noi la fine di Libero Grassi è l'inizio di una visione nuova del rapporto tra Palermo e la Mafia, tra i siciliani e la tacita connivenza con il sistema mafioso. La storia di Libero Grassi ci ha travolto. Perché racconta come una vita normale possa essere straordinaria; ci dice che il rispetto delle regole può essere il fondamento della nostra cultura e della nostra comunità; ci indica la strada della qualità del consenso che genera la bella politica; ci impone di guardare al futuro attraverso un esempio che non deve mai essere dimenticato. Libero, come diceva sempre la moglie Pina Maisano Grassi, scomparsa pochi mesi fa, non è stato un eroe, ma solo un imprenditore che ha fatto il suo dovere di cittadino. Quello che resta di lui è quotidianamente nelle mani di tutti noi. Proprio noi, che oggi, anche grazie a lui, siamo tutti più liberi. 

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