Tramonto (2018)

Napszállta

Locandina Tramonto
Tramonto (Napszállta) è un film di genere Drammatico di durata circa 144 minuti diretto da Laszlo Nemes con protagonisti Vlad Ivanov, Susanne Wuest, Björn Freiberg, Juli Jakab, Judit Bárdos, Mónika Balsai.
Prodotto da Laokoon Filmgroup nel 2018 in Ungheria. e Francia. esce in Italia Lunedì 4 Febbraio 2019 distribuito da Movies Inspired.
Conosciuto come: Sunset [USA]

TRAMA

1913, Budapest, nel cuore dell'Europa. La giovane Irisz Leiter arriva nella capitale ungherese inseguento il sogno di diventare modista nella leggendaria cappelleria appartenuta ai suoi defunti genitori. Giunta al negozio, tuttavia, viene cacciata dal nuovo proprietario, Oszkár Brill. Mentre nel negozio Leiter fervono i preparativi per ricevere ospiti importanti, improvvisamente un uomo si presenta a Irisz, alla ricerca di un certo Kálmán Leiter. La giovane donna si rifiuta di lasciare la città ed inizia a seguire le tracce di Kálmán, unico legame con un passato ormai perduto. La sua ricerca la conduce, attraverso le buie strade di Budapest, illuminate solo dall'insegna del negozio Leiter, ad immergersi nel tumulto di una civiltà alla vigilia della propria rovina.

Data di Uscita ITA: Lunedì 4 Febbraio 2019
Genere: Drammatico
Nazione: Ungheria, Francia - 2018
Formato: Colore
Durata: 144 minuti
Produzione: Laokoon Filmgroup, Playtime Production, Hungarian National Film Fund (con il supporto di)
Distribuzione: Movies Inspired
Budget: 8.900.000 dollari (stimato)
Titoli alternativi: Sunset [USA]
In HomeVideo: in Digitale da Venerdì 5 Luglio 2019 e in DVD da Giovedì 30 Maggio 2019 [scopri DVD e Blu-ray]

Cast e personaggi

Regia: Laszlo Nemes

Cast Artistico e Ruoli:
foto Vlad IvanovVlad Ivanov
Oszkár Brill
foto Susanne WuestSusanne Wuest
La Principessa
foto Björn FreibergBjörn Freiberg
Uomo in Bianco
foto Juli JakabJuli Jakab
Írisz Leiter
foto Mónika BalsaiMónika Balsai
Mrs. Müller
foto Urs RechnUrs Rechn
Ismael
foto Sándor ZsótérSándor Zsótér
Dottor Herz
foto Mihály KormosMihály Kormos
The Caretaker

News e Articoli

Venezia 75Venezia 75, Programma, Film e Ospiti di Lunedi 3 Settembre 2018

A Venezia 75 il giorno di 'El Pepe, Una Vida Suprema' di Emir Kusturica, 'Napszállta (Sunset)' di László Nemes, 'At Eternity's Gate' di Julian Schnabel, 'A Tramway In Jerusalem' di Amos Gitai, 'A Letter To A Friend In Gaza' di Amos Gitai, 'Dragged Across Concrete' di S. Craig Zahler, 'Yom Adaatou Zouli' di Soudade Kaadan, 'La Profezia dell'armadillo' di Emanuele Scaringi, 'Carmine Street Guitars' di Ron Mann, 'Nice Girls Don't Stay For Breakfast' di Bruce Weber, 'Khesht O Ayeneh (Brick and Mirror)' di Ebrahim Golestan.

Immagini

[Schermo Intero]
Locandina italiana
Foto e Immagini Tramonto
Locandina italiana
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film
Foto dal film

NOTA DI REGIA

Sunset è un film sulla civiltà, che si trova davanti a un bivio. Nel cuore dell'Europa, all'apice del progresso e dello sviluppo tecnologico, la storia personale di una giovane donna, per quanto non scritta nei libri di storia, diventerà il riflesso della nascita del XX secolo. Il film segue da vicino la protagonista, Irisz, consentendo un approccio molto intimo agli avvenimenti. Lo spettatore è immerso in un labirintico percorso personale, irto di ostacoli, mentre la protagonista è alla ricerca del fratello e, in ultima analisi, del significato del mondo in cui si avventura.

SUNSET,
IL NOSTRO TEMPO E L'EUROPA

Sunset è un film che parla della civiltà giunta a un bivio. Nel cuore dell'Europa, al culmine del progresso e della tecnologia, senza che sia mai stata scritta nella storia, la vicenda personale di una giovane donna diventa il riflesso di un processo che rappresenta la nascita del XX secolo.
Un secolo fa, dalla punta estrema del proprio zenit, l'Europa si suicidò. Questo suicidio resta un mistero ancora oggi, anche se gli storici, i pensatori e i sociologi hanno cercato di spiegarlo. Come se una civiltà al suo apogeo avesse già prodotto il veleno che l'avrebbe distrutta. Al centro di questo film c'è questa ossessione – anche di natura personale.
Sunset è ambientato a ridosso della I Guerra Mondiale, nell'Impero Austro-ungarico, uno stato multinazionale, apparentemente prospero, con una dozzina di lingue e tante genti diverse, con le sue fiorenti capitali Vienna e Budapest, il centro culturale del mondo. E tuttavia, in contrasto con questo fiorente scenario, c'è la realtà di forze nascoste che stanno per distruggerlo.
Da bambino ascoltavo le storie di mia nonna, che era nata nel 1914. La sua vita si era svolta per tutto il secolo, preso nel tumulto del continente europeo, attraversato da tutti i regimi totalitari, dai genocidi, dalle rivoluzioni fallite e dalle guerre. Lei è stata, per certi aspetti, l'Europa stessa. E l'Europa, in pochi decenni, ha dimostrato l'ascesa e la caduta della civiltà umana. Le mie profonde radici europee mi hanno spinto a farmi delle domande sull'epoca che stiamo vivendo e su quelle dei nostri antenati: quanto possa essere sottile la vernice della civiltà e che cosa ci sia sotto. Nel nostro stato mondiale moderno e post-nazionale, sembriamo scordare le profonde dinamiche della storia e, nel nostro sconfinato amore per la scienza e la tecnologia, tendiamo a dimenticare quanto ci possano portare vicini all'orlo della distruzione. Credo che viviamo in un mondo non troppo distante da quello che precedette la Grande Guerra del 1914. Un mondo totalmente cieco di fronte alle forze della distruzione che nutre nel proprio nucleo. Non siamo lontani dai processi verificatisi sotto la monarchia Austro-ungarica. La storia è adesso, e nell'Europa centrale.

IRISZ E SUNSET

Già prima di iniziare le riprese del mio primo lungometraggio Il figlio di Saul, avevo in testa l'idea di fare un film su una donna sola, persa nel suo mondo, un mondo che cerca di comprendere senza alla fine riuscirci. Probabilmente influenzato da una certa tradizione letteraria e cinematografica dell'Europa centrale, mi sono sentito attratto da una protagonista in parte circondata dal mistero e le cui azioni gli spettatori devono continuamente valutare e rivalutare, diventando persino, a un certo punto, una figura di dimensioni inaspettate, come una strana Giovanna d'Arco dell'Europa centrale.
Diversamente da Il figlio di Saul, che aveva un approccio meticoloso, di tipo documentaristico, Sunset assomiglia a un racconto, a un mistero in se stesso, e lo spettatore viene invitato a partecipare a questo viaggio per trovare, accanto alla protagonista, una strada possibile in questo labirinto di facciate e di strati. Sin dal principio, ho immaginato questo film come uno strumento per immergere lo spettatore in un personale labirinto di ostacoli e di informazioni poco chiare, accanto alla ricerca del fratello da parte di Irisz e, in fondo, del significato del mondo che lei vuole scoprire. Dietro a ogni indizio che le sembra di trovare, ci possono essere informazioni contraddittorie. Dietro a ogni strato, ce n'è uno
nuovo che può essere rivelato e la protagonista stessa potrebbe davvero essere all'oscuro del processo che si svolge dentro di lei. Irisz è un personaggio costretto tra luci ed ombre, tra bellezza e minaccia, incapace di affrontare le zone grigie. In questo senso, Sunset è anche una storia di formazione, lo sbocciare di uno strano fiore.
Questo film, sin dall'inizio, intendeva seguire da vicino la sua protagonista, Irisz, con un approccio drammaturgico molto intimo, insolito per un film in costume, cercando di rompere con i codici tipici della rappresentazione di un passato da cartolina. Non comprendere tutto alla perfezione doveva far parte del gioco. Lo spettatore è sommerso da un mondo sconosciuto, in cui le persone parlano lingue diverse – il suono era una parte fondamentale della nostra strategia di immersione – e deve abbandonare una parte delle sue difese.

SOGGETTIVITÀ, CIVILTÀ E CINEMA

Essendo un regista, sono portato a scoprire come l'anima umana – la soggettività – e l'anima collettiva della civiltà possano trovare un punto d'incontro. Immaginando Sunset, ho cercato di trovare il punto di giunzione tra una storia individuale e lo stato del mondo abitato dalla protagonista. È tipica del cinema contemporaneo la pratica di orientare lo spettatore e di rassicurarlo costantemente, ma io ho sempre cercato di trovare nuove strade per presentare al pubblico un'esperienza soggettiva di incertezza e fragilità, che sono le correnti sotto traccia della nostra autentica condizione umana. Come già in Il figlio di Saul, non intendevo proporre agli spettatori un dramma storico convenzionale. Pensavo che potevamo ottenere molto di più mostrando il barlume di un mondo senza farlo vedere completamente. L'immaginazione dello spettatore avrebbe fatto il resto.
"Meno è più": il nostro approccio visivo si basava su una strategia spaziale organica utilizzando una macchina da presa sempre in movimento. Quando ci immergiamo nel mondo di una creatura apparentemente ingenua e innocente, scopriamo tutti i dettagli insieme a lei, in modo organico. In questo modo, lo spettatore è raggiunto da un flusso di informazioni più volatile e soggettivo mentre, poco a poco, questo racconto di formazione si trasforma nella storia sempre più buia di un declino.
In un mondo del cinema che si affida sempre meno ad ambientazioni reali e alla presenza fisica, utilizzando invece sempre più i computer e gli effetti visivi, io volevo prendere una posizione in cui pochi ormai credono: il cinema ha a che fare con la magia della fisica, dell'ottica e della chimica. È un inganno della percezione, di luci e tenebre. In questo senso abbiamo utilizzato dei set costruiti in una città vera – Budapest –, una pellicola fotochimicamente impressionata e sviluppata, ed effetti autentici sul set. Il fatto che abbiamo realizzato lunghe sequenze complicate e coreografate ha contribuito ad inscrivere questo film nel mondo fisico, un mondo in cui gli spettatori possono credere, non un mondo virtuale creato col computer dai programmatori.

Apri Box Commenti