Re Granchio (2021)

The Legend Of King Crab

Locandina Re Granchio
Re Granchio (The Legend Of King Crab) è un film del 2021 prodotto in Italia e Argentina, di genere Drammatico diretto da Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis. Dura circa 105 minuti. Il cast include Gabriele Silli, Maria Alexandra Lungu, Mariano Arce, Dario Levy, Jorge Prado, Daniel Tur, Severino Sperandio, Bruno Di Giovanni, Claudio Castori, Domenico Chiozzi. In Italia, esce al cinema il 2 Dicembre 2021 distribuito da Cinecittà Luce.

Il ribelle Luciano, accecato dal desiderio di vendetta verso il Principe, appicca un incendio che ha drammatiche conseguenze. Costretto all'esilio in Terra del Fuoco, la ricerca di un perduto tesoro trasformerà il suo tragico destino nella Leggenda del Re Granchio.

TRAMA

Italia, giorni nostri. Alcuni vecchi cacciatori ricordano insieme la storia di Luciano. Tardo Ottocento, Luciano è un ubriacone che vive in un borgo della Tuscia. Il suo stile di vita e la sua ribellione al dispotico principe locale lo hanno reso un reietto per il resto della comunità. In un estremo tentativo per proteggere dal principe la donna che ama, Luciano commette un atto scellerato che lo costringe a fuggire in esilio nella Terra del Fuoco. Qui, la ricerca di un mitico tesoro, al fianco di marinai senza scrupoli, si trasforma per lui in un'occasione di redenzione. Ma la febbre dell'oro non può seminare che tradimento, avidità e follia in quelle terre desolate. 

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita al Cinema in Italia: Giovedì 2 Dicembre 2021
Uscita in Italia: 2 Dicembre 2021 al Cinema
Genere: Drammatico
Nazione: Italia, Argentina, Francia - 2021
Formato: Colore
Durata: 105 minuti
Produzione: Ring Film, Rai Cinema, Shellac Sud (co-produzione), Volpe Films (co-produzione), Wanka Cine (co-produzione), Laser Film (in associazione con)
Distribuzione: Cinecittà Luce
Note:
Presentato alla 53a Quinzaine Des Réalisateurs del Cannes Film Festival 2021.

Cast e personaggi

Regia: Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis
Sceneggiatura: Alessio Rigo de Righi, Matteo Zoppis
Musiche: Vittorio Giampietro
Scenografia: Fabio Ferrara, Marina Raggio
Montaggio: Andrés Pepe Estrada
Costumi: Andrea Cavalletto

Cast Artistico e Ruoli:



Produttori:
Tommaso Bertani (Produttore), Thomas Ordonneau (Coproduttore), Massimiliano Navarra (Coproduttore), Agustina Costa Varsi (Coproduttore), Ezequiel Borovinsky (Coproduttore)


Aiuto Regia: Nicola Nicolis Di Robilant. Supervisione Alla Scenografia: Fabrizio D'arpino. Suono: Leandro Catriel Vildosol. Cinematografia: Simone D'arcangelo. Soggetto: Alessio Rigo De Righi, Matteo Zoppis, Tommaso Bertani, Carlo Lavagna.

Immagini

[Schermo Intero]

Film realizzato con il sostegno di MiC - Direzione Generale Cinema, della Regione Lazio - Avviso pubblico Lazio Cinema International 2018 | Attrazione produzioni cinematografiche (POR FESR LAZIO 2014-2020); progetto cofinanziato dall'Unione Europea; con il sostegno del Centre National du cinéma et de l'image animée e della DGC del MiC; con il sostegno di INCAA; realizzato con il contributo di Ibermedia; film sviluppato nell'ambito del Venice Production Bridge - Gap Financing Market 2019.

Informazioni sulla Regia del film

Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis (nati nel 1986) sono due registi italo-americani. La loro collaborazione inizia con il corto documentario Belva nera (2013, Argentina, Italy, 33') e con il pluripremiato documentario Il Solengo (2015, Argentina, Italy, 70'). La loro ricerca si concentra sui racconti popolari e le leggende della tradizione contadina, unitamente al meccanismo imperfetto e incompleto con cui la tradizione orale genera sempre nuove storie. I loro film sono stati selezionati in numerosi festival, tra cui IFF Rotterdam, Göteborg Film Festival, Art of the Real in New York, Viennale, BAFICI, RIDM São Paulo Film Festival e sono stati premiati a Cinéma du Réel, Doclisboa e al Torino Film Festival.

Note di Regia - Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis

Re Granchio è il nostro primo film di finzione. Abbiamo gusti comuni, senza dubbio condividiamo l'idea che il cinema d'autore non debba essere trattato come un genere cinematografico a sé stante. Quello che più ci interessa, come autori, è di esplorare il linguaggio del cinema di genere. Sia nella parte italiana che nella parte argentina del film, ci siamo divertiti a rivisitare figure e scene tipiche del cinema western. Del western soprattutto amiamo l'idea che un luogo sperduto come un piccolo villaggio possa essere il cuore di un racconto mitico. È il potere delle storie. Re Granchio parte da luogo piccolissimo, una casina in cui si ritrovano dei cacciatori; ma per arrivare alla fine della storia devi arrivare in capo al mondo, in Terra del Fuoco.

La storia attraverso le leggende
Re Granchio nasce da un racconto che abbiamo sentito in una casina di caccia di un piccolo paese della Tuscia. Conoscevamo Ercolino, il proprietario della casina, ritrovo abituale dei cacciatori della zona, dove si mangia, si beve ci si racconta storie. Una di queste leggende, quella di una pantera che terrorizzava i dintorni, ci ha dato lo spunto per Belva nera. Durante le riprese, i cacciatori ci hanno raccontato un'altra storia, da cui abbiamo tratto poi un secondo documentario: Il Solengo. Ancora una volta, durante la realizzazione di quel film, abbiamo ascoltato una leggenda: quella di Luciano, l'eroe di Re Granchio. Ogni nuova storia raccontataci dai cacciatori aveva un respiro più ampio della precedente, ma allo stesso tempo molti meno dettagli. Quella di Luciano cominciava a Vejano e finiva in Sudamerica, nella Terra del Fuoco. Tuttavia avevamo poche informazioni sul personaggio e sull'epoca a cui risalivano i fatti. Ancora meno erano le notizie sul suo arrivo in America. Abbiamo dovuto immaginare quasi tutto. Forse è per questo che abbiamo progressivamente abbandonato il documentario per la finzione. Abbiamo consultato degli archivi per trovare le tracce del viaggio che, secondo i nostri amici cacciatori, Luciano avrebbe compiuto tra la fine del Diciannovesimo e l'inizio del Ventesimo secolo. Ricercando tra i passeggeri delle navi dirette in Argentina c'era un omonimo: avrebbe potuto essere il nostro Luciano. Siamo andati a nostra volta nella Terra del Fuoco per ricerche e sopralluoghi e lì abbiamo trovato un mondo ricchissimo di storie e fantasiose avventure di emigrati italiani. Il nostro obiettivo era far sì che, nella parte argentina del film, la storia di Luciano portasse in sé qualcosa di quelle storie di migrazione.

I personaggi e la recitazione
Gli attori della prima parte del film sono per lo più i paesani di Vejano: contadini, operai e cacciatori, ne conoscevamo già la maggior parte dal film precedente. Abbiamo provato con loro per molto tempo, raccogliendo gli spunti per indirizzare il nostro processo di scrittura. Per il ruolo di Luciano invece, abbiamo deciso fin dall'inizio che avrebbe dovuto essere qualcuno che venisse da fuori. L'idea era che una sorta di estraneità alla comunità del villaggio potesse aiutare a creare nel film quel senso di emarginazione proprio del personaggio di Luciano. Abbiamo pensato abbastanza presto a un nostro amico, Gabriele Silli: non un attore professionista, un artista che vive a Roma. Gabriele si è impegnato tantissimo nel ruolo, ha passato due mesi a Buenos Aires per imparare lo spagnolo e si è fatto crescere una lunga barba. Possiamo dire che ha creato Luciano, anche fisicamente, come una sorta di scultura. Per il personaggio di Emma ‐ l'amore di Luciano ‐ cercavamo una ragazza con una personalità spiccata, serviva qualcuno che potesse tener testa a Luciano, in qualche modo domarlo. Era davvero un ruolo chiave: l'eroe è senza dubbio Luciano, ma in qualche modo tutto il film parla di lei. A differenza degli altri, Maria Alexandra Lungu è venuta a un nostro casting, aveva già fatto esperienza come attrice con Alice Rohrwacher in Le meraviglie (2014). Quando l'abbiamo incontrata siamo rimasti colpiti dal suo carattere, dalla sua forza e da quello che era in grado di trasmettere, tutto molto più vero della nostra scrittura.

Dall'Italia alla Terra del Fuoco argentina
Abbiamo cominciato girando il Capitolo Uno a Vejano, lo scorso settembre. Volevamo evitare i paesaggi bruciati tipici dell'estate italiana per mostrare invece una campagna verde, rigogliosa. Durante le riprese del nostro precedente film, Il Solengo, la troupe era molto ridotta. Re Granchio ha invece richiesto una troupe più numerosa. Non per questo possiamo dire che il set fosse molto tradizionale. La sfida principale è stata quella di trovare un metodo di ripresa adatto a persone che non sono attori professionisti. Non potevamo aspettarci che ripetessero la stessa scena venti volte: dovevamo evitare di spezzettare troppo l'azione. Con il direttore della fotografia, Simone D'Arcangelo, abbiamo trovato un metodo un po' eterodosso ma che ci ha permesso di lavorare con grande flessibilità. In Argentina invece abbiamo girato in modo molto più tradizionale anche perché abbiamo scelto di lavorare con tre attori e un solo non professionista. Sfide diverse ci aspettavano. La preparazione è stata complicata: le location necessarie a raccontare il viaggio si estendevano dalla città di Ushuaïa su un raggio di 200 chilometri, dalla Cordigliera alla costa Atlantica della Isla Grande della Terra del Fuoco. È stata un'esperienza avventurosa dal punto di vista logistico: abbiamo attraversato il Canale di Beagle con dei gommoni, siamo saliti in cima a montagne a piedi, abbiamo fatto riprese aeree. Abbiamo affrontato il film con ambizione e i nostri produttori ci hanno accompagnato fin dall'inizio su questa strada perché hanno sempre condiviso con noi gli stessi obiettivi.

Musica e canti
In Re Granchio sentiamo diverse musiche, ciascuna con una funzione diversa, frutto di un lavoro molto lungo con il compositore Vittorio Giampietro, con cui abbiamo sempre lavorato. C'è la musica cantata, che veicola contenuti narrativi e musiche esclusivamente strumentali e che entrano in relazione dialogica con le immagini. Abbiamo preso spunto dai canti popolari della tradizione italiana. Questi sono spessi costruiti intorno a una melodia, che resta più o meno la stessa, mentre i testi cambiano molto, addirittura di paese in paese. Non è difficile trovare in questi testi riferimenti a personaggi della memoria collettiva. Alcuni paesani, per esempio, si ricordavano una canzone, o una strofa, che parlava di Luciano. Era vero? Forse parlavano di qualcun'altro? Può essere che l'avessero inventata? Va a sapere. Come nei miti, anche di questi canti ognuno ha la sua versione, e tutte queste versioni hanno elementi comuni e variazioni, divergenze. Ci interessava identificare quelle germinazioni, come se le storie fossero piante e occuparci della loro sopravvivenza. Anche per la musica abbiamo cercato un dialogo con la tradizione per essere parte della sua evoluzione. Ci riesce difficile fare un discorso generale quando il risultato è così legato a ogni scena. Abbiamo voluto evitare la consuetudine in cui la musica è un mezzo per amplificare o sottolineare le emozioni. Abbiamo cercato invece di utilizzare la musica come contrappunto allo sviluppo narrativo del film.

Note di produzione

La Ring Film, Matteo e Alessio si sono incontrati anni fa durante una proiezione del loro primo corto documentario Belva Nera. Il film aveva una grandissima forza visiva e un originalissimo approccio alla narrazione. Erano riusciti a ricreare un mondo western, evocare un'epica da cinema classico, mescolandola a una storia piena di ironia e a un lavoro documentaristico con dei personaggi indimenticabili. Abbiamo subito deciso di collaborare raccogliendo dallo stesso bacino di ispirazioni per produrre un documentario lungometraggio, Il Solengo. In entrambi i film sono riusciti a dar volto e voce a un mondo che sta scomparendo, quello figlio di una società ancora profondamente radicata nell'agricoltura e nella caccia. 
Con Re Granchio abbiamo deciso di compiere un ulteriore passo produttivo e artistico, investendo nel primo lungometraggio di finzione dei registi. L'ambizione del film è quella di racchiudere una storia d'amore in una struttura testuale portante di genere, collocandosi tra il western e il film d'avventura. È stato un percorso lungo in cui ci siamo costantemente confrontati tanto sugli aspetti produttivi che creativi. Fin dall'inizio abbiamo lavorato in coproduzione con l'Argentina per una storia ambientata tra l'Italia e la Patagonia, coinvolgendo Volpe Films, già al nostro fianco nel precedente film dei registi, e Wanka Cine.
A settembre 2019 Ring Film e Shellac hanno dato seguito all'incontro avvenuto nell'ambito del Gap Financing Market alla Mostra del Cinema di Venezia finalizzando un accordo di coproduzione per rafforzare l'assetto produttivo del film. Shellac è coproduttore, distributore del film sul mercato francese e venditore internazionale. Sempre in quell'occasione si è manifestata la possibilità di collaborare a livello produttivo con Rai Cinema, da sempre attenta al giovane cinema d'autore italiano, che è entrata nella compagine produttiva con un investimento fondamentale. 
Alla radice di questa coproduzione risiede la comune ricerca di un filmaking capace di costruire i propri presupposti e forme al servizio della storia che racconta. L'intuizione metodologica dei registi era esaltare il potere del racconto orale sfruttando gli stilemi di genere che sono già insiti nei racconti popolari. Lo scopo di una produzione come la Ring Film è collaborare come si fa in una factory, cioè un ambiente in cui tutto il processo creativo fra produzione, registi, autori e collaboratori è condiviso. 
Da un punto di vista produttivo, il film si configura come coproduzione maggioritaria italiana con la partecipazione francese e argentina. La Ring Film ha reperito le risorse per la copertura dei costi italiani attraverso i Contributi selettivi MiC ‐ opere di giovani autori; il fondo Lazio Cinema International, la coproduzione con Rai Cinema. Sul piano internazionale il film ha raccolto risorse fondamentali grazie al sostegno dell'INCAA, il ministero dei beni culturali argentino, e il CNC attraverso il fondo congiunto con MiC ‐ DGC di sostegno alle coproduzioni italofrancesi. In aggiunta al prestigioso riconoscimento avuto dagli enti nazionali di tutti i paesi coinvolti nella produzione, il film ha ottenuto il contributo alla coproduzione da parte di Ibermedia. 
La distribuzione in sala sul mercato italiano sarà curata da Istituto Luce ‐ Cinecittà. 
Re Granchio è stato girato in Italia a settembre 2020 a Vejano e in altri luoghi della Tuscia viterbese. La parte di riprese in Argentina è stata completata a febbraio 2021 a Ushuaia, in Terra del Fuoco. La finalizzazione del film, con una postproduzione divisa tra Buenos Aires, Roma e Marsiglia, ha subito una accelerazione quando il direttore Paolo Moretti e il suo team ci hanno offerto la possibilità di avere la prima mondiale alla Quinzaine des Realisateurs. 

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