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Waiting for the Barbarians (2018)

Waiting for the Barbarians
Locandina Waiting for the Barbarians
Waiting for the Barbarians (Waiting for the Barbarians) è un film prodotto da Iervolino Entertainment nel 2018 in USA, di genere Drammatico diretto da Ciro Guerra. Il cast include Johnny Depp, Robert Pattinson, Mark Rylance, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi. In Italia, esce al cinema il 24 Settembre 2020.

TRAMA

Il Magistrato, amministratore di un isolato insediamento di frontiera al confine di un impero senza nome, è in attesa di andare in pensione con l'arrivo del Colonnello Joll, il cui compito è di riferire sulle attività dei "barbari" e sulla situazione di sicurezza al confine. Joll inizia a condurre una serie di spietati interrogatori. Il trattamento dei "barbari" per mano del Colonnello e la tortura di una giovane donna "barbara" portano il Magistrato a una crisi di coscienza e a un atto di ribellione.

Info Tecniche e Distribuzione

Data di Uscita ITA: Giovedì 24 Settembre 2020
Genere: Drammatico
Nazione: USA - 2018
Formato: Colore
Durata: N.d.
Produzione: Iervolino Entertainment, Ithaca Pictures
Note:
Basato sul romanzo 'Aspettando i Barbari' dell'autore Premio Nobel John Maxwell Coetzee.

Cast e personaggi

Regia: Ciro Guerra
Sceneggiatura: J.M. Coetzee (John Maxwell Coetzee)
Fotografia: Chris Menges
Scenografia: Crispian Sallis, Domenico Sica
Montaggio: Jacopo Quadri
Costumi: Carlo Poggioli

Cast Artistico e Ruoli:
foto Johnny DeppJohnny Depp
Colonello Joll
foto Mark RylanceMark Rylance
Magistrato
foto Gana BayarsaikhanGana Bayarsaikhan
Ragazza barbara

Produttori:
Michael Fitzgerald (Produttore), Olga Segura (Produttore), Andrea Iervolino (Produttore), Monika Bacardi (Produttore)

Recensioni redazione

Waiting For The BarbariansWaiting For The Barbarians, recensione [Venezia 76]
5/10
Erika Pomella
'Waiting for the Barbarians' chiude il concorso della 76a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e lo fa con i toni sommessi e noiosi di un film vuoto e superficiale

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COMMENTO DEL REGISTA

Quando abbiamo incominciato a lavorare all'adattamento del romanzo di J. M. Coetzee, pensavo che la vicenda fosse ambientata in un mondo e in un'epoca lontani. Tuttavia, mentre le riprese del film procedevano, la distanza nel tempo e nello spazio si è ridotta sempre più. Ora che abbiamo concluso, la trama si è trasformata in una storia sulla contemporaneità.

NOTE DEL PRODUTTORE (scritte nel gennaio 2004)

"DOVE VIVI?", GLI CHIESI. "A cinque minuti a piedi dall'Università di Cape Town", mi rispose. Ho incontrato per la prima volta John Coetzee all'Hotel Dolder di Zurigo, in Svizzera, un edificio affacciato sul lago di Zurigo e gestito con una precisione clinica (nessun ospite si sarebbe mai sognato di camminare sull'erba). Dopo tre giorni in sua compagnia, me ne sono andato sapendo di lui meno di quello che pensavo di sapere quando ero arrivato, ma sicuro, in qualche modo, di averlo deluso.

La riservatezza di John è leggendaria. Protegge la sua privacy come una guardia pretoriana. L'ho visto sorridere per la prima volta due anni dopo averlo conosciuto. E improvvisamente eccolo lì, ironico, delicato, preciso, schivo, lo scrittore di Waiting for the Barbarians, un uomo che sceglieva ogni giorno di affrontare, con sguardo freddo e deciso, l'abisso tra ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. "On peut se rechauer a son sourir" recita la canzone, ed effettivamente è stato così molte volte per me nell'ultima decina di anni.

Ho letto Waiting for the Barbarians quindici anni fa e ho capito subito che dovevo realizzarne una trasposizione cinematografica. Da allora ho girato diverse pellicole, ma sempre con la fastidiosa sensazione di camminare sull'acqua, che ciò che avevo da dire fosse incompleto, fino a quando il Magistrato, di nuovo al comando del remoto avamposto al confine del deserto, non avesse calmato i cittadini terrorizzati e avesse capito, con la certezza dell'uomo che ha provato ogni sofferenza, che non c'è nulla da temere.

Alcuni anni fa sono stato molto vicino a realizzare il film. John aveva adattato il romanzo magnificamente per lo schermo e i preparativi in Marocco erano a buon punto, quando un attore ha abbandonato il progetto, mandandomi nel frattempo in bancarotta, e facendo fallire il film. Continuo ancora a tenere duro e, fintanto che la pazienza di John me lo permetterà, persisterò. Negli anni, ho avuto molte occasioni di raccontare a John dei miei sforzi. Abbiamo lavorato insieme alla revisione di copioni a Londra, l'ho ascoltato tenere le sue lezioni a Berkeley e Harvard e una volta ho avuto il piacere di presentargli Gabriel Garcia Marquez a Città del Messico. Erano entrambi ospiti dello stesso simposio, ma non si erano incontrati. Abbiamo pranzato tutti insieme con Werner Herzog, con cui all'epoca stavo cercando di girare Waiting for the Barbarians nel deserto di Taklamakan nella Cina occidentale. Garcia Marquez mi chiamò diversi giorni dopo per dirmi che aveva appena letto Waiting for the Barbarians in inglese, e poi di nuovo in italiano e in spagnolo, e lo considerava una delle grandi opere narrative. Ho letto tutti i lavori di John Coetzee. Non ho né l'agilità mentale, né il desiderio di soffermarmi su molti degli enigmi intellettuali che la sua mente ha così sottilmente analizzato ed esaminato. Mi accontento di meravigliarmi della sua maestria nell'ambiguità. Il mio rapporto con le sue opere è di pura devozione. Non so esattamente perché Waiting for the Barbarians e molti dei suoi altri lavori narrativi mi emozionino a tal punto. È semplice così e tanto basta.

Mi ricordo la costernazione di John una volta, quando, dopo alcuni giorni di lavoro a Londra (soggiornavamo entrambi presso un hotel memorabile chiamato Eleven, Cadogan Gardens), gli ho presentato mia moglie, che era appena arrivata dagli Stati Uniti. Lei ed io, sull'onda del momento, avevamo deciso di affittare un'auto e trascorrere alcuni giorni guidando fino alle Cotswolds. Sapevamo dove avevamo intenzione di andare esattamente? No. Avevamo organizzato le sistemazioni in hotel? No. Voleva dire che ci stavamo semplicemente avventurando in modo casuale senza piani di alcun tipo? Sì. Era una cosa troppo lontana dal suo essere. Anche lui doveva partire presto per un tour in bicicletta in Francia con sua figlia e, dalla descrizione che ne aveva fatto, sono sicuro che ogni chilometro fosse stato misurato, ogni sistemazione prenotata e pagata, ogni sito lungo la strada studiato con attenzione e ogni possibile imprevisto preso in considerazione. Mi piace pensare a lui sulla sua bicicletta, tutto impegnato, che pedala precipitosamente nell'aria frizzante, libero, tra il punto conosciuto e la destinazione prefissata, vivendo felice.

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