Il cattivo poeta

Il cattivo poeta (2020)

Il cattivo poeta

Locandina Il cattivo poeta
Il cattivo poeta (Il cattivo poeta) è un film del 2020 prodotto in Italia e Francia, di genere Drammatico diretto da Gianluca Jodice. Dura circa 106 minuti. Il cast include Sergio Castellitto, Francesco Patanè, Tommaso Ragno, Clotilde Courau, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Rossi, Elena Bucci, Lidiya Liberman, Janina Rudenska, Lino Musella. In Italia, esce al cinema il 20 Maggio 2021 distribuito da 01 Distribution.

TRAMA

1936. Giovanni Comini è stato appena promosso federale, il più giovane che l'Italia possa vantare. Ha voluto così il suo mentore, Achille Starace, segretario del Partito Fascista e numero due del regime. Comini viene subito convocato a Roma per una missione delicata: dovrà sorvegliare Gabriele d'Annunzio e metterlo nella condizione di non nuocere... Già, perché il Vate, il poeta nazionale, negli ultimi tempi appare contrariato, e Mussolini teme possa danneggiare la sua imminente alleanza con la Germania di Hitler. Ma al Vittoriale, il disegno politico di cui Comini è solo un piccolo esecutore inizierà a perdere i suoi solidi contorni e il giovane federale, diviso tra la fedeltà al Partito e la fascinazione per il poeta, finirà per mettere in serio pericolo la sua lanciata carriera. 

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita al Cinema in Italia: Giovedì 20 Maggio 2021
Uscita in Italia: 20 Maggio 2021 al Cinema
Genere: Drammatico
Nazione: Italia, Francia - 2020
Formato: Colore
Durata: 106 minuti
Produzione: Ascent Film, Bathysphere, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

Cast e personaggi

Regia: Gianluca Jodice
Sceneggiatura: Gianluca Jodice
Musiche: Michele Braga
Fotografia: Daniele Ciprì
Scenografia: Tonino Zera
Montaggio: Simona Paggi
Costumi: Andra Cavalletto

Cast Artistico e Ruoli:
foto Sergio CastellittoSergio Castellitto
Gabriele d'Annunzio
foto Francesco PatanèFrancesco Patanè
Giovanni Comini
foto Tommaso RagnoTommaso Ragno
Giancarlo Maroni
foto Clotilde CourauClotilde Courau
Amélie Mazoyer
foto Fausto Russo AlesiFausto Russo Alesi
Achille Starace
foto Massimiliano RossiMassimiliano Rossi
Commissario Rizzo
foto Elena BucciElena Bucci
Luisa Baccara
foto Lino MusellaLino Musella
Carletto



Produttori:
Ines Vasjlievic (Produttore associato), Matteo Rovere (Produttore), Andrea Paris (Produttore), Nicolas Anthomé (Coproduttore)

Altro cast:
Casting: Francesca Borromeo. Aiuto Regia: Federico Nuti. Suono: Angelo Bonanni. Organizzatore generale: Jacopo Cino. Delegato di produzione: Camilla Fava Del Piano.

Immagini

[Schermo Intero]

Note di Regia - Gianluca Jodice

Il Cattivo Poeta è un film sull'inverno della vita di un poeta, e di una nazione intera. Racconta l'ultimo anno di Gabriele d'Annunzio. E lo fa da un punto di vista particolare, quasi come fosse una storia di spie, basato però rigorosamente su fatti storici accertati. Un biopic, un film storico ma anche un thriller... La lunghissima clausura, quasi un auto-esilio, di d'Annunzio dentro il Vittoriale volge al termine. La sua età avanzata, i suoi malanni, i suoi vizi, lo hanno portato a una depressione finale. Solo il rapporto che verrà a instaurarsi con la giovane spia, mandatagli lì da Mussolini, gli procureranno l'ultimo sussulto di vitalità e lo spingeranno a desiderare di contare ancora qualcosa. E come nel più classico dei noir, si fronteggiano mondi contrapposti: da una parte un luogo chiuso, isolato, come il Vittoriale, dall'altra la realtà esterna, la dimensione politica con i suoi torbidi movimenti. La grande Storia e le piccole storie. E poi il vecchio e il giovane, le due donne rivali, il Duce e il Vate… Le immagini che fin da subito mi si sono presentate davanti agli occhi avevano le tonalità degli interni del Vittoriale, colori "pesanti", profondi, gialli, neri, verdi… tonalità che creano la patina del tempo, così essenziale a dare credibilità a un racconto storico. Naturalmente, ho pensato a molti film… cercando di non pensare mai a Il Conformista. Un film troppo fatato, troppo importante, troppo inavvicinabile. "Vicino" soltanto per l'epoca che racconta e per la scelta di raccontare il regime dall'interno (cosa di cui si sono fatti carico pochissimi film italiani fino ad oggi). Se devo pensare a dei riferimenti più recenti, penso sicuramente al Sokurov della trilogia del potere (Moloch, Taurus, Sun), su tre grandi potenti del Novecento: Hitler, Lenin, Hiroito. Alla sua regia evocativa, al suo tocco intimo e indiscreto nell'affrontare la grande Storia. Ho cercato una regia pulita, controllata, che sapesse far parlare eventi e personaggi. Una luce scolpita, dal taglio antico, con un ritmo di montaggio che prendesse anche lui a modello la classicità dei grandi film storici. Un film a colori, ma con il rigore e l'eternità del bianco e nero…

Il Periodo Storico

Tra il 1936 e il 1937, l'Impero d'Italia sta per raggiungere la sua massima estensione: dal Rodano ai Balcani, la Croazia, la Dalmazia, il Montenegro, l'Albania e la Grecia, e fino all'Africa, con la Libia, l'Eritrea, la Somalia e da poco anche l'Etiopia... Ma i venti di guerra ora hanno cessato di essere una brezzolina primaverile, stanno iniziando a soffiare con un impeto sempre più minaccioso: la posta in gioco è sempre più alta, la costruzione dell'Impero deve proseguire e la preoccupazione di Mussolini è la massima compattezza interna. La polizia segreta, l'OVRA e gli altri mille tentacoli del regime controllano tutto e tutti, il Paese è un covo di spie e delatori, quasi ogni condominio, ogni singolo cittadino è controllato. Gli italiani, l'opinione pubblica dev'essere eccitata dalla propaganda, deve orientarsi favorevolmente alle nuove alleanze in politica estera, al nuovo posizionamento dell'Italia nello scacchiere internazionale. E nessuno deve opporsi. Siamo sull'orlo di sconvolgimenti epocali… Ed ecco le due personalità debordanti che combattono un duello più o meno sotterraneo da circa vent'anni: Mussolini e d'Annunzio. "Una cordiale inimicizia", come qualche storico l'ha definita. Da una parte il Duce, condottiero indiscusso della nazione, e dall'altra il Vate, sempre più vecchio e in disparte. Tra loro si susseguono ora più che mai infinite, sottili schermaglie, perché d'Annunzio fascista non lo è stato mai (come avrebbe potuto d'altronde il suo slancio libertario e anticonformista affiancare lo spirito piccolo borghese, violento e clericale del fascismo?). Questo il Duce lo sa bene, come sa bene che d'Annunzio ha ancora un seguito enorme, è un intoccabile, per il suo essere poeta internazionale, intellettuale europeo ed eroe di guerra. Qualsiasi parola di d'Annunzio, pronunciata o scritta, un appunto, una lettera, un articolo, ancor oggi può far tremare il regime. E proprio in questi ultimi anni di vita del poeta (muore a settantacinque anni, il 1° marzo del 1938) corrisponde il progressivo avvicinamento tra Mussolini e Hitler. Il Duce, consapevole dell'avversità radicale del poeta nei confronti della Germania nazista, sottopone a uno stretto controllo il Vittoriale, inviando un giovane gerarca, lo zelante federale di Brescia Giovanni Comini. Con la specifica funzione di dissuadere qualsiasi mossa che il poeta potrebbe progettare per scongiurare e far fallire l'asse italo-tedesco.

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