Il Ricatto (2013)

Grand Piano
Locandina Il Ricatto
Il Ricatto (Grand Piano) è un film del 2013 prodotto in Spagna, di genere Thriller diretto da Eugenio Mira. Il film dura circa 90 minuti. Il cast include Elijah Wood, John Cusack, Kerry Bishé, Tamsin Egerton, Allen Leech, Don McManus, Alex Winter, Dee Wallace, Jim Arnold, Jack Taylor, Beth Trollan, Amy Gwilliam. In Italia, esce al cinema Giovedì 20 Marzo 2014 distirbuito da M2 Pictures. Al Box Office italiano ha incassato circa 242.055 euro.

TRAMA

Tom Selznick è un giovane e talentuoso pianista ritiratosi dalle scene da anni a causa di un attacco di fobia da palcoscenico. Nel momento in cui si appresta a dare il via al concerto che segnerà il suo attesissimo ritorno sulla scena, Tom trova scritto sul suo spartito il messaggio "Sbaglia una nota e morirai". Seduto al pianoforte, il giovane pianista è così costretto a suonare un brano difficilissimo e, allo stesso tempo, a cercare di smascherare il cecchino che gli parla attraverso l'auricolare. Alta tensione orchestrata dal regista di Agnosia in un diretto omaggio a maestri come Spielberg, Zemeckis, De Palma e, soprattutto, al classico di Hitchcock L'uomo che sapeva troppo. 

Info Tecniche e Distribuzione

Uscita al Cinema in Italia: Giovedì 20 Marzo 2014
Uscita in Italia: 20/03/2014
Uscita negli Stati Uniti: 2013
Prima Uscita: 20/09/2013 (Austin Fantastic Fest)
Genere: Thriller
Nazione: Spagna - 2013
Formato: Colore
Durata: 90 minuti
Produzione: Nostromo Pictures, The Solution Entertainment Group (in associazione con), Atresmediacine (in associazione con), Telefonica Producciones (in associazione con), Antena 3 Television (in associazione con), Televisio De Catalunya (in associazione con), Instituto De la Cinematografia Y Artes Audiovisuales (ICAA) (con il supporto di), Institut Catala De Les Empreses Culturals (ICEC) (con il supporto di)
Distribuzione: M2 Pictures
Box Office: Italia: 242.055 euro
Titoli alternativi: Toque de Mestre [Brasile]

Cast e personaggi

Regia: Eugenio Mira
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Musiche: Víctor Reyes
Fotografia: Unax Mendia
Scenografia: Javier Alvariño
Montaggio: José Luis Romeu
Costumi: Patricia Monné

Cast Artistico e Ruoli:
foto Don McManus

Don McManus

Reisinger
foto Alex Winter

Alex Winter

Assistente
foto Dee Wallace

Dee Wallace

Intervistatore A and V
foto Jim Arnold

Jim Arnold

Janitor
foto Jack Taylor

Jack Taylor

Patrick Godureaux
foto Beth Trollan

Beth Trollan

Pubblicista di Emma
foto Amy Gwilliam

Amy Gwilliam

Assistente di Emma
foto Harris Gordon

Harris Gordon

Agente di Emma
foto Chak Nali

Chak Nali

Cliente Hotel
foto Eric L. Goode

Eric L. Goode

Autista di Tom
foto Peter Bacchus

Peter Bacchus

Musicista #2
foto Geert Krosenbrink

Geert Krosenbrink

Musicista #3
foto Joshua Zamrychi

Joshua Zamrychi

Membro della crew
foto Franchesca McGill Perkins

Franchesca McGill Perkins

Membro del pubblico
foto Núria Valls

Núria Valls

Assistente nell'hotel
foto Rachel Arieff

Rachel Arieff

Madre foto
foto Emily Zamrycki

Emily Zamrycki

Ragazza foto
foto Oscar Rodriguez

Oscar Rodriguez

Insurance Man #1
foto Josep Caralt

Josep Caralt

Insurance Man #2
foto Julius Cotter

Julius Cotter

Insurance Man #3
foto Marvin Wycoff

Marvin Wycoff

Aiuto poliziotto
foto Alba Mestre

Alba Mestre

Ragazza elegante
foto Eric Gacacho

Eric Gacacho

Ragazzo Hallway
foto Eugenio Mira Esteve

Eugenio Mira Esteve

Nonno Hallway



Produttori:
Axel Kuschevatzky (Produttore delegato Telefonica Producciones), César Vargas Sanz (Produttore delegato Telefonica Producciones), Gabriel Arias Salgado (Produttore delegato Telefonica Producciones), Mikel Lejarza (Produttore esecutivo), Mercedes Gamero (Produttore esecutivo), Lisa Wilson (Produttore esecutivo), Myles Nestel (Produttore esecutivo), Núria Valls (Produttore esecutivo), Adrián Guerra (Produttore), Rodrigo Cortés (Produttore), Nico Tapia (Line producer)


Supervisore Effetti Visivi: Alex Villagrasa

Immagini

[Schermo Intero]

Note di produzione

IL RICATTO è, innanzitutto, una sfida cinematografica. Chiunque ricordi il crescendo dell'Uomo che sapeva troppo, di Alfred Hitchcock, è in grado di valutare quanto sia problematico mantenere una tensione simile a quel climax… per un'ora e mezza. Damien Chazelle lo aveva scritto senza avere una garanzia di vendita, cioè senza che nessuno glielo avesse commissionato, ma solo con la speranza che sarebbe stato acquistato da un produttore che ne avrebbe fatto un film. Molte di queste sceneggiature finiscono come sono cominciate: nel nulla. In questo caso, invece, la sceneggiatura ha suscitato un interesse tale da ricevere offerte da diverse società di produzione, e alla fine è stata la compagnia spagnola Nostromo Pictures ad aggiudicarsela, e poche settimane dopo è stato firmato un accordo con gli attori Elijah Wood e John Cusack. Le riprese de IL RICATTO sono durate 44 giorni, tra Barcellona, Chicago e Las Palmas de Gran Canaria: città diverse per una pellicola ambientata principalmente in un teatro. La ragione è in prevalenza logistica, dal momento che il film prevede circa 500 scene con effetti speciali. Se fosse stato girato in un teatro vero, con le comparse sedute ai loro posti per tutto quel tempo, il budget sarebbe aumentato in modo esponenziale. Si è deciso così di ricostruire una parte del teatro sul set e di sviluppare il resto in digitale. Il 90% del pubblico in teatro è stato realizzato in digitale, così come il teatro stesso, ad accezione del palcoscenico. Il palco, le prime sei file di poltrone e due palchetti sono stati realizzati in un teatro di posa a Barcellona, su un set gigantesco. Le immagini del pubblico nel teatro sono state riprese nelle Canarie e in seguito, attraverso un processo di riproduzione digitale, si è creata l'illusione di un teatro con 4.000 spettatori. Oltre alla sfida dal punto di vista narrativo, il fatto che il film si svolgesse durante un concerto per piano e orchestra, comportava una sfida equivalente per quello che riguardava la creazione della colonna sonora. La musica è stata composta prima dell'inizio delle riprese, perché i musicisti sullo schermo dovevano suonare le stesse note udite dallo spettatore. Questo significava avere una vera orchestra durante le riprese, e per formarla si è fatto un casting molto approfondito tra numerosi musicisti professionisti che avessero diverse caratteristiche: oltre a suonare gli strumenti assegnati, dovevano avere l'aspetto adatto a un film ambientato a Chicago ma girato a Barcellona. Sullo schermo, Elijah Wood suona realmente i pezzi per pianoforte con cui si misura il suo personaggio. L'interprete ha preso lezioni di pianoforte da bambino, ma durante la preproduzione e le riprese ha avuto un coach a disposizione, dal momento che alcune parti risultavano quasi impossibili da eseguire anche per musicisti professionisti. Nella sceneggiatura, infatti, uno dei brani fondamentali del film (La Cinquette) è descritto come "il brano impossibile", e contiene frammenti tecnicamente impossibili da eseguire nella realtà. Elijah Wood non è stato l'unico attore a essere seguito da un coach per dare credibilità al suo personaggio, e anche Don McManus, che interpreta il direttore d'orchestra William Reisinger, è stato seguito da un consulente personale. Dal momento che si tratta di un film in cui deve essere tutto perfettamente sincronizzato (dialogo e azione, all'interno della cornice musicale pre-composta), si potrebbe dire che IL RICATTO è stato montato prima ancora di essere girato. Per tutte le sequenze complesse a livello narrativo sono stati fatti degli story reel in modo da poterle visualizzare in anticipo e assicurarsi che avrebbero funzionato prima di essere girate. In questo modo, invece degli storyboard, la squadra di regia era in possesso di sequenze strutturate e premontate prima ancora di cominciare a girare le sequenze definitive. Tutti gli esterni sono stati girati a Chicago. Una piccola unità proveniva dalla Spagna e il resto della troupe era composta da tecnici americani. Allo stesso modo una buona parte di attori comprimari sono americani o inglesi, alcuni dei quali, di particolare carisma, fanno parte della recente storia del cinema, come Dee Wallace (la celebre madre di Elliott in E.T.), nel ruolo della conduttrice radiofonica che intervista Elijah Wood all'inizio del film, mentre Alex Winter, l'amico di Keanu Reeves in Bill and Ted's Excellent Adventure, interpreta l'assistente di Wood. 

Note di Regia

LA REALIZZAZIONE DE IL RICATTO. Sono cresciuto con lupi come Steven Spielberg, Robert Zemeckis, Brian De Palma e Sir Alfred Hitchcock, "il maestro dei maestri", e non appena ho sentito de IL RICATTO, il vorace appassionato di cinema che è in me è venuto fuori in un attimo, stampandomi in faccia un sorriso a 32 denti. Perché? Giudicate voi stessi: "La storia di un pianista che si è ritirato a causa della sua fobia da palcoscenico e che ritorna sul palco dopo 5 anni"? Questo sì che è un personaggio! "Proprio quando sta per suonare la prima battuta, si accorge che a fondo pagina dello spartito qualcuno ha scritto: SBAGLIA UNA NOTA E MORIRAI". Deve essere uno scherzo, è una cosa fuori di testa! Ebbene, diventa ancora più fuori di testa: "Il cattivo riesce a ricattare il protagonista attraverso un auricolare e gli dà istruzioni mentre lui sta suonando di fronte a un auditorium di 4.000 spettatori, obbligandolo a partecipare a una… rapina". Che cosa?! Dovevo leggerlo. Ho letto la sceneggiatura e mi ha sbalordito. Damien Chazelle, regista anche lui, sembra aver realizzato il sogno di ogni cineasta che abbia il coraggio di chiedere una vera sfida al proprio agente. E non sto esagerando: come il mentore di Tom, Damien è l'autore del "brano quasi impossibile da eseguire". Con tutti quegli elementi da combinare in perfetta sincronia, tutti quei segni da legare… la "partitura" de IL RICATTO è il corrispettivo metalinguistico della Cinquette stessa! Fortunatamente, noi non avevamo un cecchino che ci puntasse contro una pistola per obbligarci a fare il film, ma diciamo la verità: fare IL RICATTO non è stata una passeggiata. E lo dico perché per rendere il film raffinato, emozionante e frenetico così come lo si legge su carta, i produttori, il regista e l'attore protagonista dovevano formare un triangolo perfetto per riuscire a creare un piccolo miracolo sullo schermo. Il primo passo era ammettere che avevamo molto lavoro da fare; il secondo era sminuzzare quella sfida colossale in pezzi più piccoli da maneggiare. Per raggiungere un obiettivo così alto, da quel momento in poi, ho messo le carte in tavola con una trasparenza senza precedenti. 

I PRODUTTORI. Ho cominciato a scrivere questi appunti definendo la sceneggiatura di Damien "una cosa fuori di testa". Nonostante io lo intenda come un gran complimento, sono consapevole che in questo ambito le accezioni più comunemente associate a questa definizione sono "troppo rischioso", "irrealizzabile" o semplicemente "suicida". A dire la verità, io sarei stato il primo a guardare storto un qualsiasi altro produttore al mondo che avesse bussato alla mia porta per propormi una sceneggiatura del genere. Non importa quanto affermino di amarti come regista o quanto si fidino di te: quasi sempre i produttori si accorgono di quanto il film sia diverso da come se l'erano immaginati solo quando entrano in sala di montaggio. Inutile dire che non ci si può permettere questa catastrofica mancanza di consapevolezza su quello che si sta facendo se si vuole realizzare un film coerente e organico. Ma quello che c'era di buono era che le due persone che mi hanno assunto per dirigere questo colosso sono le stesse menti che sono dietro a quel famigerato film girato interamente... in una bara. Sì, avete capito bene. La sceneggiatura di BURIED - SEPOLTO potrebbe essere considerata oggettivamente "molto più fuori di testa" di quella de IL RICATTO, e in tutte le accezioni negative del termine. Ma il triangolo Rodrigo Cortés (regista), Ryan Reynolds (attore) e Adrián Guerra (produttore) ha provato che i più reazionari dell'industria cinematografica si sbagliavano. C'era un modo per girare quella sceneggiatura incredibile senza rovinare nessuno dei suoi indiscutibili pregi, e loro ce l'avevano in mente. Ed eccoci qui. Quando ci sono le prove, non c'è più bisogno di fare spazio a una fiducia cieca. La fiducia è una molla concreta, e BURIED – SEPOLTO mi ha dato la sensazione di stare con le persone giuste. D'altro canto, se ora sto scrivendo queste righe è perché, fortunatamente, questa sensazione è stata reciproca. Cos'altro posso dire? Credo che siamo riusciti ad affrontare questa formidabile sceneggiatura mantenendo intatta tutta la sua magia fino a raggiungere il grande schermo. E ora, è giunto il momento di vuotare il sacco… 

L'ADATTAMENTO DELLA SCENEGGIATURA. Dopo aver letto IL RICATTO, il primo film che mi è venuto in mente è stato L'UOMO CHE SAPEVA TROPPO di Hitchcock, soprattutto per la straordinaria scena finale nel teatro. La musica, la meticolosa dissezione di spazio e tempo, James Stewart lì, Doris Day che guarda, il killer che fissa l'orchestra in attesa del momento giusto per sparare all'ambasciatore… cinema puro! All'improvviso, da pagina 20 in poi, ho capito che IL RICATTO è in effetti una sorta di scena gigantesca in cui la tensione monta e crea terrore come una valanga di neve in discesa verso uno scuolabus pieno di bambini disabili. Essendo composto da sequenze in tempo reale che si intrecciano a ellissi quasi impercettibili, IL RICATTO è decisamente più vicino a NODO ALLA GOLA che a un "DIE HARD in teatro". Di rado, infatti, possiamo abbandonare il punto di vista di Tom: siamo "costretti" a stare con lui e, in questo modo, su quello che sta succedendo ne sappiamo quanto lui. Né più né meno. A mio avviso, è questo che aggiunge una dose incredibile di tensione a tutti i film definiti "thriller". Anzi, considero IL RICATTO un "meta-thriller": l'idea di un pubblico in teatro (nel film) che si gode uno straordinario concerto di pianoforte, totalmente inconsapevole di quello che in realtà sta succedendo, mentre il pubblico al cinema (nella vita reale) soffre, suda e lotta con Tom, è ciò che rende questo progetto davvero un'esperienza cinematografica indimenticabile. Per esempio: quanto si può andare a fondo nel gioco di rimandi fra "i due pubblici" e il legame inquietante che il film stesso ci permette di stabilire tra loro? Potrei fare una lista interminabile di ogni singolo elemento che ha richiamato la mia attenzione sia come spettatore che come regista: la presenza fuori scena, quasi lovecraftiana, di Clem per tutta la durata del film e la sua rivelazione finale; Emma che canta dal loggione mentre Tom tenta di risolvere l'enigma e di abbandonare il palcoscenico nel bel mezzo della performance; la dimostrazione di potere di Clem attraverso i fori da proiettile sul sipario e i cadaveri dietro le quinte… e chi più ne ha più ne metta. Ma al centro della storia e dello spettacolo, personalmente sono affascinato dall'idea di rappresentare il concerto stesso come un pezzo di tempo e di spazio distaccato dal mondo, un'opportunità data dalla sorte al nostro singolare protagonista per "crescere" a livello professionale, psicologico e spirituale.

L'IMPOSTAZIONE DELLO STILE. Per descrivere lo straordinario concerto di pianoforte che si svolge in un teatro con l'élite di Chicago, il film doveva dare al primo impatto quel tocco raffinato, elegante e sofisticato. Il mio obiettivo era di usare ogni espediente per creare una sensazione di estraneità rispetto a quel mondo e, per raggiungerlo, ero consapevole che quanto più "intellettualoide" fosse sembrato il pubblico, tanto più minaccioso sarebbe stato l'"appuntamento col destino"per Tom… e per gli spettatori. A me personalmente manca quella atmosfera di grandezza dei vecchi film hollywoodiani. Non è una questione di budget o di volume della produzione, è proprio quell'atmosfera. Adoro È NATA UNA STELLA di George Cukor, LA VALLE DELL'EDEN di Elia Kazan, IL GIGANTE di Nicholas Ray, CHINATOWN di Roman Polanski. Quel genere di grandezza. Quell'eleganza. Per qualche motivo, i film degli ultimi 15 anni sono diventati frenetici, sgranati, desaturati e molto contrastati, la maggior parte delle scene è girata con la camera a mano, con il suono e la musica che suggeriscono quello che gli occhi non riescono a capire. Mi manca l'esuberanza, il ritmo e la pazienza, è questa la parola chiave, di introdurre una sorta di geografia prima di saltare nel dinamismo convulso dell'azione, senza far ricorso ai trucchi della postproduzione. Per catturare una percezione di simultaneità tra il soggettivo e la macchina, abbiamo usato lenti anamorfiche per produrre un rapporto 2:35/40, in modo da avere un primo piano dettagliato sul profilo di Tom nell'angolo destro della ripresa e, con una messa a fuoco, possiamo vedere quella specie di esercito di formiche mentre guarda ogni singola mossa di Tom. Le riprese con la gru volano sulle teste del pubblico, collegando il sorriso di Emma sul loggione alle dita sudate di Tom che premono con odio i tasti di quel dannato pianoforte. Il dolly segue la fuga di Tom dal palcoscenico al camerino collegandola senza tagli, la steadycam collega l'esterno con l'interno… Ogni cosa serve a dare la sensazione che tutto stia succedendo nello stesso momento, cancellando dalla mente degli spettatori la consapevolezza di star guardando un film, e facendoli sentire invece come se stessero guardando quel concerto di pianoforte così straordinariamente intenso, scomodo e inaspettatamente pericoloso, dal punto di vista più esclusivo. 

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