The Lone Ranger

Recensione The Lone Ranger


Il film The Lone Ranger con Armie Hammer e Johnny Depp ha molte similitudini con la trilogia di Pirati dei Caraibi, non portando cose nuove sul grande schermo.

di / 03.07.2013
The Lone Ranger

The Lone Ranger è stato sviluppato sulla base di uno show radiofonico degli anni Trenta e di un omonimo show televisivo degli anni Cinquanta. La lavorazione del film, a causa del budget elevato, che, tra l'altro ha superato la cifra prevista (si parla di più di 250 milioni di dollari), è stata interrotta e riavviata più volte.

Protagonista è la coppia John Reid/Tonto, interpretati rispettivamente da Armie Hammer e Johnny Depp. Il primo è un incorruttibile uomo di legge che mira al rispetto totale delle regole e al compimento della giustizia; il secondo è uno sciamano, scacciato dalla sua tribù, che deve il suo nomen/omen ad un episodio legato alla sua infanzia, causa che lo ha reso un "esiliato". Il film si apre con la tradizionale "great train robbery", l'assalto al treno, su cui viaggiano l'avvocato Reid, il criminale detenuto Butch Cavendish, interpretato da un magnifico quanto mefistofelico William Fichtner, e Tonto. La prima macro-sequenza racchiude, quindi, il trittico che ritroveremo, costantemente, per tutta la durata del film. John Reid ritorna nel luogo natio dove lo attendono il fratello (Texas Ranger del paese…no, non vi preoccupate, Chuck Norris non c'entra), sua cognata, vecchia fiamma di Reid e il nipote. Cavendish riuscirà, agilmente, a liberarsi e a fuggire, aiutato dai suoi complici e, in un agguato, ucciderà il Ranger e rapirà la donna e il nipote. Questo episodio spingerà Reid ad assumere le sembianze del ranger solitario e ad allearsi con Tonto per compiere giustizia.

The Lone Ranger è stato presentato in anteprima mondiale alla 59esima edizione del Taormina Film Festival, diretto da Mario Sesti.

Due anni dopo aver diretto il western d'animazione digitale Rango, Gore Verbinski è tornato dietro la macchina da presa per riaffiancarsi nuovamente al genere western. Evidentemente, il buon Gore sentiva la mancanza della trilogia dei "Pirati dei Caraibi", di cui ha ceduto il testimone a Rob Marshall che ne ha diretto il quarto episodio (uno dei rari casi in cui mi sono addormentato al cinema), e ha realizzato quello che si configura come un ideale quinto tassello della saga, ambientato, però, nel mondo del western anziché in quello dei pirati. Non manca nessuno: c'è Jerry Bruckheimer, il comparto degli sceneggiatori è lo stesso (Ted Elliott e Terry Rossio), c'è Johnny Depp che fa Johnny Depp che fa Jack Sparrow, c'è Armie Hammer che fa Orlando Bloom che fa Will Turner, c'è Ruth Wilson che fa Keira Knightley che fa Elizabeth Swann.

A differenza, però, della ben riuscita trilogia disneyana, The Lone Ranger non mostra la freschezza di determinate gag verbali e slapstick né l'estro a livello visivo soprattutto nelle scene oriniche, che caratterizza Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo. Sembra quasi di assistere ad uno spettacolo svogliato, ad una messa in scena annoiata, ad una copia di qualcosa difficilmente replicabile mantenendo alti livelli di originalità creativa. E' impossibile, difatti, non pensare alla precedente trilogia quando ogni personaggio si pone come una copia, neanche tanto differenziale, del corrispondente piratesco: il personaggio di Tonto, con i suoi movimenti barcollanti, è trito e ritrito, riproposto da un Johnny Depp che è diventato sempre più l'ombra di se stesso e che ci risbatte in faccia sempre lo stesso personaggio da otto anni a questa parte, nascosto da una maschera di trucco che ci fa venire nostalgia dei tempi di Neverland e Donnie Brasco. Certo, se da struccato i risultati sono quelli di The Tourist, probabilmente, è meglio per noi che continui a recitare così, parodiando se stesso; Armie Hammer/il Lone Ranger è un Orlando Bloom/Will Turner con ancor meno carisma, il giovane onesto che, però, scopre una parte "oscura" di sé che teneva in uno stato di latenza; i due si alleano stabilendo un rapporto di amore/odio con il fine di vendicare il fratello ucciso e di recuperare la donna rapita, la Ruth Wilson/Keira Knightley che fu/è rapita da Cavendish/Barbossa. L'intera diegesi è organizzata sotto forma di flashback: la vicenda principale, infatti, si svolge in una specie di museo all'interno del quale un vecchio Tonto ricostruisce i propri ricordi e racconta per la prima volta il reale svolgimento dei fatti ad un bambino curioso. La speranza era quella di veder arrivare l'alba e Ben Stiller con torcia e mazzo di chiavi.

A tutto questo si aggiungono una serie di trovate trash e nonsense: Silver, un cavallo bianco, essenza della giustizia, anima suprema, che si trova SEMPRE nel posto giusto al momento giusto; di tanto in tanto entra in campo un gruppo di conigli assatanati/mannari; Butch Cavendish cannibale che non fa altro che estirpare e mangiare organi vitali delle sue vittime, tra cui una gamba alla povera Helena Bonham Carter che sembra voler affiancare Depp in ogni suo nuovo fallimento, gamba che lei sostituisce con una d'avorio dal cui tacco fuoriesce un fucile, nella migliore tradizione rodrigueziana (mancava solo Sex Machine e una leccata di piedi).

Il vero fulcro narrativo della storia, in realtà, ruota attorno alle figure dei soliti governanti americani corrotti che dovrebbero agire per il bene comune e per lo sviluppo della propria nazione ma che in realtà curano solo i proprio interessi, con l'obiettivo della solita costruzione della solita ferrovia che deve necessariamente attraversare la solita zona dei soliti indiani. Risulta alquanto inutile ed artificioso tessere una trama ricca di gag e di battute evidentemente rivolte ad un pubblico infantile, che compie una riflessione sulla corruzione, sulla cattiveria degli uomini bianchi e sulla convinzione alla base della quale lo sviluppo e la modernizzazione è possibile solo a scapito di sentimenti puri in contrapposizione alla wilderness degli autoctoni e della società indiana.

In definitiva, The Lone Ranger appare come il tipico film standardizzato e privo di originalità, rivolto ad una precisa fascia di pubblico (tra cui quella che esalta, a prescindere, qualunque cosa faccia Depp, e ride e si diverte ad ogni sua battuta). A questo punto, perché non rivedere l'opera originale/originaria, l'intera trilogia dei "Pirati dei Caraibi"?

Valutazione di Matteo Marescalco: 3 su 10