La Favorita (2018)

The Favourite

Locandina La Favorita
La Favorita (The Favourite) è un film di genere Biografia e Storico di durata circa 120 minuti diretto da Yorgos Lanthimos con protagonisti Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Olivia Colman, Joe Alwyn, Mark Gatiss.
Prodotto da Element Pictures nel 2018 in Irlanda. e UK. [Uscita Originale il 23/11/2018 (USA)] esce in Italia Giovedì 24 Gennaio 2019 Al Box Office La Favorita ha incassato circa 2.764.838 euro. Negli Stati Uniti, La Favorita ha incassato circa 33.217.039 dollari.

TRAMA

Primi anni del XVIII secolo. L'Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono mentre l'amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana. Quando l'affascinante Abigail Masham (Emma Stone) arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva. Per Abigail è l'occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana. Grazie all'amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno – donna, uomo, politica, coniglio – di intralciarle la strada.

Data di Uscita ITA: Giovedì 24 Gennaio 2019
Data di Uscita USA: Venerdì 23 Novembre 2018
Data di Uscita Originale: 23/11/2018 (USA)
Genere: Biografia, Storico
Nazione: Irlanda, UK, USA - 2018
Formato: Colore
Durata: 120 minuti
Produzione: Element Pictures, Scarlet Films, Film4, Waypoint Entertainment
Box Office: USA: 33.217.039 dollari | Italia: 2.764.838 euro
Note:
presentato in concorso nella Selezione Ufficiale della 75esima Mostra d'arte cinematografica di Venezia.
In HomeVideo: in Digitale da Giovedì 9 Maggio 2019 e in DVD da Giovedì 23 Maggio 2019 [scopri DVD e Blu-ray]

Prossimi passaggi in TV:
Lunedì 21 Settembre ore 08:00 su Sky Cinema Due
Martedì 22 Settembre ore 08:00 su Sky Cinema Due +24

Cast e personaggi

Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Tony McNamara, Deborah Davis
Fotografia: Robbie Ryan
Scenografia: Fiona Crombie
Montaggio: Yorgos Mavropsaridis
Costumi: Sandy Powell

Cast Artistico e Ruoli:
foto Emma StoneEmma Stone
Abigail Masham
foto Rachel WeiszRachel Weisz
Sarah Churchill
foto Nicholas HoultNicholas Hoult
Robert Harley
foto Olivia ColmanOlivia Colman
Regina Anne
foto Joe AlwynJoe Alwyn
Masham
foto Mark GatissMark Gatiss
Marlborough

Recensioni redazione

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6/10
Jacopo Artuso
La favorita è un film riuscito a metà, rafforzato da una regia e da un cast in grande forma, ma che non convince fino in fondo sul piano narrativo.

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9/10
Erica Nobis
A colpire di questo film è il metodo adottato da Lanthimos per girare e rappresentare gli intrighi di palazzo e la vicenda che pone in opposizione Lady Sarah e Abigail.

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LA FAVORITA

"Quando realizzi un film ambientato in un'altra epoca, è sempre interessante vedere come si relaziona con i nostri tempi – e ti rendi conto di quante poche cose siano cambiate, a parte gli abiti e il fatto che oggi abbiamo l'energia elettrica o internet. Sono tantissime le analogie a livello di comportamenti, società e potere" -- Yorgos Lanthimos

Lo scenario de La Favorita prende spunto da una storia vera, ambientata nel mondo velato della regina Anna (Olivia Colman), l'ultima (e storicamente meno nota) discendente della casa regnante britannica degli Stuart. Sebbene Anna soffrisse di gotta, fosse timida e non godesse di particolare considerazione, durante il suo regno la Gran Bretagna si affermò come potenza globale. Attraverso le intricate relazioni della sovrana con due donne scaltre e ambiziose — Lady Sarah (Rachel Weisz), l'amica di tutta una vita e consigliera politica, e Abigail (Emma Stone), la cugina povera di Sarah che si rivela un'arrampicatrice sociale – il film si immerge in un vortice di manipolazioni ed emozioni che definiscono il termine "intrighi di palazzo".
La Favorita è il primo film in costume del regista Yorgos Lanthimos ed è ambientato nel XVIII secolo, nel mondo oltraggiosamente aristocratico della casa regnante. È la storia cupa ma anche comica di tre donne dal temperamento dominante che brigano spudoratamente per ottenere amore, favori e potere – una realtà dal sapore molto contemporaneo.
Il film crea un proprio universo vivido, in cui Lanthimos gioca liberamente con gli eventi esterni per delineare e motivare la vita interiore e le politiche personali dei suoi personaggi. In realtà, a parte le congetture, nessuno sa con certezza che cosa sia stato detto o che cosa sia accaduto dietro le porte chiuse della corte della regina Anna, men che meno nel suo letto.
Per essere una storia ambientata in un'epoca di grande espansione, La Favorita ha luogo in un mondo dalla mentalità ristretta, confinato tra le mura del Palazzo Reale, dove ciò che conta sono il potere, la seduzione, il lancio delle arance e le frequenti corse delle anatre e delle aragoste, con un distacco totale dalla realtà del mondo esterno.
Nonostante il film sia stato girato come una 'farsa da camera da letto' dalle conseguenze globali, lo sceneggiatore Tony McNamara, che ha collaborato con Lanthimos su un soggetto originale di Deborah Davis, concorda sul fatto che, in ultima analisi, questa è una storia d'amore. "Si parla di quanto sia complicato l'amore e di quanto ciò che le persone sono possa essere traviato e deformato da quelle complicazioni", egli afferma. "L'abbiamo chiamata tragedia comica perché di questo si tratta. Parla di persone che si amano, ma le cui personalità e aspettative nella vita sono di ostacolo al continuare a volersi bene".

LE RADICI DELL'INTRIGO: L'INSOLITO REGNO DELLA REGINA ANNA

"Come va il Regno?" -- Lady Sarah

Sebbene Lanthimos approfondisca le dinamiche psicologiche e i giochi pirotecnici dei rapporti interpersonali, le fondamenta de La Favorita poggiano già in partenza su un fitto velo di mistero che circonda il regno della vera regina Anna. "Il mio interesse maggiore era osservare questi tre personaggi, il potere e la fragilità nei loro rapporti, e analizzare il modo in cui i comportamenti di così poche persone alterino il corso di una guerra e il destino di un paese. Anche per me si tratta di una storia d'amore piuttosto allegra e vivace, che poi diventa cupa", dichiara Lanthimos.
La regina Anna è una delle sovrane meno note d'Inghilterra, non da ultimo perché non ha lasciato eredi che la potessero ricordare, nonostante abbia avuto 17 gravidanze (di fatto, se Anna avesse avuto un erede, è possibile che gli Stati Uniti non esisterebbero, dato che Giorgio III non sarebbe mai diventato re). Ascesa al trono all'inizio del XVIII secolo, essenzialmente perché non vi erano altri successori protestanti nella casata degli Stuart, Anna diviene regina mentre l'Inghilterra si accinge a cavalcare l'onda del cambiamento. Porta avanti una guerra contro la Francia, che sarebbe stata considerata la prima guerra mondiale dell'epoca moderna, e sovrintende l'unificazione dell'Inghilterra con la Scozia, forgiando il Regno di Gran Bretagna. Affronta un'epoca sconvolta da aspre divisioni nazionali, con i Whig e i Tory in lotta su fronti opposti, mentre in politica si afferma un nuovo sistema bipartitico.
In un mondo in cui i problemi all'ordine del giorno, sia personali sia politici, sono sempre più numerosi, Anna non è il personaggio più appropriato né come regina né come guida della nazione. Afflitta da una salute precaria, di temperamento mite, tutt'altro che attraente a causa di una miriade di malattie cutanee e articolari, e dotata di un'istruzione limitata, Anna viene percepita come un soggetto facilmente manipolabile.
Per questa ragione, è assediata da una moltitudine di persone, tutte determinate a influenzarla trovando il modo di conquistarne la fiducia o, forse, il cuore.
La singolarità della visione di Lanthimos ha interessato i produttori, curiosi di sapere come il regista avrebbe affrontato i molteplici temi delle lotte di potere della regina Anna. "Lo stile di Yorgos è contemporaneamente elegante, semplice e complesso", osserva il produttore Ceci Dempsey. "È un uomo enigmatico con una straordinaria capacità di comunicare attraverso i suoi film. C'è qualcosa di magico e subliminale nella narrazione, una sorta di alchimia che, anche giorni dopo avere visto un suo film, continua a suscitare degli interrogativi. Può essere incredibilmente provocatorio, nel senso migliore del termine".
La sovrana e le due donne che riescono a penetrare nella sua intimità formano un triumvirato di potere tutto al femminile, insolito in qualunque epoca e tanto più nel pre-illuminismo.
Accanto ad Anna troviamo la leggendaria Lady Sarah Churchill, l'acuta e attraente duchessa di Marlborough, amica del cuore della regina fin dall'infanzia. Non appena Anna sale al trono, ne diventa una delle principali consigliere politiche e forse anche l'amante (stando ai pettegolezzi che hanno attraversato i secoli). L'altra donna è Abigail Masham, cugina di sangue di Sarah, ridotta sul lastrico dalla bancarotta del padre, che entra nella famiglia reale come umile cameriera. Abigail ingaggia una battaglia epica e rabbiosa contro Sarah con l'obiettivo di diventare la nuova favorita di Anna, rendendosi indispensabile alla regina e spingendola a scelte politiche opposte a quelle promosse da Sarah.
Questa è la vicenda narrata. Ma l'ossatura della storia prende vita con l'elemento psicologico e la connotazione sensuale che non trapelano dai libri di storia. Tutto ha inizio con una sceneggiatura di Deborah Davis, che il produttore Ceci Dempsey e la sua società Scarlet Films hanno iniziato a sviluppare più di un decennio fa. "La prima bozza di sceneggiatura è apparsa sulla mia scrivania di punto in bianco", ricorda la Dempsey. "Era una fantastica storia di tradimenti, che offriva la rara opportunità di vedere delle donne brillanti comportarsi male. Il fatto che si ispirasse a una storia vera la rendeva ancora più interessante. Da allora, la sceneggiatura ha subito innumerevoli mutazioni, ma il nucleo della storia, vale a dire tre donne in lotta per sopravvivere, ognuna tradendo le altre, è rimasto integro".
Nel 2009 Ed Guiney della Element Pictures si è unito alla produzione e, insieme alla Dempsey, ha conosciuto Yorgos Lanthimos, il regista di origine greca che aveva sollevato un polverone con il film candidato all'Oscar "Dogtooth", storia assurda e devastante, dalle conseguenze drammatiche, di una coppia che costringe i figli a vivere in isolamento. La Film4 si è unita alla produzione nel 2013, sviluppando il progetto al fianco dei realizzatori e co-finanziandolo insieme alla Fox Searchlight e alla Waypoint Entertainment.
Come ricorda Guiney: "Per Ceci e me "Dogtooth" esplorava in modo straordinario la natura di una famiglia. Il film mostrava l'abilità di Yorgos di analizzare i diversi lati della vita – la famiglia, l'amore, la compagnia o qualunque altro aspetto — narrando delle storie amplificate che esistono in mondi paralleli e che evocano l'essenza stessa delle nostre interazioni reciproche".

RIVISITAZIONE DEL DRAMMA IN COSTUME

"L'uomo ha dentro di sé un po' di tutto e può arrivare a fare cose impensabili in qualunque epoca. La visione del mondo di Yorgos è che esiste un modo più ampio di osservare la gente e, più la guardi nel profondo, più diventa complicata, perversa e strana. Il pubblico reagisce a queste cose perché le persone sono davvero così"
-- Tony McNamara, sceneggiatore

Come dichiara il produttore Ed Guiney: "Sapevamo che, se Yorgos avesse accettato di dirigere questo dramma in costume, lo avrebbe ridefinito fino a creare qualcosa di singolare e unico. L'idea era emozionante. Yorgos è un uomo che non solo ha una visione, ma riesce a mettere ordine in quella visione per dire qualcosa di coraggioso, distintivo e stimolante. Quando incontri persone con questo tipo di visione, le segui, ovunque vadano".
Una volta condivisa con il regista la bozza iniziale de La Favorita nel 2010, Lanthimos ha colto "qualcosa di straordinario e molto insolito. Mi incuriosiva l'idea di realizzare un film con tre donne come protagoniste. All'epoca sembrava una cosa molto rara".
Prima di impegnarsi con La Favorita, il regista si è dedicato a un altro film in lingua inglese, "The Lobster", anche questo prodotto dalla Dempsey e da Guiney. Interpretato da Colin Farrell e Rachel Weisz, il film ha vinto il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2015 ed è stato candidato per la migliore sceneggiatura originale all'89a edizione degli Academy Award. Un anno più tardi, Guiney ha prodotto il secondo film in lingua inglese di Lanthimos, "Il sacrificio del cervo sacro" (The Killing Of A Sacred Deer), che si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes nel 2017. La Film4 ha partecipato allo sviluppo e ha cofinanziato entrambi i film.
Nel frattempo, Lanthimos ha continuato a riflettere su La Favorita, mentre il team della produzione era alla ricerca di uno sceneggiatore la cui voce potesse armonizzarsi con quella del regista, finché lo ha individuato nell'autore teatrale e sceneggiatore australiano Tony McNamara, che sembrava condividere con Lanthimos lo stuzzicante modo di esplorare le stranezze e la sregolatezza nei comportamenti umani di tutti i giorni.
Come spiega Guiney: "Il modo di scrivere di Tony è molto distintivo. Sa definire il tono con particolare abilità, passando con un guizzo dal dramma alla tragedia alla commedia, tutto in una scena. Questa capacità riflette la regia di Yorgos, che riesce a comprimere molte contraddizioni emotive in una battuta. Quando si sono uniti, ci è sembrato un buon matrimonio, che ha permesso di liberare il potenziale di Yorgos, consapevole di avere al fianco uno scrittore in grado di stare al passo con lui lungo tutto il percorso".
Aggiunge la Dempsey: "Tony ha in comune con Yorgos lo spirito irriverente, l'imprevedibilità, l'amore per l'assurdo e per l'umorismo dark. Condividono anche la disciplina artistica, che è un aspetto molto importante".
McNamara dichiara di essere stato attratto dal film proprio perché Lanthimos era stato chiaro sull'intenzione di non volere realizzare nulla che somigliasse, anche lontanamente, a un dramma in costume tradizionale. Di fatto, voleva allontanarsi dal genere. "Mi è piaciuto avere la possibilità di domandarmi: quali libertà possiamo prenderci veramente? Il film mi ha dato l'opportunità di realizzare qualcosa di diverso da quanto fatto fino ad ora".
Preferendo entrambi la complessità delle percezioni alla pedissequa osservanza dei fatti storici, Lanthimos e McNamara hanno discusso le linee guida che hanno caratterizzato la rivisitazione integrale del testo. "Abbiamo parlato di come dare un senso di contemporaneità ai personaggi, rendendoli così complicati da non capire subito le loro intenzioni, o pensare di riuscirci salvo realizzare che è impossibile", dichiara McNamara. "Volevamo una certa originalità e irriverenza e un senso di divertimento nei dialoghi e nell'azione".
Nell'immaginare l'architettura della sceneggiatura, la coppia si è concentrata sulle relazioni convergenti tra le donne. "Abbiamo deciso fin dall'inizio che il film non avrebbe narrato la storia di una sola persona", ricorda McNamara. "L'idea era di seguire questo triangolo e vedere come l'intreccio delle loro vite condiziona gli avvenimenti. Era importante che il punto di vista della storia non appartenesse a nessuna delle tre donne".
Una delle convenzioni del dramma in costume che McNamara e Lanthimos hanno sicuramente accantonato sono stati i modi compassati. "Questa è una cosa nei film d'epoca che non mi piace – quanto siano affettati", afferma McNamara. "E anche se sappiamo che all'epoca questa era la società, volevamo mostrare una sorta di crudeltà noncurante che traspare da sotto la facciata. La società era rigida, le persone restavano bloccate al loro posto, perciò si poteva contare solo sulla propria capacità di essere svelti, influenzare gli altri e cambiare le carte in tavola. Ecco perché le persone si comportavano a volte in modo tanto inflessibile e crudele".
Mentre scriveva, McNamara ha consultato alcuni resoconti dell'epoca per cogliere il contesto e le idee, ma non ha mai permesso alla narrazione di restare impigliata nella storia. "Essendo io australiano e Yorgos greco, non siamo legati alla storia inglese, quindi forse ci siamo sentiti più liberi di allontanarcene", medita McNamara. "C'è una verità di fondo nei grandi eventi e nel quadro generale della storia, ma la nostra principale preoccupazione era di seguire queste tre donne. Quindi, là dove la storia risultava utile, l'abbiamo mantenuta, mentre quando non lo era, l'abbiamo accantonata. È stato piuttosto divertente procedere in questo modo".
Nel corso del processo, McNamara e Lanthimos hanno trascorso insieme molto tempo viaggiando in Italia, dove hanno alternato lunghe passeggiate e lauti pasti mentre affinavano i dialoghi. "Tutto ciò mi ha aiutato a fondere la scrittura con la visione di Yorgos", afferma McNamara.
A conclusione di quattro anni di rimaneggiamenti, la sceneggiatura era tutto ciò che i produttori avevano immaginato all'inizio del percorso, quando avevano scelto Lanthimos. L'ambiguità dei personaggi era intensa, ma ciò che colpiva di più sia la Dempsey sia Guiney era quanto le tre donne della storia apparissero insolitamente proattive e imperiose, e non solo per il fatto di essere alla guida della nazione.
"Nel film osserviamo tre donne che si comportano come accade nella vita reale, ma che non vediamo spesso nei film", osserva Guiney. "Sono controllate ma, in altri momenti, appaiono capricciose, gelose, arrabbiate e, come chiunque altro, imperfette. Questo è evidente in tutta la sua gloria, ambiguità, fragilità e forza. Dopodiché, mettendo queste stesse donne al centro del processo decisionale nella pentola a pressione di un paese in guerra, otteniamo un risultato piuttosto originale".
"Vi è anche un certo livello di fisicità che, solitamente, non si vede in un film d'epoca, a meno che non si tratti di un duello tra uomini", aggiunge la Dempsey. "Ne La Favorita le donne sparano ai piccioni, vanno a cavallo al galoppo, corrono lungo i corridoi, seducono gli uomini nei boschi e fanno sesso".
Per questi personaggi che richiedevano un'interpretazione senza veli, il casting è stato indubbiamente un elemento essenziale.

OLIVIA COLMAN: LA REGINA ANNA

"Yorgos porta avanti le sue idee, che non sono per nulla influenzate dalle aspettative o da una concezione di normalità cui solitamente ci si attiene. E per gli attori questo tipo di originalità è inebriante. Yorgos suggerisce delle interpretazioni molto interessanti decodificando e mettendo in dubbio le normali convenzioni — e gli attori amano questo tipo di sfida"
-- Dixie Chassay, direttore del casting

Per quanto afflitta, malata e insicura, la regina Anna aveva poteri e autorità immensi. Nella sceneggiatura de La Favorita la sovrana oscilla come un pendolo fra due estremi: l'aspirazione allo stile e il desiderio di pathos. Per incarnare questi contrasti marcati e le emozioni associate, Lanthimos ha avuto fin dall'inizio soltanto un nome in mente: Olivia Colman.
Per l'attrice vincitrice di un Golden Globe Olivia Colman ("The Night Manager"), che ha già lavorato con il regista in "The Lobster", il ruolo della sovrana non è una novità. Ha interpretato la regina madre in "A Royal Wedding" (Hyde Park On The Hudson) ed è la regina Elisabetta II nella nuova stagione di "The Crown". Ma assumere il ruolo di Anna delineato ne La Favorita è stato qualcosa di più profondo e misterioso.
"Scelgo sempre gli attori per la loro presenza, le loro inclinazioni naturali e ciò che la macchina da presa coglie, anche se non capisco esattamente di che cosa si tratti. Sapevo fin dall'inizio che Olivia doveva essere la nostra regina", dichiara Lanthimos.
Anche i produttori sono stati molto presi dal casting. "Yorgos ha un istinto eccezionale quando si tratta di scegliere il cast", osserva la Dempsey. "Olivia interpreta la regina viziata, lunatica e manipolatoria come una donna autenticamente vulnerabile, emotivamente disperata e insolitamente carismatica".
McNamara osserva che il ruolo di Anna è attraente in parte perché "non è come appare. Sebbene sulle prime Anna ci sembri un'invalida e anche una donna piuttosto semplice, iniziamo a renderci conto che è effettivamente consapevole del proprio potere. È solo che decide in modo imprevedibile quando utilizzarlo, il che la rende un personaggio molto affascinante".
Il ritratto offerto dalla Colman è profondamente radicato nella fisicità della regina, nel suo impaccio volgare e nei lamenti, ma anche nella sua ricettività e sensualità. La Colman dichiara di avere trovato la chiave per impersonare i recessi e gli anfratti del personaggio attraverso la grinta di fondo di Anna, anziché le sue debolezze. Proprio come Sarah e Abigail, Anna è una sopravvissuta. "Deve avere avuto una forza straordinaria", osserva la Colman. "Credo volesse essere considerata una buona regina, ma non aveva abbastanza fiducia in se stessa. Non l'ho mai vista come una donna patetica e sono piuttosto orgogliosa di lei".
La Colman ha anche messo a fuoco la profonda solitudine di una donna che non può mai essere sicura di chi fidarsi e che ha dovuto superare la dolorosa perdita di 17 figli (in molti casi aborti spontanei, in altri bambini nati morti, e l'unico figlio vissuto più a lungo morto a 11 anni). L'isolamento della sovrana, accentuato dalla vastità delle stanze in cui risuona l'eco, sembra solo accrescere i suoi molti appetiti, i bisogni e il numero di coniglietti.
"Nel suo passato c'è tanta tristezza, lei deve sentirsi molto sola dato che, nel suo ruolo, non può sapere se piace genuinamente alle persone o soltanto perché è la regina", spiega la Colman. "Al tempo stesso, Anna è piuttosto infantile e mi sono divertita a interpretare questo lato. Nel profondo, non si sente veramente una regina, cosa che traspare dai suoi accessi di rabbia e da come a volte punta i piedi. Mi sono divertita a comportarmi in modo irascibile e a schiaffeggiare i paggetti".
La Colman è stata entusiasta di tornare a lavorare con Lanthimos. "Yorgos è davvero brillante e puoi fidarti di lui completamente", afferma l'attrice. "Tuttavia, ha una mente talmente straordinaria che non puoi rilassarti del tutto, dato che non sai mai quale sarà il suo passo successivo. Effettua le riprese da angolazioni che nessuno sceglie e tutto appare magnifico. Mi piace conoscere cose nuove e, lavorando con Yorgos, c'è sempre tanto da imparare".
Un aspetto che andava approfondito ne La Favorita erano i desideri sessuali di Anna e il passaggio del suo affetto da Lady Sarah, che essenzialmente ha governato il paese al suo posto, alla nuova favorita, Abigail, che le piace in modo totalmente diverso.
"Quando perde la testa per Abigail, non credo Anna si renda conto che Sarah è il vero amore della sua vita", osserva la Colman. "Lei e Sarah si conoscono fin da bambine e si sono sempre protette a vicenda. Ma con Abigail, Anna è colpita dal fatto che la giovane e bellissima creatura guardi proprio lei ed è felice delle sue premure. La cosa tragica è che la regina pensa che sia tutto vero… e non lo è".

RACHEL WEISZ: LADY SARAH

"Lady Sarah ha tutto: è intellettualmente molto potente, sessualmente molto potente, fisicamente abbastanza potente e, politicamente, è responsabile dell'intera nazione. Penso di lei che abbia la chiarezza e la determinazione di una leader politica moderna"
-- Rachel Weisz

A tenere le fila del regno della regina Anna e a sostenerla in tanti modi diversi, troviamo il suo braccio destro, Lady Sarah Churchill, prima duchessa di Marlborough, che riesce a ottenere un potere senza precedenti grazie alla sua sagacia e non per eredità. Storicamente, Sarah Jennings Churchill è conosciuta come capostipite della famiglia Spencer-Churchill, che ha dato i natali sia a Winston Churchill sia alla principessa Diana. Ma è anche considerata una delle figure politiche più potenti del suo tempo, dato che era lei ad amministrare le finanze della regina, lei a bisbigliarle consigli e sempre lei a ricattarla quando riteneva fosse necessario.
A interpretare Sarah ne La Favorita troviamo la vincitrice di un Academy Award Rachel Weisz, al suo secondo film con Lanthimos, dopo "The Lobster".
Lady Sarah Churchill conosce la regina da quando entrambe erano le giovani figlie di due uomini importanti e vivevano recluse nella noia del Palazzo Reale. La loro amicizia cresce fino a diventare un rapporto simbiotico e molto intimo — nelle lettere appassionate che Anna scriveva a Sarah possiamo leggere, ad esempio: "Spero di poter trascorrere qualche momento con te, mia cara… di poter avere un abbraccio, cosa che desidero più di quanto non riesca ad esprimere". Sarah sposa John Churchill, che presto viene nominato duca di Marlborough dalla regina, ma la vicinanza tra le due donne continua a lungo anche dopo.
Quando Anna sale al trono, attribuisce a Sarah molti ruoli chiave, tra cui Mistress of the Robes (era il titolo più alto che una donna potesse avere all'epoca, con la responsabilità di abbigliamento e gioielli reali) e Keeper of the Privy Purse (responsabile dell'amministrazione dell'appannaggio della regina). Sarah sfrutta al meglio l'opportunità che le viene data: diventa la consigliera più fidata della regina, discutendo per ore di questioni politiche e di strategie militari. Nota per la sua intelligenza brillante, il temperamento impulsivo, la franchezza risoluta e anche per la sua decantata bellezza, Lady Sarah raccoglie intorno a sé un circolo di leccapiedi e una pletora di personaggi decisi a influenzarla. La sua amicizia poteva procurare enormi vantaggi politici, ma Sarah poteva essere una nemica che nessuno avrebbe voluto avere.
"Rachel e Yorgos avevano sviluppato un senso di fiducia reciproca nel precedente film, 'The Lobster'", osserva la Dempsey. "Rachel è stata una scelta ispirata, capace di conferire a Sarah autorità e fascino. La fa essere dispotica e sgradevole oltre ogni limite — e tuttavia, quando Sarah viene umiliata e soffre per un drammatico rovescio di fortuna, la vediamo mantenere la propria dignità pur nella sconfitta. Proviamo compassione per lei, ma non pena, perciò il suo personaggio ha una gamma molto varia di sfaccettature".
Per la Weisz il film di Lanthimos sovverte e complica la percezione della storia, mettendo in luce una serie di fatti inquietanti e sorprendenti. "In 'The Lobster' c'era un universo immaginario, mentre La Favorita ha una base storica, ma è la storia secondo la narrazione del regista, perciò è una cosa diversa da qualunque mia esperienza precedente", dichiara l'attrice. "L'universo che Yorgos crea è sempre unico, rispecchia la sua sensibilità e non può essere replicato da nessun altro. Il film è una sua creazione genuina e il modo in cui lui definisce il tono è forse la cosa più brillante e misteriosa che riesca a fare".
La precedente esperienza con Lanthimos le è stata di aiuto nell'approccio. "Sapevo che la migliore preparazione era di presentarmi totalmente senza barriere", afferma l'attrice.
La Weisz è stata attratta da ogni sfaccettatura della personalità di Sarah. La donna, per quanto in gamba, non può negare che la sua posizione di predominio abbia un'unica ragion d'essere, vale a dire il rapporto di dipendenza reciproca tra lei e la regina. "Anna e Sarah hanno un rapporto assai complesso e mutevole. Perciò, è impossibile riassumerlo in una frase", osserva la Weisz. "Anna ha bisogno di Sarah e credo che Sarah adori il fatto che la regina abbia bisogno di lei. Anna non è portata né per la politica, né per le tattiche belliche né per la guida della nazione, cose che invece piacciono molto a Sarah. Le due sono amiche d'infanzia e si vogliono bene. Direi che la loro relazione è presente ovunque: nel sesso per fini politici, nei giochi e nelle lotte di potere, nella dipendenza e nei bisogni emotivi, nel predominio e nella sottomissione, e anche nel dolore, nel senso di protezione e nella riconciliazione".
Lady Sarah ha pochi rivali anche fra gli uomini che si contendono il potere a corte, quindi è colta di sorpresa quando la donna da lei scelta come cameriera personale della regina, la remissiva cugina Abigail, diventa per lei la maggiore minaccia sotto tutti i punti di vista.
"Sarah si fa un'idea completamente sbagliata di Abigail", afferma la Weisz. "Le appare bisognosa e debole a causa delle difficoltà che ha vissuto, dato che il padre ha perso tutto al gioco. Credo che inizialmente Sarah provi un senso di tenerezza e compassione per Abigail. Vuole proteggerla e insegnarle a diventare una donna forte. Scopre invece che la ragazza non ha bisogno di alcun aiuto".
La dinamica richiama alla mente un altro riferimento al gioco emotivo sleale tra due donne. "Abigail mi ricorda Eva in 'Eva contro Eva' (All About Eve), l'attrice giovane e arrivista che vuole prendere il posto di Bette Davis", afferma la Weisz, citando il film classico di Joseph L. Mankiewicz in cui una giovane star di Broadway distrugge la carriera del suo idolo di un tempo.
La Weisz sottolinea che questa è la sua analisi di Sarah, non necessariamente quella di Lanthimos, che tende a non discutere le motivazioni dei personaggi con gli attori. "Yorgos dà delle indicazioni molto vaghe ma semplici. C'è sempre un senso di mistero", conclude l'attrice.

EMMA STONE: ABIGAIL HILL

"Non volevo creare il personaggio del cattivo e quello della vittima. Invece, l'idea di chi sia il cattivo e chi la vittima è mutevole, cambia e si sposta da un ruolo all'altro. In questo modo, il pubblico prova qualcosa in base a ciò che i personaggi fanno e non esprime su di loro un giudizio assoluto, anche quando fanno qualcosa di orribile"
-- Yorgos Lanthimos

Dal momento in cui cade dalla carrozza nel fango puzzolente fuori dal Palazzo Reale, Abigail inizia ad alterare gli equilibri di potere. Appellandosi alla compassione di Sarah, accetta il lavoro di cameriera, ma presto entra nelle grazie della regina, in un'ascesa che la porta fino alla camera da letto di Anna. Se Sarah ha sempre dominato la fragile sovrana, Abigail la conforta, finché l'alunna supera la maestra come punto di equilibrio del potere.
Anche Abigail, come le altre due donne del triangolo, è fatta di contrasti: il pragmatismo sottile e scaltro, frutto di una vita piena di avversità, si mescola con una capacità apparentemente illimitata di essere affascinante. Ad evocare tutti questi tratti è la vincitrice di un Academy Award Emma Stone, al suo esordio con Lanthimos, che l'ha osservata mentre l'attrice rivelava nuove sfaccettature della sua personalità artistica.
Come dichiara Lanthimos: "Emma mi è sempre piaciuta molto e, appena l'ho incontrata, ho capito che è davvero in gamba, che le piace approfondire le cose e che aveva veramente una forte percezione di questo personaggio. È stato magnifico vederla lavorare. Sapevo che ci sarebbe riuscita, anche se non credo abbia mai avuto l'opportunità di fare qualcosa del genere fino ad ora. Osservarla recitare è stata una grande esperienza".
La Stone è stata colpita in particolar modo dalla capacità di Abigail di usare e poi infrangere tutte le regole sociali. "Mi piace il modo in cui Abigail realizza i suoi piani. Ha molta fiducia in se stessa ed è una vera e propria sopravvissuta", dichiara la Stone. "È sempre in ascolto, fa attenzione a tutto e usa ciò che impara".
La Stone è stata attratta dal trio di donne di cui il suo personaggio fa parte. "Il fatto che vi siano tre donne straordinarie al centro della storia è ancora raro nelle sceneggiature cinematografiche", sottolinea l'attrice. "Ognuna di loro è imperfetta, divertente e complicata. È un riflesso della vita reale".
Per la Stone, il motivo per cui Abigail riesce a conquistare la fiducia della diffidente regina è che percepisce il suo bisogno di essere amata per ciò che è e non per l'autorità e il potere enormi di cui è investita. "Penso che Anna sia un personaggio abbastanza tragico. Non patetico, perché ha una grande forza che emerge quando viene messa alle strette, ma la sua vita è stata davvero tragica", aggiunge la Stone. "È costantemente affranta e fisicamente così debilitata da spezzare il cuore – come penso che accada ad Abigail, almeno un po'".
Il ruolo ha avuto una componente fisica che la Stone non si aspettava. "Ho dovuto imparare a fare l'inchino, a sparare con un fucile dell'epoca e a cavalcare", ella spiega. E poi c'è il protocollo reale. "A Palazzo tutto è formale e solenne. Ho dovuto imparare molte cose. Quando esce da una stanza, Abigail deve indietreggiare perché non si possono dare le spalle alla regina. Questo genere di cose mi ha incuriosito".
Nell'esplorare tutti i lati del suo personaggio, la Stone ha beneficiato quotidianamente della preziosa collaborazione di Lanthimos. Il regista non è mai stato chiuso e inavvicinabile con l'attrice. "Yorgos è un uomo straordinariamente gentile. Non è affatto intimidatorio, ma ha le idee molto chiare e il mio desiderio era di adeguarmi al suo punto di vista senza starci a rimuginare troppo. Con lui mi sono sentita in mani sicure".
Questo è stato chiaro sul set a tutti, osservando la Stone mentre si abbandonava totalmente e senza freni al ruolo. "Semplicemente, Emma entra dentro al personaggio", afferma la Dempsey. "Abigail è il catalizzatore che dà il via alla storia, trasformandosi da estranea a personaggio politico e romantico molto pericoloso. È una sfida rischiosa per qualunque attore e riuscire a coglierla con l'accento britannico aggiunge tutto un nuovo livello di complessità — Emma è deliziosa nel ruolo".
La Stone, la Colman e la Weisz hanno trascorso insieme tre settimane, prima dell'inizio della produzione. In questo periodo è nato un buon rapporto tra di loro e hanno sviluppato quell'apertura di cui avrebbero avuto bisogno davanti alla macchina da presa. Come ricorda la Stone: "Durante quelle tre settimane ci siamo conosciute bene e abbiamo imparato a fidarci reciprocamente. Si è creata una certa dinamica tra di noi e anche con Yorgos, grazie alla quale ci siamo sentite pronte a tutto, il che è stato un aspetto importantissimo in un film come questo".

WHIG CONTRO TORY: IL CAST SECONDARIO

Il regno della regina Anna è stato caratterizzato non solo dalla prima guerra mondiale dell'era moderna e dall'unificazione del Regno Unito, ma anche da faziosità e partigianerie politiche, da una marcata conflittualità interna e da uno stallo ideologico. La regina era a capo di una monarchia costituzionale e condivideva il potere con il parlamento eletto i cui rappresentanti, i Whig e i Tory, rispondevano ai loro elettori. I Whig, appartenenti in prevalenza all'aristocrazia terriera, erano favorevoli alla guerra e, inizialmente, avevano la monarchia dalla loro parte. I Tory, il partito di opposizione, cercavano invece di porre fine alla guerra e ai suoi crescenti costi in termini di vite umane e di prosperità.
Sebbene entrambi gli schieramenti fossero costituiti solo da uomini, la visione di Lanthimos sottolinea l'operato e il controllo da parte delle donne, mentre gli uomini, vistosamente imbellettati e ingioiellati, sono unicamente reattivi. "Ho collocato le donne in un conglomerato di uomini che non hanno un indirizzo e sono incapaci di gestire le questioni importanti. Gli uomini sono maggiori in numero ma non in spirito", spiega Lanthimos.
Il capo dell'opposizione Tory è Robert Harley, primo conte di Oxford e conte di Mortimer, considerato uno dei primi grandi professionisti del 'controllo dell'informazione'.
Sebbene nella realtà Harley sia diventato primo ministro della regina Anna, nel film trova l'accesso alla sovrana costantemente bloccato da Sarah. Solo con l'arrivo di Abigail la sorte di Harley cambia e l'uomo riesce a perorare la sua causa contro la guerra e il disastro finanziario che rappresenta.
Ne La Favorita Harley è interpretato da Nicholas Hoult, noto per i ruoli in "Mad Max: Fury Road" e "X-Men: Apocalypse". Fin dall'inizio, Hoult si è entusiasmato all'idea che il suo personaggio, storicamente autorevole, nel film venga relegato a un ruolo secondario, assoggettato alla volontà di Sarah prima e di Abigail poi, per ottenere una certa influenza su Anna.
"Mi piace che il film parli del potere e dell'amore di tre donne: i personaggi di Rachel, Emma e Olivia sono effettivamente molto più forti di quelli maschili sotto diversi punti di vista, compreso, sicuramente, l'aspetto esteriore, con gli uomini che esibiscono tacchi di 7 cm, calzamaglie e parrucche enormi", medita Hoult.
L'attore osserva che Lanthimos non ha incoraggiato il cast ad effettuare approfondite ricerche sui personaggi storici. "Era chiaro che stavamo portando i personaggi fuori dai confini di ciò che è noto", egli dichiara. Quanto al suo ruolo tracciato nella sceneggiatura, Hoult descrive Harley come "piuttosto manipolatorio" e spiega che "per riuscire a farsi ascoltare dalla regina, Harley deve allearsi con Abigail".
Una realtà storica che viene rappresentata nel film, ancorché in modo stilizzato, è la passione di Harley per l'abbigliamento appariscente. La misura della sua grandiosità ha colto di sorpresa Hoult. Come ricorda l'attore: "Sono stato interpellato molto presto dalla responsabile del trucco, che voleva sapere se qualcuno mi avesse parlato del mio aspetto nel film. Dopodiché mi ha mostrato alcune foto. Non avevo la minima idea! Ma ho trovato che l'aspetto fosse un tratto particolarmente brillante del personaggio".
I costumi vistosi di Harley hanno colpito i colleghi del cast. Come dichiara Rachel Weisz: "Con il trucco, la parrucca e i tacchi alti, Nick Hoult sembrava il modello più affascinante del mondo. Al mio personaggio non piace Harley e, infatti, lo tratta gelidamente, ma quando guardavo Nick, mi scioglievo letteralmente. È davvero divertente e anche bellissimo".
Il rivale di Harley è il politico più potente dell'epoca, Sidney Godolphin, primo conte di Godolphin, che, sotto la regina Anna, ha avuto il ruolo di Lord Gran Tesoriere. Pur essendo un Tory, Godolphin è politicamente allineato al leader dei Whig John Churchill, duca di Marlborough, avendo i due il comune obiettivo di trovare il modo di sovvenzionare la guerra contro la Francia. Per il ruolo è stato scelto l'attore inglese James Smith, noto per la satira politica contemporanea "In The Loop".
Inizialmente, Smith ha effettuato ricerche approfondite, visitando anche la casa in cui Godolphin ha vissuto l'infanzia in Cornovaglia. Ma poi si è reso conto che le indagini non andavano nella stessa direzione voluta da Lanthimos. "Il primo giorno delle prove mi sono lasciato alle spalle tutte le ricerche, perché non è così che si lavora con Yorgos", spiega l'attore.
Smith ha invece puntato ai temi presenti nella sceneggiatura: "Per me la storia è il viaggio molto umano di un'amicizia che finisce in malo modo. Come ha detto Samuel Johnson: 'Un uomo dovrebbe tenere le sue amicizie in costante riparo'. Proteggere l'amicizia non è proprio semplice e sia Anna sia Sarah vengono messe a dura prova".
Per quanto insolito abbia trovato l'approccio di Lanthimos, per Smith lavorare con il regista è stato un sogno. "Una delle qualità che mi piacciono in Yorgos è la sua bontà d'animo", spiega l'attore. "Fin dal primo giorno, ho avuto la netta sensazione che tutti gli individualismi fossero rimasti fuori la porta. Yorgos è così calmo e paziente da non lasciare spazio alle insicurezze di nessuno. Siamo tutti nella stessa barca, non solo gli attori, ma anche gli addetti alle parrucche, al suono, alle macchine da presa: tutti sono trattati come professionisti che conoscono il mestiere, ma Yorgos cerca di ottenere qualcosa in più, qualcosa che non sai neanche di possedere. Tutto ciò è affascinante".
L'alleato politico di Godolphin, e marito di Sarah, è John Churchill, duca di Marlborough, un soldato e statista la cui influenza ha attraversato cinque monarchie e che ha guidato gli eserciti di Inghilterra, Olanda e Germania nella guerra contro la Francia. Il ruolo è stato assegnato a Mark Gatiss, l'attore, sceneggiatore e romanziere britannico noto per i ruoli indelebili in "Doctor Who", "Sherlock" e di Tycho Nestoris ne "Il trono di spade" (Game of Thrones) della HBO.
Analogamente a Smith, Gatiss è stato attratto dalla visione poco convenzionale di Lanthimos. "In un certo senso, abbiamo dovuto disimparare cose che abbiamo fatto per anni", è la sua descrizione del set. "Rispetto a chiunque altro al suo posto, Yorgos vuole sempre scavare più in profondità per trovare qualcosa di insolito e più contemporaneo nei personaggi".
Nella realtà storica, Churchill sposa Sarah quando lei è ancora adolescente. In seguito, lo stretto legame di Sarah con la regina si dimostra molto vantaggioso. Sotto il suo regno, Churchill non solo ottiene molto potere, ricevendo dalla sovrana il titolo di duca, ma raccoglie anche una fortuna considerevole. Il matrimonio, in particolare, ha affascinato Gatiss. "Nel film la coppia è potentissima", egli osserva. "Di fatto, è Sarah a guidare il paese e ad avere un ruolo chiave nei giochi di potere, mentre John conduce la guerra. John è consapevole che la moglie è più brava di lui nelle faccende politiche e che è lei ad avere il ruolo principale nel rapporto".
Avendo già lavorato con la Weisz in passato, Gatiss sapeva che lei avrebbe raccolto la sfida con entusiasmo. E aggiunge: "Il ruolo è semplicemente perfetto per lei — una donna divertente, arguta e al tempo stesso spietata. Ci mostra anche quanto debba essere stato difficile essere Sarah, con la necessaria severità e la straordinaria capacità di evitare tutte le trappole che le venivano tese".
A completamento del cast maschile troviamo la star in ascesa Joe Alwyn nei panni di Samuel Masham, fin troppo felice di far negoziare a Harley il suo matrimonio con Abigail, in cambio dell'auspicata ammissione al cospetto della regina. Anche per Abigail il matrimonio è vantaggioso, perché sale di rango e si avvicina maggiormente alla sua ambizione di scalzare Lady Sarah dalla posizione di favorita della regina.
Masham è guidato da un desiderio spudorato. "Vi è un'immediata bramosia da parte di Masham che, essendo di ceto più elevato, si aspetta di avere un ruolo predominante nel corteggiamento. Ma Abigail sovverte rapidamente questa idea", spiega Alwyn. "Il suo ingegno e il coraggio lo colgono di sorpresa. L'uomo si accende di passione per le sue battute spensierate e ogni loro scena è una lotta di potere per vedere chi ha il sopravvento. Tutti in questo film si usano a vicenda, che sia per il potere, la posizione, l'influenza o il sesso".
Pur essendo relativamente nuovo ai set cinematografici, Alwyn era ben consapevole dell'approccio atipico di Lanthimos. "Devi essere disponibile, aperto e pronto ad entrare nella sua mente folle, non devi fare altro", riassume l'attore.
Per coprire i ruoli minori, il direttore del casting Dixie Chassay e il suo team hanno attinto dalla strada. "A Yorgos piace mescolare attori dalla formazione classica con gente priva di esperienza. Trova la loro purezza e spontaneità molto gratificanti; è qualcosa che può essere immortalato una sola volta", spiega la Chassay.
Due personaggi in particolare — la signora Meg, interpretata da Jennifer White, e Sally, interpretata da Lilly-Rose Stevens –, oltre a una decina di ruoli minori senza battute, sono stati scelti fra la gente comune. "Per ogni personaggio abbiamo cercato un volto particolare che trasudasse energia", dichiara la Chassay. "Ognuna di queste persone è stata scelta perché aveva una storia tracciata sul volto".

COLORE, MACCHINA DA PRESA, SCENOGRAFIE

"Essere intrappolati in ambienti così chiusi non può che accentuare le tensioni personali"
-- Ceci Dempsey, produttore

Il regno e i suoi abitanti sono un mondo in cui l'uso del colore, le espressioni dei volti, le angolazioni della macchina da presa e i contrasti visivi sono tanto importanti quanto i dialoghi.
Fin dall'inizio, mentre affinava la sceneggiatura con Tony McNamara, Lanthimos sapeva di voler usare l'architettura del Palazzo Reale come si utilizzano le stanze in una 'farsa da camera da letto', con una frenetica varietà di interconnessioni. "Il funzionamento del Palazzo era molto importante per Yorgos dal punto di vista visivo, quindi lo abbiamo incluso nella narrazione", spiega McNamara. "A Yorgos piaceva l'idea che le stanze fossero tutte collegate tra loro come anche l'idea di rappresentare Abigail che, partendo dal gradino più basso, si fa strada fino ai piani alti".
Per l'ambientazione del Palazzo, la produzione ha scelto Hatfield House, una proprietà giacobiana nello Hertfordshire, in Inghilterra, che ha ospitato i reali fin dal XV secolo. La struttura attuale è stata edificata nel 1611 da Robert Cecil, Primo Ministro di re Giacomo I, e abbonda di grandi scalinate, salotti spaziosi e, elemento indispensabile, corridoi lunghissimi, che si estendono a perdita d'occhio.
Ciò che più contava per Lanthimos era avere a disposizione spazi enormi ed echeggianti in cui una persona può sentirsi insignificante, perfino persa. "Fin dall'inizio, avevo una chiara immagine di personaggi soli in spazi immensi", spiega il regista.
In queste stanze enormi, Lanthimos ha lavorato a stretto contatto con il direttore della fotografia Robbie Ryan, tra i cui ultimi lavori troviamo "American Honey", "Philomena" e "The Meyerowitz Stories". Grazie alla ricca intensità della pellicola 35mm, la macchina da presa di Ryan, volteggiando sui personaggi e tra di loro, ha prodotto un risultato al tempo stesso intimo e dinamico, sfruttando angolazioni particolari e prospettive impreviste.
Il regista sapeva esattamente anche il tipo di illuminazione che voleva nel film: sostanzialmente nessuno. "In un paio di occasioni, fuori, di notte, abbiamo dovuto usare le luci, in modo da vedere almeno qualcosa, ma, per il resto, abbiamo girato come in tutti i miei film — con la luce naturale", spiega Lanthimos. "Quel che si vede è esattamente quello che c'era il giorno della ripresa; a me piace che sia così: quando c'è il sole la scena è luminosa, quando il tempo è coperto la scena è più buia. Abbiamo usato la luce delle candele per tutte le scene notturne. In questo modo, hai il tempo di concentrarti sull'essenza del film — le relazioni amorose e il movimento della macchina da presa — che è per me la cosa più importante".
Il cast è rimasto affascinato dall'attenzione di Ryan e Lanthimos per il posizionamento della macchina da presa in posti insoliti. Come dichiara Nicholas Hoult: "Robbie Ryan è un direttore della fotografia fenomenale e Yorgos è sempre interessato a trovare nuove angolazioni. Il film non è mai stato girato in modo convenzionale e i due erano costantemente in cerca di possibilità diverse per effettuare le riprese. Credo sia anche questo a rendere i film di Yorgos differenti, nuovi e invitanti. Il pubblico conosce già la struttura della maggior parte dei film e credo che perda interesse quando sa che cosa sta per succedere. Con Yorgos questo non avviene".
Il compito epico di allestire il Palazzo Reale secondo la visione di Lanthimos è toccato alla scenografa Fiona Crombie ("Macbeth"). Le è stato da subito assicurato che gli anacronismi nelle scenografie non sarebbero stati un problema, anzi sarebbero stati i benvenuti se avessero puntellato l'universo della narrazione. "Sapevo che le scenografie erano una cosa a sé stante, slegata da ciò che esisteva o meno. Il risultato è stato un mix. Alcune cose appartengono realmente all'epoca e altre sono lontane", spiega l'artista.
"Quando entri nello spazio di Anna, per il solo fatto che possiede 17 conigli, già ti trovi immersa in un linguaggio e un mondo unici", spiega la Crombie. "Perciò, pur essendo attenti allo stile del mobilio dell'epoca, ci siamo focalizzati maggiormente sul rendere le forme, le strutture e l'estetica coerenti con i personaggi".
Un concetto prioritario era che il Palazzo doveva apparire come un parco giochi per coloro che vi erano ammessi. "Ci sono scene come quella del ragazzo usato per il tiro al bersaglio con le arance oppure la corsa delle anatre. Dominano gli eccessi e la netta sensazione che gli abitanti del Palazzo facciano certe cose perché se lo possono permettere", osserva la Crombie.
Un altro concetto, che si rispecchia nella fotografia, a cui la scenografa si è attenuta, è la fluidità. "L'appartamento della regina cambia spesso e non avevamo regole fisse su dove posizionare gli arredi. Nella sceneggiatura mi è piaciuta molto l'idea che la regina si faccia portare in giro su una portantina, per cui c'è una naturale mobilità degli oggetti ovunque lei vada. Non mi sono preoccupata di dare troppe spiegazioni. Ad esempio, a un certo punto nel salone si svolge una gara con le anatre e trenta panche. Non ci interessa sapere da dove arrivino trenta panche. La volta successiva in cui ci troviamo in quel salone, si sta svolgendo un ballo poi, all'improvviso, è in corso la cena di Abigail e tutto cambia nuovamente. C'è sempre la possibilità che le cose si trasformino da un momento all'altro".
Il pavimento di marmo a scacchi bianchi e neri nel salone di Hatfield ha aiutato la Crombie a sviluppare la palette per le scenografie del film, caratterizzata dai toni dell'oro, dello champagne, dell'ananas e della quercia, che trae spunto dalla palette dell'ideatrice dei costumi Sandy Powell. "Eravamo tutti incantati dal modo in cui gli abiti risaltano in questo mondo dai toni prevalenti dell'oro e del legno", dichiara la Crombie.
Sebbene i pavimenti e le pareti siano stati fonte d'ispirazione, la Crombie ha finito con il modificare totalmente Hatfield. "Per creare la stanza della regina, ci siamo sbarazzati di una quantità di dipinti, mobili e tendaggi straordinari, così da poterla allestire secondo il nostro linguaggio".
E aggiunge: "Ovviamente, siamo stati molto rispettosi. Tutto nella dimora è incredibilmente prezioso e bello. Una delle maggiori sfide sono state le candele perché, come potete immaginare, esistono protocolli molto rigidi riguardo all'utilizzo di candele. Perciò, abbiamo dovuto dotare un quantitativo enorme di candele di colletti raccogli-cera. Ma le persone che gestiscono Hatfield sono state molto collaborative, per cui siamo riusciti a negoziare fino a trovare un accordo sulla maggior parte delle cose che volevamo fare".
Un'altra sfida è stata allestire il "centro benessere" in cui la regina si rilassa. "Abbiamo costruito un'enorme vasca per fangoterapia, ma già farla entrare nell'edificio è stato un evento", ricorda la Crombie.
La scenografa ha sempre lavorato a stretto contatto con Ryan. "In parte, le scenografie dovevano accompagnare il movimento della macchina da presa, facendo in modo che Robbie avesse spazio a sufficienza per muoversi o spingersi dove voleva. Lo spazio era importante quanto gli oggetti, quindi ci siamo proposti di non riempire le stanze di cose".
L'uso nel film del grandangolare e della panoramica a 360° è stato molto soddisfacente per la Crombie, poiché ha dato una nuova prospettiva al lavoro del suo team. "Un personaggio entra in una stanza e si ha un'incredibile panoramica completa, dal pavimento al soffitto fino agli angoli", spiega la scenografa. "Si vede tutto. Mi ha dato grande soddisfazione".

UOMINI INCIPRIATI, DONNE EMANCIPATE: COSTUMI, ACCONCIATURE E TRUCCO

Ne La Favorita i costumi fanno indissolubilmente parte del disegno complessivo e si fondono con l'ambientazione e la fotografia, contribuendo a definire il mondo immaginato dal regista. Lanthimos ha collaborato con la leggendaria Sandy Powell, vincitrice di tre Oscar (per "The Young Victoria", "The Aviator" e "Shakespeare In Love") e candidata undici volte per i migliori costumi.
È stata la stessa Powell a contattare Ceci Dempsey dopo essere venuta a conoscenza della produzione imminente. "Sapevo che si trattava di un film in costume, ma non proprio convenzionale e con la presenza di una certa stilizzazione — tutte cose che amo", dichiara la Powell. Era anche incuriosita da Lanthimos. "Conoscevo il lavoro di Yorgos e quando ho pensato a quale sarebbe potuta essere la sua visione di un film in costume, ho saputo che sarebbe stata completamente diversa da qualunque cosa io abbia mai fatto fino ad ora", ella spiega.
Un altro elemento che ha forse rappresentato la maggiore attrattiva per la Powell è stato la rara opportunità di avere un trio di protagoniste, ognuna con le proprie complessità, su cui sbizzarrirsi. "È un avvenimento", sottolinea l'artista. "È già raro che vi siano due protagoniste, figuriamoci tre".
Lanthimos ha lasciato alla Powell ampia libertà creativa. "Yorgos è un uomo di poche parole. Non dà molte indicazioni riguardo a ciò che vuole esattamente. Ma mi ha dato alcune linee guida generali e mi ha fornito dei riferimenti visivi che mi hanno ispirata", spiega l'ideatrice dei costumi.
La Powell osserva che l'epoca stessa, l'inizio del XVIII secolo, non è molto conosciuta nel cinema, raramente è stato esplorata e certamente non in anni recenti, e questo ha rappresentato una bella novità. "Ho potuto pensare ai costumi partendo da zero, dato che non ve ne erano da noleggiare nelle sartorie cine-teatrali. Abbiamo dovuto realizzare tutto. Se da un lato il compito era scoraggiante, dato che avevamo pochissimo tempo, dall'altro è stato eccitante perché abbiamo potuto fare a modo nostro, creando tutto un mondo e realizzando le nostre idee in termini di colore e stile".
La scelta del colore è stata un elemento fondamentale. Pur rimanendo fedele alle silhouette del XVIII secolo, la Powell si è divertita con il colore, scegliendo una palette minimalista fatta di tonalità neutre e oro.
"C'è qualcosa di esilarante nel limitare la palette. Anche se adoro i colori, per la prima volta li ho praticamente eliminati da un film. Nelle scene all'interno del Palazzo abbiamo in prevalenza usato il bianco e il nero, con qualche macchia di argento e grigio. Gli uomini politici, come indicato nella sceneggiatura, vengono definiti dai loro colori, i Tory dal rosso e i Whig dal blu. Ma io li ho vestiti tutti di nero e solo il gilet è rosso o blu".
Pur essendo disponibili vari ritratti della regina Anna, la Powell li ha per lo più ignorati. "I costumi che più si avvicinano a quelli veri sono i mantelli che la regina indossa nei suoi discorsi ufficiali al Parlamento. La linea e il modello che si vedono nel film si basano sui ritratti ufficiali di corte", ella spiega, "ma i dettagli sono completamente inventati e stilizzati".
Quando non è impegnata in questioni di governo, la regina si sbarazza degli abiti ufficiali. "Anna è triste, depressa e la malattia sta peggiorando. Ecco perché le faccio indossare una camicia da notte per la maggior parte del film. È quello che fa una persona malata e depressa, non si veste. E siccome lei è la regina, non deve fare nulla che non abbia voglia di fare", afferma la Powell.
Abigail ha nel film il guardaroba che si evolve maggiormente. Arriva a Palazzo con un vestito sbiadito e coperto di fango, e scambia il proprio passato con una uniforme da cameriera. Poi, come spiega la Powell, "nel corso della sua missione di mobilità ascendente, è promossa al ruolo di cameriera personale della regina, che le fa ottenere un nuovo cambio di abiti, dopodiché, quando sposa Masham, entra in possesso di una certa quantità di denaro e i suoi vestiti diventano ancora più raffinati. A quel punto l'ho mostrata ben vestita e adorna".
Anche nel suo caso, la palette cambia. "Passa dal grigio al nero, poi al bianco e nero e, infine, al bianco integrale. C'è l'idea che solo le persone ricche vestano di bianco, dato che sono le sole a potersi permettere di mantenere gli abiti puliti. Se qualcuno veste completamente di bianco, è probabile che sia più che benestante", osserva la Powell.
Nel frattempo, sono i personaggi maschili quelli che si concedono abiti e vesti eleganti, specialmente Harley (Nicholas Hoult). "Harley è un pavone, esageratamente elegante e appariscente", commenta l'ideatrice dei costumi. "Il suo abito è simile a quello degli altri uomini, ma poi ho accentuato le increspature e i fronzoli, e ho abbondato con pizzi e merletti. Tutto è leggermente più grande ed esagerato. E, dato che Nick è alto quasi 1.90 cm, con 7 cm di tacco svetta su chiunque altro, il che accresce la sua visibilità".
Anche la responsabile di trucco e acconciature, Nadia Stacey ("L'altra metà della storia" - The Sense Of An Ending), si è trovata a varcare un territorio inesplorato. "Per iniziare, non vi sono molte ricerche su quest'epoca, dato che non è stata rappresentata spesso. E poi, Yorgos ci ha detto più volte di dimenticarci delle ricerche fatte perché a lui non importava se un'acconciatura era fuori moda di qualche anno", spiega la Stacey. "Voleva che la corte della regina Anna fosse riconoscibile, ma nella nostra versione stilizzata".
L'artista ha presto scoperto che Lanthimos preferisce il disordine naturale della vita. "A lui non piacciono i capelli perfetti, senza un riccio fuori posto; spesso metteva le dita nelle acconciature per fare un po' di disordine. Il mio team ha dovuto imparare e non intromettersi per dare una sistemata quando gli attori sudavano o l'illuminazione faceva diventare i capelli crespi. Quando, durante la corsa delle anatre, le parrucche hanno iniziato a muoversi e i capelli a fuoriuscire, Yorgos ha detto che andava bene, che gli piaceva così".
Analogamente alla Powell, la Stacey ha usato come base delle silhouette storicamente accurate, poi ha iniziato a sperimentare con la palette, le consistenze e i dettagli. Per distinguere i Whig dai Tory, ha scelto per i Whig conservatori delle tradizionali parrucche vaporose dai colori naturali, mentre i Tory hanno parrucche completamente bianche addobbate con riccioli fissati con nastri e i volti truccati e incipriati.
Nel XVIII secolo era normale per gli uomini, specialmente quelli delle classi sociali superiori, avere un colorito pallido acceso dal belletto sulle guance e dal rosso rubino delle labbra. La Stacey si è particolarmente divertita con il trucco accentuato di Harley. "Nick non sapeva che avrebbe avuto una parrucca enorme e il trucco marcato, ma ha accettato di buon grado la trasformazione. Il fatto è che, con il trucco, Nick è bellissimo. Il suo personaggio è ridicolo, ma lui è stupendo", dichiara la Stacey.
L'artista ha decorato Harley con un assortimento di mouche, i finti nei molto popolari all'epoca. "Le mouche sono diventate di moda perché la cipria a base di piombo che si applicava sul viso era tossica e lasciava la pelle butterata. Quindi, per nascondere le cicatrici, si ricorreva allo stratagemma dei sempre più elaborati finti nei, a forma di cuore, luna e stella", ella spiega. "Le mouche sono anche diventate un linguaggio segreto, un modo di flirtare. Un neo al di sopra dell'occhio indicava che si era in cerca di una nuova amicizia; sul mento significava un bacio e nulla più; sulla guancia era un segno di grande audacia. Con Harley ci siamo dati parecchio da fare".
In netto contrasto con quelli degli uomini, i volti delle tre protagoniste sono pressoché nudi. "Il nostro trio non ha quasi trucco", spiega la Stacey, "e spesso ci è stato chiesto di ridurlo ulteriormente". Le acconciature femminili dell'epoca erano anch'esse meno stravaganti di quelle maschili. "Probabilmente, questa è l'unica epoca in cui gli uomini si adornavano tanto di più rispetto alle donne", osserva la Stacey, "e noi abbiamo sottolineato questo tratto".
Quanto alle acconciature femminili, queste riflettono l'ascesa di Abigail e la concomitante caduta di Sarah. "Abigail vuole diventare Sarah, quindi inizia a farsi acconciare i capelli come li porterebbe Sarah, quasi a sottolineare: 'Sono come te, ora'. Dopo il matrimonio con Masham, si fa sistemare i capelli come una Lady. È il momento in cui Abigail sa di essere arrivata al traguardo. La ragazza prende il posto di Sarah che, caduta in disgrazia, inizia a crollare. Il suo aspetto diventa quello di una donna spezzata".
Tutti i capi reparto hanno potuto assaporare l'atmosfera del set. Come spiega Ed Guiney: "Per Yorgos la cosa migliore è avere un ambiente in cui può lavorare a stretto contatto con gli attori e le figure chiave del cast tecnico, con il minimo dell'interferenza e dello sforzo. Gli piace un ambiente tranquillo, concentrato, poco movimentato, da cui tutti traggono beneficio".
In ogni caso, anche con l'atmosfera creativamente movimentata del set, nessuno sapeva esattamente che cosa aspettarsi. Dato il modo di lavorare in piena libertà di Lanthimos durante le riprese, il risultato finale è più imprevedibile di quanto non lo sia su gran parte dei set cinematografici. Una volta ultimate le riprese, il lavoro di narrazione si è intensificato quando Lanthimos ha affiancato il montatore Yorgos Mavropsaridis ("Il sacrificio del cervo sacro" (The Killing Of A Sacred Deer) per dedicarsi al montaggio definitivo.
I due collaborano fin dall'inizio della carriera di Lanthimos e hanno messo a punto un modo distintivo di lavorare da cui emerge la struttura del film. "Nel corso di molti anni, abbiamo sviluppato una metodologia di lavoro precisa", dichiara Mavropsaridis. "Durante la nostra comune esperienza professionale, ho partecipato alla nascita del linguaggio cinematografico di Yorgos e ho imparato a conoscerlo bene. C'è un linguaggio particolare in ciascuno dei suoi film — da "Kinetta" a La Favorita — ma con un filo conduttore che attraversa tutte le sue opere. Anche se La Favorita è un film dal budget cospicuo, che prevede alcune procedure standardizzate durante la post-produzione, siamo comunque riusciti a lavorare secondo il nostro metodo".
Questo modo di lavorare trascende le parole, dato che entrambi sono concentrati sulla ricerca serrata della forma finale del film. "La nostra prima collaborazione è stata quasi del tutto muta, ma da allora abbiamo fatto enormi passi avanti, anche se entrambi preferiamo ancora non dover discutere troppo", spiega Mavropsaridis. "Durante il periodo delle riprese, io inizio ad esaminare il materiale, allo scopo di presentare a Yorgos un'interpretazione, una possibilità fra le molte opzioni che si possono esplorare, in termini sia della storia sia del modo in cui narrarla".
L'inizio non è mai lineare, ma entrambi abbiamo fede nel processo. "La prima reazione di Yorgos è inevitabilmente di disperazione ma poi, seguendo il nostro metodo, generalmente ce la caviamo", aggiunge Mavropsaridis. "Dopo lo shock iniziale, cominciamo a ricostruire la narrativa. Prendiamo appunti che poi mi lascia per lavorarci sopra e per seguire qualunque spunto scaturisca dalle mie sinapsi addestrate al montaggio".
E aggiunge: "Yorgos mi fornisce la musica e continua a proporre nuove idee finché siamo pronti a fare una proiezione per parenti e amici, un'altra nostra procedura che ci aiuta a trovare la strada attraverso l'universo delle possibilità. Dopo la prima proiezione, torniamo al montaggio, smontiamo quanto fatto, sperimentiamo nuove idee ed esploriamo altre possibilità estetiche e narrative".
Poiché ha imparato il mestiere su un apparecchio della vecchia scuola, la Moviola, Mavropsaridis ha ora scelto l'Avid Media Composer, che lui definisce "Moviola-friendly".
Sia Lanthimos sia Mavropsaridis sanno istintivamente quando il film si sta avvicinando alle fasi finali. "C'è un equilibrio molto sottile tra forma e contenuto nel mondo di Yorgos", spiega Mavropsaridis. "Il processo consiste nel trovare quell'equilibrio, il tono e lo stile che trasmettono il più accuratamente possibile le sue intenzioni e che sono i più fedeli al suo mondo. Essere al servizio del linguaggio di Yorgos è lo scopo principale del montaggio. Lungo il percorso, scopriamo idee innovative, altre le abbandoniamo, ma abbiamo sempre in mente il legame con il nostro spettatore immaginario".
Questo legame è fondamentale per Mavropsaridis, fino all'ultimo fotogramma del film. "Come montatore, sono profondamente interessato a come lo spettatore vivrà l'esperienza fino alla fine del film e a che cosa il film gli trasmetterà. Sono certo che le interpretazioni saranno piuttosto inaspettate", egli aggiunge.
Riflettendo su quali siano stati i suoi momenti preferiti, Mavropsaridis dichiara: "Ogni pezzo del film è al tempo stesso una sfida e una gratificazione. Ecco perché tutti i momenti sono i miei preferiti!".
La Dempsey ha apprezzato moltissimo il modo in cui il film riesce a bilanciare i tre personaggi principali. "È stata un'impresa incredibile per Yorgos riuscire a destreggiarsi tra le tre protagoniste, rendendo ognuna di loro straordinariamente vivida".
Guiney si è trovato a pensare non tanto all'epoca stuardiana (1603-1714), quanto al presente. "Spesso immaginiamo che i nostri leader siano delle versioni meno imperfette di noi stessi. Meno vulnerabili alla gelosia, alla corruzione, all'insicurezza. Nel film vediamo tre donne potenti che si comportano reciprocamente con grande intensità, guidate da forti sentimenti e da una profonda integrità di sentimenti, anche se ciò le spinge verso comportamenti che non sempre sono giusti. E questa mi sembra una cosa che potremmo vedere nel nostro mondo contemporaneo".
"Per me non è mai stato importante rappresentare accuratamente un'epoca particolare o anche un paese specifico. Mi interessano i personaggi e le posizioni che occupano nella società. Posizioni di potere che possono incidere sulla vita di molti altri esseri umani. Siamo stati ispirati dalle storie e dalle persone reali ma, per lo più, abbiamo ripensato tutto in modo da realizzare un film che, speriamo, riesca a suggerire problemi analoghi in cui tutti possiamo riconoscerci o identificarci nella nostra vita quotidiana contemporanea", conclude Lanthimos.

CENNI STORICI SUI PERSONAGGI RAPPRESENTATI NEL FILM

• Anna nasce nel 1665 sotto il regno dello zio, re Carlo II. Suo padre, Giacomo II, diventa re nel 1685. Maria II, la sorella maggiore di Anna, e il marito Guglielmo III, salgono al trono nel 1689. Maria muore nel 1694 e Guglielmo resta re fino alla morte, nel 1702.
• Anna soffre per tutta la vita di problemi di salute. Viene mandata in Francia a tre anni per curare una patologia a un occhio. Quando diventa regina nel 1702, soffre già di gotta e conduce, quindi, una vita piuttosto sedentaria, con un conseguente declino generale del suo stato di salute.
• A corte, Anna si fa spesso trasportare su una portantina oppure usa una sedia a rotelle.
• Anna soffre di indisposizioni e disturbi fin da piccola. Tra il 1669 e il 1671 perde tre membri stretti della famiglia: la nonna (la regina madre Enrichetta Maria), la zia e la madre.
• Anna e Sarah Jennings si conoscono nel 1673 quando Sarah, che ha 13 anni, entra alla corte di re Giacomo II, padre di Anna.
• Anna e Sarah diventano molto amiche durante la giovinezza; si danno dei soprannomi, signora Morley (Anna) e signora Freeman (Sarah), che continuano a usare anche dopo l'ascesa al trono di Anna. Si scrivono lettere sentimentali, di cui una selezione è custodita presso la British Library.
• Sarah sposa John Churchill, di dieci anni più grande, nel 1677.
• Nel 1680 il padre di Abigail Hill muore dopo avere dichiarato bancarotta e ridotto la famiglia sul lastrico. Abigail viene mandata a servizio da Sir George, 4° baronetto di Rivers.
• La madre di Abigail, Elizabeth Jennings, è la zia di Sarah. Quando Sarah viene a sapere del rovescio di fortuna della cugina, le offre un impiego nella propria casa a St. Albans.
• Abigail, dal lato paterno, è anche cugina di secondo grado di Robert Harley, conte di Oxford.
• Anna sposa il principe Giorgio di Danimarca nel 1683 e Sarah viene nominata cameriera personale.
• Anna ha non meno di 17 gravidanze durante il matrimonio. La maggioranza si conclude con aborti spontanei o con la nascita di bambini morti (anche gemelli) e solo cinque nascono vivi. Tutti tranne uno muoiono in tenera età. L'unico figlio che vive più a lungo, il principe Guglielmo, duca di Gloucester, nato nel 1689, è malato per gran parte della vita e muore a 11 anni, nel 1700.
• Anna diventa regina nel 1702 e Sarah viene subito nominata Mistress of the Robes (responsabile di abiti e gioielli della regina), Groom of the Stole (responsabile dell'igiene e della dieta della regina) e Keeper of the Privy Purse (responsabile dell'amministrazione delle spese private della regina), gli incarichi più importanti che una donna potesse avere a Corte. John Churchill riceve il titolo di duca, il rango più elevato dell'aristocrazia. John e Sarah diventano il duca e la duchessa di Marlborough e John viene nominato anche generale dell'esercito.
• Sarah si afferma come una delle donne più influenti dell'epoca, grazie all'amicizia intima con la regina Anna. La sua conoscenza del governo e il rapporto stretto con la regina la rendono un'amica potente e una nemica temibile. Importanti personalità pubbliche dedicano la propria attenzione a Sarah nella speranza che lei influenzi Anna affinché accolga le loro richieste. Sarah è conosciuta per non avere peli sulla lingua e per il fatto di dire alla regina Anna esattamente ciò che pensa, senza alcuna forma di adulazione.
• Anna dona al duca e alla duchessa di Marlborough un vasto appezzamento di terreno nell'Oxfordshire (la vecchia residenza reale di Woodstock) e denaro per costruirvi una nuova, grande dimora, che sarebbe stata chiamata Blenheim, per ricordare la vittoria del duca nella battaglia di Blenheim nel 1704.
• Soddisfatta del lavoro svolto da Abigail fino a quel momento, Sarah la conduce a Corte, al servizio di Anna, prima come cameriera, attorno al 1700, e dal 1702, dopo l'ascesa al trono di Anna, come cameriera personale.
• Mentre il duca di Marlborough guida le truppe nella guerra per la successione spagnola, Sarah dedica gran parte del tempo a supervisionare la costruzione del Blenheim Palace, assentandosi regolarmente da Corte.
• Nel 1707 Abigail Hill sposa privatamente, alla presenza di Anna, Samuel Masham, un gentiluomo della famiglia della regina. Abigail diventa Lady Masham.
• Sarah viene a sapere del matrimonio di Abigail molti mesi più tardi. Scopre anche che la regina era presente alle nozze e ha assegnato ad Abigail una dote di 2.000 sterline dal suo appannaggio. Questa è per Sarah una dimostrazione di doppiezza da parte di Anna: ha la responsabilità del Privy Purse ed è stata tenuta all'oscuro del pagamento. Sarah viene anche a sapere che, per un certo periodo, Abigail ha goduto di una particolare intimità con la sovrana.
• Nel 1710, nel loro ultimo incontro, Sarah minaccia di rendere pubbliche le lettere appassionate che Anna le ha scritto.
• Alla fine del 1710, Sarah viene rimossa dal suo incarico a Corte e invitata a restituire la chiave d'oro, simbolo dell'autorità che le era stata attribuita all'interno della famiglia reale. Abigail Masham prende il suo posto come Keeper of the Privy Purse fino al 1714. La regina Anna conferisce ad Abigail e a Samuel il titolo aristocratico di Lord e Lady Masham.
• Caduti in disgrazia, i Marlborough lasciano l'Inghilterra e viaggiano in Europa. Grazie al successo ottenuto durante la guerra, il duca è molto apprezzato nelle corti di Germania e del Sacro Romano Impero e la famiglia viene accolta con tutti gli onori presso quelle corti.
• Lord Godolphin, che è stato Lord Gran Tesoriere fin dall'ascesa al trono di Anna nel 1702, viene rimosso dall'incarico ad agosto 1710 e sostituito da Robert Harley, che mantiene il ruolo fino al 1714.
• Sarah e Anna non si rivedono mai più, né risolvono il litigio.
• La regina Anna muore nel 1714 a Kensington Palace.
• Con la morte della regina, Abigail Masham perde la propria influenza e vive il resto della vita nell'ombra. Dopo una lunga malattia, muore nel 1734 nella modesta casa dei Masham nell'Essex. Il titolo di barone conferito a Samuel dalla regina passa al figlio, ma poi si estingue, dato che il figlio muore senza eredi e in bancarotta.
• Sarah, duchessa di Marlborough, dopo l'esilio in Europa, torna in Inghilterra alla morte di Anna e dal 1719 vive a Blenheim. Mantiene l'influenza politica e sociale per tutta la vita e muore in ricchezza nel 1744 all'età di 84 anni. I discendenti della casata Marlborough continuano ad avere il titolo di duchi. Blenheim è ancora la loro casa.

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